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Spesso, nel web, mi imbatto in questo quesito:

“Siamo noi a scegliere i libri, o sono loro a scegliere noi?”

Prendendo in prestito quanto l’autrice scrive alla fine di ogni capitolo, dirò

 

“Ma questa sarà la fine della recensione”

 

Claudia Aloisi, la protagonista, sostiene un importante colloquio di lavoro che darà inizio alla sua carriera lavorativa in qualità di responsabile di negozio presso un centro commerciale.

Sarà la sua occasione, il suo inizio, la svolta che se stessa si è creata.

La storia è una sorta di viaggio alla conoscenza di questo ambiente ed illustra puntigliosamente tutti i passaggi, le responsabilità, l’attività e la passione  che riveste tale figura.

Prima tappa la Formazione.

Claudia, viene mandata dall’azienda presso un punto vendita nel nord già economicamente avviato. Qui avrà la possibilità di  “toccare con mano il lavoro” ed imparare attraverso l’esperienza di un team formato.

Questi incontri “fuori porta” diverranno appuntamenti annuali da svolgersi in diverse città italiane e serviranno da un lato, a rendicontare l’andamento del p.v., dall’altro, a motivare la responsabile che trasmetterà l’entusiasmo al proprio team al suo rientro.

L’autrice descrive le città visitate, in un modo molto interessante e particolare, mi piace citarne alcune:

“Milano – una donna Milano, messa sempre in piega, senza mai che un’emozione le sbavi il trucco…”

“Venezia è una donnina esile, con la pelle bianca… strizzata in un corpetto da gran donna e quando … si toglierà la maschera … cadi nei suoi occhi blu laguna”

“Roma è una donna zingara con grandi orecchini a cerchio tra capelli scuri a onde antiche”

“Napoli è una donna vestita di mare, dal nome Partenope, che se ne sta sdraiata su un fianco con la bocca rosso fuoco e le braccia colme di orgogliosi seni…”

 

Seconda tappa la scelta del team.

Una scelta, questa, tutt’altro che leggerà perché negozio vuol dire collaborazione, ma anche rispetto e conoscenza dei ruoli.

Poi l’allestimento per l’apertura e l’inizio di un:

 

“lavoro che era libertà. Di espressione, di azione e d’immaginazione, alimentato dal vento della creatività.”

Ottima descrizione.

Ma questa sorta di viaggio all’interno di un mondo forse poco conosciuto, ha il principale scopo di denuncia.

L’autrice sceglie un’attività lavorativa apparentemente semplice che è invece una sorta di motore costruito con tanti piccoli ingranaggi.

Rover

Visual

Responsabile p.v.

Team

Se solo uno cede, il motore si blocca.

E il cedimento avviene sempre quando “gli ingranaggi” subentrano per clientelismo.

Ecco la denuncia, il male di questa società. Un tarlo che, nel tempo, ha provocato grandi buchi divenuti ormai voragini.

L’assoluta certezza di continuità a rivestire un ruolo decisionale non adatto alla persona per capacità e/o volontà, porta a svogliatezza e negligenza, al delegare ad altri le proprie responsabilità con il fine di non esporsi quindi non sbagliare.

L’arroganza e l’ipocrisia poi, ne sono il condimento.

E eccola “la crepa mai riparata di quel solido e candido muro sul quale stavo dipingendo la mia vita professionale”.

Arrivo alla conclusione di questa recensione ed è giusto iniziarla dalla frase che ho inserito in apertura. Quindi mi presento. Mi chiamo Sabrina e sono responsabile di un p.v. di abbigliamento presso un centro commerciale.

A dire il caso!!!!

Mi rivolgo a “Claudia” sul finale per dirle questo:

Il più grosso neo che ha questo tipo di attività è l’assoluta convinzione di fare le veci della proprietà perché il negozio è Nostro. Il fatturato è Nostro. L’andamento aziendale è Nostro e questo perché, con il team, lo allestiamo, lo fidelizziamo, curiamo i clienti come fossero fiori da far sbocciare uno a uno, sappiamo cosa   “va e cosa non va” per aumentare il cassetto , Noi Noi Noi.

Sbagliato. Questo modo di pensare, tra l’altro inculcato in quelle splendide riunioni annuali, ci fa perdere di vista una cosa importante. Noi siamo un ingranaggio di un motore il cui carburante è comprato dall’azienda. Se la proprietà sbaglia il tipo di miscela le conseguenze sono le peggiori.

Purtroppo non mi trovo d’accordo sulle responsabilità finali date a chi nulla poteva fare perché i giochi erano già stati decisi in precedenza.

Da parte mia continuerò a svolgere questo lavoro con l’entusiasmo e la responsabilità di chi merita, nella convinzione che, se un domani dovesse esserci “MORS MEA” , non sarà da attribuire ad un ingranaggio simile a me che invece potrà peccare solo di ipocrisia dettata dalla condizione.

Siamo , purtroppo o per fortuna, umani.

 

 

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