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Cursed è il termine inglese significante maledetto. Ed è da una maledizione che prende l’avvio la deliziosa storia di Sara De Rosa, un fantasy venato d’amore, ma affatto banale e sicuramente ricco di spunti interessanti. Lo stile ricorda, se ci si basa su una prima impressione, i tanto amati urban fantasy, che spesso sacrificano la perfetta caratterizzazione dei personaggi al dramma amoroso lasciando il lettore attonito e insoddisfatta. In Cursed, il tentativo peraltro ben riuscito di approfondire esiste ed è la nota lodevole che può differenziarlo dal marasma di letteratura di intrattenimento.

La storia ricorda il canovaccio epico della favola più esoterica di tutte la Bella addormentata nel bosco, nonostante il velo di modernità che la Derosa infonde al testo rendendolo antico e moderno al tempo stesso. Shayla è una ragazza sospesa in un limbo che la rende distante dalla vita che scorre davanti ai suoi occhi. E’ una comunità perfetta che ricorda molto gli antichi racconti di Atlantide o i sogni utopici della città del sole di Tommaso Campanella o di Utopia del grande Tommaso Moro, in cui ogni elemento è ben incastrato l’uno nell’altro a formare un perfetto mosaico di una vera società idealizzata, senza contrasti dati dalla mentalità post moderna della concorrenza e del successo, senza la corsa al potere. E’ un mondo ovattato forse, vibrante in ciascuno di noi, sognato dai migliori filosofi della politica a partire da Locke o da de Saint Simon. E stranamente, coincidenza delle coincidenze, il mondo descritto dalla Derosa ricorda proprio il pensiero di quello che è considerato il fondatore del positivismo sociale, anche se la sua riorganizzazione politica si basava su basi scientifico tecnocratiche più che magico esoteriche.  per Saint Simon:

 gli uomini “devono organizzare la propria società nella maniera che possa essere la più vantaggiosa per il maggior numero di persone”.
Il supremo criterio che avrebbe dovuto informare l’azione dello Stato doveva essere per Saint-Simon il seguente: a ciascuno secondo la sua capacità, a ciascuno secondo le sue opere.

E osserviamo la descrizione di Sara:

 

Basterebbe una sola strega ad allestire

l’intera festa, ma per mantenere unita la comunità tutti noi

preferiamo rimboccarci le maniche aiutandoci l’uno con

l’altro. Tutti partecipano alla festa, non ci sono

discriminazioni, siamo tutti uguali

 

 

Quello che unisce la comunità è l’appartenenza a una stessa essenza legando i destini e le volontà in un unico corpo che si muove riflettendo i bisogni del singolo come se fosse una volontà generale. Vi ricorda qualcuno? La rinuncia alla volontà (esigenze) personali in favore di una volontà generale?

Ma si, lui il grande Jean Jaques Rosseau. E per legittimare questa società composita e sfaccettata da mille identità che solo assieme trovano la loro giusta collocazione è usato il senso antico del mito: ossia il collante dei valori condivisi. non a caso Sara usa il simbolo della stella a cinque punte:

 

L’idea della strega era di formare una

stella a cinque punte, suo simbolo e marchio antichissimo di

protezione, ogni città infatti è una punta e al centro della

stella c’è la capitale, Akash, dove si trova l’antico castello, è

la più grande delle città. Tra una città e l’altra ci sono prati e

campi sconfinati, mulini, e ruscelli. La nostra città, Ysbrid, si

trova nella punta in alto della stella, più precisamente nel

punto dove sorge il salice.

E non è un caso che la stella, mandala dei legami che ci uniscono alla natura e a l’altro, è un simbolo non solo di protezione ma anche di unione degli opposti, maschile e femminile che soltanto uniti possono espletare il loro vero potere.

La stella è la rappresentazione dell’idea egizia dell’unione del cielo con la terra, dell’uomo con il cosmo manifestazione fisica dell’ordine cosmico di Maat, l’armonia. E quest’ordine venne proprio ripreso dal grande Rosseau.

Shayla vive e agisce in questo contesto interconnesso nel quale però, lei è l’elemento dissonante, discordante e direi rappresenta la funzione o la disfunzione del deviante:

ogni persona qui dentro ha un

compito, un posto nella comunità, tranne me.

E’ questo suo non sentirsi nel posto giusto, incompleto tassello che non riesce a essere inserito in questo grande arazzo della vita che dà l’avvio a una vicenda che avrà per lei il profumo della vera rinascita.

Shayla è una persona incompleta, cerca la sua essenza un’identità che appare spenta e evanescente. Ed è per la non conoscenza delle sue doti che si sente “Maledetta” una reietta una deviante, la nota stonata in una musica complessa e abbellita da mille voci diverse. Una definizione interessante per la nostra analisi di maledizione ce la consegna il dizionario Garzanti:

1. non trovare pace o non riuscire a concludere niente di buono

 2. persona o cosa che è causa di sventura, di dolore, di fastidio:

E infatti Shayla:

 

ogni strega ha la sua gemma, brillante e luminosa, del colore

e della sfumatura a seconda dell’elemento di appartenenza.

La mia è scura e opaca, come se fosse morta, forse perché

invece di un dono, ho ricevuto una maledizione

La persona non in pace con sé stessa, che non si integra è causa di fastidio e di sventura perché mette in rilievo e in risalto le difficoltà e le debolezze del sistema di cui non riesce o non può far parte.

 Il mio futuro è così incerto, qui tutti hanno un ruolo, tutti sanno

qual é il loro posto. Io non sto da nessuna parte, sono

difettosa. Sono come il tassello di un puzzle che non

s’incastra con gli altri pezzi e che ancora non ha trovato la sua

giusta collocazione, ammesso che ce ne sia una. Non voglio

essere così, non voglio vivere così. Voglio essere anche io

parte dell’insieme e non la ragazza strana del villaggio

Shayla è l’esempio di come il complesso sistema ereditato anche qua da una dea incarnazione della Maat egizia, che in qualche modo è bloccato, non funziona e non è più colorato dai toni dell’armonia.

Ed è solo con il viaggio, con il cambiamento di visuale e di una nuova percezione di sé, non più legata a pregiudizi o sguardi cupi, a un fallimento che è il fallimento di un’intera società che Shayla trova la sua perduta essenza, ridonando nuova energia a quel mondo che manifestava i segni della decadenza.

Forse finalmente potrei fare qualcosa di diverso,

qualcosa di utile. Per una volta potrei sentirmi uguale agli

altri; in fin dei conti è quello che voglio. Potrei ricominciare

da capo, e anche se probabilmente non sarà per sempre, forse

questa è l’unica opportunità di essere diversa e di ritagliarmi

un piccolo angolo di mondo per me.

Ci troviamo di fronte a una nuova versione dell’eroe graaliano, l’eroe che trova la risposta a un mistero, e che grazie a quell’atto di coraggio, al non accettare il destino, o la fatalità del vivere, ridona fertilità alla terra desolata. E il mondo di Shayla è desolato. dietro l’apparente bellezza nasconde la mostruosità impersonata dal mago oscuro, che al pari del suo alter ego il signore oscuro di Harry Potter ha l’ambizione di dominare la morte e tramite tale dominio conquistare e corrompere per poter mantenere in vita questo abominevole esperimento di vita eterna.

Qual è, la vera magia raccontata da Sara?

E’ il più semplice, osannato ma mai compreso mistero dell’amore: solo l’amore che fa compiere veri sacrifici (fare il sacro, ossia rendere puro un qualcosa) riesce a salvare, riesce a vincere sul male e riesce a donarsi per poter crescere in bellezza. Donando sé stesso all’altro l’amore si dimezza per poter essere raddoppiato, per essere quasi specchio:

Con te posso essere me stesso. Con te mi

sento libero, tu mi fai respirare quando il resto del mondo mi

soffoca» rimango scombussolata da quelle parole, mentre

cerco di trovare le parole giuste da dire.

 

 

Grazie proprio al risveglio del suo lato più intimo e umano (l’amore) Shayla torna a essere sé stessa racchiudendo in sé tutti i toni dell’universo creando un vero paradiso in terra:

 non mi

sono mai sentita così… completa, è l’unica parola che riesco a

trovare per spiegare come mi sento; come se per tutto questo

tempo fossi stata incompleta. Come se ci fosse una parte

mancante, un vuoto che ora è stato colmato.

 

Ed è la completezza che le fa trovare il suo vero volto e che le permetterà, come in ogni fantasy che si rispetti, la vittoria sul male, male inteso come potere e come disordine caotico:

 

Capì che solo le donne erano adatte per proteggere

questo dono, in quanto era nella loro natura, e che gli uomini

non sarebbero stati capaci di controllare tali poteri, troppo

inclini alla violenza e alla conquista del potere.

 

 

Nell’apparente semplicità di una gradevole storia fantastica, la Derosa ha dato nuova linfa a un mondo di simboli tanto vicino a noi, che ci fa comprendere come l’unico mezzo per esistere a volte è passare attraverso il dolore, toccare con mano l’abisso. Solo questo ci dà la forza per sollevare il velo dell’illusione di noi stessi e renderci conto che la vera unica maledizione è il rifiuto della verità, della nostra essenza umana quella che ci fa amare, soffrire e in sostanza vivere. È il rifiuto di continuare a vivere protetti, sospesi quasi inesistenti per il terrore di non essere compresi, di non essere accettati e amati e che ci spinge a mettere, spesso, la nostra anima in mani altrui, mani che tentano di modellarci togliendoci la libertà di scegliere:

 

Ho passato tutta la vita a cercare di

trovare un senso, una ragione che spiegasse perché fossi così.

Ho creduto di essere maledetta, di essere sbagliata e mi sono

sempre sentita fuori posto, e tutto questo perché altri hanno

preso decisioni al posto mio; perché altri hanno deciso cosa

fosse meglio per me» 

E nessuno meglio della nostra anima, che con coraggio e fierezza si spinge fino ai limiti per ritrovarsi può davvero dirci qual è il nostro autentico ruolo nella vita, e può regalare alla nostra gemma personale (immagine del cuore) il suo vero colore:

Mi avvicino piano, allungando la mano per toccarla. È

bianca, ma al suo interno ha riflessi di tutti i colori, é davvero

bellissima.

Ecco una latra verità. Il vero unico potere non è quello della violenza e del caos, ma nella capacità straordinaria di racchiudere tutti gli elementi della vita, bianco o nero, caso e ordine, bellezza e orrore, vita o morte:

Tu sei una strega potentissima, racchiudi in te tutti i

poteri della natura

E la natura è fatta di perdite e riconquiste, di cadute e rinascite.

Un libro genuino ma intenso come pochi, da leggere per la sua dolcezza, ma anche per quelle piccole gemme di saggezza che la giovane autrice con una semplicità abbagliante ci dona in ogni pagina.

 

 

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