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Ho scelto di recensire il libro famiglia cultura e valori, alla ricerca di radici comuni” perché, essendo un mediatore culturale e avendo avuto esperienza nel campo dell’immigrazione ma soprattutto dell’integrazione, considero chiunque affronti l’argomento del ponte tra culture o dell’affannosa ricerca di radici comuni un vero pioniere e un benefattore di questa strana umanità.

Perché il testo parte evidenziando una perturbante verità: oggi l’occidente e in particolare l’Italia vive una drammatica crisi d’identità, in quanto i suoi assunti culturali vengono messi in discussione senza che, però, ci sia la controparte di un modello sociologico e antropologico sostitutivo. Mettiamo tutto sotto i raggi della logica scientifica ma senza partire da una motivazione valide: totale rifiuto, volontà di far combaciare in equilibrio perfetto modernità e tradizione o presa di posizione ribelle che propone un modello totalmente nuovo da contrapporre a quello considerato stantio.

E questa critica esacerbata ma quasi irrealistica nei suoi presupposti o contenuti, investe tutti i capisaldi di quella che possiamo definire la pregiata roccia su cui, un tempo si fonda la nostra cultura: ossia la famiglia. Dalla riflessione sulla famiglia, come giustamente ha osservato il professor Torrero, scaturiscono le sotto riflessioni sul ruolo genitoriale relativo all’educazione, sul rapporto uomo e donna e sulla contrapposizione tra modernità e tradizione e su come esse possano amabilmente convivere. Queste riflessioni scaturiscono da un’ottima ricerca, che la quarta classe del Liceo Economico-sociale dell’Istituto Superiore Federico Albert di Lanzo Torinese ha condotto sotto l’abile guida del professore Claudio Torrero, nell’ambito delle Scienze Umane. Contesto, metodologia e conclusioni sono state eseguite secondo un’attenzione al contesto storico sociale, una consapevolezza della necessità di idelatipi alla Weber ma anche di quanto, spesso, siano soltanto utili strumenti epistemologici che descrivono una realtà rendendola fruibile ai nostri limitati sensi umani, pur non rappresentando la realtà complessiva. Questo significa che, se le categorie divengono abili strumenti conoscitivi per rendere intellegibile il complesso reale, non lo esauriscono essendo appunto il mondo un’entità molto più articolata e sfuggente alla percezione di noi, mortali. È la capacità di costruire una mappa, rendendosi conto che essa non sarà mai il territorio ma una guida per il nostro viaggio che ci può aiutare a districarci in questa crisi di valori, nelle domande che essa ci pone e nel trovare, se non soluzioni immediate almeno sentieri percorribili.

E l’educazione alle differenze è qua il nucleo centrale. Ma come possiamo accorgerci di queste differenze, facendone scaturire la necessaria comunicazione (del resto come direbbe Gregory Bateson l’informazione alla base dell’atto comunicativo, non è che la consapevolezza di registrare, appunto una differenza) se noi stessi ci siamo persi l’identità?

La famiglia o il nucleo familiare è in discussione. Il ruolo uomo/ donna è terribilmente confuso. La relazione con l’altro (in questo caso il migrante) in quest’ottica di deprivazione (nostra) culturale appare più uno scontro che un incontro. Proprio perché siamo in una totale crisi rifiutiamo l’ingerenza dell’altro, portatore di valori chiamati tradizionali, e quindi minacciosi per questa nostra ansia di modernità così poco concreta e così tanto declamata. Siamo convinti assertori di un eurocentrismo senza per, che questa parola sia connotata da veri elementi fondanti. come dire siamo noi, in virtù di storia e progressi scientifici a dover dominare culturalmente. Peccato che, una volta osservata, la nostra cultura appaia tentennante, disastrosamente ricca di falle e poco assertiva. Siamo oramai seguaci della negazione a ogni costo più che della capacità di trovare compromessi, contatti o alternative cedibili. no alla famiglia tradizionale sì alla famiglia moderna tutto senza spiegare cosa si intenda famiglia moderna. tutto quello che abbiamo è una verità di modi di vivere senza un ordine, senza una concreata linearità. Un enorme calderone di contestazioni e di ribellione da cui nessuno si prende la briga di rimestare per collocarli in un eventuale, nuovo mosaico.

E l’altro, il migrate, di conseguenza porta se stesso, la sua esperienza i suoi forti valori che rendono ancor più precario il nostro labile sistema decadente. Pertanto, la ricerca di Torrero non mira solo a comprendere la portata ontologica dell’altro, ma attraverso l’altro sviluppa una riflessione filosofica su noi stessi. Del resto non è l’altro il nostro specchio? Deformante e volte ma con atto coraggioso possiamo davvero, attraverso le domande che la ricerca sviluppa. Il contrasto tra tradizione e innovazione, tra progresso e status quo risulta un processo molto più complesso irrisolvibile da una netta cesura con il passato. Lo stesso Bateson dice a proposito dell’incontro scontro nuovo/ tradizione:

L’immaginazione e la creazione di nuove forme, vengono così temprate dal rigore e si fanno strada nel confronto (e anche nello scontro) con la rigidità del sistema che vogliono cambiare. Ogni sistema cui venga affidato l’apprendimento, rappresenta un filtro critico sotto cui deve necessariamente passare il nuovo. Pianificare tutte le soluzioni o tenere sotto controllo tutte le variabili di un progetto educativo, è pressoché impossibile; conviene piuttosto ampliare le domande e riformularle al fine di inserire le risposte in una prospettiva più grande. Quello che serve per educare l’uomo verso una strada che, passando attraverso i tradizionali metodi educativi porta alla pace, all’integrazione etnica, è ripensare il pensiero, la nostra umanità, le nostre epistemologie alla luce di una Gestalt più vasta, per riconsiderare, alla luce del fondamento biologico della vita e della conoscenza, i contesti entro cui ragioniamo di apprendimento e i contesti dove viene programmata la trasmissione culturale dei contenuti e dei metodi educativi.

 In sostanza, non serve demolire totalmente la tradizione ma ripensarla alla luce dei nuovi eventi, delle nuove richieste che il mondo ci pone davanti, riuscendo a trovare un’armonia tra la tendenza dell’organismo umano a mantenere una certa coerenza culturale, tendente a rifiutare del tutto ciò che avverte letale per il suo equilibrio e il nuovo stimolo che ci porta verso la modifica dei comportamenti, dei fondamenti del pensiero e la nuova percezione stuzzicata dal cambiamento del contesto.

Che il nuovo però, non sia soltanto un uso sconsiderato della libertà ( il tutto è possibile) o ignorare l’esistenza di limiti quanto piuttosto una nuova forma che riesca a coniugare novità e tradizione:

 

 

Così come l’uomo, pur trasformando la natura, non può distruggerla se non distruggendo sé stesso, allo stesso modo non va distrutto l’ecosistema culturale entro cui l’intera vicenda umana ha preso forma.

 

 

Educare ossia far apprendere comporta l’unione con il conosciuto ( tradizione) e lo sconosciuto ( modernità) e quindi necessita di una sostanziale riorganizzazione del disequilibrio dei valori e della cultura a cui oggi, assistiamo inermi. Ecco che la ricerca di Torrero può aiutarci, poiché fornisce non una verità banale, pret a porter quanto ci elargisce agilità mentale con l’arte antica del far domande. E queste domande ci spingono a rileggerci in chiave meno individualistica come esseri complementari, come parti uniche e straordinarie di un mosaico donatoci da un dio creatore.

E in questo caso lodo la bellezza del senso religioso che permea questo scritto, e che considera la religione nel suo vero autentico significato di collante dei legami tra noi e l’universo, tra no e l’altro e tra noi e l’energia che amo chiamare Dio:

 

 

È per questo che credi, e il rapporto con la religione è molto stretto: ti dice cosa devi fare quando non lo sai, ti dà un motivo per vivere, ti dà un motivo per fare tutte le cose che fai nella tua vita. Il nostro libro sacro ci accompagna per tutta la vita, risponde a ogni domanda; se noi apriamo il libro, troviamo

una risposta. C’è una risposta per ogni tema, per ogni argomento È come se tu avessi una mappa, e quella mappa è la religione.

 

A cosa può servire immergersi nella lettura di questo libro?

 

 

L’auspicio sarebbe che i grandi valori – connessi con il valore stesso della vita – non scompaiano, ma anzi, diventino il fondamento di un nuovo modo di relazionarsi. Un esempio paradigmatico potrebbe essere quello relativo all’emancipazione della donna, vista non soltanto come rifiuto del dominio maschile, ma come recupero di un modello culturale legato alla vita, alla terra, alla natura.

 

E grazie alla Casa Editrice Effatà per aver contributo, con i suoi testi, al millenario sogno di un’umanità interconnessa equilibrata e armonica, che sia davvero il cielo che si specchia sulla terra.

 

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