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Uno dei libri che mi hanno istigata (lui il colpevole) sulla strada della saggistica è stato sicuramente l’avvincente saggio archeologia proibita di Michael Cremo e Richard Thompson. È stato quel proibito a darmi la voglia ossessiva direi, di non fermarmi mai alla superficie delle cose ma approfondire, osare, domandare, andare, insomma, laddove anche gli angeli esistano.

Non a caso la mia tesi di laurea del proibito tanto da farmi osare lo studio di un genio, Gregory Bateson, che sosteneva l’importanza di superare l’impasse che spesso la scienza porta con sé: l’ortodossia.

Spesso, cosi convinti di avere le certezze scientifiche ci limitiamo a ignorare i dati che stonano, anche quando essi sono la strada verso verità alternative, forse sconvolgenti, ma che possono se non rispondere alle domande, abbattere il muro della rigidità mentale, e donarci una visione più ampia, blasfema per molti, della realtà. È questo il concetto chiave che spinse alcuni a intraprendere la strada per la ricerca della verità storica, anche laddove essa possa risultare disturbante, non si ferma.

 quello che intraprenderemo è un viaggio attraverso le dottrine più ardite, più sovvertenti di chi per anni ha osato contrapporsi ai nostri colti accademici. Come, direte voi la tua obiettività dove è finita? C’è ancora. Si ravvisa nella volontà, pedissequa, di raccontarvi non soltanto del libro, ma delle speculazione che deve aprire le vostre menti e farvi pensare, farvi chiedere perché.

La domanda pressante nella mia mente è la seguente: siamo davvero frutto di un’evoluzione darwiniana? Oppure gli antichi reperti e gli antichi miti nascondo altro? Ascoltiamo di questi autori, se avete il coraggio leggetemi, innamoratevi del libro e forse dopo non sarete mai più gli stessi.

Iniziamo il nostro viaggio.

A scuola vi avranno parlato sicuramente di una zona, oggi funestata da guerre sanguinose: la mezzaluna fertile. Si tratta della regione compresa tra Iraq Caaan (Palestina) e L’Egitto. Questo mitico territorio attraversato da tre grandi fiumi ovest il Nilo est il Tigri e L’Eufrate che sfociano sul Golfo Persico, sono testimoni silenziosi della nascita di una grande civiltà, direi la prima totalmente e splendidamente evoluta.

Verso la fine dell’era glaciale, questa distesa di terra fu adatta all’irrigazione soprattutto nell’altopiano fluviale e nelle zone del delta il clima temperato e umido permise lo sviluppo di varie estensioni boschive dove fu possibile la creazione di molti campi coltivati di grano e orzo su vasta scala.  Addirittura la mietitura del grano e la raccolta degli altri cereali è databile nel 10.000 a. C. nella zona di Caanan e nel 9000 a. C nella Siria settentrionale e nel 8000 a. C. nella valle del giordano.  L’allevamento di pecore è databile a partire dal 9000 a.C. circa e dal 6000 furono addomesticati maiali, bovini e perfino i primi esemplari di cani.  Nello stesso periodo si erano insediate comunità agricole locali formando villaggi, cittadine si assistette all’introduzione delle prime macine di pietra e alla fabbricazione di ceramiche. Il commercio tra le comunità fu incoraggiato. Per facilitarlo furono introdotte risorse naturali e oggetti decorativi come vetro vulcanico, pietre semipreziose conchiglie.

Nessuno stupore?

E se vi nominassi quel periodo come il neolitico?

L’era che ebbe inizio nel 8000 a. C. fu, infatti, definito Neolitico. il dato bizzarro però è un altro. In realtà, la cultura di questa zona, entrò di prepotenza millenni prima delle altre, direttamente in una fase più progredita, definita età del bronzo.

Se si calcola che in Gran Bretagna le più antiche scoperte di ceramiche risalgono al 2500 ac. la domanda è lecita e nasce spontanea: quale fu il motore propulsore di questo balzo in avanti?

Cosa rese Sumer cosi tecnologica per l’epoca?

E cosa rese Uruk, la sua città simbolo, cosi indimenticabile da essere esaltata in antichi canti (penso al canto di Inanna la dea Sumera) tanto conosciuti da giungere anche a noi in tutta la loro bellezza?

Anita Boriello propone una risposta inquietante, avvisa agli accademici più rigidi cosi come agli studiosi più spavaldi e arditi: la teoria degli antichi astronauti o paleocontatto o paleoastronautica.

Tranquilli, non è così complicata come suona ma è anzi di una semplicità straordinaria, anche se per sostenerne la validità di fa ricorso a discipline scientifiche che sfociano dalla fisica all’astronomia, all’antropologia alla linguistica e persino all’archeologia sul campo. Queste illazioni ipotizzano che in un remoto, dimenticato passato sia esistito un contatto diretto tra civiltà aliene o extraterrestri e le più antiche e evolute civiltà umane. Tra le fortunate abbiamo quella dei Maya, degli Incas e degli Aztechi, l’Egizia e ovviamente la Sumera. Già iniziate a intuire la sostanza del libro vero?

Non vi tedierò con i dettagli storici delle origini di queste opinioni, ma tenterò di rendere accessibili e comprensibili i suoi fondamenti. Pur appartenendo nel campo delle pseudoscienze e persino dell’ufologia, il dato su cui molti studiosi anche di un certo calibro (a tal proposito mi sono permessa di citare il libro Archeologia proibita che si occupa di elencare tutte questa note stonate in disaccordo con l’ortodossia accademica) si trovarono in difficoltà fu ravvisata nell’apparente incongruenza e incoerenza cronologica di alcuni manufatti denominati OOPArt (acronimo derivato dall’inglese Out Of Place ARTifacts, «manufatti, reperti fuori posto»). Ed è questo che portò a ipotizzare, non soltanto antiche visite aliene ma un loro intervento diretto sullo sviluppo della civiltà e della specie umana. Secondo quest’ottica si smentisce, almeno in parte la teoria darwiniana evolutiva di uno sviluppo graduale, sostituendola con un’altra dove spiega come noi non siamo altro che il risultato di un intervento genetico di entità superiori extraterrestri.

Ecco spiegato il balzo di Sumer, ed ecco spiegata l’identità delle strane divinità scolpite in tante statuette e persino nel famoso sarcofago Riproduzione del coperchio del sarcofago di Pakal (Tempio delle Iscrizioni, Palenque). (Secondo alcuni, si tratterebbe della raffigurazione di una navicella spaziale.)

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Questa linea coraggiosa, cosi come hanno proposto autori geniali, snobbati forse perché pretendenti al trono del Dio accademico, una rilettura in chiave tecnologia di antichi miti della creazione.  L’uomo, in questo sviluppo stilistico non è il risultato di un processo di crescita durato milioni di anni, che ha portato le protoscimmie africane a trasformarsi nell’homo sapiens formando tramite l’apprendimento la loro intelligenza, la capacità di rispondere agli stimoli e persino alla creazione di forme societarie sempre più avanzate. Sono state culture provenienti, come ci narrano gli antichi miti, dalla cintura di Orione (sostenuta da Murry Hope) o dal pianeta Nibiru ( come sostiene Zacharia Stichin e Von Daniken) che sbarcati  sulla terra grazie a astronavi (citate nei Veda e chiamate Vimana e nella cosmologia sumera chiamata E’anna) stabilirono contatti con i locali favorendo se non guidando e manipolando il loro sviluppo, eventi rintracciabili nei numerosi strani, incongruenti reperti antichi e ovviamente, presenti si rinvengono in numerosi siti archeologici, nell’arte antica, I clipeologi, (i sostenitori dell’archeologia ufologica) citano la piana di Giza, Yonaguni, le linee Nazca, Stonehenge, le incisioni rupestri e le statue rinvenute nelle Americhe nel pacifico e addirittura in Valcamonica. Ma, soprattutto, fu nello studio dell’antica Mesopotamia che le domande si fanno più pressanti: basta leggere dei brani della letteratura sumera per sentirsi quasi sospesi attraverso passato a futuro tanto da non poterci non ravvisare un resoconto di un autentico contatto planetario. L’epopea di Gilgamesh, ma anche i testi indiani come il Ramayana (dove si parla di carri volanti chiamati vimana) persino la Bibbia (Ezechiele e la visione del carro di fuoco) appaiono segnali che, dietro le divinità i semidei gli spiriti gli angeli si nasconda ben altro.

Sumer, in sostanza, non fa che raccontare, e rendere omaggio a autori del calibro di Peter Kolosimo Non è terrestre, Erich von Daniken con il suo  carriots of gods, Zecharia stichin, Il pianeta degli dei, Robert Temple  The Sirius Mystery,Mario Picherle, il primo libro di Enoch Mauro Biglino il dio alieno della bibbia solo per citarne alcuni.

Ma è Sitchin a farci l’occhiolino dandoci una nuova visione dei miti sumeri. Gli annunaki, o elohim (in ebraico) diventano così non una compagnia di divinità ma una precisa razza aliena, proveniente da un misterioso ma esistente pianeta Nibiru, che diede origine, a causa di una collisione alla nostra terra, chiamata Ki, poi spinta nella sua orbita attuale da una successiva ulteriore perturbazione gravitazionale di Nibiru, e la attuale fascia degli asteroidi.

 Ed è un caso che ultimamente studi americani parlano di un brodo primordiale (culla della civiltà) causato proprio da frammenti meteoritici?

E vado avanti. Seguendo una teoria all’avanguardia proposta anche da Lawrence Gardner, si scopre come la nostra razza umana, sia un ibrido, frutto di esperimenti genetici atti a migliorare il nostro patrimonio e stimolare una presa di coscienza necessaria a compere quel famoso balzo in avanti che toglie il sonno ai nostri archeologi. L’innesto genetico sarebbe l’anello mancante che da anni i paleontologi sperano di rinvenire per completate la genealogia umana. Cosa c’era in mezzo, prima che l’uomo primitivo erectus arrivasse allo straordinario homo sapiens? Forse una nanotecnologia avanzata…

O forse uno sperimento di alta ingegneria genetica…

In questo caso ci aiuta la semantica.

Oltre alla difficoltà e all’impronunciabilità dei nomi propri sumeri, è interessante indicare l’etimologia della parola Annunaki che significa il cielo che venne sulla terra. oppure il termine con cui si indicava la sposa di Enki (un dio antipatico spesso associato con l’odioso, mi perdoneranno i fedeli, Jahve il dio geloso, diverso dal dolce Enlil più simile all’Elohim di Johsua/ Gesù) Ninhursag chiamata la signora della vita ( è facile ravvisare un identificazione tra vita- culla della civiltà-brodo primordiale- principio di generazione- DNA). E chev dire della parola Adamo?  Che secondo l’Enuma Elish fu creato con il sangue di Kingu unito con l’argilla? Il termine usato dai sumeri era però, Lullu ossia colui che è stato mescolato, e Eden significa Camera della creazione (tema ripreso dai testi gnostici di Nag Hammadi con il significato di camera nuziale). E cosa dire della tavoletta dell’epopea di Atra –hasis dove si narra che dopo il diluvio, furono creati 14 esseri umani. Pur essendo ridotta in frammenti (gran parte del testo è andato, dunque perduto) resta sempre la descrizione della modalità con cui la Dea Ninhursag si servì di sette uteri dopo aver preparato 14 mucchietti di argilla sui quali Enki aveva ripetutamente pronunciato il suo “incantesimo”. In un passaggio viene descritta l’apertura dell’ombelico e gli uteri chiamati le creatrici del destino! Non vi basta per iniziare a percorrere, la strada del dubbio?

Io fossi in voi non sarei più così sicura che Stichin, Von Daniken o Kolosimo fossero davvero cosi visionari.

 

 

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