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Dateci dèi. Oh, dateceli!

Dateci dèi.

Siamo stufi d’uomini

e di potenza motrice.

DAVID H. LAWRENCE

 

 

Sono sicuro che leggerete questo libro per la ragione sbagliata.

Se lo leggete per imparare che cosa si prova a far l’amore con un elfo di nome Karistan, allora non dovreste proseguire nella lettura, perché siete poco più d’un voyeur.

Se lo leggete perché siete appassionati dei Canti di qualche vecchio poeta e morite dalla voglia di sapere quale fine hanno poi fatto gli elfi descritti da Tolkien  rimarrete delusi.  Non so che cosa sia accaduto alla maggior parte di loro degli elfi intendo, ma in questo libro non lo troverete.

Se state leggendo questo scritto per capire meglio il messaggio di Tolkien, anche in questo caso rimarrete forse delusi.

Se leggete infine per scoprire il destino dell’elfo, o addirittura il mio o di quello dell’autrice, leggete il documento sbagliato.

Per quanto il vostro e il mio destino sembrino inevitabili e prestabiliti come per qualsiasi persona, non lo è in questo libro.

Già mi sorprenderebbe il semplice fatto che stiate leggendo questa mia recensione. Ma non sarebbe la prima volta che gli eventi mi sorprendono.

Scrivo infatti per condividere con altri le emozioni di questo libro. Forse non proprio per condividerli ma soltanto per mettere sulla carta le mie emozioni in modo da dargli forma compiuta.

“Come so ciò che penso, finché non vedo ciò che dico?”

Per l’appunto.

Dovete leggere gli eventi narrati in questa storia, per sapere che cosa pensarne.

Dovete leggere gli eventi mutati in inchiostro, le emozioni mutate in pagina stampata, per credere che siano davvero accaduti e che mi hanno toccato e che sicuramente toccheranno anche voi.

Se leggete questo libro  per la stessa ragione per cui l’autrice lo ha scritto… per ricavare dal caos degli ultimi anni una sorta di schema, per imporre una parvenza d’ordine alla serie d’eventi in fondo casuale che ha regolato la vostra vita di lettori di libri fantasy negli ultimi decenni… allora forse, tutto sommato, lo leggete per la giusta ragione.

“…I corpi celesti si alternarono in maniera distesa, calma, senza essere intaccati da alcuno; i satelliti volteggiarono tra i rispettivi pianeti che a loro volta danzarono intorno alle loro stelle fulgenti, indolenti dell’esistenza di chi dipende dalla vita che recitano ma allo stesso tempo emananti di calore per affievolire la venuta dell’oblio…”

 

Somiglia a un libro fantasy per bambini, ma in fondo non lo è.

“I Racconti di Erden”  di Giulia Nicolai ha e produce in chi lo legge lo sguardo stuporoso e candido che è la quintessenza dell’essere bambini, con la magia dei sogni, ma non è il caso di lasciarsi fuorviare e, attraverso l’individuazione di un target preciso e quell’uso dei generi che serve a etichettare un prodotto per ridurlo, parzializzare un libro che è di più.

La fantasia di Giulia Nicolai cattura, corrisponde al genere e lo supera, conferendo inoltre quel vago sapore nostrano di paesaggi e usanze popolari, e lo stile che usa è semplice, ma precisissimo, ironico e dolce, fa riflettere e commuove.

Facciamo però per un attimo gli avvocati del diavolo e affermiamo, per esperimento, che qualsiasi fantasy che si rispetti non dovrebbe avere attributi inferiori a questi.

Perdonino l’ardire i fautori del fantasy epico e guerresco, creatore di mondi complessi e costruiti come cattedrali.

Che cosa allora rende questo libro qualcosa d’altro e di più?

L’autrice, raccontando la storia di questo tenero piccolo elfo tocca tanti di quei temi caldi dell’esistenza umana che quasi si fatica a non lasciarsi trasportare semplicemente dalla narrazione per focalizzarli.

I personaggi sono reali, se ne toccano con mano le caratteristiche, e offrono al lettore tutti gli aspetti della vita pratica, pieni di difficoltà, conflitti personali, sociali e politici.

L’ambientazione è uno spaccato di storia, in cui si analizzano nei dettagli gli aspetti delle dittature e dei meccanismi che prima le creano, poi le alimentano, infine le distruggono, con dolore di tutti.

Alla leggerezza delle prime pagine vanno aggiunti la delicatezza, il tocco di fiaba e poesia, elementi che vanno a smussare i lati più taglienti dall’esistenza, mostrando quel senso di famiglia che dovrebbe essere insito in ogni persona, perché la durezza degli uomini spesso ferisce il nostro animo.

Un cammino che sa di viaggio iniziatico, celato dietro le sembianze di una semplice e piacevole avventura.

Ho avuto la sensazione che questo libro potesse essere  un mezzo per rendere migliore la vita, per dare alle persone gli strumenti per combattere condizionamenti, sfruttamenti, odi che il non conoscere può far nascere, e così poter essere finalmente degli individui liberi.  

Ho letto tra le righe di questo romanzo l’apparente debolezza di chi non vuole prevaricare, la forza della semplice bontà non sono solo uno standard per i romanzi per bambini, non solo sono un topic culturale. Perché sono il segno di un’altra bontà, di un’altra debolezza, quella che porta alla Vittoria mediante la Croce. Per questo “I Racconti di Erden”  , come “Il piccolo principe”, “Frodo”, “Innocenzo Smith”, e, via!, anche “Harry Potter” sono tutti simboli di quell’amore vissuto fino al sacrificio che abbiamo nel DNA della cultura occidentale grazie a un fatto storico, realmente accaduto, che, grazie a Dio, non è solo Fantasy.

Un altro aspetto che lascia perplessi ed estasiati nella lettura del romanzo è la sua notevole linearità.

Giulia Nicolai imbastisce una vicenda che ha il sapore della fiaba e che è, in realtà, una celebrazione della natura e della potenza dell’immaginazione. La sua scrittura è un flusso impetuoso di sensazioni e di immagini dai colori abbaglianti che descrivono una vicenda originalissima, mentre una colata lavica di personaggi sfila davanti agli occhi di un commosso lettore.

L’obiettivo del romanzo è scovare i libri sparsi lungo le molteplici terre ed abitate da altrettante creature che ognuno di noi nasconde nel proprio inconscio, i “Manoscritti della Costrizione”, per tenere sigillato il nostro Satan (l’avversario) prima che sia troppo tardi prima che arrivi l’inevitabile punto di non ritorno.

Karistan ci salverà dal nostro destino che sembra inesorabilmente già scritto con inchiostro indelebile.

Il lettore s’incanta, resta avvinto, affascinato dalla storia, come sempre dovrebbe succedere alla lettura di un buon libro; ma la Giulia Nicolai riesce in un di più, crea quell’atmosfera per cui, girata l’ultima pagina, ci si spiace, ci si resta male, si vorrebbe saperne di più, leggere di più, continuare a stare vicino ai protagonisti, seguendone le vicende direi in religioso silenzio, compartecipazione e trepidazione.

Si desidera vivere la storia narrata, lasciarsi cullare dal ritmo ipnotico dello svolgersi dei fatti, centellinare le pagine quasi fosse un nettare, un’ambrosia. La cultura è l’unica medicina valida; l’evolversi dell’esistenza deve senza indugio rivolgersi al meglio, al bene, all’amore.

LETTURA CONSIGLIATISSIMA.

Un libro ricco di emozioni.

Ora “Sorridi”. E quando avrai un momento di smarrimento o indecisione, fermati, aspetta e senti il tuo cuore.

…a mia figlia Miriam con infinito amore…vito ditaranto.

 

 

 

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