streghe-punite.jpg

 

 

Ho notato come negli ultimi tempi, sono tornati di moda i romanzi che, come protagonista hanno le streghe. Sembra quasi che questa figura tanto odiata un tempo abbia conosciuto un suo periodo dorato. Scevra ormai dai pregiudizi di un passato remoto, vinto dalla tecnologia e dalla conquista dei diritti civili essa ci sorride radiosa, felice di essere riemersa fulgida e luminosa dalle radici dei roghi lontani.

Ogni libro possiede nella sua indubbia e peculiare identità, ha un suo approccio unico e a volte interessante a volta banale su un vero genocidio, uno dei tanti, terribili che infesta la storia, fantasma spesso non compreso, pertanto vivo e potente nel nostro immaginario.

La stregoneria. cosa sarà mai questa parola cosi affascinante e al tempo stesso cosi terrorizzante?

La stregoneria nei libri, ma anche nella realtà, possiede vari livelli di significato. Alcuni autori ne individuano una sfaccettatura, una sfumatura che riportano con la loro creatività tra le pagine del libro che state, or ora sfogliando.

per altri resta, un po’ come l’eros, un modo facile di vendere. Ma non sanno che quell’intrigo usato per fini commerciali ha un motivo specifico che lo rende così fascinoso e ammaliante. La stregoneria è un baule a doppio fondo, se avete il coraggio apritelo, affrontatene la vista, cercate il senso che più si sposa con la vostra mente. tutto a seconda di cosa e come si vuole leggere, del modo in cui è predisposta la mente del lettore e di come il suo livello di maturazione intellettuale è sviluppato.

Come mai quest’interesse?

Solo volontà di fantasia o esiste un motivo più concreto per narrare vicende che coinvolgono questa controversa figura: la strega?

Come ho scritto nel mio saggio “I roghi delle streghe. Storia di un olocausto”

La strega fa parte del nostro inconscio, vive nei sogni, nelle pieghe remote della coscienza di noi donne, in quel territorio dell’anima, luogo intimo e inaccessibile, dove si conserva tutto ciò che serve da nutrimento per l’anima: la fame di Dio, lo struggimento per i misteri, i ricordi, le immagini, le idee, la creatività, le emozioni, tutti gli istinti sacri e profani. Ci troviamo i sogni, le visioni, le radice della luce e dell’oscurità. E’ il territorio in cui estasi e tormento si sfiorano e si mescolano in un connubio irresistibile. Da questo luogo nascosto noi donne ci immergiamo “in acque vivide e purificanti che imprimono nella nostra pelle il profumo del sacro

 

Pertanto, la strega sarà sempre vicina a ciascuno di noi, donna o uomo che sia e sarà più di una vittima, ma la protagonista di un remoto, oscuro e incomprensibile moto dell’animo proprio perché  nella strega si incarnano superstizioni, paure ancestrali, sogni, fantasia erotiche, emotività. E’ simbolo in cui è confluito l’aspetto negativo, oscuro castrante che l’uomo ha attribuito all’archetipo femminile; è stata simulacro nel nome del quale si sono compiute vendette personali e collettive, politiche e religiose. L’immagine della strega contiene un universo simbolico flessibile e ambiguo eppure profondamente importante per la donna. Uccidere la strega ha un significato più profondo per la donna, significa cioè recidere, cancellare il femminino profondo, quel femminino fatti di impulsi, intuito e istinto.

Questo legame noi/ strega è stato analizzato in molti libri, partendo dal lato più oscuro, con Anne Rice L’ora delle streghe o Merrick la strega. a quello più epico come Maite Carranza La guerra delle streghe o Tanya Huff con potere selvaggio e l’emporio degli incanti, per finire con all Souls di Deborah Harkness e le streghe di Swan River Mary Stewart Atwell.

 Ma, altri, hanno tentato di evidenziare il ruolo delle streghe in quella che non a caso è definita la pagina più atroce ma anche più incomprensibile della storia delle persecuzioni, che ancora intriga e toglie il sonno a molti storici, desiderosi di svelare il vero motivo all’origine di una sorta di isteria comune: Il processo di Salem.

Salem è evidenziato in molti libri quali: il libro di Celia Rees il viaggio della strega bambina e se fossi una strega, il labirinto delle streghe di Jeanne Kalogradis, Le streghe di Savannah di J. D. Horn, Antiche voci da Salem di Adriana Mather, Strix di Connie Furnari, Striges di Barbara Baraldi, i diari delle Streghe di Lisa Jane Smith e infine Io tituba strega nera di Salem.

Ma cosa successe davvero a Salem?

Cosa c’è di così assurdo tanto da catturare l’attenzione degli studiosi e che, soprattutto, non riesce ad avere una vera spiegazione logica?

Salem non è solo una semplice città degli stati uniti d’America ma è famosa, a suo malgrado, dal processo delle streghe del 1692, immortalato negli splendidi film la seduzione del male (1996) e le streghe di Salem (2012) e dai romanzi quali La lettera scarlatta di Nathaniel Hawthorne, Tituba strega nera di Salem di Maryse Condé e da Arthur Miller con l’opera teatrale il Crogiuolo.

Questa persecuzione scoppiò in questo remoto villaggio della contea dell’Essex nel 1691, dopo che, alcune giovani dichiarano di essere state vittime di un oscuro maleficio. Tra le ragazze figurava la figlia e la nipote del reverendo Samuel Parris, solete incontrarsi per prevedere in modo innocuo il loro futuro, con le pratiche retaggio di una tradizione contadina che, i puritani, credevano essersi lasciati dietro alle spalle con la loro emigrazione. Tra questa una certa Sarah Cole (nel libro si chiama Sarah Sawyer) che dichiarò di aver visto uno spettro, rendendo così più mefistofelica la situazione. E da quella visione cosi inquietante le ragazze iniziarono ad assumere comportamenti strani (bestemmie, stati di trance) il tutto condito da tremendi attacchi epilettici. L’epidemia si diffuse a altre giovani e i medici, incapaci di spiegarne l’origine, semplificarono il tutto riducendolo a una possessione diabolica, conseguente all’uso di pratica in odore di eresia e di paganesimo.

Tra la moltitudine di donne arrestate, ci fu anche la protagonista del libro sopracitato Tituba, una giovane medicante di colore, Sarah God e un’anziana Sarah Osborne. La prima confessò d’essere una strega e di aver incontrato un uomo aitante, ricco e alto proveniente da boston che i giudici identificarono con Satana.

Nel 1692 la caccia subì un’impennata scatenando tutto il suo orrore, tanto che venne istituito un vero e proprio tribunale e in tutto furono incarcerate e giustiziate 20 persone tra donne uomini e bambini.

L’isteria generale, perché di isteria si trattò, si concluse nell’autunno del 1693 quando il governatore Phips, sciolse la corte per i processi e istituì una corte di giustizia che, dopo aver esaminato 52 casi, assolse 49 detenuti e commutò la pena di morte a 3 soli condannati.

Salem passò alla storia come il più terribile dei processi, superiore per brutalità anche a quello di Triora (effettuato tra il 1587 e il 1589 nel borgo facente parte della repubblica di Genova) e la domanda a cui ogni studioso cerca da sempre di rispondere è: cosa causò questa follia collettiva? Fu a causa di invidie tra famiglie? Fu causata dalla società del tempo? O è valida la teoria di una grave intossicazione alimentare?

 

Andiamo a conoscere la Salem dell’epoca.

Salem village (oggi città di Danvers) era un piccolo insediamento nato per volontà delle autorità di Salem Town e fino alla metà del XVIII secolo rimase una frazione. Assimilate questo concetto che è di importanza cardinale per il processo. Nonostante le petizioni per una maggiora autonomia gli abitanti erano ugualmente divisi tra chi desiderava trasformare il villaggio in comunità indipendente e chi sentiva di voler far restare lo status quo così com’era.

Conservatori e innovatori. Si diciamo cosi.

Uniamo anche l’evento storico della guerra di re filippo appena conclusa che aveva visto opposti i coloni inglesi a alcune tribù dei nativi americani che coinvolse il Massachusettes che, nonostante la vittoria degli inglesi restò esposto alle scorrerie dei nativi per molto tempo.

Una situazione esplosiva. In più ci inseriamo anche la bellezza di essere rimati senza governo (dopo la sospensione del trattato di Bay Colony del 1684-89, si può comprendere come, una società già improntata alla chiusura per cultura e religione, divenne sempre più rigida. Il nemico esisteva, era reale, ma soprattutto andava trovato il classico, banale carpo espiatorio. E chi meglio delle streghe?

Pertanto fu automatico che comportamenti anomali, non spiegabili, in una polveriera di emozioni e di tensione, si risolse nella spiegazione più comprensibile: il demonio circolava libero. Racconta Robert Calef un contemporaneo:

«Entravano nelle buche e strisciavano sotto sedie e sgabelli… [con] svariate posizioni e buffi gesticolii, [e] facevano discorsi ridicoli e assurdi, incomprensibili per loro come per gli altri».

I comportamenti bizzarri, a malapena tollerati, divennero una vera e propria forma di esclusione sociale: erano indice di devianza sociale. e una compagine che conteneva in sé la devianza, unita a eventi reali e minacciosi, rischiava la disgregazione totale delle sue parti con tutte le conseguenze: perdita di potere politico, perdita di status sociale, rischio di contaminazione esterna e vulnerabilità all’esterno. Che fosse l’invasione indiana o la perdita di autonomia.

Questi comportamenti, prima considerati eccentrici ebbero un’acutizzazione soltanto quando fu gridato al maleficio creando nelle giovani vare e proprie isterie. E ovviamente, i bersagli più immediati divennero un’anziana inferma la Osborne e una mendicante di città accusata perché parlava spesso da sola.

Una società allo sbando?

Probabilmente oggi i sociologi la definirebbero cosi. In più la morale puritana, per sua natura inelastica e inflessibile da sempre considerava l’originalità un disvalore, e tendeva a sotterrare le sue contraddizioni, a negare le debolezze interne e le fragilità e a nascondere il marcio sotto la patina del perbenismo:

Durezza del comportamento, convinzione di essere il nuovo popolo eletto da Dio, scelto dalla divinità per conquistare la terra promessa (l’America) i puritani si consideravano gli unici in grado di costruire una società esemplare capace di divenire una guida per tutto il mondo cristiano. E in questa concezione non c’era posto per follie, creatività e sbagli. E senza sbagli non si può creare.

Società radicalmente anti-umanista puntava alla perfezione soltanto in virtù di un adempimento costante e impossibile alla legge divina: dovevano essere un popolo di santi a scapito della parte più inconscia di loro stessi. quella che, invece, satana esaltava. Ed è la libertà che le streghe, per ironia della sorta in fondo rivendicavano

Chiunque percepiva i precetti divini come peso o come una limitazione era considerato come un dannato un peccatore un servo di Satana e in questo caso, il colore acceso dei capelli, un neo posto in luoghi intimi, una diversa attitudine della mente ( la curiosità per esempio o un’acuta intelligenza) ma anche una condizione non dipesa da una scelta personale, vedovanza o povertà, cosi come una naturale bellezza  veniva considerato un tratto maligno, una sorta di predestinazione al male, in quanto poneva questa giovani donne o anziane saggie fuori dalle convezioni.

Chi non accettava questo delirante modo di vivere che costringeva al sacrificio dell’individualità, sull’altare del patto sociale stipulato per conservare intatta e ordinata la società, rappresentava un’erbaccia da estirpare, incarnava il pericolo del libero pensiero, caotico, creativo. Ed era la creatività e l’immaginazione, simboleggiata dalle tradizioni magiche portate con sé dalla vecchia Europa, che minacciava le salde fondamenta di un mondo ordinato rigido e statico. Ma sicuro.

L’individuo nelle colonie puritane era sottoposto a un processo id condizionamento per spingerlo a assumere comportamenti il più possibile anticonformisti senza poter liberamente esprimere nessuna forma di dissenso

Ecco perché, in fondo, le processate come streghe, le perfide maliarde, coloro che con il peccato (ossia il piacere) irretivano i sensi avevano quasi una funzione catartica di stimolare l’immoralità intesa come negazione di questo fittizio bene proposto da quella gretta società, stimolando le domande, stimolando il libero pensiero e pertanto rivelandosi una vera serva di satana.

In questo caso, il signore oscuro citato, dalle fonti derivanti dagli atti dei processi, è un vero satana, ossia un oppositore, un dileggiatore di valori stantii e evanescenti che nulla hanno del vero bene. Del resto soltanto lo sbaglio, il cadere può agevolmente portare l’uomo alla vera perfezione. È il libero arbitrio che, pur in scelta orripilanti per la morale comune, può darci la vera conoscenza di noi stessi. Il male, è il limita da superare per accogliere dentro di sé Verità Eterne che non sanno di imposizioni ma di libere scelte: come dire non si può imporre l’armonia se prima non la si interiorizza.

Pertanto, a volte dietro alla bellezza del romance, alla tensione del fantasy e dei colpi di scena, ogni libro che prenderete in mano, che sfoglierete potrà contenere anche un solo, interessante accenno alla visione diversificata delle due anime del fenomeno stregheria o per meglio dire le due concezioni non antitetiche della stregoneria. che a livello antropologico e sociologico ha due diverse ma non inconciliabili visioni:

La prima la contempla nell’ambito socio – politico. In quest’analisi la strega, in quanto donna e in quanto soggetta a profonde e rigide limitazioni era una modalità di acquisizione non solo di potere ma anche di credibilità. Se già la donna contava quasi niente nell’ambito della comunità, se non come oggetto di riproduzione, questa sorte era ancor più esacerbata nel caso di donne facenti parti della schiera degli esclusi. Si trattava di vedove, di donne eccessivamente curiose, ribelli, di donne la cui bellezza danneggiava altrui interessi o non le portava a concedersi al potente di turno, persone malate, orfane e tutte coloro che, rappresentavano le devianti. In questo senso avere poteri o la capacità decisionale che, la comunità toglieva loro, si manifestava nell’illusione del controllo dei campi, in vendette private, in tentativi di evasione o di rivalsa guidati, ovviamente, dalla superstizione. In tal senso il patto con il diavolo era il patto con l’impulso soggiogato dalla disapprovazione sociale divenuto oscuro e nemico.

Altra visione invece, collocava l’accusa di stregoneria in ambiti più cultural-religiosi, facendo sì che appartenenti alle antiche religioni e agli antichi riti fossero oggetto e bersaglio di chiesa e ordine medico. Qua troviamo sacerdotesse, guaritrici, levatrici e medichesse

Questo scontro tra due concezioni stregonerie, hanno come punto di incontro la condizione non soltanto della donna ma del diverso. Diverso nel senso di un non allineamento con la morale comune, con le idee preconcette non solo del mondo ma dell’essere umano stesso, di cosa poteva essere accettabile e cosa rappresentava una minaccia alla stabilità.

E per quel mondo immerso in una filosofia che considerava la natura non un’alleata ma un nemico da combattere, il vecchio sistema contadino con il suo legame profondo con la terra e i suoi misteri, era inconcepibile. Da punire. Da ridurre in cenere.

Ma da quella genere qualcosa resta nell’aria e viene vissuta, respirata annusata.

La stregoneria, in fondo, non è mai davvero morta. E i puritani di Salem resteranno sempre legati a lei, nonostante i loro atroci sforzi per cancellarla dalla loro vita.

 

Annunci