“Il mio segreto”di Kathryn Hughes, Edizioni Nord. A cura di Sara Pelizzari.

884292928X9788842929284-1-300x455

 

Questo libro è sicuramente ben scritto e l’autrice è bravissima nel raccontare presente e passato, facendoli coesistere in un’unica dimensione.

Fin dall’inizio attira l’attenzione, anche se non è ben chiaro da subito come, le storie che sta raccontando, sono legate tra di loro dal filo sottile del tempo.

Direi che quà, troviamo più di un romanzo e anche se una storia viene maggiormente sviluppata rispetto alle altre, a loro modo tutti i personaggi sono protagonisti.

Lo sono Thomas e Mary e il loro desiderio di avere un figlio, Beth e Michael che invece hanno disperato bisogno di aiuto per salvare il  figlioletto, che tanto hanno desiderato, ma che è gravemente malato e di sicuro non meno importanti sono le vite di Harry, Selwyn, Trisha, Babs, Lorraine, Petula, Karl, Jerry e Daisy.

Ognuno di loro ha desideri, speranze e sogni, come del resto ognuno di noi …
Incredibile è come verità taciute in passato si possano riflettere sul presente, come un filo sottile leghi indissolubilmente fatti e sentimenti nel tempo e nello spazio.

In questo libro si può dire che viene descritto il “ciclo di una vita”, in modo talmente perfetto da arrivare all’ultimo capitolo quasi senza rendersene conto.

Sicuramente non ci sono eroi dalle macchine potenti o reginette con abiti lussuosi, ma vi troverete amore, passione, realtà e coincidenze forzate …

Possiamo anche trovare spunti per riflessioni profonde, oppure semplicemente leggere la vita di queste persone senza farci troppe domande.

Arriveremo comunque alla conclusione che si srotola tra le pagine di questo romanzo .

Se avete voglia di sentimenti forti, di speranze taciute, di verità celate, questo libro è perfetto.

 

 

Annunci

“Sacrifice. Rya series” Di Barbara Bolzan, Delrai edizioni. A cura di Micheli Alessandra

1494095047

 

 

E’ un segno umano
Quando le cose vanno male
Quando la sua fragranza rimane addosso
E la tentazione è forte
Nel confine
Di ogni uomo sposato
Dolce tradimento sta chiamando
E la negatività atterra

Freddo, cuore freddo
Dura fatta da te
Alcune cose sembrano meglio, piccola
Solo di passaggio
E non è un sacrificio
solo una semplice parola
Sono due cuori che vivono
In due mondi separati
Ma, non è un sacrificio
Non è un sacrificio
Non è un sacrificio, dopotutto

Incomprensione reciproca
Dopo il fatto
Sensibilità costruisce una prigione
Nell’atto finale
Perdiamo la direzione
Nulla di intentato
Nessuna lacrima a dannarti
Quando la gelosia ti fa male

 

Il testo della splendida canzone di Elthon John, racconta di una fine. In questo caso di un matrimonio. cosa centra con il libro di Barbara Bolzan?

Perché questo testo che non è un fantasy, né un distopico ma un testo di narrativa contemporanea di acuta denuncia, racconta di una fine. La fine di una vita per Rya, di una percezione di sé, e la fine dell’adolescenza tramite la perdita dell’ingenuità.

Rya era una donna adolescenziale, abituata a aver tutto, a dipendere dagli altri a pensare tramite schemi preconfezionati che sceglie di percorrere la via in discesa. Verso l’inferno che altro non è l’altra parte della realtà. quella brutale, quella che mette a nudo le brutture e le ipocrisie del potere e persino dei valori. Idrethia non è un mondo utopico. Idrethia è una terra desolata, fasulla illusoria che nasconde sotto il tappeto del perbenismo la sua atrocità. E Boldric non è il saggio sovrano, ma un tiranno. E soprattutto Rya si rende conto di essere sempre stata un semplice oggetto ornamentale.

E’ stata educata per esserlo e quel discendere nel baratro è solo un trovarsi, faccia a faccia dinanzi una realtà che le sfuggiva o che aveva scelto di farsi sfuggire.

Perchè Rya sceglie la discesa? Ecco il punto focale del romanzo. Perché lei regina incontrastata, sceglie di abbruttirsi? Per amore di un uomo?

Non solo. quella è la lettura più semplice. Rya si sporca con il fango, per degradarsi semplicemente perché vuole vedere. e vedere significa distruggere il velo dell’incoscienza. E per farlo serve uno strappo. Senza uno shock non si può riscuotersi dal torpore.

E Rya è allegra, ingenua, viziata e integra con sé stessi. Ma per poter essere “integri” bisogna essere puri. E la purezza presuppone un certo distacco dal mondo così come ci racconta Branduardi nella canzone la luna:

 

Un giorno all’improvviso
la luna si stancò
di guardare il mondo di lassù;
prese una cometa,
il volto si velò 

e fino in fondo al cielo camminò.
E sorpresa fù
che la bianca distesa
non fosse neve.
Eran solo sassi
e i piedi si ferì,
piangendo di nascosto lei fuggì.
Affrontare il mondo a piedi nudi
non si può
e dall’alto a spiarlo lei restò.

 

Dall’alto di mura protette, di un io protetto e reso intaccabile dal mondo reale, direi quasi materiale o dal fango, è facile conservare quella sorta di innocenza. Nulla turba, nulla nuoce e i sassi possono essere facilmente scambiati per neve. Ma, ogni donna, ogni uomo e forse ogni animo bambino deve poter avere la possibilità di scontrarsi con quell’orrore che segna la fine dell’adolescenza e ci indirizza in quella maturità che segna, non tanto il fisico quanto l’animo. E Rya sceglie. sceglie di calarsi nella lordura più sporca, nella miseria senza assoluzione. Nel baratro senza bellezza proprio perché, lei la bellezza non  riusciva più a vederla. La osservava con gli occhi di Alsisia ma non coni  suoi. Del resto quando la bellezza è scontata e a portata di mano, chi se ne accorge davvero?

E’ forse solo in mezzo al letame che possiamo osservare le rose, perché come ci racconta De Andrè.

 

Dai diamanti non nasce niente dal letame nascono i fiori.

 

E Rya è diamante. Freddo, glaciale quasi vuoto. Un diamante che non brilla di luce propria ma di un sole che dà di riflesso colori sgargianti alle sue sfaccettature. mentre la rosa, seppur cresciuta nel guano è viva. seppur piena di spine e forse brulicante di insetti strani profuma. Ed è quella la bellezza, una bellezza che Rya acquista anche di fronte alla violenza. alla bestialità ai gesti estremi. Emana profumo anche quando gli odori della pelle sudata sono acri, quando si arrabbia e non è perfetta. Quando abbraccia il suo angelo Melina. Quando decide di proteggere una bambina un po’ strana, noiosa fastidiosa per la sua condizione di bambola di porcellana che non può essere incrinata dalla vita.

Ecco perché Rya sceglie di buttarsi nel fango. Ecco perché in quelle pagine piene di vero orrore, un orrore non tanto lontano dal vero, lei “cresce”.  È una formazione quasi crudele quella che subisce, che la rende però indomitamente bella, più di tante eroine. Che la rende regina perché la regina non è quella evanescente, eterea lontana, simbolo di cosa la gente, disperata vuole vedere. La regina vera è il collante che tiene la terra legata al cielo. Che abbraccia il popolo anche se pieno di pustole e di ferite. Che sopporta con fierezza il tanfo della vita, del dolore, della povertà.

 La vera regina risana la terra. Non è oggetto o abbellimento. Il vero Re cosi come ci racconta la saggezza di Chretien da Troyes, risana la terra desolata. non è illusione ma Verità. e la verità non può nascere nelle ipocrisie, non può respirare se coperta da un velo. La verità viaggia nei volti della gente, si rispecchia nelle lacrime, urla assieme ai disperati raccoglie le loro grida e se ne fa voce.

Come può un regnate portare l’armonia se esso stesso è solo caos? E il caos prospera laddove non si vuole vedere. Laddove sotto i tappeti ricamati, gli arazzi brillanti si nasconde la polvere, la sporcizia finché essa non è troppa e scoppia trascinando in quel fiume bugiardo tutto con se. E’ questa la vera ribellione.  E per poter essere se stessa e regina di sé stessa, Rya deve attraversare il degrado e la perdita dell’innocenza.

Quando ho iniziato a leggere il romanzo ho subito pensato a due libri importanti per la narrativa di formazione: Madam Bovary di Flaubert e le il tremendo le età di Lulu di Almudena Grandes. In entrambi in maniera tragica (Flaubert non fu tenero con la sua Madame Bovary) si racconta la decadenza che precede il processo di acquisizione di se e che sfalda una certa ingenua innocenza. In Madame Bovary, l’essere viziata e il crogiolarsi in un modo illusorio e fantastico, mina la sua capacità di reagire agli stimoli della realtà. E in questo assomiglia molto a Rya essa stessa cresciuta in un ambiente ovattato, pertanto finto. Nell’altro, le età di Lulu (scartato dai benpensanti perché definito erotico) la protagonista allo bussare della vita, risponde con la decadenza e le forme più offensive di trasgressione. E sperimenta un sesso torbido violento cattivo”. E anche qua ricorda il vissuto tragico di Rya. Che vuole talmente tanto scendere nel fondo per poter capire, non soltanto i suoi limiti e superarli, la sua forza e ingigantirla tanto da diventare non più cucciolo smarrito ma feroce fiera selvatica, ma anche il ruolo e l’essere donna. E sa capisce che donna, in un mondo devoto alla finzione, che persino il suo status regale non è distante dalla vita nel bordello: entrambe vendono l’anima. La regina la vende in cambio di ricchezza e di un riflesso del potere. La maitresse, la vende per denaro. Ma entrambe perdono il loro antico potere femminile. Ed è qui che mi sono ricordata di una fiaba a me molto cara che è la base simbolica di Sacrificie: la fanciulla senza mani.

Ed è un racconto che parla del rito di iniziazione (quello che si autoimpone Rya) mediante la sperimentazione della resistenza. Resistenza interiore dell’anima che riesce a essere brutalizzata, che si spezza (Rya sa di essere quasi morta e non più integra) per riassemblarsi in una forma nuova, tonante e dominante: infatti una volta ricomposta Rya farà quasi paura, un terrore riverenziale di fronte alla sua femminilità meno addomesticata, una vera e propria lupa. Questo perché Resistenza significa voler e poter continuare senza sosta, dignifica rendere robusto, forte vigoroso e risoluto. Ed è per me il punto focale, meraviglioso e straordinario della storia. Rya è amputata di una parte di se (cosi come la fanciulla senza mani viene privata appunto delle mani del saper fare) ma ottiene molto di più: ottiene stranamente la sovranità su se stessa e un anima nuova da poter proteggere come se fosse una Rya in boccio.

Rya completa, come in ogni romanzo di formazione che si rispetti una discesa. direi parecchie discese. E si trasforma e entra a passo regale in un altro ciclo: quello di Donna. E Madre. E Nemesi.

Rya ha iniziato il suo cammino con un baratto. Che baratto direte voi?

Ha ceduto i suoi occhi, la sua percezione, la sua volontà di rendere i valori di Rya e non di una discendenza o di una famiglia o persino di una sorella amata, ha ceduto in senso psicologico la sua vita sapiente. in cambio di doni materiali e di una comodità apparente. Ha abbandonato una natura selvaggia non schiava degli schemi per amor di tranquillità.  Tutte noi donne iniziamo la vita così. Ma poche decidono di svegliarsi, anzi sonnecchiano ancora un po’. E scelgono anche testi che le lascino crogiolarsi in un’illusione. Badate bene non sogno ma illusione.

E la Bolzan ci fa un grande regalo. Ci dona una figura di esempio, una personalità curiosa decisa che osa infrangere le consuetudini e non ha paura di sporcarsi nel fango. Né del dolore, né della brutalità. Ma che la guarda fissa in faccia reagisce e parte in cerca di un’altra vita. Che sia un amore o la volontà di costruire un suo privato regno.

Che Rya vi accompagni in questo arduo cammino.

e grazie Barbara per questo regalo e alla Delrai per aver permesso a questo fiore selvaggio di piantare radici nelle nostre anime assetate.