“Sumer” di Anita Boriello, Brigantia edizioni. A cura di Micheli Alessandra

summer-boriello

 

La prima fase importante nella stesura di una recensione dal taglio professionale (vi svelo uno dei miei segreti) è cercare di comprendere e successivamente spiegare perché il lettore medio estraneo e ostile a certi generi letterari, dovrebbe osare una loro lettura.  Bisogna interessarlo e fargli comprendere come possa trarre diletto, giovamento, emozione nell’accostarsi a un tipo di libro che, nella sua normale esistenza, ignorerebbe del tutto.

Trattandosi, all’apparenza, di un libro di stampo fantascientifico sarà mio onore organizzare il solito, noioso forse, soliloquio, inserito narcisticamente, a disposizione vostra per tentare l’ardua impresa di intrigare le menti giovani, meno giovani e più o meno fertili per instillarne un dubbio amletico: e se invece fosse la lettura adatta a me?

Pertanto, stavolta procederò in un modo forse diverso rispetto alle altre recensioni focalizzando il mio scritto non tanto sullo stile sulla coerenza o sulla trama ma sulla natura stessa di romanzo: la sua capacità o meno di comunicare e veicolare significati.

Tutti oramai sapete cosa significa scrivere; significa instaurare tra lo scrittore e il lettore una vera e propria comunicazione, con tutte le caratteristiche che ne consegue, messaggio ricevente, codice e persino le distorsioni derivate dalla formazione culturale reciproca (dalla presenza o meno di un’ottusità congenita) pertanto un libro, qualsiasi libro, dal più banale al più “colto” rappresentano dei veri e propri agenti secondari di socializzazione. Un piccolo excursus semantico: la socializzazione non è altro che un concetto, preso a prestito dalla sociologia atto a distinguere un individuo inserito in una precisa società umana, con tanto di ruoli, di impegni e di tutto quel corredo di comportamenti che definiscono una persona adulta. Questo lo contraddistingue dal deviante ossia l’elemento che non si inserisce in una precisa compagine sociale ma ne rappresenta il perturbatore. Non che sia una grossa offesa.

Secondari perché arrivano dopo la famiglia, e sono rappresentati dalla scuola e dai mass media. E persino, oddio tenetevi forte, dai libri. Così il libro che oggi leggete, che sia Volo, la James o Pirandello (sono stata troppo ottimista vero) vi porteranno a assorbire in modo inconscio i valori comportamentali di una data cultura in un dato periodo storico. il problema semmai nasce su che tipo di socializzazione il testo propone, se quella ortodossa, se innovativa o addirittura eretica.

Ogni libro sceglie, persino il tipo di donna che la società richiede, il tipo di corteggiamento e persino il tipo di rapporto sentimentale che si adatta e adegua alla nostra simpatica era.  in pratica sceglie da che parte stare.

Pertanto, tornando al libro di Anita, che ripeto sotto la patina di storia perfettamente fantascientifica, con un tocco di rosa che non taglia di netto l’azione ma la sviluppa, con una giusta dose di ironia per la caratterizzazione quasi buffa della protagonista (che ricorda a tratti Elizabeth Bennet e persino la Becky della nostra Kinsella) nasconde un altro, fondamentale scopo: una precisa impostazione culturale. Pertanto, a prescindere dallo stile, che definisco raffinato ma non semplice, graffiante e sfaccettato (in parole povere perfetto) andrà analizzato il significato profondo del testo, il suo corpus teorico, le sue critiche sferzanti e la rivalutazione profonda della storia e pertanto della nostra attuale società umana.

Premetto. Nel romanzo di Anita c’è molto da studiare io ne evidenzierò soltanto alcune parti.  ma in questo libro ci fanno l’occhiolino autori quasi dimenticati (e da me amati alla follia) autori coraggiosi dal carisma dirompente. Ci sono concetti della fisica quantistica, portati avanti da uno dei geni, anch’esso dimenticato, del nostro diciannovesimo secolo (che memoria fallace hai tu uomo!) come Tesla, che per fortuna rivive in quella letteratura di nicchi che è lo steampunk. Occhieggia Verne con un sorrido sornione, e soprattutto, si erge con tutta la sua dirompente forza una serrata, feroce critica non alla società ma alla mentalità agghiacciante a volte che ha reso l’uomo convinto dell’esistenza di culture di serie B e di serie A.  Concetto che si è cristallizzato in America nel orrido concetto WASP. Leggendo il libro con attenzione, forse questa tronfia sicurezza scadrà un poco, e se accadrà sarà la vera vittoria del libro.

E inizierò il mio oscuro viaggio proprio da quella critica. Ma prima permettetemi di spiegarvi, in breve senza spoiler di cosa parla il libro. Clara, una giovane studentessa innamorata dell’archeologia, si trova a doversi scontrare con l’ortodossia accademica a proposito delle teorie sull’origine di una delle civiltà più importanti, per noi e per il mondo intero I Sumeri. A loro dobbiamo la nostra attuale bibbia, l’origine dell’ebraismo e successivamente di quel cristianesimo che, addirittura l’Europa, ha posto come base e requisito di un’appartenenza comune. Clara è il simbolo di una visione eretica della scienza, di una tendenza nata con gli anni cinquanta, a voler contrastare gli assunti rigidi e granitici del mondo accademico che vedono il progresso evolutivo dell’uomo secondo uno schema preciso, prevedibile, ereditato da Charles Darwin: all’inizio c’è un uomo primitivo in ogni sua fase, fino a perfezionarsi in quello che viene definito la specie sapiens. Che questa ricostruzione sia fallace e pecchi di varie mancanze, tra cui un anello di congiunzione che leghi l’uomo primitivo a quello moderno sono lievi dettagli. Ma si ignoriamoli, del resto spesso la scienza ha questo peccato capitale: l’ignavia.

Clara, curiosa e dalla mente fervida non si accontenta di accantonare le domande scomode o i ritrovamenti bizzarri (descritti dal libro di Michael Cremo Archeologia proibita in cui sono elencati i famosi OOPArt (acronimo derivato dall’inglese Out Of Place ARTifacts, “manufatti, reperti fuori posto”) ma nella sua tesi propone una rivisitazione di una teoria nata negli anni sessanta e settanta (ma la cui origine reale si può far risalire agli anni 50 con l’avvento di un interesse acceso per l’ufologia) chiamata “teoria degli antichi astronauti” o del “paleocontatto”. Questo suo coraggio scatena le reazioni, indignate di un professore, il perfido assistente rappresentante perfetto di un ceto di parrucconi accademici saldi e fieri delle posizioni intransigenti. Atteggiamento poco scientifico che tende non ad adattare le teorie alle scoperte, ma piuttosto le scoperte alle teorie accantonando le prove qualora rappresentino un ostacolo insormontabile. E’ in quel frangente in cui sta lottando per difendere le sue idee che accade l’evento fulcro del libro: si trova catapultata nel passato, nella Uruk antica a contatto con quelle divinità su cui ha elaborato una tesi molto particolare.

E qua entra di prepotenza il riferimento a saggi (li definisco con orgoglio saggi) di Erik Von Daniken, di Zecharia Stichin e di Peter Kolosimo. A cui si sono aggiunti Mauro Biglino, Mario Pincherle, Lawrence Gardner. Cos’ha di tanto eccezionale l’ipotesi di Clara?

Sorrido. Tutto ragazzi miei. E’ una teoria apparentemente semplice che ha la forza detonatrice di una bomba. Leggete attentamente. Questi studiosi hanno ipotizzato che, noi la grande civiltà umana, di cui siamo cisi orgogliosi per scoperte e progresso è il frutto…di un esperimento genetico portato avanti da visitatori alieni. Proprio cosi. Secondo Sitchin, antiche visite aliene furono le responsabili di un intervento diretto allo sviluppo della civiltà e della specie umana attraverso strani innesti di DNA.  La conseguenza diretta di questa scuola di pensiero (che ho ovviamente sintetizzato) porta alla parziale smentita della teoria darwiniana che presuppone un’evoluzione o uno sviluppo graduale dell’umanità stravolgendola a tal punto da presupporre che dal neolitico alcune civiltà compirono un impossibile balzo, improvviso in avanti grazie a questo intervento GENETICO di entità extraterrestri che erroneamente i nostri progenitori rappresentarono come angeli, divinità, semi dei e spiriti. Un esempio ne sono gli annunanki o anunna come descritti dalla Boriello. Ecco spiegato il balzo dei sumeri, degli egizi e persino dei Maya che però, lasciarono indizi interessanti e sconvolgenti nella reppres4ntazone artistica, nell’architettura e sostanzialmente nei miti.

Pensiamo al famoso sarcofago di Pakal re semidivino presente nel tempio delle iscrizioni di Palenque che secondo alcuni rappresenterebbe una navicella spaziale stilizzata (e neanche tanto). Si pensi alla misteriose arti ruperstri della Valcamonica che sembrano suggerire tute spaziali. Oppure alla misteriose navicelle citate dal Ramayana ( il poema indiano) chiamate Vimana. E perché non citare la nostra Bibbia? Ezechiele e la sua visione del carro di fuoco. E anche l’epopea di Gilagmesh con il furto dei poteri Me (conoscenze di alta tecnologia) un furto citato anche nel libro di Enoch.

E vogliamo parlare della semantica? Oltre alla difficoltà e all’impronunciabilità dei nomi propri sumeri, è interessante indicare l’etimologia della parola Annunaki che significa i cielo che venne sulla terra. oppure il termine con cui si indicava la sposa di Enki ( un dio antipatico spesso associato con l’odioso, mi perdoneranno i fedeli, Jahve il dio geloso, diverso dal dolce Enlil più simile all’Elohim di Johsua/ Gesù) Ninhursag chiamata la signora della vita ( è facile ravvisare un identificazione tra vita- culla della civiltà-brodo primordiale- principio di generazione- DNA). E chev dire della parola Adamo?  Che secondo l’Enuma Elish fu creato con il sangue di Kingu unito con l’argilla? Il termine usato dai sumeri era però, Lullu ossia colui che è stato mescolato, e Eden significa Camera della creazione (tema ripreso dai testi gnostici di Nag Hammadi con il significato di camera nuziale). E cosa dire della tavoletta dell’epopea di Atra –hasis dove si narra che dopo il diluvio, furono creati 14 esseri umani. Pur essendo ridotta in frammenti ( gran parte del testo è andato, dunque perduto)  resta sempre la descrizione della modalità con cui la Dea Ninhursag si servì di sette uteri dopo aver preparato 14 mucchietti di argilla sui quali Enki aveva ripetutamente pronunciato il suo “incantesimo” . In un passaggio viene descritta l’apertura dell’ombelico  e gli uteri chiamati le creatrici del destino!

Tutto questo è descritto nel libro di Anita? Si. Ma dovete leggerlo per capire la portata ontologia della sua narrazione.

Questo significa che la nostra idea di superiorità, di processo ne esce leggermente ammaccata.

Di drammi nell’uomo ne ho trovati tanti ma il peggiore che va a braccetto della finalità coscienza è la convinzione di una superiorità vera o presunta. Allora mi chiedo e se lo chiede anche la nostra autrice, cosa accadrebbe se, in realtà, tutta la nostra tronfia condizione derivata dal concetto darwiniano, fosse soltanto una bufala creata per rendere tronfi e impettiti i nostri accademici? se

Se invece di avere una storia lineare, ben costruita e dettata dalla logica avessimo un enorme buco nero, un mistero che si riempie di annose domande?

Questo ci porrebbe si in crisi, ma in una crisi capace di rivalutare il nostro atteggiamento nei confronti dell’altro, togliendo, forse l’impasse di una tolleranza fittizia che nasconde soltanto un agguerrito e presuntuoso senso di superiorità verso l’altro. Inferiori e superiori, razza dominante e razza sottomessa, tutte quelle amabili storielle che sono balsamo per l’ego di:

quanti personaggi della storia erano stati protagonisti di crimini contro l’umanità?

 

E cito i sostenitori della razza Ariana, di una perfezione umana che, forse, non è che un dono elargito da menti superiori.

Fin qua direte voi non si tratta propriamente di fantascienza. C’è anche quella per voi amanti di Star Trek e si ritrova in un curioso trafiletto:

il campo è formato da miliardi di naniti minuscoli e quasi invisibili a occhio nudo.

naniti? …….. hanno perfezionato il codice delle nano macchine che utilizziamo per le nostre navi.. Tanti piccoli naniti che creano una sorta di campo attorno al nostro corpo…erano tanti puntini minuscoli che si muovevano rapidissimi

 

Misteriosi alleati degli Anunnaki (alieni) i naniti: che ricordano, non troppo da lontano, la descrizione degli organiti dello steampunk  “The Girl in the Steel Corset” di  Kady Cross:

Quando strinse il bulbo, una leggera condensa fu spruzzata dal serbatoio di vetro attraverso la siringa sulla pelle lacerata. La condensa era fatta di materia vivificante che i genitori di Griff avevano trovato nel nucleo della Terra – creature minuscole che potevano imitare il comportamento cellulare del corpo. Gli organiti – o “bestioline” come le chiamava Emily – si attaccavano ai tessuti umani e ne copiavano la composizione e quindi, se applicati alla ferita, la guarivano ricostruendo la carne. L’esistenza degli organiti era qualcosa che Griff teneva per sé. Quando i suoi genitori li avevano scoperti, la regina non aveva voluto saperne. Le piaceva il minerale che il nonno di Griff aveva estratto – una sostanza straordinaria prodotta dagli organiti e capace di generare energia tale da alimentare qualunque macchina o una casa intera – ma tutto il resto rischiava di dimostrare la correttezza delle radicali teorie di Darwin. E quindi aveva ordinato che gli organiti venissero distrutti, o almeno riportati nel nucleo terrestre. conservarono un gruppetto di quegli esseri primordiali. Gli organiti si svilupparono in una piccola cripta simile a una grotta sotto la loro dimora, moltiplicandosi e producendo la fantastica sostanza blu-verde

 

E qua ci sta l’impronta di Nikola Tesla. E vi prego non ditemi che non lo conoscete.

Tesla oltre a essere il punto focale assieme a Babbage per tutta la narrativa fantascientifica o steampunk a partire da Verne nel suo “Viaggio al centro della terra”, fu anche il precursore e il più grande genio che il XIX secolo avesse mai conosciuto. Tesla gettò le basi alla fisica quantistica, ipotizzando le onde elettromagnetiche di distorsione spazio-temporale e studiò le procedure necessarie a controllare tali energie. Le sue ricerche lo portano a ideare un muro di luce (lo scudo protettivo raccontato dalla Boriello) grazie alla manipolazione di onde elettromagnetiche, in grado di alterare spazio, gravità e materia. Progetti che alla sua epoca erano pura fantascienza. Tesla ipotizzò come le forze elettriche e magnetiche potessero distorcere, o addirittura modificare, il tempo e lo spazio e studiò procedure con le quali controllare tali energie. E verso la fine della vita rimase affascinato dalla teoria secondo cui la luce è formata sia da particelle elementari sia da onde elettromagnetiche, postulato fondamentale della fisica quantistica, tanto da fargli presupporre una loro possibile manipolazione.  Nanotecnologia ante litteram?

Altro interessante dato: Tesla è conosciuto anche per l’invenzione di uno speciale trasmettitore chiamato “Teslascopio”, progettato con l’intenzione di inviare segnali in grado di “comunicare” con forme di vita extraterrestri di altri pianeti. Lo stesso Tesla affermava di aver rilevato in almeno un occasione un segnale alieno. Forse gli Annunaki tentano di dirci qualcosa? Sumer è davvero soltanto un libro romanzato? o forse davvero contiene concetti espulsivi in grado di riscrivere la storia dell’umanità?

Un ultimo dato che vi spinga a prendere e venerare questo libro: la critica alla società patriarcale. Clara a Uruk assiste a una delle cerimonie più spirituali che l’inno a Inanna ci ha lasciato: lo hierogamos

Ianna distese il lenzuolo nuziale sul talamo.
Ella chiamò il re:
“Il talamo è pronto!”
Ella chiamò lo sposo:
“Il talamo ci attende!”

Egli pose la sua mano nella sua mano.
Egli pose la sua mano sul suo cuore.
Dolce è dormire con la mano nella mano.
Ancora più dolce è dormire cuore a cuore.

Inanna parlò:
“Mi sono lavata per il toro selvaggio,
Mi sono lavata per il pastore Dumuzi,
Ho unto i fianchi di unguento profumato,
Ho spalmato ambra dal dolce profumo sulle labbra,
Ho colorato gli occhi con bristo.

Egli ha fatto scorrere le sue belle mani sui miei fianchi,
Il pastore Dumuzi mi ha inondato il grembo di panna e di latte,
Mi ha accarezzato il pelo del pube,
Ha innaffiato il mio grembo.
Ha posto la sua mano sulla mia sacra vulva,
Ha lisciato la mia nera nave con la sua panna,
Ha svegliato la mia agile nave con il suo latte,
Sul letto mi ha carezzato.
Ora sul letto io carezzerò il mio alto sacerdote,
Carezzerò il fido pastore Dumuzi,
Carezzerò i suoi lombi, pastorizia del paese,
E decreterò per lui un dolce fato.”

….. Ninshubur, la fida serva del sacro tempio di Uruk,
Condusse Dumuzi ai dolci fianchi di Inanna e parlò:
“Mia Regina, ecco l’eletto del tuo cuore,
Il re, tuo amato sposo.
Possa egli trascorrere lunghi giorni nella dolcezza dei tuoi sacri lombi

Come poter rimanere impassibili davanti a cotanta bellezza, questa gioiosa sensualità un inno alla vita, all’amore?

Semplice. Si è refrattari a questo inno soltanto se, si è vittime di una società strana che demonizzando il sesso ci instilla il senso di colpa per una lontana mela:

nella mia mente plasmata da millenni di sensi di colpa sul argomento (sesso ndr) per una stramaledetta mela rubatami proibiva di ammirare il lato spirituale della prostituzione sacra. Anche se sapevo che l’atto in sé fosse stato demonizzato per sminuire la figura della donna che aveva un ruolo fondamentale nel paganesimo, propri non ce la facevo ad appoggiarlo in pieno. Nella mia epoca le ierodule, le prostitute che si donavano volontariamente al tempio sarebbero state considerate delle ninfomani malate e mandate da uno strizzacervelli per estirpare il male che tentava le loro anime”

E quest’atteggiamento del pensiero che ha dato vita alla figura del vampiro, tanto amata e osteggiata da chi con il corpo ha un problema serio. E’ questo che rende oggi l’erotico come genere prediletto seppur condannato all’apparenza, ma che soddisfa quel lato che stiamo torturando a furia di disconoscerlo. Forse soltanto recuperando:

“quella femminilità più vitale e ricca di energia una vera e prorpia orgia dei sensi…quelle donne stavano rendendo percepibile a tutti gli astanti, la forza generatrice dell’intero cosmo”

Recuperare quella forza sarebbe un inno concreto ai doni della Dea (aliena) Inanna.

Fossi in voi oserei una lettura approfondita, essendo coscienti che forse davvero gli Anunna o gli Annunaki tentando di dirci qualcosa. O forse di ricordarci semplicemente da dove veniamo: dalle stelle. Sogno o realtà? io continuo a ritenere l’uomo qualcosa di così meraviglioso e complesso che sono tentata di rivolgermi al cielo nella speranza di individuare un segno.

 

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