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Se pensate che Oltre i confini sia solo un fantasy, vi illudete.

Per carità potete, ovviamente, leggerlo anche in questo senso. Vi potete basare sulla musicalità del testo, sulla magnificenza onirica delle immagini. Potete gustarvi lo scritto come l’eterna lotta bene e male, o come il percorso di maturazione psicologica di Francesca o Lucilla, o Malvina.

Ma, perdereste molto.

Questa trilogia nasconde ben altro, tra le sue frasi a volte elaborate e incomprensibili ma dotate di un ritmo incantevole. Ed è proprio questo il cuore del libro, ossia incantare.

 E questo termine, cosi usato e abusato contiene tutto il senso del libro e sapete perché?

Perché incantare deriva dal latino ed è composto di in e cantare, ossia recitare una formula magica. Questa musicalità di cui la parola è intrisa, quasi una reiterazione di vocaboli cantilenanti dotati di volontà propria, serve per vari scopi

Il primo. Privare qualcuno della volontà per mezzo di arti e formule magiche. E, in fondo leggendo il libro, vi renderete conto di come la magia, che la Gastaldi infonde a ogni frase, ha proprio la capacità di annullare la volontà o meglio la volontà cosciente del lettore, per precipitarlo in un mondo fatto di sottili fili mistici, di sogno e di mistero. Ed è per questo motivi che ci si ritrova a far parte di una volontà più alta, una sorta di forza primordiale, di conoscenza, che gioca con noi forgiando la nostra anima e la nostra coscienza.

Secondo significato. Riempire di ammirazione, stupore, rapimento, estasiare e sedurre. E leggendo questo romanzo è quello che accade, rapimento che vi porta a varcare una soglia e trovarvi in un mondo che, seppur non capito fino in fondo, lascia un senso di familiarità nel lettore attonito.

Ultimo significato. Interrompere a un tratto ciò che si sta facendo, perché attratti dalla vista di qualcosa o perché sorpresi da qualche pensiero o fantasticheria. Da qualche rivelazione arcana. Da misteri lontani eppure vicini. Tutto questo si racchiude in una semplice e complessa trilogia che, appunto perché incanta, si presenta non come un fantasy ma un tomo in cui è incisa a fuoco, l’intera tradizione gnostica occidentale e l’intero percorso evolutivo e spirituale dell’uomo.

La stessa noemi cita nel meraviglio epilogo:

 

La saga “Oltre i confini” nasce dal desiderio di raccontare un percorso esoterico che porto avanti da anni.

Questa frase non fa altro che asserire l’esistenza, tra le pieghe del libro, di una conoscenza che da millenni ha attraversato la comprensione umana, creando quella che Renè Guenon chiama la scienza sacra.

Questa scienza non è altro che un insieme coerente di principi, di insegnamenti e di piccole verità utili a scoprire quello che Noemi chiama perfettamente, il mondo oltre i confini.

Cos’è questo mondo?

Innanzitutto, per parlarvene vi devo riportare un piccolo segreto. La scienza moderna e persino le religioni o anche gli assunti filosofici antichi, erano composti da due parti. Una essoterica ossia manifesta e passabile di trasmissione scritta e orale, in grado di migliorare la vita di tutti, persino del popolo e una esoterica nascosta, velata da simboli, da archetipi, utile per raggiungere quello che, Gregory Bateson, chiama “apprendere ad apprendere.

 Se la scienza e la cultura intesa in senso materiale e utilitaristico, potevano portare a una evoluzione sociale, politica e economica, quella più misteriosa riservata ai pochi, scelti dal fato (Moira) in grado di superare gli ostacoli, poteva portare semplicemente a rivalutare, reinterpretare quegli assunti di convenienza in una chiave più ampia, più onnicomprensiva che potesse abbracciare l’uomo in una totalità. O per dirla in senso filosofico in un monismo ontologico.

Non solo la vita materiale quindi, ma anche piscologica, la spirituale e la magico mistica. Per questo ho scritto apprendere ad apprendere: tutto quello che serviva per mantenere stabile una nazione, un popolo, una cultura, poteva essere vista in un’ottica universale come  principio regolatore e generatore del mondo e dei suoi significati. Diciamo che si organizzava l’universo secondo l’antico principio della Maat egizia, ossia l’ordine cosmico.

Ecco perché l’esoterismo era soltanto una porta o una via da percorrere solo se dotati di resistenza e di forza morale, proprio perché rischiava di buttare all’aria, di infrangere, demolire tutte le certezze e tutte le facili concezioni del mondo chiamato reale.

E qua entra con passo fiero la concezione del mondo proprio di alcune culture magico sciamaniche (shaman significava saggio) e fondamenta per molti popoli antichi, ossia la concezione del mondo.

Per i celti, i norreni, e ogni popolazione che usava la magia per comprendere il mondo, l’universo era costituito in un modo preciso: essi si muovevano dentro un universo a tre livelli.: il mondo superiore, il mondo di mezzo, e il mondo inferiore. Questi tre mondi erano tutti collegati al grande albero della vita (chiamato dai norreni Yggdrasill l’albero cosmico). Il druido, il sacerdote, lo sciamano, sedeva al centro appoggiandosi all’albero stesso che si protendeva verso l’alto, nelle più profonde regioni dello spazio, dove sole e luna si alternano dando vita alle stagioni.

In questo meraviglioso schema, l’uomo abitava nel mondo di mezzo uno spazio non totalmente distaccato dalla dimensione ultraterrena che, anzi, definiva costantemente la forma del nostro, sovrapponendosi in un modo tale che, in certi momenti, si poteva passare da una dimensione all’altra.

Per gli antichi, questi tre mondi, erano strettamente collegati tanto che alcuni individui, sognatori o sciamani o sacerdoti, o mortali con il dono della Vista, potevano facilmente trovare quel punto di unione, quel confine dove tutte le forme archetipe possono essere ricercate e ogni cosa è collegata all’altra.

 È in questi punti di confine che si ritrovano i veri aspetti di tutti gli esseri e dove possono interagire tra loro, cambiare e influenzarsi. La realtà diventa eterna e si toglie l’illusione della personale percezione fino a comprendere che il nostro universo è soltanto un mondo-ombra.  E questo la Gastaldi lo sintetizza creando i suoi Viator, i viaggiatori coloro in grado di penetrare quel sottile velo che separare le realtà.

Pertanto, il mondo oltre i confini non è altro che quello di tanti bellissimi racconti irlandesi o scandinavi, in particolare presenti nel Mabinogion o nella Saga di Fionn e veniva chiamato l’altro mondo, o mondo dei Faerie

In questo arcano luogo dimoravano gli spiriti antichi, archetipi che, come la Gastaldi stessa racconta nel suo epilogo, sono personificazioni delle energie che animano la nostra materialità. Questo mondo ha degli ingressi specifici che lo collegano al nostro paino di realtà. Una caverna particolare, una fessura nella roccia o nella terra, un luogo di sepoltura, sono gli accessi al mondo numinoso e ogni luogo che permette questa intromissione è dichiarato sacro, e rappresenta un centro in virtù dell’intensa concentrazione di forze spirituali. Sono luoghi che l’uomo comune (non adeguatamente e spiritualmente preparato) deve evitare, e che invece il sacerdote può penetrare liberamente.

Non solo. questi luoghi contengono un segreto che viene svelato alla viator Lucilla:

 

“La realtà oltre i confini è… una versione incontaminata della realtà in cui vivo io?”

“Quasi. Non è identica, ma vorrei farti notare che tutto è molto simile, anche le distanze lo sono

Infatti, l’altro mondo non è altro che immagine speculare del nostro, dove le leggi sono stravolte, dove alto e basso, destra e sinistra, giorno e notte sono totalmente rovesciati. Tempo e spazio risultano dissimili e quelle che sembrano poche ore nell’altro mondo diventano anni e non addirittura secoli. A differenza poi di altre civiltà (che spesso temono questo mondo magico) per alcuni popoli tra cui i celti, queste due realtà si toccano, si abbracciano e si completano tanto da combaciare perfettamente come pezzi di uno stesso mosaico. Ed è un sottilissimo velo di illusione (maya) a fungere da confine.

E qua sottolineo l’importanza oggi di antiche festività rimodernate e contestate come straniere nella nostra italica patria e che figlie di una concezione particolare del tempo, dello spazio e dell’universo sono più di una commemorazione di eventi passati o di eventi materiali, diventavano un punto a cui tornare anche dall’ottica simbolica, uno spiraglio attraverso cui il velo si può sollevare e ogni luogo anche il meno potente si fa porta.

In questo universo ricostruito, c’è spazio anche per un’altra concezione sciamanico stregonesca, ossia l’esistenza di famigli o spiriti animali o spirito totemico. Questo, è più di una sorta di affinità elettiva con l’animale preferito ma qualcosa di più complesso che la Gastaldi spiega usando il termine ibridazione.

 

Non c’è conoscenza, cura o discesa dietro alle quali non si nasconda la nostra bestia. Una volta conosciuta e apprezzata tutto intorno a noi è mutato, tutto è stato visto con occhi diversi e percepito con sensi che nemmeno pensavamo esistessero.”

 

Vediamo nel dettaglio cosa raccontano gli antichi tramite le parole di una viator Francesca.

 

Sono stata sirenetta, poi pesce, ed è stato semplicemente meraviglioso!” rispose lei in un sospiro, estasiata dai propri ricordi.

“Interessante!” commentò Giovanni, “Prima hai sperimentato un’ibridazione, poi addirittura… una metamorfosi…” provò.

“Uh, non direi, non la chiamerei così…” rifletté Francesca.

“E perché no?”

“Perché, dal momento in cui ho avuto quel primo contatto, con quella prima Bestia, un pochino di essa è entrato a far parte di me. 

Anche quando sono oltre i confini e divento un grosso pesce, quando sembra che solo l’istinto mi governi, in fondo, un po’ di me è nella Bestia. Un po’ di me dev’essere in lei anche ora. 

 

Queste parole riecheggiano anche un antico racconto, La storia di Tuan Mac Cairill, dove un vecchio racconta la sua esperienza di ibridazione dove diventa prima cervo, poi falco, poi cinghiale poi falco e infine salmone pere rinascere finalmente nella sua forma umana Tuan.  In questa antica fiaba si narra l’esperienza profonda che accompagna l’immedesimazione e la fusione con l’animale totemico, o animale guida che non è solo un superficiale riconoscersi ma una profonda unione in cui le due identità, uomo e animale di fondono per tornare a quello che Clarissa Pinkola Estes, chiama la natura selvaggia, o come dice Noemi l’antica usanza selvaggia. Cos’è davvero?

Lascio alla Estes l’onore di raccontarvelo:

 

è questa relazione fondamentale istintuale esistenziale fatta di forze naturali da cui siamo nate e da esse nella nostra essenza ci siamo anche derivate.

e’ detta la donna che vive alla fine del tempo o la donna che vive ai confini del mondo e questa creatura è sempre un creatore strega o una Dea della morte o una vergine in caduta…e’ nel contempo amica e madre di cloro che hanno perso la strada si sono perdute di tutte coloro che hanno bisogno di sapere o hanno un enigma da risolvere e’ conoscenza dell’anima

 

E’ un archetipo che fa parte di quella conoscenza di forze universali, arcane o Spiriti maggiori o antichi dei:

 

Quando le persone sensibili rendono culto a un Antenato, o una divinità… Lo fanno perché hanno fede, e si abbandonano tra le braccia della divinità come fossero bambini piccoli che dormono in grembo a una madre premurosa. La Forza Ancestrale è questo: ci ascolta, ci è benevola… ma è tanto grande che, sotto alcuni aspetti, sfugge alla nostra comprensione. In questo è molto diversa rispetto alle Bestie… Quando ci avviciniamo alle nostre Bestie ne traiamo conoscenze che poi decidiamo come meglio utilizzare. Quando conosciamo la Forza Ancestrale… siamo per mano a qualcosa dipiù grande.”

 

Queste forze raccontano non solo la ricerca personal di qualcosa che:

 

che sta oltre i confini della materia.

Ma anche e soprattutto la nascita del mondo, la nascita e il cammino dell’uomo e raccontano in chiave simbolica i legami tra l’universo, la creatura e il creatore: ossia sono l’essenza più pura, o impura ossia Sacra delle Religioni.

E raccontando un viaggio lo devono raccontare puntando l’attenzione alle varie tappe o prove con cui l’anima si trova a doversi confrontare. E perfettamente la Gastaldi, usa proprio alcune immagini del libro più importante di ogni conoscenza esoterica ossia i tarocchi. tutti conoscerete le carte misteriose che spesso, erroneamente vengono usate per predire il futuro, degradando il loro autentico significato.

L’origine dei tarocchi, infatti, non è quella di mezzi opportunistici per conoscere e affrontare le incognite del futuro. I tarocchi sono protagonisti e racconti di un percorso evolutivo e spirituale dell’essere più misterioso tanto amato dalla divinità e persino causa di gelosie negli angeli: l’uomo.

In quei disegni perfetti è celato il segreto della crescita, della maturazione e sono la chiave non solo per entrare nel mondo segreto ma per tornare a congiungersi con dio.

 L’alchimista (o mago) l’eremita, la Temperanza persino la Torre, sono le fasi che l’anima nella sua ascesa al cielo deve affrontare con i suoi doni ma anche le sue maledizioni. perché ogni archetipo ha anche l’opposto l’ombra che è il limite da superare per passare di livello.

La domanda a cui il libro risponde è la seguente. perché l’uomo deve tornare a dio? Le risposte è in un accenno stupefacente nel libro della complessa Pistis Sophia, il vangelo gnostico scritto in lingua copta nella seconda metà del III secolo. Il libro, che consiglio ai coraggiosi perché è davvero una lettura strabiliante, contiene la rivelazione segreta di Gesù a Maria Maddalena, istruendola sui segreti del mondo, della creazione e del modo con cui l’anima può ascendere al cielo perché sia possibile la salvezza eterna dell’anima sprofondata e ingabbiata nel mondo materiale.

E leggete questo passo:

 

All’inizio del tempo, la Tempesta regnava su tutto tutto era acqua e luce, era caos, era energia. Le cose cambiarono quando vennero gli Spiriti Antichi.”

Con quelle poche parole, catturò immediatamente l’attenzione di tutti. Proseguì: “Non fu la Tempesta a volerli, fu un potente Spirito Creatore. Egli divise le rocce dal metallo, le Bestie dall’energia amorfa, la Realtà Complessa dalle Rocce Antiche; tutto questo fu necessario per tenere separati anche i due potenti Spiriti Antichi, che noi conosciamo come l’Eremita e l’Alchimista. Fu proprio questa separazione a dare forma anche alla realtà materica che noi conosciamo. Quando i due Spiriti Antichi s’incontrarono per la prima volta, la Tempesta comprese che il disegno dello Spirito Creatore non era adeguato, che prima o poi l’equilibrio sarebbe stato perduto, e si rivolse quindi direttamente a lui, perché i due Spiriti Antichi fossero distrutti. Questo però non era più possibile: erano state coinvolte troppe persone, persone consapevoli, come noi. 

In queste parole è sintetizzata l’intera epopea della pistis: essa è un parabolico dialogo tra l’anima intrappolata nel peccato e il divino principio redentore che rappresenta le regioni della luce in eterna lotta contro il Caos ( la tempesta infatti è la carta della torre che simboleggia la caduta, e il caos ).

La pistis Sophia, ossia la figlia del redentore, la gnosi, la conoscenza, reclama l’aiuto per abbandonare la sua povertà spirituale e Gesù continua a rispondere alle sue suppliche svelando il perché della caduta.

La pistis nel suo stato originario è come un libro muto, è nel non essere e tramite il peccato, ossia la contaminazione con il regno delle tenebre guadagna la giusta esperienza per ritrovare la saggezza e la strada per il suo ritorno nella luce.

Per gli gnostici, la gnosi eterna o l’anima o il materiale psichico che è contenuto nell’uomo fu vittima di una caduta spirituale provocata da un falso demiurgo Creativo il potere o l’eremita che:

 

Cerca un Viator, uno soltanto, disposto a sottomettersi in cambio del potere. E il suddetto, accettando tale ruolo di  “unico eletto”, dunque di “solo”, finisce per consumarsi in un deserto freddo e buio.

Questa caduta causò in Pistis l’anima umana, una distorsione della sua struttura originale, l’apparizione di aggregati psichici o demoni che la tormentano e la imprigionano (i larius) al punto di allontanarla dalla sua dimora divina fino a gettarla nel caos delle religioni.

La missione di alcuni uomini speciali non è altro che quella di raccogliere l’origine di lei stessa e di liberarla dalla trappola della materia corrotta e di abbandonare la sua condizione per riconquistare l’equilibrio o i cieli promessi.

Un libro complesso che molti definirebbero di nicchia e che io invece definisco fondamentale in quest’epoca di decadenza perché tutti noi come la Sophia perduta possiamo finalmente ritrovare il nostro mondo di luce. Leggetelo e aprite gli occhi ricordando che il traguardo

 

richieda, appunto, costanza e introspezione.

 

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