Camilla Monticelli, L’illusione di una vita migliore ( fonte https://autricemonikamblog.wordpress.com/2017/05/26/i-paradisi-artificiali-2/)

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Cosa mi ha spinto ad acquistarlo?

Ho trovato casualmente questo libro, narra il viaggio di una giovanissima scrittrice verso il primo salone del libro di Torino… Manifestazione, incontro, fiera…non so, chiamatela come volete, ma tale incontro tra lettori, editori  scrittori è  in questi giorni in atto (mentre lo leggo ) , dopo tanti anni dal primo appuntamento qui raccontato, e mi è sembrato  un dono del destino da non ignorare! 😀

 

Quarta di copertina:

Valeria e Giulia non hanno nulla in comune. Valeria è una ragazza semplice cresciuta nelle campagne siciliane a cui il destino ha spazzato via all’improvviso ogni speranza di una vita migliore. Giulia è una trentenne dal temperamento arrogante, nata in una famiglia agiata e con un passato da dimenticare.
Questi due mondi, così distanti, si incontreranno a bordo di un vecchio furgone Volkswagen una calda mattina di maggio del 1988. Un viaggio attraverso l’Italia da Marsala fino a al primo Salone del Libro, a Torino, in cui dovranno affrontare molti imprevisti e gli spettri del loro passato.

 

L’autrice:

Camilla Monticelli vive e lavora a Lione. L’illusione di una vita migliore è il suo primo romanzo.

 

Lunghezza stampa 134 pagine E-book e cartaceo

 

Genere: Narrativa contemporanea

Incipit:

Seduta sui gradini davanti alla porta di casa, Valeria guardava verso il mare. In lontananza si intravedevano le saline della laguna e i mulini le cui pale giravano lentamente, mosse dalla lieve brezza calda.

Si scostò una ciocca di capelli dalla fronte e sbuffò, in preda a un’inquieta frenesia. I piedi non riuscivano a stare fermi e le suole delle Superga blu scuro battevano, alternativamente, sul cemento del gradino.

Il quadrante del suo orologio da polso segnava le dieci del mattino. Aspettava da quasi mezzora.

Per la strada passavano donne a piedi dirette al mercato del pesce, in paese. Valeria ne conosceva molte, ma nessuna si fermò a chiederle cosa ci facesse lì, sotto il sole cocente, seduta di fianco a una vecchia e ingombrante valigia di cartone rinforzato e a una sacca di tela tinta di un verde sbiadito.

Col tempo le persone avevano smesso di farle domande. Qualcuno si era anche chiesto, vedendola scrivere seduta davanti alla latteria della strada, che tipo di conforto andasse cercando attraverso quell’azione ripetuta e compulsiva che non le dava la possibilità di mettere niente sotto i denti.

Valeria aveva l’impressione di essere nata e cresciuta nel posto sbagliato. Marsala non era un luogo giusto per una come lei. La sua mimica facciale, fronte corrugata e sguardo pensieroso, le dava un’aria sbagliata e fuori posto. Sempre. E nella scrittura cercava una via di fuga da quel piccolo mondo antico che le stava stretto.

 

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In Valeria, giovane scrittrice e protagonista del libro, si ritrovano tutte le paure, speranze, paranoie, solitudine, inquietudine e passione , tanta passione , emozioni insomma che  caratterizzano ogni scrittore! Inutile dire che mi sono rivista in lei, perché l’autrice del romanzo tratta con autentica sincerità il tema della scrittura. Scriviamo per noi è vero, ma tendiamo poi alla celebrità, al successo perché unicamente questo potrà, forse, confermarci di essere veramente Uno Scrittore!

La trama è davvero originale: la ragazza parte dal profondo sud, dalle sue campagne da coltivare e dai frutti da vendere al mercato attraversando un’Italia spesso snob, ma fatta anche di persone disposte a credere in lei, a darle una mano perché il suo sogno si realizzi. Ecco questo un po’, a mio modestissimo avviso, racchiude quel che lo scrittore incarna per le persone comuni: Il sognatore! Colui che non si arrende alla vita per quello che è, che sfugge al destino,alla routine, che crede, spera, prova ed è per questo che spesso affascina e viene aiutato e sostenuto da un’umanità che grazie a quel sognatore ancora spera!

L’opera diviene per lo scrittore “l’illusione di una vita migliore” che lo trascini via da quel mondo che gli va stretto e che descrive nei sui romanzi, un mondo che ama certo, ma che allo stesso tempo gli paralizza l’anima…

Con Valeria conosceremo anche Giulia, di lei non posso svelarvi nulla, unicamente che sono due facce di una stessa medaglia. Spesso si desidera ciò che non si conosce, ma saremo poi in grado di gestirlo quel “successo”? O sarà lui a gestire noi?

Ho trovato questo romanzo davvero bello e mi auguro che l’autrice scriva ancora e sempre!

Monika M.

 

 

Aforisma legato al libro:

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“Le nuove confessioni di Eva” di Rita Angelelli, Mezzelane edizioni. A cura di Alessandra Micheli

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Che la casa editrice delle Mezzelane prediligesse la qualità lo avevo compreso. Ma convogliarlo dentro un genere scomodo e fraintendibile come l’erotico non è da tutti. Precisiamo. Come ho già scritto nel mio articolo sul genere, considero l’erotico come alta letteratura alla pari della narrativa contemporanea e allo steampunk.

Sicuramente l’eros è un tema difficile molto multiforme che va trattato con responsabilità e sensibilità, perché tocca chiavi nascoste e spesso proibite della nostra anima. L’eros come impulso istintivo dell’uomo, una volta trasportato sulla carta si pone all’incrocio tra il romanzo di formazione e la denuncia sociale, che deve essere presente, in quanto il sesso è tutt ‘ora visto come un tabù e i tabù sono dei dettagli fondamentali e importanti in ogni cultura.

L’eros si dibatte tra due emisferi, quello più lunare e oscuro, spesso al limite con la sopraffazione e un lato più solare, che racconta (come nel Cerchio di Pierpaolo Ardizzone e Antonella Cataldo) l’appartenenza, quel sesso inteso come un matrimonio sacro.  Pertanto essendo cosi sfumato, cosi sfaccettato può e deve creare disagio. E quindi cambiamento. Se non ottiene questo risultato non è e non sarà mai un erotico. Ed è il cambiamento il protagonista del libro di Rita, un cambiamento che avviene lungo percorsi impervi e disconnessi, tra lacrime e sangue, tra dolore e rivincita. Un libro scomodo forse ma che sono ben fiera di analizzare.

L’argomento che tratta le confessioni di Eva è quello, oggi (grazie alla furbizia della James)  della dominazione, diciamo il suo lato più tenebroso quello che  sfocia nella sopraffazione. Tuttavia, anche questo violento passaggio porterà la nostra protagonista, Eva a una sorta di catartico risveglio attraverso il sesso, un sesso feroce, un sesso che è oggetto anche di scambio. Ma è proprio quella rinascita, una ritrovata dirompente energia quasi serpentina che fa esplodere il vecchio ingenuo io represso, dimenticato, barattato in cambio di false certezze, che sarà da Eva gestito in una modalità tutta personale, forse deviata, forse perversa o forse soltanto, triste e degna della nostra compassione.

Il libro è composto da tre parti più un meraviglioso prologo sulla noia.

La noia, descritta al pari della forza poetica di Baudelaire in Spleen rappresenta benissimo questo sentimento che sale viscido, strisciante, con un suono quasi stridente, quasi morboso fino in fondo all’anima, insozzando la psiche, costruendo quasi un muro da cui è molto difficile vedere davvero la realtà. cosa centra la noia con il libertinaggio di Eva? Eva è annoiata. Eva si sente costretta. Eva è una donna che crede erroneamente di vincere sulla schiavitù di una famiglia oppressiva, grazie alla scappatoia offertole da un illustre avvocato, che le promette una vita di comodo, di lusso e di apparenza.

E per ironia della sorte, resta incatenata ancora una volta proprio da quella illusoria speranza di libertà, da quel sistema di esibizionismo che in fondo la sua anima rifugge.

E’ la catena di un fasullo amore che ammorbidisce fino a renderla malleabile, quel necessario stato di tensione dei sensi portando la protagonista a essere preda facile delle troppe convenzioni sociali e morali che nulla hanno da spartire con l’etica. Ecco che in questo testo, lo scontro tra etica e morale si fa vivo e agguerrito fino a far risultare la tanto decantata moralità una sorta di narcisismo proprio di una compagine societaria che assolve sé stessa nascondendo il suo marcio, la sua decadenza sotto la patina di finta perfezione

Ogni personaggio era descritto in tutta la sua corruzione e perversione, pubblico paladino di una normalità che invece bestemmiava.

In questo libro il sesso raccontato è un espediente letterario che, (che ricorda, specie nella tematica del perbenismo il meraviglioso libro di David Herbert Lawrence) agendo  da elemento dissonante è l’elemento fondamentale atto e utile al risveglio della menta, annebbiata di Eva. Eva non vive la dominazione nel senso greco di appartenenza, non rappresenta un totalitario modo di amare e di sviluppare la sessualità verso la totale fiducia nell’altro, fino ad accettare ciò che sembra intaccare la morale di ogni società. Ma piuttosto è descritto nella sua forma più oscura come sopraffazione.

Se nel gioco della dominazione e quindi nell’intricato sviluppo del rapporto di dominio (spesso mentale più che fisico) esiste un flusso costante tra i due protagonisti dello strano rapporto: dominante e dominato, tanto che i ruoli spesso si confondono. Essi instaurano una comunicazione, tramite la voglia di sperimentare i limiti dell’altro, ed è questo che lo distingue dalla sopraffazione:

la volontà di dominio non è lo sfruttamento dell’altro ma la semplice coscienza delle due possibilità. non significa affatto una mancanza di rispetto estremamente egoistica E infatti la volontà di dominio per quanto voglia spezzare l’interiore opposizione del subordinato (mentre all’egoismo importa solo la vittoria) ha per l’altro pur sempre un certo tipo di interesse: egli è per lei un valore.

Georg Simmel

Nella sopraffazione l’unico sentimento concesso è la rabbia e alla pedissequa volontà di annullare l’altro non di sperimentarlo, di comprenderlo, di ricevere e dare ma di annullare la totalità dell’essere.

Il masochismo era diventato una scusa per nascondere a se stessa quanto trovasse umiliante obbedire a Luigi. Il problema era che, invece che la dimostrazione di potere di un dominante, il comportamento di Luigi sembrava solo frutto di rabbia

L’erotismo diventa in quest’ottica catena imposta priva di regole e rispetto. Ed Eva, pur risvegliando se stessa e i propri bisogni non si libererà mai del tutto perché pervasa da una sorta di senso di colpa (causato da un drammatico trauma) e da una volontà di rivalsa che possa, in parte, ripagarla del sacrifico di se, dei suoi desideri  posti come offerta sull’altare di una sicurezza, di un apparenza di forme ma non di sostanza.

Ed è il trauma profondo che contagia la sua visione del sesso come se fosse, quasi una sorta di autopunizione, un’evasione da sé stessa come scorciatoia per distrarre un pensiero e allontanare la consapevolezza di essere, in realtà, schiava di un sogno irrealizzabile quello dell’affetto

Le mancava l’abbraccio di un uomo che l’amasse per quello che era, non per quello che la sua bellezza, la sua perversione e il suo masochismo gli facevano pensare che fosse. Un abbraccio gentile che avesse come unico scopo il dimostrare amore. Le mancava anche una voce calda, una voce che pronunciasse il suo nome per il piacere di farlo, senza dare ordini.

L’idea di un risarcimento è quindi guidato da questo istinto primordiale di conservazione, sottomettere per non essere sottomessa, quasi brutale che si esternalizza in un grido del voglio e esigo ciò che mi spetta:

ma non volevo tornare a essere prigioniera dei miei genitori. Nella mia vita sono passata da una prigione all’altra, a pensarci bene. L’unica soluzione a cui sono arrivata che mi permettesse di acquistare in fretta la mia libertà era quella di usare il mio corpo per fare soldi. E per fare questo senza che altri uomini si approfittassero di me ho deciso di diventare una Prodomme, in questo modo posso usare gli uomini senza essere usata da loro.

Riscatto da un dolore, da una vita in realtà non facile ma irta di ostacoli che, messa a contatto con un mondo idealizzato viene poi schiacciata da una realtà gretta a tratti perfidamente suadente:

Aveva raggiunto una parvenza di libertà, visto che i suoi genitori, dopo aver conosciuto e inquadrato Luigi, l’avevano lasciata libera di frequentarlo e di uscire come aveva sempre desiderato fare. … Un avvocato, per di più noto e facoltoso, era una sorta di trofeo da esibire agli amici e ai parenti della cittadina di provincia dove abitavano.  La loro giovane figlia, studiosa e irreprensibile, si era fidanzata con un ragazzo “decoroso”. Ne andavano fieri.

Ma il prezzo era atroce:

Mi raccomando Eva, sorridi sempre. Sorridi a tutti, anche a chi non conosci», si raccomandò prima di scendere dall’auto. Per l’ennesima volta lei si sentì trattata solo come la bella femmina di cui vantarsi con gli altri, una sua proprietà.

Pertanto il risarcimento del debito, costato in autostima e coscienza di se stessa diventa un modo per alimentare queste emozioni esplosive facendo del suo corpo un arma letale, unica cosa che sembra interessare al mondo. Lo usa per controllare, manipolare ma anche come mezzo per scoprire verità e sono queste che la porteranno a un bivio.

Per anni ho vissuto come imprigionata in uno specchio, dove qualcuno mi aveva rinchiusa dopo avermi convinta di aver messo a nudo la mia essenza. Più a nudo di quanto fossi mai stata, diceva questo qualcuno, ma solo per lui

Attorno a me ha eretto confini invisibili, dentro i quali tutto sommato mi sentivo al sicuro, ma non libera. Per capire che non lo ero ho dovuto rompere lo specchio e vedere per quello che era chi mi ci aveva rinchiuso. Ho dovuto capire di essere solo un guscio vuoto e che la mia famosa essenza era una banale bugia per tenermi meglio prigioniera. L’essenza! Che cosa sarà poi questa essenza? È la mia carne? Il profumo del mio sesso? Sono le mie ossa? La mia anima? Se ne è riempito la bocca fin dall’inizio, ma ora ho capito che non era altro che la mia disponibilità a farmi sottomettere

Da queste domande, fondamentali, Eva si porrà di sua volontà davanti a uno specchio, osservandosi attentamente per poter comprendere chi era diventata e da dove era partita.

Le parve di stare guardando la vita di un’altra persona, una persona che meritava solo disapprovazione.

Ed è interessante in questo suo percorso il personaggio di Lucia quasi un simbolo del limite da non superare ma anche dell’armonia che, inesorabilmente Eva perde

Aveva annichilito i sentimenti rincorrendo la ricchezza e la popolarità in un ambiente che la gente normale considerava perverso. Era malata?

Ed Eva, lungi dall’innalzarsi come vincitrice, diventa essa stessa parte di un’esistenza che odia restandone inglobata. Rita individua quindi un’amara verità: a volte esibiamo vittorie che viste più profondamente sono semplicemente conferme del nostro ruolo di vittime, conferme del nostro restare schiavi del sistema/ possesso che sentiamo, però,  come svilente:

Quando aveva iniziato la sua attività di Prodomme lo aveva fatto per raggiungere un’agiatezza economica che le consentisse di sfuggire dal controllo di Luigi. La vita con Luigi le aveva fatto credere che il denaro potesse comprare tutto, ma ora sapeva che il prezzo da pagare era orribile.

Un libro non semplice, che dietro l’erotismo nasconde la denuncia di una società che è cosi immensamente radicata in noi da rendere difficile la nostra emancipazione, come donne e come individui. Troppo legate all’apparenza, anche quando cerchiamo di rivendicare quel potere nascosto che ci faccia davvero essere noi stesse nell’essenza più piena della parola:

D’ora in avanti sarò quello che ho scelto di essere, e sarò solo io a decidere. Per me e per gli altri.”

Ed è forse soltanto distruggendo, come cerca di fare Eva, seppure a metà, che possiamo appieno gustarci il nostro vero potere, quello che Eva ci mostra: il saper cambiare prospettiva e il saper tener testa all’orrore e alla violenza.

 

Il Segno della Tempesta” di Francesca Noto, Astro Edizioni. A cura di Francesca Giovannetti

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Lea Shneider ha lo straordinario dono dell’empatia, che negli anni adolescenziali le ha reso la vita un vero tormento, fino quasi a pensare di essere pazza. Un giorno, prepotentemente, la forza dell’empatia si accentua, quando ormai è una giovane donna. Fidandosi dei suoi sogni talmente profondi da sembrare reali, parte per la Florida, dove incontra il misterioso Sven, un giovane senza passato. L’affinità è immediata, l’incontro porterà entrambi a conoscere se stessi e a riprendere consapevolezza di poteri sopiti ma mai dimenticati.

 

L’eterna lotta fra il bene e il male, fra forze oscure e forze custodi della pace, tra personaggi dannati e difensori dell’armonia, si snoda con fluidità lungo le pagine di questo romanzo.

Lea e Sven sono i protagonisti, entrambi affrontano difficili situazioni emotive: Lea lotta per imbrigliare la sua empatia e non rimanerne sopraffatta, Sven lotta per ricordare un passato che gli sfugge dopo un terribile incidente; scopriranno che la chiave per l’equilibrio che stanno cercando è il loro incontro, che non è casuale, ma è il Wyrd che nello scorrere infinito del tempo e dello spazio li porta a unirsi per sconfiggere il Male. E in questa impresa non sono soli. Intrecciano i loro destini con chi ha poteri sovrannaturali e li aiuterà, come un veggente, un guerriero, una dominatrice dell’aria, e si scontreranno contro i nemici, anch’essi dotati di pericolosi poteri.

I personaggi sono ben definiti e descritti, le loro emozioni e i loro sentimenti sono immediatamente percepiti dal lettore grazie a una autrice abile nel tracciarne i contorni fin dal primo incontro,

ciò stuzzica però la curiosità di saperne di più e  sperare in nuove opere che approfondiscano  le figure che qui sono di contorno, ma alle quali ci si affeziona.

La storia si svolge in maniera lineare, senza perdersi in divagazioni che rischierebbero di distogliere l’attenzione dal fine ultimo, cioè la battaglia finale fra il Bene e il Male. La storia d’amore fra i protagonisti si inserisce perfettamente nella logica del romanzo, anzi, ne è colonna portante e indispensabile per le sorti dello scontro finale. Mentre tutti i personaggi del romanzo sanno chi sono e lo scopo per il quale sono in questo mondo, Sven e Lea prendono consapevolezza di loro stessi e dei loro poteri pagina dopo pagina; è un lento scoprire sé e l’altro fino a trovare la totale completezza e la ragione di essere che non può prescindere dal legame reciproco. L’autrice accompagna per mano in questo percorso sia i protagonisti che i lettori chiudendo un cerchio.

I richiami alla mitologia norrena sono presenti fin dalla prima pagina; per chi non ha confidenza con i termini come Wyrd o Ragnarok la lettura può destare in un primo momento qualche incertezza; incertezza che viene risolta completamente a metà libro, quando i co-protagonisti sveleranno a Sven e Lea la loro vera natura.

Lo stile dell’autrice è semplice senza mai scadere nel banale e ciò aiuta il lettore a non alzare il naso dalle pagine. Nello stile abbonda l’uso di metafore e similitudini, che hanno il pregio di rendere un personaggio o un’emozione più di impatto sullo spirito di chi si immerge nella storia, ma nello stesso tempo, un lettore attento, sa quali parole leggerà nell’avvicinarsi di determinate descrizioni o situazioni.

Per chi ama il genere fantasy questo romanzo ha tutti gli ingredienti per essere apprezzato. Benché sia un’opera autoconclusiva, rimane il desiderio di scoprire altro su questi personaggi che sicuramente potrebbero avere intriganti avventure che possano ancora lasciare i lettori con il fiato sospeso.