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Della disabilità si sente spesso parlare in modo a volte confusionario a volte con una latente ma soffocante discriminazione. Il fatto di assicurare al portatore di disabilità pari opportunità, diritti all’inclusione sociale o peggio all’integrazione sociale, nascondo un sistema cognitivo ancora presente oggi, nonostante le profonde trasformazioni dei diritti civili sviluppatesi durante gli anni settanta, di una percezione ancora offuscata da stereotipi e etichette. Questo significa che nella parola “disabile” noi riversiamo le nostre paure, e il nostro rifiuto per il concetto della diversità. Il diverso ci spaventa, mette in discussione non solo noi stessi ma anche gli assunti culturali omogenei e standardizzati, utili per rispondere agli innumerevoli stimoli di un mondo che cambia repentinamente. Siamo multietnici, globalizzati eppure profondamente terrorizzati dalle stesse parti dell’immenso mosaico pubblico, quelle che sfuggono a una costante razionalizzazione del vivere. La disabilità stessa è un’accusa quasi, un impedimento alla sonnacchiosa vita che ognuno di noi vuole che rimanga tale.

Disabile cosa significa?

Cos’è abilità e cos’è disabilità?

Disabile in relazione a quale opinione comune?

Il benessere totale della persona è variegato. Dare un’equivalenza precisa che designi la tanto agognata perfezione, distinguendo in abile e disabile, significa non rendere conto alla persona del suo diritto a vivere secondo le proprie capacità attitudini e specificità, ma porre un divisorio tra normale e diverso. Serve quindi non solo un miglioramento oggettivo delle condizioni fisiche per rendere le differenze socialmente accettabili, ma un processo che,  permetta non soltanto la possibilità fisica di esprimersi ma il diritto a aver garantita una propria identità non limitata dagli impedimenti oggettivi e fisici. Si tratta di garantire al soggetto portatore di disabilità la possibilità di non subire discriminazioni e di partecipare attivamente al contesto sociale, facente parte attiva dell’unità strutturale e funzionale della società.

Quest’equilibrio tra le due integrazioni, può essere garantito sempre di più e deve essere garantito da una comprensione di cosa sia la disabilità a partire anche dalle singole esperienze per poter considerare la diversità non più un ostacolo o un limite, ma un’aggiunta che possa rendere il mosaico sociale ancor più eterogeneo e splendido.

Per questo il libro di Anna Adamo può aiutarci nella comprensione di cosa significhi davvero essere disabile a partire da un’esperienza diretta, commovente e intensa, per poter considerare la diversità non più un ostacolo o un limite ma un’aggiunta che possa rendere il mosaico sociale ancor più eterogeneo e splendido, fonte inesauribile di meravigliose amozioni, di dolore e di sentimenti.

 

 

Alessandra: Ciao Anna è un piacere averti nel blog. Ti ringrazio per la disponibilità a raccontarti e raccontarci il tuo percorso umano. Per prima cosa vorrei capire di più il tuo progetto editoriale, ti va di parlarci del tuo libro?

Parlaci del tuo libro

 

Anna. LA DISABILITA’ NON E’ UN LIMITE, è il titolo di un libro. Il mio. O forse, sarebbe meglio dicessi lo consideri mio figlio. Ebbene sì, considero questo libro una parte di me, la più intima, la più vera, quella di cui, fino a questo momento, non avevo mai parlato a nessuno.

Sono Anna, ho 21 anni e vivo a Scafati, in Provincia di Salerno. Dopo la maturità classica conseguita nel luglio 2015, ho scelto di iscrivermi alla facoltà di Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Salerno. Una scelta eseguita fin dalla più tenera età, dettata da una passione tanto forte che risulta impossibile da descrivere utilizzando le parole. Una scelta, dettata dal desiderio di ricevere giustizia, dal voler scoprire per quale motivo io sia condannata a vivere con una disabilità. Perché purtroppo sono affetta da una disabilità sin dalla più tenera età, infatti avevo circa due mesi, quando un medico disse a mia madre che non avrei mai camminato. Pur essendosi rivelata una previsione sbagliata, da quel giorno il mio calvario iniziò. La mia, non è stata una vita semplice. È stata una vita costituita da rinunce, in quanto, ad una persona disabile non è permesso nulla, neanche sognare. E’ stata una vita costituita da troppi no. Quei no, i quali hanno fatto si che io rinunciassi alla mia grande passione: la danza. Ciononostante, ritengo che, sebbene mi abbiano impedito di danzare con i piedi, non potranno mai impedirmi di danzare con il cuore. Una parte di me, apparterrà sempre alla danza, in quanto, non si scappa da ciò che si ha dentro. Oltre la danza, una mia grande passione è la scrittura. Ho sempre scritto, prendendo parte e vincendo alcuni concorsi letterari. Della mia disabilità, però non avevo mai scritto, perché me ne vergognavo, perché volevo nessuno conoscesse questa mia debolezza. Volevo che tutti mi vedessero come la ragazza forte di sempre. Un giorno capii quanto ciò fosse sbagliato, capii che avrei dovuto fare qualcosa affinché il tasso di ignoranza con il quale le persone guardano la disabilità diminuisse, quindi scrissi questo libro. Come avrete ben capito, in questo libro mi sono messa a nudo, raccontando la parte di me che pochissime persone conoscono.

Alessandra. qual è la necessità profonda che ti ha portato a scegliere di affrontare proprio il tema della disabilità?

Anna. Ho affrontato proprio il  tema perché, purtroppo, della disabilità se ne parla troppo poco e quelle poche volte, lo si fa anche in maniera errata, favorendo la diffusione di informazioni che non rispecchiano minimamente la vita di una persona disabile. Da questo presupposto nasce il bisogno di raccontare, di raccontarmi, affinché tutti sappiano che le cose vanno diversamente rispetto a ciò che vogliano far credere, affinché si conferisca voce a chi non ne ha. Perché, si sa che questo mondo ha paura del “diverso” e gli conferisca uno spazio paragonabile al nulla.

 

Alessandra. Che significato può avere nella vita interiore di una persona l’etichetta spesso rigida di disabile?

Anna. Significa mancarle assolutamente di rispetto, far si che finisca ingabbiato in una sofferenza troppo grande, impossibile da descrivere utilizzando le parole, perché per quanto possa accettarla, possa abituarsi a convivere con una disabilità, una persona disabile non vorrà mai sentirsi dire di esserlo.

 

Alessandra. Secondo te, come viene percepito oggi il disabile

Anna. Oggi il disabile viene percepito come il “diverso”, dal quale è meglio prendere le distanze quasi come se fosse affatto da una malattia contagiosa. Ma la verità è, invece che la disabilità non sia contagiosa’ ignoranza sì.

 

Alessandra Cosa speri di comunicare con il libro?

Anna. Attraverso il libro il mio intento è quello di far comprendere a tutti che la Disabilità non costituisca un limite, ma che questi limiti siano solo negli occhi di chi guarda. Personalmente, ritengo che, spesso, chi rinuncia per paura o timore,  abbia perso già in partenza. Perciò, io non rinuncio a nulla e soprattutto, mai nessuno potrà comandare la mia vita o dirmi che non posso fare qualcosa, perché io sono proprio la somma di tutti i limiti che supero. Qualora qualcuno dovesse mai azzardarsi a limitarmi, diventerebbe il mio peggior nemico, un qualcuno da annientare definitivamente.

 

Alessandra Come affrontare la Disabilità a scuola

Anna. A scuola la Disabilità pesa davvero tanto, non è un caso che io ricordi, pur avendoli brillantemente superati, gli anni della scuola come i peggiori della mia esistenza. Dunque, il consiglio che mi sento di dare, è non pensare alle prese in giro, al non essere accettati, ma andare diritti verso l’ obbiettivo, ossia quello di assimilare un grado di cultura capace di garantire un futuro, un giorno.

 

Alessandra  Che insegnamenti hai tratto dalla tua esperienza

Anna. Gli insegnamenti tratti sono stati tanti, ma i più importanti sono quello di non attendersi mai e lottare con tutte le proprie forze per ottenere ciò che si vuole, anche solo per dimostrare a chiunque non creda in te quanto sbagli.

 

Alessandra.  La Disabilità è davvero un limite o piuttosto uno stimolo? E il disabile si sente davvero in dovere di dimostrare qualcosa?

Anna. Dipende dai punti di vista, per alcuni può rappresentare un limite, per altri uno stimolo. Per me rappresenta uno stimolo, lo si evince dal fatto che seppur abbia dovuto rinunciare alla mia passione per la danza ho cercato un’attività capace di soddisfarmi allo stesso modo, in questo caso la scrittura. Se avessi danzato, forse non avrei mai scoperto la passione per la scrittura, probabilmente. Quindi, ecco perché per me rappresenta uno stimolo e non un limite. No, non mi sento in dovere di dimostrare nulla a nessuno.

 

Alessandra Quanto pesa il giudizio altrui sulla strada verso l’autostima?

Anna. Anche questo è un qualcosa di molto soggettivo, credo. Personalmente non mi pesa più, ho imparato a non conferirgli importanza, anche perché le persone, sono strane, quando si se si fa una cosa buona, ne parlano male, se la si fa cattiva, parlano lo stesso. Quindi, tanto vale fare ciò che si ritiene opportuno e lasciar perdere il giudizio altrui.

 

Alessandra. Cosa è per te il dolore

Anna. Per me il dolore è un motivo per crescere, per imparare ad essere forti e non attendersi mai.

Alessandra. E per concludere, perché dovrebbero leggere il tuo libro?

Anna. Credo che il mio libro debba essere letto, perché si tratta di una testimonianza diretta, che permette di capire perfettamente cosa significhi essere affetti da una disabilità.

 

Ringrazio personalmente questa splendida giovane donna per aver regalato a questo mondo spesso cosi vacuo e votato allo svago una testimonianza forte, di una sensibilità che apre il cuore, la mente e l’anima. E spero che tutti voi possiate emozionarvi, possiate riflettere e uscirne un pò cambiati così com’è successo a me.

 

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