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Per un amante di Stephen King, avere tra le mani questo gioiello è estasi allo stato puro, per i neofiti invece è lo strumento migliore per capire se l’autore è nelle loro corde.

La raccolta di racconti, venti in tutto, ha il meraviglioso dono di mostrare al lettore tutte le sfaccettature dello “stile King”. Confinare l’autore  nell’elenco di “scrittori di romanzi horror” è estremamente riduttivo. Stephen King è un profondo conoscitore della natura umana, riesca a sviscerare i lati più oscuri e a renderli vivi con le parole.

Nel racconto “Quell’autobus è un altro mondo” il protagonista assiste per caso, nelle trafficate vie della Grande Mela ,  a un omicidio su un autobus attraverso il finestrino di un taxi: logica vorrebbe che lo sentissimo urlare , strepitare e chiamare la polizia, ma non è così. Meglio convincersi di aver visto male,  non essere  certi, per creare un alibi  a se stesso, per voltare le spalle e concentrarsi sulla riunione di lavoro alla quale si rischia di arrivare in ritardo. Non è questo uno degli orrori più devastanti della nostra realtà? Posare gli occhi da un’altra parte o prendere un telefonino per filmare chi annega invece di prestare soccorso?

In “Herman Wouk è ancora vivo” le protagoniste, Brenda e Jasmine, entrambe divorziate e con una somma di sette figli in due si accorgono con rabbia, dolore e impotenza di aver sprecato le loro vite e di poter dare il via a un serie dei eventi senza fine:

i loro sette figli ne genereranno diciassette e quei diciassette ne genereranno settanta, e quei settanta duecento, Brenda vede un corteo straccione che marcia verso il futuro”.

Ed ecco che sale di nuovo al lettore quel senso di terrore per quella vita sprecata che ha riconosciuto e ha incrociato il suo cammino, almeno una volta, ma non è la sua, certo che no, perché in caso contrario se ne sarebbe accorto … oppure no?

Ecco, questo fa Stephen King: scava e insinua in quei lati del nostro essere terribilmente umani  con uno modo quasi sfacciato, come se sorridendo furbescamente ci dicesse: “Davvero non l’avevi capito?”  

Come anticipato la serie di racconti mostra ogni sfaccettatura dello “stile King” e non manca certo il paranormale più autentico. “Miglio 81” ricorda “Christine, la macchina infernale”, “Ur” permette di viaggiare nel tempo e richiama “22-11-1963”, “Tuono estivo” che chiude la raccolta è invece una storia sulla fine del mondo, sulla scia de “L’ombra dello Scorpione”.

Ogni racconto potrebbe dare vita a un nuovo libro e questo ci fa toccare da vicino l’incredibile mare di creatività che si agita dentro l’autore.

Come si legge nella prefazione nessuno di questi racconti è un inedito, alcuni, non tutti, sono stati tradotti in italiano, altri sono usciti su riviste specializzate o addirittura scritti su commissione, come Ur, che venne scritto appositamente per il lancio del Kindle; operazione assolutamente commerciale che ha lasciato dietro si sé un piccolo capolavoro.

Qualcuno potrebbe bollare il libro come un “copia e incolla” creato solo per profitto, ma non è così. Altrimenti non staremmo parlando del Re. Ogni racconto porta una breve prefazione di King che, oltre a dire come e quando è nata l’ispirazione, ci regala se stesso, con umiltà e semplicità. Così racconta dei suoi anni universitari, quando arrotondava vendendo tesine su ordinazione, racconta degli anni quasi dimenticati a causa dell’uso di stupefacenti, racconta dell’amore per la famiglia, dello spaventoso incidente che lo lasciò con numerosi traumi. Racconta la sua timidezza davanti ai fan, il disagio di trovarsi al cospetto di una grande platea e la sua preferenza per le presentazioni in biblioteca con trenta persone. E non risparmia sull’ironia, come nell’incontro al supermercato con una signora su una carrozzina elettrica, che lo apostrofa dicendo “ So chi è lei, non mi piacciono i suoi libri; a me piacciono quelli stile Le ali della libertà! Quelle sono belle storie.” Ovvia la risposta: “Guardi che l’ho scritto io!” Ma niente, la signora fa ronzare il motore e se ne va, e sembra di vederla, indispettita, nelle corsie del supermercato e convinta di avere ragione.

Non si può considerare questa opera semplicemente un’antologia di racconti : il Bazar dei Brutti Sogni regala al lettore venti storie da leggere e uno scrittore che non finisce mai di stupire.

 

 

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