“Dorian e la leggenda di Atlantide” di Demetrio Verbaro, PubGold. A cura di Vito Ditaranto.

 

 

 

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Sogno o son desto?

Da una catena d’oro nuova di zecca pendeva un ciondolo di vetro, una sfera, e nella sfera fluttuava un occhio! Non ave­vo visto mai nulla di simile in tutta la mia vita. Forse era un souvenir che prove­niva da Atlantide, il continente sommerso, o forse era il gioiello di uno stregone, oppure un amuleto preparato da Merlino per proteggere i cavalieri della tavola rotonda che combattevano per la giustizia.

Se non ci sarà battito, avrai grandi avventure.

Nessun battito.

Se non ci saranno lacrime, avrai una vita lunga e felice.

Nessuna lacrima.

Se non dormirà, diventerai l’uomo che desideri.

Nessun sonno.

Atene 399 a.C.

 

 

Il filosofo Socrate è stato condannato a morte. Il suo ultimo desiderio: quello di trascorrere la notte prima dell’esecuzione insieme all’amico e discepolo Platone. Prima di morire vuole confessargli un segreto che ha tenuto nascosto per tutta la vita, custodendolo gelosamente.

 

…“Quale segreto, maestro?” 

“La leggenda di Atlantide” L’indomani Socrate morì con l’anima purificata, sereno….

“…«Fermiamoci amico mio, ho bisogno di riposo» disse Socrate

con una punta di affanno, sedendosi su un grande masso vicino

alla scogliera, osservando quella distesa infinita di mare.

Il suo discepolo si sedette accanto a lui e abbozzò un sorriso…”

 

 

Questo è un libro dalla  trama particolare, sfiora il visionario, ma lo stile ironico e per niente celato dell’autore danno un senso alla lettura. Gran parte del libro sembra raccontato dall’interno di un armadio, non un armadio qualsiasi, ma uno che ha una storia tutta sua, è come immergersi nelle “Cronache di Narnia”.

La sensazione che mi ha accompagnato nella lettura non è stata quella della claustrofobia, ma quella di un uomo che affronta i suoi fantasmi e cerca di cacciare quella solitudine che l’ha accompagnato per tutta la vita.

L’inizio del romanzo ha uno espressione lenta che, accelera man mano che la lettura prosegue. Lo stile è scorrevole, con termini ricercati e appropriati in ogni frase. La narrazione del testo è intensa e scorrevole, anche se  è colmo di refusi che a volte rallentano la lettura. Ho notato alcune incogruenze nel raccontare la conformazione geopolitica di Atlantide, ma considerando che si tratta di un fantasy, queste incrongruenze sono accettabili.

Dorian, il protagonista della leggenda narrata dall’autore è un uomo che cresce velocemente ma di cui conosciamo a fondo il passato e le origini, grazie agli approfondimenti dell’autore. Dorian è un uomo destinato a grandi imprese, è un personaggio tenace e il suo cuore tanto grande quanto impavido a volte le sue capacità sono estremizzate, tali da sembrare quasi innaturali.

Facile è notare come nel testo venga inserita una vena riflessiva che induce il lettore a diffidare di tutto e di tutti.

L’opera nel complesso è un buon Fantasy  che crea nella mente del lettore, la sensazione di compiere un viaggio in treno in un passato remoto e sconosciuto incollati al finestrino e osservando il gioco narrato come il paesaggio osservato da quello stesso finestrino. Il narratore crea la giusta atmosfera per mettere alla prova chi legge, il quale, a sua volta cerca di scoprire e arrivare al finale nel più breve tempo possibile. Il libro in un certo senso sembra  essere la vita parallela di Socrate, il viaggio che si concede la sua mente fuori dalla realtà. Il racconto è una finestra aperta al mondo di chi sogna ad occhi aperti…

il finale sarà comunque tutta una scoperta.

Nel complesso “Dorian e la leggenda di Atlantide” è un romanzo ricco di potenziale.

Un libro poco impegnativo ma che comunque rappresenta una lettura piacevole.

Ora “Sorridi”. E quando avrai un momento di smarrimento o indecisione, fermati, aspetta e senti il tuo cuore.

…a mia figlia Miriam con infinito amore…vito ditaranto.

 

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“con la pioggia d’autunno” di Paoletta Maizza, lettere animate editore. A cura di Doriana Torelli

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Mi ritrovo per la prima volta ad affrontare la scrittura della Maizza e devo dire che ho riscontrato degli alti e bassi che adesso proverò a spiegarvi.

La narrazione parte molto lenta, con descrizioni molto dettagliate e ben scritte, ma che rallentano decisamente la narrazione e di conseguenza la lettura. Ci ritroviamo catapultati in una realtà decisamente nuova per la protagonista Giulietta, che si reca nella sua terra d’origine, la Puglia, dopo aver vissuto per molti anni a Parigi. Qui dovrà affrontare la realtà, la sua famiglia che a malapena conosce, se non fosse per le sue sorelle. I temi ricorrenti saranno proprio questi: famiglia, il passato, il presente, l’amore e la pioggia.

Vi chiederete perché proprio la pioggia? Beh la pioggia sarà lo sfondo principale di questo romanzo, la ritroveremo spesso a fare da contorno alla narrazione, perché spesso la pioggia può rendere magico il tutto. Ed è proprio in questo momento che il romanzo prende vita, è qui che riscontriamo la bravura della Maizza a trasmettere le sue emozione e le sue sensazioni. Giulietta si ritroverà a contatto con persone mai viste, mettendo in dubbio la sua vita fino a quel momento ed è soprattutto in questo contesto che conoscerà Jean.

Chi è quest’uomo e soprattutto cosa ci fa in quella casa pugliese?

Lui rappresenterà la svolta, attraverso un viaggio di dolore e ricco di ostacoli. Perché in realtà Giulietta non sa cosa nasconde Jean, e quanto lui possa essere pericoloso.

Il viaggio che accompagnerà questa lettura sarà tortuoso e ricco di salite, ma la discesa è sempre lì in agguato ed è allora che scoprirete il significato vero e reale del romanzo.

Nonostante abbia iniziato questa lettura un po’ titubante, ho dovuto ricredermi. La Maizza ha tirato fuori dal cappello una vera magia, un romanzo che va oltre le solite storie a cui siamo abituati, oltre il classico e ormai risaputo romanzo rosa. No. Questo romanzo è qualcosa che va oltre. E’ una storia di rinascita, una storia di due strade così diverse, ma in fondo così uguali da intrecciarsi alla perfezione. Uno la metà dell’altra.

Dopo quel piccolo intoppo iniziale, la scrittura della Maizza è alquanto fluida e travolgente, ci fa vivere le situazioni in prima persona e ci permette di immedesimarci con i protagonisti.

I miei complimenti all’autrice che è riuscita nel suo intento di favola e di magia.

“Chained Soul. Save me” di Cecilia K. self publishing. A cura di Ilaria Grossi

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Ho letto Chained Soul in pochi giorni, consapevole della scrittura e bravura di Cecilia K, conosciuta con il suo primo romanzo Rainbow.

Cosa vi aspettate quando iniziate a leggere un libro?

Per me, scoprire un mondo…di fantasia direte ma che a volte è così vicino alla realtà da rapirti totalmente. E’ la storia di cinque ragazze cresciute in un palazzo dorato tra lusso e agiatezze solo in apparenza, in realtà erano sottomesse ad un sadico “padrone ” Kaleb, manipolatore e crudele che ha circuito la loro vita e le loro fragili anime.

Dafne è la sua prediletta, sarà trovata in una cella del palazzo abbandonata, sporca e piena di lividi e cicatrici, da Oliver e Cassius, entrati con l ‘ intento di rubare oggetti di valore. Dafne accetterà di seguirli, perché lasciare il palazzo ha il sapore di una libertà mai avuta, significa ricominciare a vivere in un villaggio semplice ma solidale con il prossimo, in cui riceverà solo attenzioni positive. Oliver e Dafne, due anime con un gran carico di dolore, riusciranno ad amarsi con tutta la forza di questo mondo anche contro un nemico crudele come Kaleb.

Non voglio incorrere in spoiler, è una storia che deve essere letta senza pregiudizio.

Non guardate solo la cover, andate oltre perché Cecilia K è stata capace di creare una storia forte, a tratti crudele ma la dolcezza e la profondità di Oliver e Dafne è disarmante, due protagonisti forti con cicatrici evidenti, capaci di guardare sempre avanti facendosi forza a vicenda

 

” Ogni volta che facciamo l’ amore gli dono un pezzettino della mia anima che presto sarà completamente sua”

 

” Io ti devo tutto perché mi hai salvata, rompendo le catene che mi tenevano prigioniera il corpo e l’anima”

” Il primo giorno che l’ ho visto ho pensato che sarebbe stato piacevole perdermi dentro al suo sguardo e avevo ragione, è la sensazione più bella del mondo “

 

 

Perfetta la scelta dei Pov alternati, permettono di cogliere con precisione e una forte introspezione il punto di vista dei protagonisti.

Lo stile di Cecilia K non delude anzi ho trovato il tessuto narrativo più ricco e maturo. Ti ringrazio per avermi dato questa possibilità…leggere il tuo secondo “tesoro” tutto da scoprire.

Complimenti.

Buona lettura Ilaria

 

“Non può comprendere la passione chi non l’ha provata. Dante”. Per chi vuole essere bruciato dal fuoco della passione, lo staff consiglia “Brucia per me” di Federica Leva!

 

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La cosa più bella che possa capitare a un essere umano, è di scoprire il fuoco sacro, il fuoco della sua anima. E di fare in modo che la vita intera sia l’espressione di questa anima.
(Annie Marquier)

 

 

 Sinossi

Alec Blackmore non si è mai curato delle chiacchiere e dei giornalisti. Amministratore delegato di una famosa azienda di cosmesi, è molto richiesto dalle donne e non teme di infangarsi la reputazione, quando il suo migliore amico gli propone di fingersi il suo fidanzato, durante una vacanza in montagna. La copertura è indispensabile perché nessuno importuni Sebastian, appena uscito da una clinica dopo un tentativo di suicidio. Ad Aspen, però, Alec incontra Sheryl e l’attrazione è reciproca, quasi feroce. Ogni sguardo è una scintilla, ogni carezza porta con sé il brivido del fulmine. Credendo che lui sia impegnato con un altro uomo, Sheryl cerca in tutti i modi di non lasciarsi coinvolgere, ma Alec non è abituato a essere respinto. Vuole farla crollare con tutte le sue convinzioni, e intesse un incantesimo in cui rischiano di farsi male entrambi. Perché Sheryl ha un segreto, nel suo passato, e lui rischia di perdere tutto, con quel gioco d’inganni…

 

 

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Lasciatevi sedurre dal più tangibile di tutti i misteri: la passione

 

Lasciò il fiore di scatto e si guardò il dito, macchiato sul polpastrello da un rubino di sangue. Fece per portarselo alle labbra, ma lui fu più rapido, le prese la mano e sfiorò la piccola ferita con la bocca. Sorridendole con gli occhi, aprì le labbra in un bacio e fece scorrere la lingua sulla sua pelle in una carezza lenta e provocante.

Sheryl si dimenticò di respirare; dimenticò la musica, le montagne innevate, il suo nome. Le parve di esplodere in una costellazione di brividi accecanti, gli occhi incatenati a quelli predatori dello sconosciuto.

E d’improvviso, quel fuoco che si era sbriciolato in cenere, durante il suo infelice matrimonio, le divampò dentro come un incendio. Sentì le maree del desiderio montarle nel sangue, roventi e inarrestabili, come se lui fosse stato la luna e lei un oceano incandescente, impaziente di raggiungerlo.

Le era mai accaduto di provare un’attrazione così folle e impetuosa per uno sconosciuto? No, non che ricordasse, ed era travolgente, un tremore spaventoso e meraviglioso nello stesso tempo

 

 

“Morirei per un tuo solo sguardo, un tuo sospiro che profumi d’amore ed una carezza che riscaldi il mio cuore. Non assomigli più a nessuna da quando ti amo.”

Pablo Neruda.

 

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Il fuoco nel cuore manda fumo nella testa.
(Proverbio)

 

 

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Non potete perderlo!

 

Leggereditore presenta le nuove uscite, per un estate frizzante e piena di emozioni: “Orizzonti sconosciuti” di Maya Banks e “Lo spazio tra le stelle” di Anne Corlett, entrambi in libreria dal 29 giugno.

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Sinossi

Grace Peterson è disperata: vive in clandestinità, in una perenne fuga da uomini malvagi e pericolosi determinati a sfruttare la sua straordinaria capacità di guarire gli altri. Il dono che la rende speciale – un’infallibile abilità telepatica che condivide con la sorella – è svanito nel nulla, lasciandola ora completamente sola e vulnerabile. La missione di riportare a casa Grace sana e salva è affidata a Rio, misterioso e implacabile membro del kgi, un uomo freddo e risoluto ma del tutto impreparato di fronte a quella donna ferita e confusa, che ne scalfirà la dura corazza. In Rio, Grace troverà un rifugio sicuro, e per la prima volta anche una speranza. Ma la missione è tutt’altro che semplice. Il pericolo a cui Grace sperava di essere sfuggita si è fatto più imminente che mai, trascinando lei e Rio verso un orizzonte nuovo e sconosciuto, in cui nessun posto può essere ritenuto sicuro. Seduzione, avventura e adrenalina conditi con un alto tasso di suspense.

 

Bio

Maya Banks è una delle più versatili autrici di romance americane. Spazia dal genere erotico, allo storico, al romantic suspense ed è sempre presente nelle classifiche dei bestseller del New York Times e di usa Today. Vive nel Sud degli Stati Uniti con il marito, i loro tre figli e tanti animali domestici. Di questa autrice, Leggereditore ha già pubblicato i primi quattro capitoli della serie kgi: L’ora della verità, Nessuna via di fuga, Nascosti nell’ombra e Sospiri nel buio.

 

 

 

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Sinossi

Tutto ciò che Jamie Allenby ha sempre desiderato è avere spazio intorno a sé, in cui sentirsi finalmente libera. Per questo ha abbandonato la Terra, sovrappopolata e claustrofobica, rifacendosi una vita in un mondo di frontiera, ai bordi della civiltà. Quando però un virus dilagante colpisce l’umanità, annientandola e lasciandone solo un vago ricordo, Jamie si ritrova definitivamente sola, finché un messaggio giunto dalla Terra accende in lei una flebile speranza… Chi è il suo autore? Forse l’amato Daniel? Jamie non può saperlo, ma il desiderio di scoprirlo la spinge a trovare ad ogni costo un modo per tornare indietro. Nel ripercorrere a ritroso i fili che legano la propria esistenza, Jamie incontrerà altri uomini alla ricerca della Terra, impegnati come lei in un’avventura irta di pericoli e minacce. I sopravvissuti, reietti intenzionati a proseguire lungo il cammino che ha condotto l’umanità alla perdizione, minacciano infatti di vanificare il loro prezioso inizio… Il viaggio di Jamie verso casa la aiuterà a chiudere la distanza tra chi è diventata e chi è destinata a essere. Ma si può davvero fuggire da un passato turbolento e abbracciare un futuro ricco di speranza? La storia di una donna che deve affrontare il vuoto dell’universo e del suo cuore.

 

Bio

Anne Corlett è un avvocato penalista, vive a Bath insieme al compagno e tre figli. Da sempre appassionata di scrittura, i suoi racconti sono stati pubblicati su riviste e antologie e le sono valsi diversi premi nazionali e internazionali. Lo spazio tra le stelle è il suo primo romanzo.

 

“Il diavolo dentro” di Roberto Ottonelli, Delos digital edizioni. A cura di Micheli Alessandra

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Mi sono spesso chiesta se leggere libri in cui è presente il male in ogni sua forma non mi renda a rischio. La domanda mi ha rimbalzato nella mente, anche leggendo il romanzo di Roberto Ottonelli.

 Del resto il titolo è già inquietante e minaccioso di suo,” il diavolo dentro” come a suggerire che, in fondo, il male abita una parte della nostra anima, ne ha preso dimora e rischia se non si agisce di infettare il resto di noi. Ed in fondo è proprio così.

Il male, inteso come disordine, come evento dannoso per la collettività e per il nostro prossimo è accanto a noi, è quell’abisso su cui noi ci muoviamo tronfi, perfetti giocolieri in bilico su un filo sottile, quello stesso che separa la sanità dalla follia. Quello che leggerete qua è un male seduttivo, il gusto del proibito, la volontà dominatrice che ci fa cozzare contro ogni regola e dogma. Ma è differente dalla fede portata con orgoglio sul bavero da molti satanisti. Non sarà un essere o una presenza nata dall’infernale girone, dotata di corna (quasi a ricordare la figura del dio celtico Cerunnos, da cui l’iconografia attuale del cattolicesimo ha attinto) o denti lunghissimi (come il vampiro lascivo) o piedi caprini (qua riecheggia l’allegra e bizzarra figura del satiro Pan).

Il male che qua viene raccontato e che apre le porte alle nefandezze è il disagio sociale.

Tutti i ragazzi descritti sono ragazzi perduti. Un po’ come i famosi bimbi dell’isola che non c’è, solo che in questo caso, il rifiuto e le ferite sono più nette e perturbanti, sono causate da una società profondamente divisa da un baratro enorme riempito di paradisi artificiali, di violenza e di distruzione. Ogni ragazzo ha subito un abuso, un rifiuto profondo, ha assistito a eventi traumatici ed è rimasto solo con sé stesso a riempire quel vuoto educativo con un’insicurezza patologica.

Perché dei ragazzi scelgono la violenza?

Semplicemente perché non hanno goduto di un apprendimento diverso da quello ereditato dal contesto sociale, che si risolve nella legge della sopraffazione.

Non sono stati testimoni che di aggressività e ogni opportunità è da loro vista come un debito da saldare, una donazione di cui non è assolutamente degno.

Cosa rappresenta, dunque il satanismo?

E’ ben esplicato da Ottonelli:

 

Perché no? Le regole a cosa mi hanno portato? Ho visto mia sorella spappolata sui gradini di casa, mio padre era uno schizofrenico paranoide che ha deciso di porre fine alla sua esistenza per prevenire l’apocalisse, mia madre è caduta in un tunnel senza fine.

Io voglio sovvertire l’ordine naturale delle cose. Troppe volte mi sono sentito dare del poverino. Il dramma mi ha reso forte, niente più mi può scalfire. 

 

Ecco il motivo, sovvertire l’ordine naturale che è avvertito dal protagonista come ingiusto per trovare la vendetta, sentirsi forte e nutrirsi della paura e dell’energia che la stessa dona. Il satanismo è l’atto finale, disperato di chi si sente escluso dal perfetto mosaico della società e trova il suo posto nel concetto occidentale di male, di peccato, che si spinge al limite estremo senza remore, regole e compassione

 

Posso portare all’estremo le mie scelte.

 

E questo acme è una scelta precisa per:

 

È il solo modo che conosco per combattere i miei demoni.

 

Ecco la parola. Demoni. Demoni nuovi, eredi del post moderno, lontani dal significato originario di entità sovrannaturali, ma nati  da ferite sanguinolente le stesse che, scavalcando l’empatia che ci rende umani, devono essere inflitte a qualcun altro, animale o essere umano, in una sorta di rito apotropaico per esorcizzarle.

Secondo le teorie, spesso deliranti non esiste la differenza tra bene e male ma come direbbe l’oscuro signore, nato dalla penna perfetta di J.K.  Rowling:

 

esiste solo il potere… E quelli troppo deboli per averlo!

 

E lo stesso concetto è presente nei deliri del padre di uno dei protagonisti afflitto da dipendenza e un lutto atroce, causato proprio dalla sua debolezza:

 

Egoismo, superbia, lussuria, orgoglio, desiderio, passione, queste sono le vere doti, i tesori che ognuno deve alimentare e coltivare.

L’altruismo è vuoto. È giusto perseguire i propri intenti cercando di combattere e sconfiggere i propri simili, per arrivare al potere. 

 

In questi pensieri c’è una confusione di fondo. Si esalta l’individualismo estremo fino al rifiuto di limiti e regole, desiderando da un lato la

 

Esalta il corpo e la mente, desiderando la conoscenza, fino alla saggezza. 

 

Ma dall’altro c’è la volontà forte di andare incontro alla distruzione

 

Niente e nessuno potrà mai limitare i miei bisogni, poiché la frustrazione e la mancanza di libertà sono la morte più terribile.

Ribellione.

 

Perché ho parlato di confusione?

Perché prima di tutto la conoscenza o la gnosi presuppone proprio la possibilità del limite e della forma per poter essere raggiunta. Senza la discesa nell’abisso è vero che:

 

Solo oltrepassando l’abisso senza rimanerne vittima completerà la discesa verso il suo vero io. 

 

Ma la verità è l’adepto è vittima di sé stesso e delle proprie idee confuse.

Satana, l’ente da essi tanto venerato ha una storia che molti satanisti forse non conoscono. Satana ha una curiosa etimologia in ebraico Satàn o Saytan termine che identificava uno o più divinità minori delle religioni del medio oriente e del vicino oriente antico. Trova una sua collocazione nel monoteismo ebraico presente nel libro di Giobbe influenzato da molte religioni caldee e dallo zoroastrismo, una filosofia religiosa che considerava il mondo frutto dell’interazione tra due opposte e controversi principi bene e male. Dalla loro “lotta” si dava origine all’universo conosciuto in un perpetuo moto rotatorio. E’ dunque, l’azione tra due antitetici principi, il movimento, che dà forma e sostanza al mondo. Pertanto, non si tratta di un male assoluto, quanto di una sorta di sviluppo evolutivo che dà la spinta al cambiamento, passo necessario per la crescita. E infatti, nelle religioni Abramitiche, questa figura diventa l’incarnazione di un agente che mette in discussione e quindi alla prova, l’uomo considerato emanazione o creazione di Dio.

Satàn ha il significato di avversario, colui che si oppone. osteggiatore e aggressore e veniva usato per indicare sia i nemici politici e antagonisti nelle guerre, sia gli oppositori in giudizio o addirittura i nemici della fede religiosa che, ironia della sorte, rendevano salda quella fede messa alla prova. E infatti, nel meraviglioso libro di Giobbe, Satana o Satàn osteggia proprio il più probo dei servi di dio mettendo a nudo la sua imperfezione.

Ecco che il satanismo, con l’avvento delle concezioni gnostiche diventa una sorta di eresia ossia scelta critica che metterà in discussione tutti gli assunti culturali e dogmatici della religione cristiana divenuta fonte di potere.

Intendo dire che Saytan è il bene?

Satan è il principio con cui il bene si manifesta, soltanto che, il bene è considerato in maniera molto diversa rispetto all’occidente, dove spesso si confonde con etica e morale. Il bene è armonia, è la perfezione in terra è quel perfetto mosaico che dal cielo viene riproposto nella realtà umana. È la Maat egizia. Pertanto, se osserviamo i comandamenti in quest’ottica, noteremo come essi siamo frutto di un pensiero antico che vuole fa scendere il cielo in terra, e ripercorrere l’età dell’oro quando la divinità camminava tra gli uomini. Non uccidere diventa quindi un anatema contro chi si rende reo di un attacco a un circuito interconnesso in cui ogni parte dipende una dall’altra. Spezzare uno dei fili che ci tengono collegati è, quindi un atto violento contro il tutto che si ripercuoterà, prima o poi sull’intera compagine umana. Una sorta di effetto farfalla ante-litteram.

E cosi via discorrendo.

E se consideriamo il male nella stessa ottica antica vedremo come il male, sia il limite che la divinità guardiana mette come spinta al miglioramento umano. Come, direte voi, peccare, uccidere commettere nefandezze aiuta il bene?

Si.

Leggete le parole di Igor Sibaldi:

 

A un certo punto incontri le parti basse (il male) non le vuoi vedere e ti fermi lì non Sali più. Quelle sono le stanze di Barbablu. Se invece le attraversi la tua spirale continua a allargarsi anche verso l’alto verso le conoscenze superiori.

 

Il male è il limite che l’uomo deve superare per perfezionarsi. Superare, non caderci, non abitarci. Pertanto, il vero inferno sarà la paura della responsabilità che ci porterà a rispondere a cosa si è fatto o a cosa si è rifiutato di fare, e quella mancanza di accettazione crea la morte interiore. Ed è quello che, in fondo, accade ai protagonisti, vittime di demoni che sono soltanto le paure, le ferite non guarite mai suturate.

Il cuore dell’uomo che abbraccia totalmente l’idea di male come rifugio o ricompensa è privo di vera energia. Essi lo limitano, lo feriscono, l’ostacolano lo bloccano in una costante lacerazione della purezza o della bellezza armonica della vera essenza. Noi non siamo Dei noi siamo molto di più, parte di un’energia divinità che ha scelto di essere compassionevole con noi ossia empatica. E cosa significa compassione? partecipare con, entrare totalmente in quel regno che è accanto a noi eppure coperto da veli pesanti come macigni. Frenando così la nostra crescita. E i protagonisti si perdono inesorabilmente nelle proprie limitate visioni scambiando quegli infermi personali, quelle gabbie per l’assoluto che bramano. Non a caso sacrificano tutto ciò che simboleggia il regno dello spirito, i gatti (simboli del legame mondo basso e mondo alto, la porta che li mette in comunicazione) i cani ( i psicopompi, la mappa che ci segnala le strade per trovare la porta che dà sul regno dell’immateriale) e lo straniero, il vagabondo, simboli di noi stessi e di quella eterna ricerca interiore.

I protagonisti del romanzo non lottano per liberarsi, non combattono contro l’ingiustizia della loro esistenza, reiterano semplicemente l’unico modo che hanno di conoscere il mondo, perdendosi definitivamente senza mai davvero mettere in atto lo spirito critico e ampliare la loro mente.

La mente è assuefatta, in un delirio fatto di ombre e fantasmi. E non conoscerà mai la luce.

Perdonare e perdonarsi, ecco cosa manca nella vita di Andrea, Manuela, Pietro, Michele. Sono imitazioni delle colpe della società e dei padri, lezioni mai apprese in un costante rifiuto ad imparare, insegnandole a altri con gli esempi scabrosi in un cerchio di prigionia senza fine.

Cosa può insegnarci davvero questo libro perfetto?

E’ un romanzo sociale, più che un horror e un thriller e ha l’ambito compito di insegnarci a reagire alle violazioni dei tabù. Nel narrare la perfidia, la malvagità, la pochezza narra il tentativo dell’uomo di liberarsi e questa costante descrizione di orrori dovrebbe spingerci a violare il tabù più difficile per noi.

Quello del silenzio, della capacità di volgere lo sguardo altrove, di nascondere il marcio sotto il tappeto, di evitare il contatto con il reietto, di provare a rispondere all’orrore con una conquista più alta, che sia anche il perdono. Se da tutto questo racconto, vi resterà solo rabbia e vendetta, allora non avrete speranza di liberarvi, e sarà l’annullamento totale della coscienza.

Il male serve per spingersi ad abbracciare il mondo superiore, anche se questo ci costa osservarci allo specchio e renderci consapevoli di aver peccato non solo contro dio ma contro noi stessi. E ogni tanto facciamoci questa domanda:

 

Ho accettato tutto passiva, non ho mai reagito. Chi sono io?

 

Ultimo dettaglio che vorrei far conoscere al lettore. dietro il significato che ho analizzato c’è anche e soprattutto una certa abilità stilistica che usa (finalmente) il linguaggio come mezzo per raccontare. E fidatevi non è un fattore così scontato. E’ vero che un romanzo è comunicazione e quindi dovrebbe usare, per far giungere il messaggio al destinatario, un codice ( il linguaggio appunto) che possa essere il più possibile libero da distorsioni. E spesso nei libri quest’attenzione non c’è. Lo stile risulta lineare si ma piatto e privo di acme emozionale, poiché troppo standardizzato e rigido. Nel testo di Ottonelli non accade. Aggiungo per fortuna. Questo perché sa dosare a secondo del personaggio che inserisce nelle stroboscopiche luci della ribalta, non soltanto le parole ma il ritmo e lo stile con cui, la percezione personale e privata del protagonista di turno le elabora. significa che per ogni capitolo, riguardante un elemento della storia, o un personaggio della vicenda, Ottonelli cambierà totalmente il codice comunicativo. Si passerà dalla tortuosità emotiva dell’adulto, all’innocenza “sgrammaticata” del bambino. Alla complessità filosofica di Pietro, all’incapacità affettiva della madre adottiva di Manuela. Questo renderà i personaggi non soltanto credibili ma vivi, reali e corporei, pur appartenenti al regno di carta della letteratura. Una tecnica simile l’ho ravvisata in pochi Jan Rankin ad esempio o Stephen King, che non lesinano la velleità tutta artistica di inserirlo lo “slang” per dare più enfasi alla parte emotiva della psicologia. del resto noi siamo ciò che diciamo, siamo frutto di un dato periodo storico, di un dato contesto sociale da cui deriviamo totalmente o in parte la nostra personale percezione della realtà. Ed è questa che si traduce nel messaggio e quindi nella comunicazione. Essendo il romanzo una metodologia di trasmissione del significato, questa capacità di adattamento e di svelamento dell’io del personaggio è fondamentale.  E Ottonelli lo ha ben compreso, rendendo il suo stile fluido e empatico.

Un romanzo moderno, sociale che renderebbe il buon vecchio Dickens davvero orgoglioso.

 

 

 

“Con gli occhi del cuore” di Valentina Nazio, self publishing. A cura di Sophie S

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Penso che talvolta i veri limiti esistano in chi ci guarda.

Candido Cannavò, E li chiamano disabili, 2005

 

Con gli occhi del cuore è una storia di grande attualità e di infinito amore. Un libro che racchiude un mondo intero di emozioni e di insegnamenti.

La storia di Isabel mi ha colpito e mi ha catturato fin dalle prime pagine. Una bambina amante della lettura e con un grande sogno: aprire una libreria. Una ragazza determinata e una donna forte che realizzerà non solo il suo sogno ma che saprà amare come poche persone sono in grado di fare.

Isabel e Alberto sono una coppia affiatata e pronta ad allargare la loro vita di coppia per stringere tra le braccia un figlio: il frutto del sentimento che li lega.

Un figlio che renderà migliore la loro vita già perfetta.

Ma…

La vita le aveva dato un figlio, ma le aveva tolto la possibilità di vivere serenamente la sua gravidanza.

Ma la natura non ha riservato loro una strada in discesa e il piccolo Giulio nascerà con un difetto cromosomico che lo renderà “diverso” agli occhi di tutti.

La vita idilliaca della coppia si trasformerà lentamente in un inferno con due strade che procedono in parallelo ma con senso inverso.

Da un lato c’è Isabel e la disperazione che si trasforma in amore; dopo lo shock iniziale, si renderà conto che con Alberto al suo fianco tutti i problemi potranno diventare meno pesanti.

D’altronde un peso condiviso risulta essere meno faticoso da trasportare.

Ma…

Di nuovo un ma.

Alberto sembra accettare la decisione di Isabel anche se nel suo cuore e nella sua anima ha inizio una guerra.

Tutte le aspettative vengono disattese e la paura lo fa suo prigioniero.

Si accorse che quei sogni erano stati solo castelli di sabbia che un soffio di vento aveva spazzato via con dolorosa facilità, lasciando un informe ammasso di granelli sparsi a terra e cambiando tutto per sempre.

Inizialmente ero davvero arrabbiata con Alberto e con l’autrice, tuttavia la Nazio ha saputo caratterizzare bene i demoni di questo personaggio, delineandone la debolezza e l’inadeguatezza in modo tale da riuscire a suscitare nel lettore una sorta di rapporto empatico.

Mi permetto, quindi, di aprire metaforicamente una parentesi per sottolineare un pensiero scaturito dalla lettura. Per quanto l’Amore che decantiamo sia forte e indissolubile, noi siamo essere umani e come tali abbiamo dei forti limiti e non tutti hanno la capacità o la lucidità per superarli.

Alberto è un essere umano e, conscio dei suoi limiti, prenderà una decisione drastica che lo farà poi precipitare nel tunnel del senso di colpa e dell’infelicità.

E questa colpa, forse, verrà espiata.

Isabel si ritroverà a dover affrontare una nuova vita che, sebbene in salita, la ripagherà di tutto regalandole sorrisi, affetto e pace.

E proprio quando la situazione sembra essersi normalizzata, il vento del cambiamento porterà Roberto nella sua vita.

Roberto è un tuffo al cuore e una meravigliosa e spaventosa occasione di rivincita.

Isabel, però, ha messo sotto chiave il cuore per proteggere se stessa e Giulio dal dolore e così facendo ha anche innalzato un muro alla vera gioia e alla vita.

Si ritrova di nuovo di fronte a un bivio. Una sfida che ha i colori della passione e del tormento.

Se si vuole cambiare il proprio futuro è necessario iniziare a cambiare il presente.

Anche quel passato che credeva aver sepolto tra le pagine dei libri che riempiono la sua esistenza, si presenterà alla porta. Una girandola di avvenimenti che scuoteranno l’asse sul quale gira la sua esistenza “normale e pacifica”, uno scossone che la frantumerà ancora, e ancora le darà la possibilità di scegliere.

Ma questa volta in palio c’è molto di più poiché non è più sola, al suo fianco c’è Giulio e la sua serenità. La loro.

E così, terminata anche l’ultima pagina, mi sono ritrovata a riflettere sul senso di “normalità e diversità” che è da sempre il cruccio di questo mondo alla deriva.

Concludo, quindi, questa recensione con le parole usate dalla stessa autrice per mettere a nudo la realtà che ci circonda.

Non esistono abili o disabili ma solo persone meravigliosamente speciali che, nella loro unicità, danno il proprio contributo alla costruzione di un mondo migliore. Questa non è diversità.

“Cursed” di Sara de Rosa, self publishing. A cura di Micheli Alessandra

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Cursed è il termine inglese significante maledetto. Ed è da una maledizione che prende l’avvio la deliziosa storia di Sara De Rosa, un fantasy venato d’amore, ma affatto banale e sicuramente ricco di spunti interessanti. Lo stile ricorda, se ci si basa su una prima impressione, i tanto amati urban fantasy, che spesso sacrificano la perfetta caratterizzazione dei personaggi al dramma amoroso lasciando il lettore attonito e insoddisfatta. In Cursed, il tentativo peraltro ben riuscito di approfondire esiste ed è la nota lodevole che può differenziarlo dal marasma di letteratura di intrattenimento.

La storia ricorda il canovaccio epico della favola più esoterica di tutte la Bella addormentata nel bosco, nonostante il velo di modernità che la Derosa infonde al testo rendendolo antico e moderno al tempo stesso. Shayla è una ragazza sospesa in un limbo che la rende distante dalla vita che scorre davanti ai suoi occhi. E’ una comunità perfetta che ricorda molto gli antichi racconti di Atlantide o i sogni utopici della città del sole di Tommaso Campanella o di Utopia del grande Tommaso Moro, in cui ogni elemento è ben incastrato l’uno nell’altro a formare un perfetto mosaico di una vera società idealizzata, senza contrasti dati dalla mentalità post moderna della concorrenza e del successo, senza la corsa al potere. E’ un mondo ovattato forse, vibrante in ciascuno di noi, sognato dai migliori filosofi della politica a partire da Locke o da de Saint Simon. E stranamente, coincidenza delle coincidenze, il mondo descritto dalla Derosa ricorda proprio il pensiero di quello che è considerato il fondatore del positivismo sociale, anche se la sua riorganizzazione politica si basava su basi scientifico tecnocratiche più che magico esoteriche.  per Saint Simon:

 gli uomini “devono organizzare la propria società nella maniera che possa essere la più vantaggiosa per il maggior numero di persone”.
Il supremo criterio che avrebbe dovuto informare l’azione dello Stato doveva essere per Saint-Simon il seguente: a ciascuno secondo la sua capacità, a ciascuno secondo le sue opere.

E osserviamo la descrizione di Sara:

 

Basterebbe una sola strega ad allestire

l’intera festa, ma per mantenere unita la comunità tutti noi

preferiamo rimboccarci le maniche aiutandoci l’uno con

l’altro. Tutti partecipano alla festa, non ci sono

discriminazioni, siamo tutti uguali

 

 

Quello che unisce la comunità è l’appartenenza a una stessa essenza legando i destini e le volontà in un unico corpo che si muove riflettendo i bisogni del singolo come se fosse una volontà generale. Vi ricorda qualcuno? La rinuncia alla volontà (esigenze) personali in favore di una volontà generale?

Ma si, lui il grande Jean Jaques Rosseau. E per legittimare questa società composita e sfaccettata da mille identità che solo assieme trovano la loro giusta collocazione è usato il senso antico del mito: ossia il collante dei valori condivisi. non a caso Sara usa il simbolo della stella a cinque punte:

 

L’idea della strega era di formare una

stella a cinque punte, suo simbolo e marchio antichissimo di

protezione, ogni città infatti è una punta e al centro della

stella c’è la capitale, Akash, dove si trova l’antico castello, è

la più grande delle città. Tra una città e l’altra ci sono prati e

campi sconfinati, mulini, e ruscelli. La nostra città, Ysbrid, si

trova nella punta in alto della stella, più precisamente nel

punto dove sorge il salice.

E non è un caso che la stella, mandala dei legami che ci uniscono alla natura e a l’altro, è un simbolo non solo di protezione ma anche di unione degli opposti, maschile e femminile che soltanto uniti possono espletare il loro vero potere.

La stella è la rappresentazione dell’idea egizia dell’unione del cielo con la terra, dell’uomo con il cosmo manifestazione fisica dell’ordine cosmico di Maat, l’armonia. E quest’ordine venne proprio ripreso dal grande Rosseau.

Shayla vive e agisce in questo contesto interconnesso nel quale però, lei è l’elemento dissonante, discordante e direi rappresenta la funzione o la disfunzione del deviante:

ogni persona qui dentro ha un

compito, un posto nella comunità, tranne me.

E’ questo suo non sentirsi nel posto giusto, incompleto tassello che non riesce a essere inserito in questo grande arazzo della vita che dà l’avvio a una vicenda che avrà per lei il profumo della vera rinascita.

Shayla è una persona incompleta, cerca la sua essenza un’identità che appare spenta e evanescente. Ed è per la non conoscenza delle sue doti che si sente “Maledetta” una reietta una deviante, la nota stonata in una musica complessa e abbellita da mille voci diverse. Una definizione interessante per la nostra analisi di maledizione ce la consegna il dizionario Garzanti:

1. non trovare pace o non riuscire a concludere niente di buono

 2. persona o cosa che è causa di sventura, di dolore, di fastidio:

E infatti Shayla:

 

ogni strega ha la sua gemma, brillante e luminosa, del colore

e della sfumatura a seconda dell’elemento di appartenenza.

La mia è scura e opaca, come se fosse morta, forse perché

invece di un dono, ho ricevuto una maledizione

La persona non in pace con sé stessa, che non si integra è causa di fastidio e di sventura perché mette in rilievo e in risalto le difficoltà e le debolezze del sistema di cui non riesce o non può far parte.

 Il mio futuro è così incerto, qui tutti hanno un ruolo, tutti sanno

qual é il loro posto. Io non sto da nessuna parte, sono

difettosa. Sono come il tassello di un puzzle che non

s’incastra con gli altri pezzi e che ancora non ha trovato la sua

giusta collocazione, ammesso che ce ne sia una. Non voglio

essere così, non voglio vivere così. Voglio essere anche io

parte dell’insieme e non la ragazza strana del villaggio

Shayla è l’esempio di come il complesso sistema ereditato anche qua da una dea incarnazione della Maat egizia, che in qualche modo è bloccato, non funziona e non è più colorato dai toni dell’armonia.

Ed è solo con il viaggio, con il cambiamento di visuale e di una nuova percezione di sé, non più legata a pregiudizi o sguardi cupi, a un fallimento che è il fallimento di un’intera società che Shayla trova la sua perduta essenza, ridonando nuova energia a quel mondo che manifestava i segni della decadenza.

Forse finalmente potrei fare qualcosa di diverso,

qualcosa di utile. Per una volta potrei sentirmi uguale agli

altri; in fin dei conti è quello che voglio. Potrei ricominciare

da capo, e anche se probabilmente non sarà per sempre, forse

questa è l’unica opportunità di essere diversa e di ritagliarmi

un piccolo angolo di mondo per me.

Ci troviamo di fronte a una nuova versione dell’eroe graaliano, l’eroe che trova la risposta a un mistero, e che grazie a quell’atto di coraggio, al non accettare il destino, o la fatalità del vivere, ridona fertilità alla terra desolata. E il mondo di Shayla è desolato. dietro l’apparente bellezza nasconde la mostruosità impersonata dal mago oscuro, che al pari del suo alter ego il signore oscuro di Harry Potter ha l’ambizione di dominare la morte e tramite tale dominio conquistare e corrompere per poter mantenere in vita questo abominevole esperimento di vita eterna.

Qual è, la vera magia raccontata da Sara?

E’ il più semplice, osannato ma mai compreso mistero dell’amore: solo l’amore che fa compiere veri sacrifici (fare il sacro, ossia rendere puro un qualcosa) riesce a salvare, riesce a vincere sul male e riesce a donarsi per poter crescere in bellezza. Donando sé stesso all’altro l’amore si dimezza per poter essere raddoppiato, per essere quasi specchio:

Con te posso essere me stesso. Con te mi

sento libero, tu mi fai respirare quando il resto del mondo mi

soffoca» rimango scombussolata da quelle parole, mentre

cerco di trovare le parole giuste da dire.

 

 

Grazie proprio al risveglio del suo lato più intimo e umano (l’amore) Shayla torna a essere sé stessa racchiudendo in sé tutti i toni dell’universo creando un vero paradiso in terra:

 non mi

sono mai sentita così… completa, è l’unica parola che riesco a

trovare per spiegare come mi sento; come se per tutto questo

tempo fossi stata incompleta. Come se ci fosse una parte

mancante, un vuoto che ora è stato colmato.

 

Ed è la completezza che le fa trovare il suo vero volto e che le permetterà, come in ogni fantasy che si rispetti, la vittoria sul male, male inteso come potere e come disordine caotico:

 

Capì che solo le donne erano adatte per proteggere

questo dono, in quanto era nella loro natura, e che gli uomini

non sarebbero stati capaci di controllare tali poteri, troppo

inclini alla violenza e alla conquista del potere.

 

 

Nell’apparente semplicità di una gradevole storia fantastica, la Derosa ha dato nuova linfa a un mondo di simboli tanto vicino a noi, che ci fa comprendere come l’unico mezzo per esistere a volte è passare attraverso il dolore, toccare con mano l’abisso. Solo questo ci dà la forza per sollevare il velo dell’illusione di noi stessi e renderci conto che la vera unica maledizione è il rifiuto della verità, della nostra essenza umana quella che ci fa amare, soffrire e in sostanza vivere. È il rifiuto di continuare a vivere protetti, sospesi quasi inesistenti per il terrore di non essere compresi, di non essere accettati e amati e che ci spinge a mettere, spesso, la nostra anima in mani altrui, mani che tentano di modellarci togliendoci la libertà di scegliere:

 

Ho passato tutta la vita a cercare di

trovare un senso, una ragione che spiegasse perché fossi così.

Ho creduto di essere maledetta, di essere sbagliata e mi sono

sempre sentita fuori posto, e tutto questo perché altri hanno

preso decisioni al posto mio; perché altri hanno deciso cosa

fosse meglio per me» 

E nessuno meglio della nostra anima, che con coraggio e fierezza si spinge fino ai limiti per ritrovarsi può davvero dirci qual è il nostro autentico ruolo nella vita, e può regalare alla nostra gemma personale (immagine del cuore) il suo vero colore:

Mi avvicino piano, allungando la mano per toccarla. È

bianca, ma al suo interno ha riflessi di tutti i colori, é davvero

bellissima.

Ecco una latra verità. Il vero unico potere non è quello della violenza e del caos, ma nella capacità straordinaria di racchiudere tutti gli elementi della vita, bianco o nero, caso e ordine, bellezza e orrore, vita o morte:

Tu sei una strega potentissima, racchiudi in te tutti i

poteri della natura

E la natura è fatta di perdite e riconquiste, di cadute e rinascite.

Un libro genuino ma intenso come pochi, da leggere per la sua dolcezza, ma anche per quelle piccole gemme di saggezza che la giovane autrice con una semplicità abbagliante ci dona in ogni pagina.

 

 

“Non hai avuto modo di scegliere i genitori che ti sei trovato, ma hai modo di poter scegliere quale genitore potrai essere. Marian Wright Edelman”. Per chi vuole sorridere e riflettere sul difficile mestiere di genitore, lo staff consiglia “Guida astronomica per genitori alienati” di Giorgia Golfetto e Massimo della Penna.

 

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Genitori si diventa molto presto, direi nel backstage di quella grande recita che è la vita. Quando sul palcoscenico si affacciano i figli. Recita che, per molti aspetti, ha tutta l’aria (e il profumo, soprattutto il profumo) di una tragedia. A prescindere dalle moderne teorie a favore dell’utero in affitto, in comodato o in locazione commerciale transitoria, ignorando bellamente secoli di speculazione filosofica e giuridica su quale sia il vero punto iniziale della vita, io dico che genitori si diventa nel momento in cui si decide di diventarlo. Ben prima di comprare il test di gravidanza. Nel preciso istante in cui ti guardi con tua moglie/marito/compagno o, per evitare discriminazioni di gender, nel momento in cui futuro-genitore-uno guarda negli occhi futuro-genitore-due e dice “facciamolo”, si diventa genitori. Il che, sostanzialmente, significa diventare paranoici, ossessivi, compulsivi, schizofrenici e piagnoni (in poche parole, si diventa donna) [Se mio marito inizia così con le parentesi, prevedo il divorzio prima della fine del libro; come avrete intuito, è un libro scritto a quattro mani e un cervello e mezzo, il mezzo è il suo!]. Succede questo. Tu decidi di metterlo al mondo, questo marmocchio che in tanti ti chiedono di fare da ogni parte del globo parentale, neanche il governo avesse promesso due milioni di euro a chiunque sia parente entro il settimo grado di ogni neonato. E subito si palesano le prime gravi differenze tra uomo e donna. Già, uomo e donna. Non ricordo chi disse che un uomo e una donna sono le due persone meno adatte in assoluto a sposarsi e vivere insieme. L’uomo, la decisione testé menzionata, la prende con grande brio: finalmente si tromba senza cappucci e interruzioni e pillole e calcoli astronomici. Così la pensa, l’uomo (esattamente, quand’è che la penserebbe in modo diverso?) Errore! Per la donna, la decisione comporta tutta una serie di riti propiziatori (già si prefigura e forse addirittura azzarda lo shopping pre-maman; in ogni caso, la prima tutina sarà comprata, messa sul letto, fotografata e inviata a ottocento contatti al massimo entro il quarto mese, provare per credere). Il suo entusiasmo dura un paio di sveltine. Al terzo mese di mestruo, inizia a ottimizzare le probabilità. Ti fa trovare la spremuta d’arancia e le salviettine sterilizzanti con cui dovresti pulire una parte di te che, di solito, non pulisci con salviettine sterilizzanti (diciamocela, non lo pulisci neppure con salviette normali, né con acqua e sapone, di solito), soprattutto ti viene il sospetto, a te che sei uomo, che non vada bene usare una roba sterilizzante su un attrezzo che ti serve per fertilizzare.

 

 
Sinossi

Una guida spericolata per genitori senza patente. Un viaggio tragicomico all’interno della galassia chiamata famiglia. Un uomo e una donna che scoppiano di gioia all’idea di diventare genitori.
Questo libro racconta le tappe di un viaggio speciale, quello di due persone che decidono di mettere al mondo dei figli, seguendo strade per le quali più che prendere la patente, occorre imparare a riconoscere i segnali.

Perché essere mamma e papà non è solo il mestiere più antico del mondo ma anche il meno noto e il più diffuso. Molte realtà diverse ma tutte accomunate da una sola certezza: nessuno mai ti prepara a ciò che devi affrontare, non esiste alcun corso, né laurea, né patente, solo esperienza diretta sul campo.

Un buffo tuffo con risvolti comici e tragici, ma con l’Amore a fare da leva assoluta su cui si impernia sempre, in qualche modo, quella meravigliosa avventura che si chiama: famiglia.

 

 

Dati libro

Data pubblicazione 24.06.2017

Link acquisto AMAZON

Prezzo € 1,99 (ebook); € 6,99 (cartaceo)

 

Gli autori

Altri libri Massimo Della Penna

L’ultimo Abele: storia di un’ossessione.

Sono solo io: storia di uno strano (vol. I)

Boris: storia di uno strano (vol. II)

 

Altri libri Giorgia Golfetto

Polvere sui ricordi

 

 

“Playlist” di Jen Klein, DEA edizioni. A cura di Paoletta Maizza

 

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Che cosa c’è di meglio del momento in cui ti rendi conto che il liceo sta per finire e la tua vera vita sta per cominciare? Niente, June ne è convinta. Diciassette anni e le idee chiare sul futuro, non vede l’ora di lasciarsi alle spalle la cittadina in cui è cresciuta e tuffarsi a capofitto nella nuova avventura del college. Al contrario di Oliver, l’atleta più popolare della Robin High, che vorrebbe che l’ultimo giorno di scuola non arrivasse mai. June e Oliver non hanno davvero nulla in comune. Potrebbero non rivolgersi mai la parola.
Potrebbero far finta di non conoscersi. E invece. Invece il destino ha voluto diversamente. Perché le loro madri sono amiche per la pelle e hanno deciso che Oliver accompagni June a scuola in macchina. Tutti i maledettissimi giorni. A un tratto, June e Oliver sono costretti a passare parecchio tempo insieme. Peccato che non abbiano niente, ma proprio niente di cui parlare. E allora decidono di mettere la musica. Ma cosa succede quando un’anima rock come quella di June ne incontra una pop come quella di Oliver? Una guerra! Una sfida per il controllo della playlist… finché non accade qualcosa di totalmente imprevedibile. Perché a volte basta la canzone giusta al momento giusto e tutto cambia.

Playlist è un romanzo Young adult che perfettamente si colloca in questo tipo di categoria ormai tanto amata sia dai lettori adolescenti che adulti.

L’autrice Jen Klein sa rendere alla perfezione la freddezza della protagonista e la sua asettica visione del mondo grazie ad un linguaggio abbastanza scorrevole e alle volte un po’ scontato. La storia di per sé sembra quella narrata in altri young adult, ma diversamente da quanto ci si aspetti, i due ragazzi protagonisti riescono in qualche modo a restare originali nel loro piccolo.

Il collante fra June e il protagonista Oliver è dato dalla presenza di questa Playlist musicale che loro ascoltano in macchina nel tragitto per andare  a scuola. June dovrà ricredersi di ogni cosa che l’ha portata a essere convinta che la vita sia una banale e passeggera ruota che gira inesorabile senza un perché ben definito, senza dover dare ad ogni attimo il giusto ritmo, la giusta importanza. É Oliver che la scuote e la risveglia alla realtà concreta e tutta da vivere.  Questo loro frequentarsi da amici, un obbligo all’apparenza che si tramuta ben presto in amore imprevedibile  è reso magico proprio da questo susseguirsi di canzoni che mettono in discussione tutti i loro sentimenti e tutto quello per cui hanno tenuto alta la testa.

L’originalità del romanzo sta proprio in questo, a mio avviso, arricchendo la storia di quella unicità per farlo emergere rispetto a tanti altri. Resta comunque un romanzo che non travolge il lettore, ma racconta, portando una storia di tutti i giorni in una dimensione speciale in cui ci si può perfettamente immedesimare se si hanno vent’anni.

Come tutti gli young adult anche Playlist, sicuramente, ha le carte in regola per poter restare impresso nei cuori dei suoi lettori, tuttavia non ha quello slancio linguistico, quella passione vera che traspare anche da una frase banale se scritta in un certo modo.

Una storia d’amore carina adatta soprattutto ai ragazzi e alle ragazze che amano leggere una  storia d’amore senza troppe complicazioni.