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Harry Potter viene affidato alla cura degli zii dopo la morte dei genitori in un presunto incidente stradale. Trascorrerà i primi undici anni della sua vita ignorato dagli zii e bullizzato dal prepotente cugino e dai suoi amici fino a quando gli verrà rivelata la sua vera natura: egli è un mago, e come tale, è chiamato a frequentare la scuola magica di Hogwarts, dove finalmente capirà qual è la sua strada e incontrerà i suoi primi amici. La sua prima missione sarà impedire che Voldemort, il male personificato, si impossessi della preziosa pietra filosofale.

 

 

Non è facile  recensire il primo libro di una saga riguardo alla  quale  sono stati scritti fiumi di inchiostro, ma tenterò. Se vi aspettate un tripudio o una critica negativa vi consiglio di non andare oltre, poiché mi approccerò al libro esattamente secondo il mio solito stile.

Harry Potter e la pietra filosofale è un fantasy puro. La lotta tra il bene e il male si annuncia fin dalle prime righe. Mentre il male è impersonificato da una creatura ormai avvezza ai pericoli e alle avversità del mondo, abile nell’uso della magia nera e dei suoi strumenti, il bene è rappresentato in prima fila da Harry Potter, giovane e disarmato mago che ha ancora tutto da imparare, e dai suoi fidati amici, Ron ed Hermione; il primo leale e impulsivo, la seconda riflessiva e intelligente. Queste caratteristiche dei personaggi, unite al potere magico innato, ma non ancora profondamente compreso, di Harry Potter, saranno la chiave che permetterà al bene di vincere la prima battaglia.

Le descrizioni degli ambienti e dei personaggi sono accurate e precise e non potrebbero essere altrimenti. La Rowling costruisce un mondo magico dal niente: tutto deve essere spiegato e deve risultare familiare al lettore per consentirgli di immergersi nella storia nel migliore dei modi. Dunque si descrivono i quadri e le figurine animate, gli strumenti per le pozioni, gli ambienti magici della scuola con porte e passaggi che appaiono e scompaiono, i mostri, i draghi, la struttura di una bacchetta magica, le uniformi, gli stemmi, i cappelli. Ogni cosa è al suo posto. E tutto ciò viene ottenuto senza sforzo e con un limite contenuto di pagine. Sembra scontato, ma non lo è affatto. La capacità di descrivere accuratamente personaggi e ambiente senza cadere nella prolissità. Stile asciutto, fluido e veloce  Il vero tocco da maestro è l’invenzione del gioco del Quiddich. Per dare un’idea dell’impatto che ha avuto questa invenzione letteraria sui fan della saga, basta ricordare che, dal 2005, presso il Middlebury Collage, nel Vermont, si gioca il Quiddich Babbano, una versione rivisitata e corretta per babbani ( così viene definita la persona senza poteri magici), che vogliono cimentarsi nel gioco pur non sapendo sfrecciare nei cieli a cavallo di una scopa.

Protagonista indiscusso del libro è il piccolo Harry. Fino a quando non gli viene svelata la sua natura di mago, Harry racchiude le caratteristiche del bersaglio perfetto dei bulli: gracile, silenzioso, remissivo, ignorato. La sua sarà una grande rivincita. Il sogno indiscusso di chi è preso di mira dai prepotenti è sempre ,indubbiamente, una grande e clamorosa vendetta; e cosa lo traduce meglio del sorriso beffardo che appare sulle labbra di Harry quando, finito con successo il suo primo anno alla scuola di magia, tornerà a trascorrere l’estate con l’odiata famiglia?

Il libro è permeato di magia, ma la vera magia del libro sta nel fatto che, togliendola, che cosa troviamo? Esattamente le paure di un normale undicenne, paura dei prepotenti, degli insegnanti severi, degli esami scolastici. Questa è la vera abilità della scrittrice: aver scritto di emozioni umane creando nello stesso tempo un  mondo fantastico.

 

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