calice-di-fuoco.jpg

 

 

Il quarto anno a Hogwarts porta una grossa novità per tutti gli studenti. Sospeso il tradizionale campionato di Quidditch viene ripristinato il famoso torneo Tremaghi, al quale può partecipare un solo allievo per ogni scuola. L’aspirante campione viene scelto dal Calice di Fuoco, dove gli studenti che hanno l’età giusta possono inserire il loro nome e sperare che venga risputato fuori dal Calice. Harry non ha l’età per partecipare, ma magicamente il Calice lo designa come un aspirante campione. Sbigottito e confuso Harry dovrà superare difficilissime prove, fare i conti con la gelosia del suo migliore amico, e accorgersi solo alla fine che tutto ciò era stato premeditato da Lord Voldemort che riesce a riesce a recuperare forma umana e tenta di uccidere Harry.

 

 

Nel quarto volume della serie ritroviamo i protagonisti a cui ci siamo affezionati. Fanno il loro ingresso due nuovi insegnanti. Una in particolare, la docente di Divinazione, ha attirato la mia attenzione per la pennellata reale che la contraddistingue. Dotata dell’Occhio Interiore quasi a sua insaputa, riuscirà infatti ad avere un solo vero episodio di trance del quale non è assolutamente consapevole, la professoressa Cooman incarna quasi alla perfezione il cliché delle sedicenti medium, di cui spesso sentiamo parlare da giornali e televisioni in modo tutt’altro che lusinghiero; dall’abbigliamento al modo di parlare non c’è niente che non rasenti la perfezione.

Nonostante il campionato di Quidditch non sia previsto, l’autrice non ci fa mancare in apertura la descrizione di una finale mondiale; l’attesa, la tensione e la trepidazione sono le stesse che accendono oggi molti animi quando si parla di calcio, almeno in Italia. Ho apprezzato molto la sensibilità dell’autrice di risparmiarci altre scene sportive durante la lettura.

Lo stile si fa sempre più raffinato ma possiamo dire che è ancora un libro dedicato a un pubblico giovane. Il vero e proprio cambio di passo, in questo frangente, l’ho colto dal quinto volume della saga. Il ritmo è ovviamente godibile e adatto e il libro scorre via veloce.

Harry ha quattordici anni e lo vediamo alle prese con i primi amori adolescenziali, e lo stesso accade per Ron ed Hermione. Questi ultimi battibeccano continuamente e questo è il segnale che ci dà l’autrice per intuire dove andranno a parare.

Assolutamente da applausi nel romanzo è la presa di posizione di Hermione sulla condizione degli elfi domestici. Si erge infatti a paladina dei diritti degli elfi, non pagati e sfruttati dai loro padroni. La sua incredulità davanti allo stupore di Ron, che proviene da una famiglia di maghi e non si pone il problema, è descritta in maniera sublime. Mai come sulla “questione elfica” i due amici si scoprono mago di stirpe pura e strega proveniente da una famiglia di babbani.

Harry è ancora il centro delle attenzione del Signore Oscuro, che ha bisogno del suo sangue per poter risorgere in forma umana. Come sempre il suo nemico è nascosto nell’ombra e come sempre gli elementi per intuire la sua identità sono insufficienti.

L’autrice ha dato la vita a una scena finale di scontro con Voldemort usando tinte molto oscure, ambientandola addirittura in un cimitero.  È forse la scena più riuscita di tutto il libro.

La scoperta della spia che ha “incastrato” , Harry inserendone il nome nel Calice di Fuoco, è a mio parere quella meno prevedibile. Le tracce e gli indizi disseminati nel libro sono  assolutamente insufficienti per giungere alle conclusioni che la Rowling espone alla fine. Potrei dire che non mi è piaciuto per niente, ma trattandosi di Harry Potter e della sua “mamma” , credo di dover sorvolare sulla mia impressione.

Annunci