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Leggo e rileggo la vita in racconti di Riccio e rivedo il mio “attimo” ed è sempre più nitida la visione della vita che si sgretola, degli occhi della gente che sempre osserva e giudica, della voce della gente…

Le voci degli incubi che nitidi mi chiedono perchè si fanno quelle cose inutili… Il resto l’hanno fatto il cuore e la passione.

La trama di Riccio è fatta di traiettorie sociali, quei percorsi attraverso i quali i soggetti si trovano in determinate circostanze e cercano di gestirle nel migliore dei modi. È dalle traiettorie, dal sentiero a volte tortuoso, che si ricavano, unendo i punti, i gradini di un cammino individuale, dal quale si evince la varietà dei percorsi di vita. Una raccolta di racconti sulla vita di Riccio intrecciati tra loro da una trama sottile che unisce gli incubi più comuni a molti adolescenti.

È azzardato volere intercettare in questo affascinante flusso di parole e di storie, delle informazioni che siano pienamente oggettive, nel senso di puri prodotti dell’intelligenza critica, ma è più pertinente pensare che il racconto di vita si costruisca in un ambiente in cui l’illusione e la realtà si fondono, in una miscela che non è fuorviante o ingannevole ma che è altrettanto verosimile. Una storia, che assume la forma di racconto diviene una verità conoscibile e accettabile di una soggettività che si costruisce progressivamente, che si contraddice, che si interroga nel suo svelarsi. Un significato, anche provvisorio, ha motivo di esistere in quanto incastonato in una serie di eventi che assumono rilevanza e acquistano una loro articolazione in una presentazione del sé. Non importa se il protagonista mente, bluffa, presenta una versione parziale dei fatti: ciò che conta è la scelta di elementi importanti ai suoi occhi, la ricerca di continuità, di coerenza, nonché il tentativo di convincere, persuadere e conquistare un posto nella vita del mondo. Riccio ricorda, Riccio racconta e Riccio non si ferma anche se ha smesso di camminare.

Come non rimanere affascinati dalla penna di Piero Cancemi? Un lettore obiettivo, amante del genere (Thriller), non può fare a meno di riconoscere il genio di quest’autore. I suoi racconti sono qualcosa di unico, unico nel genere anche se in alcuni passaggi mi hanno richiamato alla mente E.A.Poe e H.P. Lovecraft.

Orrore, genio, follia, amore. C’è un po’ di tutto nel frutto della mente di Cancemi e del suo personaggi principale “Riccio”. Il mondo e le tetre vicende che dipinge magistralmente inglobano in sé tanti aspetti della realtà, dell’animo umano. Ed è proprio l’animo umano che egli scruta più a fondo e, come solo pochi autori possono, scende intrepidamente ad analizzarne gli angoli più bui e oscuri. Il naturale e il soprannaturale si fondono in un’armoniosa unione, realtà e fantasia diventano l’una parte dell’altra senza escludersi, pur restando indipendenti e autonome. Il mondo di Riccio è spaventosamente reale pur presentando aspetti che nella nostra mente appaiono irreali. Quel che è più terrificante però, non è la natura oscura delle vicende narrate, non è la presenza accennata del soprannaturale, non sono gli scenari macabri; a far più paura è la realtà.

Perché? Essa rimane terrificante anche se affiancata da macabre fantasie, e fa ancor più effetto perché sappiamo che essa non è una mera invenzione di una mente geniale. Essa è per l’appunto realtà, e in quanto tale viene associata dalla nostra mente a una cosa che siamo costretti ad affrontare; la nostra mente sa che non c’è nulla di più pericoloso per l’uomo di sè stesso, di quello che è capace di fare, degli angoli oscuri del suo cuore.

Uccidere le oscurità interiori e immateriali è immensamente più difficile che distruggere quelle palpabili.

«…Ama la tua vita Riccio, percepiscine i suoi profumi, ammira quello che riesci a vedere, apprezza i suoni che ti circondano, rispetta quello che sfiori, elogia le tue gambe che ti reggono in piedi e ammira la forza che ti permette di affrontare le giornate, adora tutto quello che vivi insieme alle sue sfumature gustandone tutti i sapori. Devi infatuarti della cosa più importante che hai, la Vita…».

Ci sono segreti che non si lasciano svelare. Gli uomini muoiono di notte nei loro letti, stringendo le mani di confessori simili a spettri, guardandoli negli occhi e implorando pietà; muoiono con la disperazione nel cuore, con la gola attanagliati a dalle convulsioni per l’orrore dei misteri che non si lasciano rivelare. A volte, ahimè, la coscienza degli uomini si carica di un fardello tanto orribile che riusciamo a liberarcene soltanto nella tomba. Così l’essenza del crimine rimane avvolta nel mistero.

Riccio interpreta  la realtà a modo suo, una mescolanza assoluta di vizi e piaceri. Nel libro descritto in modo crudo vi è la vita travagliata del mondo degli adolescenti.

C’è l’adolescenza, ci sono il sesso, le droghe e i cambiamenti. C’è la presa di coscienza di un ragazzo che diventa uomo… chi legge il libro riesce a creare un legame molto forte con il protagonista. I nomi dei personaggi richiamano al mondo animale (riccio, lupo, tasso…), e  forse per questo il richiamo alla bestia è fondamentale per questo libro.

Detto questo, Cancemi, a mio parere, si dimostra uno scrittore davvero capace. Scrive con maestria e riesce a farti provare i sentimenti e le emozioni dei suoi personaggi in maniera abbastanza profonda, o meglio: ti fa provare i SUOI sentimenti e le SUE emozioni. Si perché mentre si legge, almeno questa e la mia personale impressione, pare che sia lo stesso autore ad aver vissuto le varie vicende narrate -in prima persona- e questo regala un qualcosa di speciale alla lettura. Inoltre sa ben descrivere le situazioni narrate e, in alcuni momenti, mi sembrava di vedermi quasi davanti agli occhi gli scenari terrificanti da lui descritti.

In ogni racconto l’autore affronta maggiormente gli aspetti psicologici, indagando fra le ossessioni e gli incubi personali non mancando di inserire anche il mesmerismo.

“…Il mio ego ha smesso da tempo di ingigantirsi, accorgendomi del valore delle semplici cose che prima ignoravo solo perché non riuscivo ad apprezzarle. Troppo facile non prestare attenzione alle piccole cose, alla bellezza dei nostri sensi e al potere delle nostre potenzialità…Spero solo che chi sta male non seguirà mai il mio esempio, le cose belle non durano in eterno, quindi godiamocele il più possibile prima di raggiungere compromessi con noi stessi. Penserò a come deve essere bello camminare, a come deve essere bello saltare, a come deve essere bello riuscire a stare in piedi, a come deve essere bello avere una vita in salute, quella vita priva di alterazioni ma ricca di benessere. Adesso mi è rimasto di saldare i conti con la vita e sono disposto a farlo…”

 

La lettura, grazie alla divisione in racconti, risulta piacevole, anche se alcune storie mi hanno colpito maggiormente e altre un po meno, ma mai mi sono annoiato o sentito troppo impegnato nel leggere questo libro. La scrittura di Cancemi procede in maniera frizzante e lineare riportando in maniera eccellente su carta tutti i vizi tipici della razza umana; una malattia bestiale dalla quale, spesso è quasi impossibile guarire.

Un libro crudo nel linguaggio ma reale nella descrizione del mondo adolescenziale.

Consiglio la lettura di questo libro perché è un libro che ti fa venire l’ansia, ti fa sentire qualcosa che ti emoziona e ti appassiona.

Un libro ricco di emozioni.

Ora “Sorridi”. E quando avrai un momento di smarrimento o indecisione, fermati, aspetta e senti il tuo cuore.

…a mia figlia Miriam con infinito amore…vito ditaranto.

 

 

 

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