ADATTO A UN PUBBLICO ADULTO. DOTATO DI RAZIOCINIO E APERTURA MENTALE

 

 

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Quando un libro è scomodo ma Necessario.

Per la prima volta il nostro blog si trova alle prese con una recensione doppia. Non è una velleità artistica ma una precisa, consapevole scelta ontologica, scaturita dalla necessità profonda di rendere il testo libero da fraintendimenti e ansie bigotte.

Pertanto, va analizzato in ogni suo dettaglio ma soprattutto nella sua più intima essenza guidando il lettore anche oltre al linguaggio, al genere ma direttamente al cuore del testo, laddove si celano i perché di una scelta cosi controversa. In sostanza, lo si accompagna a un acquisto consapevole che possa scaturire critiche si costruttive, o reazioni ma non di pancia ma di mente. Ed è la mente, considerata da me il perno sui cui ruota l’intera esistenza umana a essere protagonista della recensione. Quella mente oggetto di studi, cosi arcana e cosi depositaria di segreti, meraviglie  e perché no abissi emozionali in cui perdersi.  Che il tema sia scomodo e scabroso ne sono totalmente cosciente.  Ma, se il testo ha avuto il via libera nella recensione su un blog che, con fatica e professionalità si è conquistato la fama di professionale è perché si considera un romanzo a tutti gli effetti e come tale racconta, narra e fotografa il nostro tempo, la nostra maggiore paura e la volontà semplicemente di narrarla. E l’incesto, volenti o nolenti fa parte della nostra storia umana. Nessuno vieterebbe la lettura della Bibbia. Eppure nelle sue pagine si incontra la Genesi 13.10, nella storia di Sodoma e Gomorra, un paragrafo che non esito a definire agghiacciante:

Così le due figlie di Lot concepirono dal loro padre.

 

Nessuno vieterebbe lo studio della storia dell’antico Egitto eppure l’incesto era all’ordine del giorno e pratica riconosciuta per preservare la divina discendenza (Ankhesenamon era terza figlia di Akhenaton, decimo faraone della XVIII dinastia egizia, e della regina Nefertiti, “grande sposa reale”. All’età di circa tredici anni venne data in moglie al fratellastro Tutankhaton).

Che poi questi elementi vadano inseriti in un contesto preciso, resi comprensibili da un’attenta analisi psico- sociologica e trattati con delicatezza e attenzione è indubbio. Un romanzo però, è e resta una delle più interessanti e primitive forme di comunicazione e trasmissione di identità e conoscenza che appartiene di diritto alla organizzazione che rappresenta. Descrive non giudica, racconta, elabora a volte con un crudo linguaggio il lato più soave, eroico ma anche malsano e decadente la società in cui nasce. Ecco cos’è un libro una fotografia indispensabile, nitida senza filtri della realtà o delle innumerevoli realtà con cui veniamo a nostro malgrado in contatto. Sta al singolo e alla collettività rifiutare quest’istantanea, contestarla renderla intellegibile per poterla modificare o far evolvere.  Ogni reazione di sdegno, per me sarà la speranza che una parte della nostra umanità è ancora deliziosamente sana, Chi si sdegna è perché vede, fissa lo sguardo sul marcio. Il bigotto invece insabbia, nasconde sotto un elegante apparenza. A noi resta il compito, a volte arduo, di guidarvi attraverso i testi perché li possiate ammirare nella loro interezza. per una lettura matura, cosciente.  Andate incontro all’essenza e prendete in mano le redini di questo mondo allo sbando.

Micheli Alessandra

 

 

L’incesto: il dolore muto. di Sabrina Giorgiani

 

Lieve è il dolore che parla.
Il grande dolore è muto.
(Seneca)
 

 

27 pagine di affiliazione interiore profonda di una madre che si sente un’incapace nel ruolo, perché ha creato un figlio spastico e uno sano.

Cecilia si accusa personalmente di questa disgrazia,  certa che

“Tutta la normalità di cui il mio utero era capace l’ho data a Giada e per Marco non c’era più”

27 pagine di sofferenza che possono essere comprese solo aprendo la mente, ascoltando il cuore, ed avendo ben presente che si parla di DOLORE.

Quel dolore forte, che strazia l’animo, che mai finirà, che mai si attenuerà.

L’unica soluzione è perdonarsi, ma risulta impossibile se si crede di essere “il motivo” di tale dolore.

Impossibile quando davanti agli occhi cresce il frutto del tuo essere sbagliata.

Impossibile quando la sua sofferenza è addirittura superiore alla tua.

Il perdonare se stessi è impensabile quando il dolore diventa spirale e trascina amore, affetto, compassione, condivisione, famiglia, verso l’Inferno e distrugge tutto, fa di tutto tabula rasa.

Rimane forse l’agire per attenuare, per controbilanciare l’errore commesso, per dare sollievo al corpo e all’anima.

Impossibile giudicare il risultato della somma di più sofferenze che ha lo scopo di rendere più sopportabile il dolore.

Persino l’Inferno non si sente di farlo, come potremmo mai farlo noi!!!

Un libro duro, spietato, da leggere una pagina alla volta, fermarsi e cercare, se possibile, di immedesimarsi.

Potevano esserci altre soluzioni?

Certamente, … MA…. Ognuno contro il dolore usa armi proprie.

 

 

 

 

L’incesto. Affrontare i pregiudizi. di Sophie Sarti

 

Le persone giudicano sempre gli altri avendo come modello i propri limiti – e a volte l’opinione della comunità è piena di preconcetti e timori.(Paulo Coelho)

 

Un racconto drammatico. Una storia di vita che non sarà mai accettata e, forse, nemmeno compresa, ma che è, al di là di tutto, una realtà che non cessa di esistere solo perché rifiutata.

Il titolo del libro è la storia contenuta nel libro, riassunta in una parola.

Ma prima di narrarla vorrei davvero che vi spogliaste di tutti i vostri credi, dei pregiudizi e della superbia che caratterizza (inevitabilmente) il genere umano.

Detto questo, immaginate di essere la madre di un bambino spastico.

Immaginate che questo bambino “difettoso” diventi un uomo.

Ora soffermatevi sulla parola “uomo” e analizzatela nel suo intero significato. Lasciate stare i sentimentalismi, evitate pure le morali e chiedetevi come farebbe un uomo spastico a soddisfare i propri bisogni.

Ha di certo una persona che lo lava, che lo veste, che lo pettina, che lo imbocca, che lo porta a fare terapia, dai medici e alle varie visite. Solitamente questa persona è la madre.

Una madre che ha perso la sua identità e il suo essere donna.

Ha messo tutto in un angolo, e si è presa cura del figlio.

Mettete in conto che questo tipo di problematiche nuoce alla vita di coppia e credetemi se vi dico che è così. Le difficoltà avvicinano solo nelle chiacchiere, nei libri e nei film. Nella vita vera bisogna fare sforzi immani per tenere le fila di tutto.

Ma torniamo all’uomo e ai suoi bisogni e guardiamo alla sfera sessuale.

Chi soddisfa quel particolare tipo di bisogno?

I più bigotti staranno storcendo il naso, ma dovrebbero considerare davvero la situazione “impulso sessuale” che, salvo gravi disfunzioni, ognuno di noi ha.

È innato, è istintivo e non può essere controllato. Di sicuro esisteranno dei farmaci inibitori e, sicuramente, molte persone li somministrano e risolvono o credono di risolvere il problema.

Il sesso è uno dei tabù più grandi e antichi che esistono, secondo solo alla morte.

La madre di questo ragazzo si trova in evidente difficoltà e si rivolge al medico che ha in cura il figlio per chiedere aiuto.

Il medico le dice di intervenire, di occuparsene personalmente e che non deve sentirsi in imbarazzo. È normale e non è l’unica che affronta questo problema.

Ma come si fa a fare una cosa del genere al proprio figlio senza sentirsi in colpa?

Ed è qui che entra in gioco il meccanismo di giudizio e critica.

Una madre che deve masturbare il figlio è un atto che è quasi inconcepibile, e dico quasi perché io in fondo l’ho compresa; lei già ha un grande senso di colpa (ingiustificato, ma reale) che la fa sentire in difetto per aver messo al mondo un figlio così diverso e poi lo vede crescere e avere gli stessi bisogni dei coetanei ma l’impossibilità di soddisfarli.

Se ci riflettete bene è straziante.

Difficile da capire, ma davvero dolorosa da sopportare per un genitore.

Mi fermo qui con la descrizione e lascio a voi scoprire la fine che, sebbene non abbia condiviso appieno, l’ho accettata perché in linea con il profilo psicologico della madre.

Un racconto ad alto rischio di critica, un tema ostico e un’impresa titanica, ma ottimamente riuscita.

Chiedo perdono all’autore se non cito la parte erotica del racconto, ma ho preferito calcare la mano sulla storia in sé e per sé, per porre l’accento sul grande lavoro che ci dev’essere stato dietro la stesura. Il più delle volte ci si ferma al genere, si giudica e si guarda solo ciò che è o dovrebbe essere attinente con esso, eppure qui c’è molto altro, ma per scorgerlo o, meglio, comprenderlo ci vuole non solo cuore ma una capacità empatica molto accentuata.

L’incesto non è un libro per tutti, ma sicuramente alla portata di tutti quelli che sapranno andare oltre a quei dannati pregiudizi che non fanno altro che limitare l’agire umano.

 

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