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Il romanzo “La cortigiana” di S. Dunant inizia con un’affascinante e dettagliata ricostruzione della Roma maltrattata e morente della prima metà del Cinquecento. Una città che con l’arrivo dell’esercito spagnolo perse la superbia di credersi inespugnabile. Un’effimera illusione mostrataci dal personaggio narrante nel primo capitolo, ovvero il servo di Fiammetta Bianchini. Egli impietoso mostra al lettore tutta l’inadeguatezza di un esercito romano impreparato e arrabattato alla meno peggio. Ripensando all’ultima guerra mondiale, il lettore non potrà non convincersi di quanto ciò sia sempre stata una caratteristica del nostro paese, ossia mandare a morire giovani uomini, gettandoli allo sbaraglio senza l’ausilio di un’adeguata preparazione militare o dei mezzi necessari.

Illustrato con precisione, poi, il cinismo tipico dei ricchi, in questo caso della padrona di casa, tale Fiammetta, che nell’imminente attacco dei nemici, si adopera minuziosamente a nascondere i suoi beni e ad assicurarsi la fedeltà dei suoi servi. Desiderosa, bramosa, di non perdere gli oggetti materiali abbandonando ogni traccia di spiritualità nel suo animo. Ancora una volta ecco il ripetersi della storia, tale atteggiamento lo si rivedrà negli ebrei intenti ad ingoiare gli anelli d’oro, avvolti nella mollica di pane, pur di non cederli alle mani tedesche.

Interessante anche l’introduzione di personaggi noti, mostrati nelle loro bassezze.

In seguito, l’orafo Benvenuto Cellini si vantò della propria prodigiosa mira con chiunque volesse ascoltarlo. Ma d’altronde Cellini si vantava di qualsiasi cosa. A sentirlo parlare, come non smetteva mai di fare- sia nelle case dei nobili sia nelle taverne dei quartieri poveri- si sarebbe detto che lui solo fosse responsabile della difesa della città. Nel qual caso dovremmo prendercela con lui per quel che seguì…”

Stupefacente la bravura dell’autrice nello spiegare, con disarmante semplicità, i meccanismi che hanno scatenato gli eventi illustrati nella trama, anche al lettore meno avvezzo ai fatti storici o a leggere un romanzo di tale genere.

Spietata l’ironia con la quale vengono palesate le bassezze ecclesiastiche dell’epoca, come a dire che proprio nel momento del bisogno e nell’urgenza cadono perfino le maschere dipinte meglio.

“ Alcuni ecclesiastici, vedendo che per loro si avvicinava l’ora del giudizio, distribuirono gratuitamente assoluzioni e indulgenze, ma altri misero insieme un bel gruzzolo vendendo il perdono a prezzi esorbitanti.”

Caratterizzata con sapiente maestria la protagonista Fiammetta, come prima accennato. Una donna scaltra, furba e intelligente. Una cortigiana che, conoscendo a fondo la psicologia degli uomini, saprà come affrontare il nemico che si presenterà in casa sua:  offrendo loro un ricco banchetto e se necessario il suo stesso corpo.

Il Sacco di Roma viene narrato dalla Dunant con una meticolosità tale da far credere al lettore di esserne spettatore vivente.

“Ora la piazza era silenziosa, e i nostri vicini morti o bene imbavagliati. Intorno a me Roma era stretta tra il fuoco e l’alba; parte della città mandava bagliori come di tizzoni ardenti nel buio, mentre a est nuvole di fumo salivano in lente spirali verso un trasparente cielo grigio carico della promessa di un’altra giornata perfetta per uccidere.”

La seconda parte del romanzo si svolge a Venezia, dove Fiammetta fugge con il servo Bucino, abbandonando una Roma stuprata per tornare nella terra dov’era nata. L’opera non è solo la perfetta rielaborazione romanzata  di un grande evento storico , ma è l’intento, riuscito, di mostrare tutta la vulnerabilità di quelle che giudichiamo certezze della vita. Fiammetta in pochi giorni perde tutto, la stabilità economica e l’equilibrio sereno non sono garanzia di eternità.  Si ritrova a guardare, riflesso allo specchio, lo spettro di ciò che era e non è più. Deve ricominciare a vivere, deve usare tutta la sua astuzia e l’intelligenza per risorgere.

Bellissimo romanzo storico che, sullo sfondo di un grande evento, tale è stato il Sacco di Roma, narra con maestria la piccola storia, l’unica in grado di mettere in luce l’umanità e il profilo psicologico delle persone vissute in quell’epoca.

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