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Non abbiamo bisogno di educazione
non abbiamo bisogno di essere tenuti sotto controllo

Another brick in the wall

Il sogno è finito 
E io sono diventato
Piacevolmente insensibile

Comfortably numb

Frasi estratte dalle migliori canzoni dei Pink Floid che raccontano di un disagio del vivere moderno che a volte sommerge, troppo ostacolato dal self control e dal politicamente corretto. Significa incitare al caos e alla violenza? No assolutamente. Ogni canzone, ogni poesia, rappresentano la modalità creativa con cui dare voce a una rabbia che è presente dentro ogni animo e che viene limitata dalla società. Anzi dalla morale sociale.  E morale ha un significato differente da quello di eticità.

La morale è definita come l’insieme di principi generali che guidano il nostro comportamento e le relazioni che fanno parte del nostro essere, prima di tutto, cittadini. E pertanto, esiste in simbiosi con il periodo storico in cui la società si trova ad attraversare. Si parla, infatti di morale vittoriana ad esempio, o di morale moderna o post moderna. La morale guida la convivenza, protegge l’agglomerato sociale dai pericoli del caos e del libero pensiero, la difende dall’innovazione e dalla riflessione sugli assunti culturali su cui si basa. La difende, in sostanza, dalla creatività dell’uomo. Perché per poter esistere, una società deve poter restare così com’è, ferma, immobile, statica, posta in difesa contro un nemico visibile e invisibile, spesso identificato come l’altro, il diverso, la voce fuori dal coro.

Ma la creatività si basa proprio su questo principio: l’arte o la capacità cognitiva della mente di inventare, di riassemblare in una forma differente ciò che incontra sulla sua strada. E questo significa che la creatività, si scontra con l’immobilismo e da quest’interazione emerge qualcosa di inedito, che sia uno scritto, una teoria, un’opera d’arte.

La creatività va contro, dunque la morale, non contro l’eticità che è totalmente diversa che rappresenta un concetto attivo, presupponendo che etica significhi l’azione, la modalità e l’applicazione di determinati moti dell’animo. Si può essere aderenti alla morale ma non all’etica, e si può essere etici ma non moralisti. Essere etici significa fare ciò che il cuore, la mente e l’animo ci suggerisce ma soprattutto farlo bene. In tal senso Lorenzo, il protagonista è sì amorale, ma è al tempo stesso etico. Vuole scrivere. E Vuole scrivere bene. E non solo per aver successo ma per esistere.

In un mondo che nega l’esistenza come qualcosa di carnale e reale, l’arte della scrittura le si contrappone, all’apparenza sostituisce la forma e con la forma esce una sorta di ribellione contro la staticità, necessaria alla sopravvivenza della morale societaria.  Il contrasto artista/ mondo diventa così una sorta di limbo vuoto che viene riempito dalla rabbia, rabbia contro le resistenze emotive al cambiamento, quello che è alla base del comporre del comunicare. Comunicare significa avere cura di esaltare le differenze, è la consapevolezza dell’esistenza di una differenza di una cesura tra il nostro io più profondo e quello che la consuetudine richiede, che fa scattare la considerazione e il pensiero; nell’immobilismo, infatti, non si pensa ci si adatta, si vive come morti viventi, si ripercorrono sentieri già percorsi, e si resta sospesi in un’eternità, sempre banalmente uguale, giorno dopo giorno. Pensieri ripetuti all’infinito che perdono di importanza ma anche di emozione, stereotipi che appiattiscono le differenze quelle di cui si nutre l’artista, concetti che racchiudono la spettacolarità della vita, la sua complessità in banali e strettissime categorie. Come quella dalla femminilità, costretta in ruoli cosi definiti da essere soffocanti. Ricordate i bustini di stecche di balena che indossava Rossella O’Hara in via con il vento? erano così costrittivi da indurre allo svenimento, tutto per rispettare un rigido canone non solo estetico ma di genere. Ecco come siamo oggi noi donne, abbiamo bruciato i bustini stretti ma siamo soffocate da altre mille insidiose stecche di balena, che sia letteratura, che siano aspettative, che siano le regole dettate addirittura da noi stesse, come uniche modalità per far sentire la nostra voce. E in tal senso la rabbia di Cresci è la nostra ed espressa in un orrore reale, con la frase che riassume una terribile verità: il femminicidio è il mezzo con cui noi oggi esistiamo. Capite? Per esistere la donna deve essere vittima, deve sentirsi in pericolo, deve sentirsi viva soltanto perché discriminata. Facciamo notizia soltanto immerse nel sangue. Rinforzando cosi l’ideologia atavica del sesso debole.

Racconta a tal proposito Murray Edelman in “ Come costruire lo spettacolo politico”:

la legislazione che dichiara illegale ogni forma di discriminazione in base al sesso o alla razza, può sicuramente prevenire un certo numero di casi di questo genere…è però molto difficile che queste leggi abbiano inciso in modo significativo sulla discriminazione…..questa forma di legislazione tende in realtà a riaffermare proprio le differenze in termini di dignità e di trattamento individuale che avrebbero dovuto sradicare….la legge definisce le persone che dichiaratamente si propone di aiutare come vittime bisognose di protezione. Ma questo diventa il segno evidente di una condizione svilita e indignata che legittima il punto di vista già ampiamente diffuso….proprio queste misure legislative contribuiscono a determinare un basso livello di autostima da parte delle vittime di discriminazione e ad incentivare la convinzione del pubblico che le considera esseri inferiori

La rabbia di non essere ascoltato, la rabbia contro queste concezioni stantie, brucia dentro noi e non produce un fuoco positivo, perché resta ingabbiato e deriso da quel mondo su cui, tale fuoco, dovrebbe essere diretto. Ed ecco che alla fine non potendo essere liberato, perché considerato indecente, immorale e deleterio brucia semplicemente sé stesso. Lorenzo è l’immagine perfetta dell’artista che, lungi dall’essere esaltato come strumento di miglioramento dell’animo come nel lontano passato, viene tenuto al margine assieme al marasma dei devianti, degli esclusi, dei pericolosi. Ma tenere alla larga l’arte o peggio addomesticarla per renderla commerciale e quindi innocua, è l’atto disperato e ultimo, di una società che cerca di ignorare il suo costante crollo.

Ma rendere il poeta, lo scrittore, l’artista, il nemico è un brutto segnale: il segnale che la bellezza si è nascosta agli occhi del mondo e il mondo lo accetta.

Crudo, duro, graffiante, essenziale, il libro è un viaggio onirico in una mente che ai più risulterà malata ma i pochi, scelti dal fato, capteranno il famoso l’urlo di Munch quello che racconta la vera tragedia, la disperazione, l’orrore per una realtà che ci uccide dentro. Racconterà la blasfemia di chi uccide la poesia, la capacità di cogliere le sfumature, rivelare i sogni, dare un’occhiata al luogo nascosto dell’anima. è quello il vero pericolo e la vera amoralità.

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