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Per comprendere il libro va prima di tutto, analizzata,  la struttura della trama. Il testo ha un ritmo scorrevole e serrato che permette una rapida lettura. Ogni pagina richiama a gran voce la successiva. La prosa è ben fatta e descrive a tinte crude il mondo in cui i personaggi si muovono. Sono personaggi ben strutturati, approfonditi al massimo e lontani dai comuni stereotipi.

In questo romanzo non esiste eroe o eroina senza macchia. Paula Wittmore è una donna con più debolezze che punti di forza. E’ stata abbandonata da tutti e ha dovuto tirarsi su le maniche nel crescere una figlia tra le mille difficoltà, tuttavia non è riuscita ad affermarsi né nel lavoro, né come madre modello. Lei ha i suoi limiti ed è consapevole di non riuscire a superarli. La Moloney è stata abilissima nel riprodurre la psicologia adolescenziale di Rowen. Gli occhi della ragazzina ribelle, infatti, riescono a vedere oltre lo strato dell’inganno prima di quelli di qualsiasi altro.
L’autrice ha compiuto un lavoro strabiliante nella creazione delle dodici streghe. Sono stupende antagoniste perché sono cattive fino al midollo, opportuniste e disposte ad ogni cosa pur di realizzare i loro obiettivi. Non c’è legame di sangue, non c’è amore più grande della loro ambizione. Sono tutte vissute in difficoltà più o meno serie e tutte non ci hanno pensato due volte ad intraprendere la strada più facili. Sono coerenti con la loro bassezza. Sono stupende. Non posso dire altro.
L’emblema delle antagoniste è senza dubbio Izzy, Isadore Riley. E’ lei che porta il Male ad Haven Woods, seguendo le orme di sua nonna materna.

 

Un’altra cosa che sua nonna le diceva spesso, a parte «Sei stupida?» e «Una donna furba ottiene ciò che desidera», era «Sei stanca della tua miserabile, miserabile vita? Sei una donna miserabile, miserabile!».
Sei stupida o furba?
In un primo momento, Izzy pensava solo ad assecondarla, «Sono furba, nonna. Sono furba», ma dopo un po’ aveva cominciato a prenderla sul serio. Sei stanca della tua miserabile, miserabile vita? Lo era.

 

Ha chiesto al Male di avere una vita perfetta basata sulla ricchezza, su una bella casa, su una giovinezza che non sembra mai sfiorire e ha ottenuto tutto sacrificando entrambi i suoi figli. E’ una bestia, lei è il male stesso e non prova niente di positivo. I suoi sentimenti sono sempre latenti, addormentati, esiliati in qualche angolo del suo essere, archiviati, come se ne provasse vergogna. Essi hanno brevi guizzi a volte, soltanto quando l’umanità fa a pugni con l’ambizione.
L’introspezione dei personaggi è profonda e porta la trama a non essere lineare. Infatti, proprio mentre la narrazione incalza, i ricordi e le analogie delle situazioni ci portano indietro nel tempo, dandoci l’impressione di essere all’interno della testa del personaggio in questione.

Di solito, dopo la struttura, la trama e i personaggi, prendo in esame i temi trattati. La parola chiave di questo romanzo è cattiveria che possiamo poi unire ad egoismo. La potenza positiva del personaggio di Paula è eclissata dalla situazione stessa, dalla realtà che lei si trova a vivere. Proprio il suo non brillare come esempio di virtù, la rende un imprevisto, una semplice eccezione a quel mondo marcio ben costruito sul male.

Proprio negli ultimi secondi, prima che avesse avuto il tempo di acconsentire o protestare, ebbe un’ultima visione dei suoi desideri. C’era lei, in piedi, che voleva tutto non per suo marito o per sua figlia, ma per se stessa. La vera immagine di una bambina viziata e ingorda. La sua brama era gigantesca, profonda, intensa e assolutamente egoistica.

Questo estratto racconta l’accettazione del male da parte di Audra, madre di Paula, anche lei una delle Tredici. Mi ha colpito particolarmente perché in esso è condensata l’immensa carica negativa che muove le vicende: l’ambizione, il vizio, l’egoismo.
E’ proprio questo che rende il romanzo della Moloney particolare, geniale se vogliamo. E’ bassezza pura di un mondo di poche luci pallide che devono muoversi in tanta, tantissima ombra.
Da grande appassionata del genere horror e di leggende basate sulla stregoneria, consiglio il libro a tutto coloro che vogliono concedersi una storia cupa, crudele e coerente. Le Tredici sono streghe con la S maiuscola, non edulcorate, inquietanti, malvagie e per questo affascinanti.

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