9788892662483.jpg

 

 

“I silenzi non sono altro che metamorfosi delle parole, ma pur essendo tali fanno molto rumore…non hanno bisogno di lessico poiché tutto ciò che traspare da un silenzio, rende ogni cosa ascoltabile”

 

…Se ad ascoltare un silenzio estremo fosse un’adolescente impreparata ai mostri che, a volte, la vita ci pone davanti?

…Se quell’urlo silenzioso, carico di vergogna fosse per lei indecifrabile?

…Se , troppo tardi, la causa di quel silenzio si palesasse,  quell’adolescente, disperatamente cresciuta in fretta, come reagirà?

Mi scuso con l’autrice del libro perché non mi soffermerò affatto sull’intera storia se non per dire che è molto ben strutturata, di piacevole lettura, e ben proporzionata nelle parti tra dialogo e narrato.

La lettura sembra essere addirittura “leggera” perché all’autrice va un ulteriore merito, quello di riuscire ad affrontare argomenti difficili senza rendere pesante l’insieme. Ciò non toglie sia riuscita, mirabilmente, ad analizzare problemi e conseguenze.

Il cuore del libro.

Un traumatico episodio sconvolge un’adolescente.

Ella, che già subisce la fragilità tipica dell’età, non riesce a capire in tempo, la gravità di una situazione, questo fatto la porta a disprezzare se stessa. Inoltre l’incapacità di assumere un’adeguata reazione , la spinge a credere di meritare la stessa sofferenza.

A tal scopo si autopunisce con ciò che i giovani hanno a disposizione: cibo e alcool.

Il suo credersi inadeguata la spinge ad isolarsi.

Togliamo ora nome e protagonista, trasponiamo il tutto nel reale, ecco il quadro della situazione.

Il dolore, quello che dentro ti distrugge, si pensa di eliminarlo col silenzio, quasi questo sia uno strumento unico ed indispensabile per renderlo invisibile ed impalpabile.

Ma esiste, e il dolore logora creando reazioni a catena.

Spesso, quando un dolore forte ci investe, si erge un muro tra noi e il resto del mondo.

Gli si dà il compito di proteggere un’anima resa fragile. Non è permesso a nessuno abbatterlo perché al di là del muro c’è la nostra fragilità calpestata e va protetta.

Ma il muro costruito col silenzio ha un’enorme falla, che è quella di rendere il reale distorto. Non permetto a nessuno di entrare perché ho sofferto e ho sofferto perché sono egoista, cattivo, insensibile, inadeguato, in una parola: sbagliato.

La mente da sola vola in un altrove che non è reale ed il muro non protegge più ma respinge prima di tutto se stessi.

Alcool, droghe, anoressia, bulimia , trasgressione, autopunizione, sono conseguenze di chi si guarda allo specchio che riflette un se stessi disgustoso.

Mi alieno perché non valgo, sprofondo perché non merito luce.

Il dolore non ti abbandona, prima poi bussa ancora alla porta.

Si trasforma invece, creando mostri spesso più forti da sconfiggere, che spingono con forza sempre e solo davanti quel muro.

Allora, l’unica possibilità per non essere “prigioniera di me stessa” è togliere mattone dopo mattone, far entrare la luce, rendere la mano a chi, stringendola tra le proprie, riporta, o almeno tenta, armonia.

 

“lo guardo e mi rendo conto che se solo gli avessi teso la mia mano, mi sarei potuta riscattare da quell’incubo “

 

Complimenti, riuscire a trasmettere così tanto attraverso una storia d’amore, non è davvero facile impresa.

 

 

Annunci