Blog Tour «Il cerchio»

 

 

IL CERCHIO E IL VOLTO NASCOSTO DELL’EROS: LA FILOSOFIA DELL’APPARTENENZA. 

 

L’erotico, questo sconosciuto

 

Ho già avuto la possibilità di accennare agli elementi che contribuiscono a formare il genere erotico in un precedente articolo. Quindi se mi ripeterò non me ne vogliate, ma per meglio inquadrare la particolarità del libro il cerchio, è necessario tornare a sottolineare le mille sfumature di una categoria tanto letta ma poco conosciuta.

È una strana ironia della sorte, quello dell’anatema fastidioso che colpisce spesso libri o parole tanto usate da uscirne esautorate nei loro contenuti principali. Tipo la parola immigrazione, o comunismo, solidarietà o tolleranza. Al pari di queste distorsioni del vivere post moderno (come lo chiamo io), il genere erotico non si sottrae e viene colpito da questa sua onnipresenza che, in realtà gli dona una vera anonimità. Seppur divenuto famoso con i libri della serie di 50 sfumature, e grazie ai tanti self, se si chiede quali sono le sue caratteristiche si riceve un silenzio imbarazzante.

Che è sicuramente migliore dell’ovvia risposta: ci vuole il sesso (ma pensa un po’? dice il mio avatar maligno con finto stupore). O di chi lo relega nelle regioni inferiori della letteratura, di basso livello, quasi fosse un orrifico romanzo d’appendice (senza ricordare che anche nel romanzo suddetto brillano perle di raro valore come i libri di Flaubert). È pur vero che l’eccesso di testi, con la dicitura erotico invadono i social e le piattaforme come Amazon o Ibs, fino a creare una sorta di fastidio per la sua invadenza.

Ecco gli elementi che proporrò, di solito, servono per destreggiarsi nel labirintico mondo di oggi, dove tutto è letteratura e nulla è letteratura, per poter comprendere cosa è e cosa non deve essere l’erotico.

Innanzitutto, ricordo di nuovo che l’erotico non è una parola usata per lanciare un avvertimento di tipo morale o uno stendardo da fissarsi sul bavero, in un’ansia ribelle di trasgressione (su cosa poi si debba trasgredire è origine di dibattito) ma rappresenta semplicemente e banalmente una categoria letteraria, il modo in cui critici e intellettuali convenzionalmente dividono l’ampia varietà di letteratura in forme codificate di espressioni (i generi). Questo perché si rende più facile e meno ardua la riflessione critica, la comprensione del significato del testo e la rilevazione dell’esistenza o meno, del patto interpretativo tra lettore e autore. In pratica grazie a queste convenzioni, noi addetti del mestiere possiamo valutare, editare e persino recensire i libri.

La definizione di letteratura erotica, o meglio di genere erotico è ora possibile e si riassume in uno scritto che affronti l’intera sfera della sessualità, che contempla sia l’amore fisico che la seduzione mentale. In sostanza si interessa dell’affascinante e particolare mondo dell’eros cosi come inteso dal mondo greco. Ricordiamoci questa discendenza perché sarà importantissima per il nostro libro.

Il termine usato dai nostri amati filosofi greci è ∑ῤῳҫ (eros appunto) e si riferisce a vari e diversificati aspetti dell’interazione uomo/ donna, diversi da quelli coniugali o moralmente accettati. Si passa quindi dall’erotismo seduttivo, alla sfera omosessuale fino alla descrizione del piacere di stampo platoniano che considerava l’eros come una tensione emotivo filosofica finalizzata alla contemplazione della divinità Sophia (sapienza) che provocava una sorta di orgasmica estasi ma che non doveva sfociare necessariamente in un atto sessuale. Era più l’interesse verso i lati filosofici del piacere più che alla mera consumazione, come se soltanto tendere verso la loro energia bastasse per sentirsi davvero completi.

Questo amore erotico, diveniva cosi veicolo per una metamorfosi della psiche e della coscienza che si staccava dalla quotidianità della “polis” per riversarsi nel flusso infinito dell’unione con il divino. Pertanto, l’elemento trasformativo, che si avvicina alla letteratura di formazione (crescita personale) caratterizzerà ancor ‘oggi il vero romanzo erotico. Attraverso il piacere la protagonista scoprirà sé stessa, sia i lati bui del suo essere l’ombra, sia quelli più solari e goderecci. Tutto questo si riverserà in una rivalutazione degli assunti culturali della società in cui essa vive, si muove e respira.

Abbiamo già delineato i due aspetti fondamentali: lo hiergoamos (l’unione con il flusso divino vitale che è alla basa dell’universo) e la formazione l’unica in grado di dare senso e forma all’esperienza conoscitiva di sé stessi grazie proprio al sesso.  L’erotico di lega indissolubilmente alla filosofia e alla spiritualità e quindi non è raro che al suo interno si ritrovino poesie, romanzi, raccolte che potrebbero essere anche delle guide filosofiche.  La commistione con la filosofia ha anche un’altra conseguenza che lo arricchisce di un ulteriore elemento che si inserisce nell’ambito del romanzo di denuncia o sociale, quella dimensione in cui è calata la nostra umanità, con la sua etica personale, le sue morali che stanno al passo con i tempi, i paradigmi religiosi spesso visti come limiti e come ostacoli alla piena realizzazione dell’uomo come cittadino.

I libri erotici possono divenire affilati strumenti di denuncia sociale, di una volontà innovativa e progressista contro la morale specifica di un’epoca che, perciò, manifesta i suoi tabù caratteristici. Pertanto temi quali omosessualità, prostituzione, persino orge e deviazioni estreme, connaturate da una certa degenerazione, sono finalizzati a arginare e distruggere letteralmente quei feticci di significato (i tabù) con cui una città, una società, un’etnia una qualsiasi organizzazione umana, assume come baluardi contro l’esterno, contro il cambiamento, per sostenere sé stessa e le sue fondamenta.

Pertanto il tabù originale può essere descritto come una proibizione sociale relativa a una certa zona comportamentale, atto a proteggere le consuetudini acquisite con la socializzazione primaria e secondaria (l’imprinting con cui una determinata organizzazione umana marchia i suoi elementi dotandoli dello status di cittadini o membri di un agglomerato urbano qualsiasi) che diviene cosi quasi area sacrale e pertanto proibita. Questo modus operandi fa sì che il progresso, la modifica evolutiva delle società, sia escluso e lasciato fuori dai suoi confini, mantenendo in piedi la tradizione, anche qualora essa diventi, per il fluire del tempo, anacronistica.

L’infrazione del divieto si riassume in un rischio di esclusione sociale; il detrattore viene bandito, relegato a diverso, a estraneo, a dissidente fino a sfiorare addirittura la categorizzazione in pericoloso deviante.

Ovviamente, lungo la storia antropologica il tabù più ricorrente era quello legato alla sfera sessuale, spesso identificato nel tabù mestruale o al tabù del parto. Questo fece sì che da misteri femminili al centro di molte religioni primitive, divennero abomini da combattere e da escludere dalla società civile (non a caso spesso si riteneva la donna mestruata impura, fu lasciata fuori sia dalle funzioni religiose che da quelle di ordinaria quotidianità come curare le piante, o impastare il pane, tabù giunti intatti fino ad oggi) resi molto più feroci e distruttivi con l’avvento del secolo oscuro ( il XV) che pertanto comporterà una recrudescenza della censura. Ed è straordinario notare come, per ironia di una sorte bizzarra, fu proprio il secolo più intrigante dal punto di vista culturale e tecnologico oggetto di feroci censure, come se il progresso e la costante aggressione alla tradizione scientifica, dovesse essere controbilanciata da una sorta di acredine verso la sessualità, foriera di ribellione e di libera creatività al servizio di impulsi e istinti senza controllo.

Senza ricorrere all’analisi storica del genere (ampiamente da me analizzata nell’articolo già citato a cui vi rimando qualora abbiate lacune) analizzo il secolo della rivolta, ossia il XX. Nella mia analisi storica ho potuto notare come le nostre autrici, oggi al centro della scena, erano, un tempo, deprecabilmente penalizzate. Questo perché il lato femminile del piacere, conobbe durante i secoli e con l’avvento delle religioni monoteistiche e quindi delle società patriarcali, brutalmente represso. Mai una donna avrebbe potuto vivere delle sue fatiche letterarie, salvo attenersi al classico cliché di scrittrice di operette morali, di romanzi di formazione, o di letteratura romantica, figurarsi mettere nero su bianco le proprie voglie. Veniva nascosta sotto il velo della pruderie la parte sessuale della vita, anche se, stranamente essa viveva e veniva esaltata in scritti al limite dell’umana decenza.

Questa contraddizione vittoriana la ravvisiamo oggi anche nel nostro mondo attuale, nel nostro postmoderno. L’abbondanza di racconti dark o al limite della pornografia, nascondono per una strana congiunzione astrale, una società che, seppur libera, teme sempre di più la libera espressione sessuale. La donna viene tuttora controllata da una moralità maschilista che si bea delle forme del corpo però spersonalizzando la donna, rendendola mero oggetto ludico e di piacere. E i libri esprimono questo vittorianesimo nascosto. L’eccesso di sesso si riassume in una paura del sesso, tanto da esorcizzarlo attraverso scritti atti a sporcarlo più che esaltarlo, a brutalizzarlo quasi un atto di redenzione e di autoflagellazione costante. L’apparente liberalizzazione dei costumi si risolve in una realtà occulta, gretta e perversa proprio perché si ostina a relegare il piacere sessuale nell’ambito dell’infrazione, nell’eccesso, nell’oscuro antro di istinti repressi. Del resto se il sesso è trasgressione ciò equivale a renderlo profondamente proibito, quando in fondo è parte della vita, è il modo con cui una società mantiene sé stessa, attraverso il fattore vitale e naturale della continuazione della stirpe, portante di un’enorme carica energetica che restituisce legittimità a un atto sacrale.

L’avvento delle autrici erotiche ribalta la tradizione maschilista, avvicinando l’eros a una rivendicazione di stampo femminista. Non possiamo scordare il racconto sconvolgente di Simone De Beauvoir Memorie di una ragazza perbene o il celebre stupendo libro di David Herbert Lawrence L’amante di Lady Chatterley che è e resta il libro guida del genere.

E questo testo ci dona una altro elemento che caratterizza l’erotico, la disgregazione degli assunti culturali e dei ruoli sociali che divengono nel mondo di Lawrence soltanto parole prive di un significato reale. Ecco che l’erotico può (e Lawrence ce lo dimostra) evolvere una società stantia, abbattere i muri del pregiudizio attraverso amore e sesso.

Questo testo come molti altri (Sidonie Gabrille ma anche Patrizia Valdurga o Jana Cernà, come anche Histoire d’O di Dominique Aury con lo pseudonimo di “Pauline Réage” e Emmanuelle di Emmanuelle Arsan ) asfaltò letteralmente i pregiudizi sul piacere femminile e sulla virilità, mettendosi in risalto quale simbolo di ansia di risveglio culturale e sociale che la protagonista mostra con orgoglio alla sua casta.

La nostra lady Chatterly si erge a eroina rivoluzionaria in un non ammette a sé stesso di aver perso consenso. È inadeguata alle aspettative imposte al suo rango, alle imposizioni di una vita rigorosa che si richiedeva a ogni signora dell’alta società. E proprio grazie a quell’amore proibito che lei e le lettrici, cosi come i lettori, scoprivano che dietro i fasti e il lusso si nascondeva l’avvilimento dell’esistenza deprezzata dalla mancanza di una parte istintiva e creativa.

L’erotico può divenire arma fenomenale per una rivolta contro la cultura sociale, attraverso il suo elemento più discriminato ossia il sesso. Nel raccontare il piacere si ritrova anche un impegno sociale di impatto rivoluzionario. La semplice storia, che smuove le coscienze grazie alla presenza di immagini piccanti e disarmoniche rispetto alle aspettative con cui ci hanno cresciuto, è una sorta di ridefinizione di un uomo che tende a sottostimare la propria corporeità a favore di un qualcosa di evanescente e a volte totalmente irreale. Non si tratta tanto di ideali ma di ruoli, maschere divenute cosi appiccicose da non potersi staccare dal nostro io reale. E senza togliere gli orpelli, le consuetudini divenute predominanti, non si può assolutamente conquistare il proprio un peculiare posto.

Che sia connessa alla filosofia greca alla volontà dell’incontro con il divino il genere erotico sarà sempre un mezzo di cambiamento universale dove se e io, toltamene ripuliti da ogni eccedenza, torneranno ad appartenersi ed appartenere al flusso infinito del tempo, apportando cambiamento di conseguenza anche alla società in cui questo essere ricongiunto è inserito, anche a suo malgrado.

Un distinguo tra erotismo e pornografia è, dunque, possibile e va sottolineato. L’erotismo resta e rimane un percorso di conoscenza individuale che dalla fisicità invade ogni ambito personale, mentre la pornografia è soltanto una ripetizione stereotipata di una fase meccanica.

Ed ora possiamo inserire la nostra analisi del cerchio.

Viaggio dentro il Cerchio. 

Se come abbiamo prima sottolineato l’erotismo non è la voglia di vendere un prodotto esaltando il voyerismo del lettore, le sue perversioni e i suoi desideri frustrati, né consegue che non è necessaria la descrizione minuziosa dell’atto.

Quello che si rende indispensabile è la descrizione della tensione che può portare o non portare all’atto in sé, facendo scaturire da quel risveglio dell’istinto un risveglio interiore.

E nel cerchio si avverte proprio quest’energia che circola, quasi fosse una spirale serpentina (la kundalini) in grado far esplodere il vecchio io, represso, dimenticato, frustrato in virtù di un essere più consapevole.  La caratteristica del libro della Cataldo e di Ardizzone è di concentrarsi non sull’elemento dell’eccitazione sessuale (dato effimero e vanesio) ma di suggerire e insinuare dettagli in grado di suscitare domande. E l’arte della domanda è e resta, la raison d’etre della formazione.

Leggendo il testo si sviluppa una curiosità sul perché i protagonisti decidono, consapevolmente, di intraprendere un sentiero amoroso, distante anni luce dal percorso consueto. questo stuzzicare la riflessione è proprio e caratteristico, per esempio, dei racconti delle Queste Du Graal, spesso portati alle corti nobili, improntate e una rigorosa etichetta, con la loro eroticità e ansia modernizzante di trasformazione. L’arte della domanda è l’arte di individuare il punto nevralgico delle questioni etiche e spirituali, il fulcro da cui si può ricavarne il significato profondo, quello scevro dagli orpelli della percezione, spesso fallace, con cui siamo stati educati a indossare. In poche parole la domanda giusta apre un altro mondo grazie alla capacità di indossare altri occhiali con cui filtrare il reale.

Non dimentichiamoci che un libro davvero in grado di generare una modifica alla nostra mente, deve poter suscitare disagio, mirando a sfaldare le basi su cui il nostro io e quindi il nostro inserimento nella società si fonda. Semplice e al tempo stesso drammatico. Pensiamo al libro Madame Bovary di Flaubert. Questo testo fu condannato nel 1857 per offesa alla moralità pubblica. O pensiamo alla Salomè di Oscar Wilde che produsse una visione ribelle non solo della femminilità ma persino della seduzione, riabilitando una figura usata per intimorire le donne e renderle distaccate dal piacere sessuale (lo ripeto, il piacere femminile è stato da sempre legato a una sorta di caotica creatività avvisa da chi doveva costruire il patto sociale che implicasse la rinuncia alla libertà selvaggia della loro volontà. Rosseau insegna). O ancora Thresa Raquin etichettato come libro pornografico.

Ecco il Cerchio contiene la stessa carica ribelle contenuta in una frase specifica che ci restituisce il senso vero della funzione dell’erotismo:

Ti amo di un Amore impuro per i più, ma il più puro e sincero per me che non avevo amato mai prima.

Ti amo di un Amore amorale per i più, ma ogni Amore ha la sua morale, che è solo per chi ne è protagonista, sì… il nostro modo di amarci è morale solo per noi.

 

Questa frase, apparentemente amorale in realtà non ha nulla di sconvolgente ma si inserisce in una realtà precisa quella che rende la nostra mente rea di ogni produzione di senso attribuita a ogni questione etica e animica.

 In poche parole, la morale non è altro il modo con cui una determinata cultura elabora le questioni relative alla convivenza tra uomini, alle regole con cui essa deve essere gestita, informandoci quale sia il giusto modo di pensare e sentire. Se questa convenzione è utile nei rapporti di ogni giorno tra cittadini e istituzioni o anche personali, essa deve restare superficiale e non insinuarsi nelle pieghe più profonde dell’io. La morale deve gestire la legalità, la giustizia ma mai i sentimenti profondi. Nessuna morale può dirci chi amare e come amare, semmai i limiti possono attenersi alla corretta gestione del rispetto delle leggi, del rispetto generale verso l’altro (nel non imporre la propria volontà) ma mai insinuarsi su come i sentimenti vadano gestiti. La morale comune, lungi da essere solo una guida nel trovare un accordo con la ragione e l’istinto più puro, diventa un peso da portarci appresso, finendo per addomesticarlo se non addirittura a reprimerlo.

È l’amore, la spiritualità collegata la sesso che, invece, ci insegna a incontrarlo e trovare un vero accordo di cooperazione.

In questo testo non esiste sopraffazione. Esiste semmai la teoria di un’appartenenza che rende l’amore un’esperienza totalizzante.

L’appartenenza sommo patto d’amore

Per poter raccontare la filosofia formativa alla base del testo è necessario un breve excursus storico tra le pieghe della cultura greca. È grazie a loro che l’eros è stato valutato non come un unico compatto mondo di idee e emozioni, ma come un meraviglioso diamante sfaccettato.

 Per i greci e per la psicologia moderna, l’eros è un mondo multiforme che quindi va trattato con responsabilità e attenzione perché tocca elementi bui e nascosti di quell’ineffabile creatura chiamata anima. L’eros è più di un impulso istintivo dell’uomo, ma si dibatte tra due emisferi quello lunare e oscuro (che raggiunge limiti estremi fino a sfiorare la sopraffazione) e l’altro più solare e godereccio che racconta la bellezza del sesso consenziente e di una profonda connessione con l’altro, spesso intesa come fusione profonda non solo di due corpi ma di due menti, che si fondono in una atavica danza che ha le sue radici nello hierogamos, il matrimonio sacro celebrato nei fantastici ritti di Sumer.

Ecco perché spesso leggere erotico crea disagio, proprio per la sua sfuggevole sostanza che lo rende un contenitore di emozioni sfumate e spesso sospese sul limite dell’abisso. Il sesso cambia. E questo eterno modificarsi crea fastidio perché cozza con la tendenza dell’organismo umano a conservare la propria stabilità. E questo può essere ottenuto rimanendo ciò che si è.

Ecco che l’eros è comprensibile se ci si rivolge alla filosofia greca che lo consideravano composto di diversi aspetti di quel sentimento misterioso chiamato amore. Questa flessibilità del termine greco ci delizia con la restituzione della complessità del reale a scapito della tendenza moderna a chiudere i concetti in rigide prigioni, in grado di esiliare tutto ciò che non può essere compreso. Al contrario per il filosofo greco l’incomprensione, lo sfuggente il mistero era uno stimolo a indagare, riflettere e sfidare il numinoso in una caccia alla conoscenza.

L’eros greco, dunque, racconta qualcosa di più del cosiddetto sesso coniugale, fino a istituzionalizzare forme diverse di piacere addirittura includendo una sorta di onanistica propensione a ricavare il piacere dall’incontro tra maestro e allievo, una sorta di orgasmo pedagogico. Non doveva essere un rapporto fisico, ma significava bearsi della tensione emotiva che l’incontro tra menti fertili, tra intelletti indomiti poteva procurare. Una sorta di empatia profonda che provocava un piacere intenso e considerato sacro.

Tale era l’importanza dell’eros che la stessa divinità divenne il primo dio, la divinità principe celebrata e venerata anche come spinta verso l’amore per la conoscenza. Ecco il primo punto: l’unione tra sapienza e eros divenne un’amicizia indissolubile tanto che divenne uno dei temi centrali della loro analisi w delle loro composizioni.

Platone che nel suo Simposio o il Fedro, inserì anche una discussione di alta filosofia che verteva proprio sul sesso e l’amore pederastico. In queste opere, questo tipo di affezione diveniva pari a una follia divina, un dono degli Dei fino a sforare il concetto che il sesso e l’amore, divenisse immagine e sembianza di un Daimon ossia una creatura semidivina, ponte tra la mortalità e l’eternità, tra saggezza e bellezza.  Ed è ovvia la conseguenza di una possessione del daimon; ossia quella di trasportare le persone in una dimensione totalmente estranea a quella considerata civile.

Ecco perche si sperimenta un’emozione totalizzante, l’appartenenza appunto, che trasferisce in valori nel mondo delle idee. Questo mondo, è distante da quello della forma con cui queste idee, discendendo dall’iperuranio, prendono vita sulla terra. I due elementi non possono dialogare, sono troppo distanti, troppo dissimili e di natura troppo differente per riuscire a avvicinarsi. Una appartiene al mondo della sostanza che è sempre, necessariamente libera dalle pastoie dell’umanità e della mortalità.

Il cerchio narra proprio di questa particolare dimensione in cui due parti perfette di uno stesso organismo, separato nella sua discesa nelle regioni materiali ritrova la sua unità in quella zona dell’amore accentrante.

Nel simposio, il nostro Platone (sempre lui) inserisce una delle meravigliose immagini confluite nella concezione dell’amore: l’idea dell’altra metà o anima gemella.  Questo perché il filosofo elabora nella sua straordinaria maniera il mito greco degli ermafroditi. Secondo questo mito, all’origine dei tempi gli esseri umani non erano suddivisi in generi ma ciascuno di essi aveva 4 braccia e 4 gambe due teste. con il tempo queste strane creature iniziarono a essere fastidiose (il mito li definisce insolenti) tanto che, per punizione vennero separati da un fulmine. Come dire uniti l’uomo diviene più forte e più sicuro di sé tanto da sfidare la divinità.

Finalmente Zeus ebbe un’idea e disse: “Credo di aver trovato il modo perché gli uomini possano continuare ad esistere rinunciando però, una volta diventati più deboli, alle loro insolenze. Adesso li taglierò in due uno per uno, e così si indeboliranno e nel contempo, raddoppiando il loro numero, diventeranno più utili a noi 

PlatoneSimposio

È da questa “punizione” che l’essere originario fu distinto in uomo e donna. Ovvia conseguenza, ogni essere umano ambisce a ritrovare la propria completezza cercando la metà perduta. Dato interessante che vorrei sottolineare è che per il mito questi androgini non necessariamente erano coppie formate da uomo/ donna ma potevano essere sia due uomini o due donne. E questo elemento è importantissimo come utile arma contro l’omofobia. Sfido perfino i fondamentalisti e gli ortodossi a sfidare Platone. Non c’è storia.

Tornando al nostro libro il cerchio possiamo ora tracciare la sua filosofia portante l’appartenenza.

L’appartenenza è un sentimento trasversale che si rivolge alle cose materiali, come la polis e la cittadinanza, fino alle emozioni più intense, a ideali, a persone o filosofie. Nel caso del mondo delle emozioni (l’amore in questo caso) è sua priorità suscitare livelli di energie intensi e profondi (ad esempio l’amore materno) che cementificano il  legame rendendolo indissolubile ed eterno. Nel caso specifico dell’amore e del sesso si sviluppa una connessione intima, un’unione assoluta così da far percepire a chi lo osserva la piacevole sensazione di trovarsi di fonte un essere completo, perfettamente integrato, riportando alla mente, dunque il mito dell’androgino, o dell’anima gemella: due anime cosi inserite una nell’altro da essere possedute da questo Daimon che prende proprietà e domina letteralmente le loro anime e le loro menti. l’altro diviene non più unico e speciale ma letteralmente proprietà di questa comunione profonda e sicuramente ambigua.

L’appartenenza non è tanto dipendenza, quanto bisogno che nasce dalla percezione netta che l’altro è la parte mancante che dà pienezza alla propria esistenza personale, è il pezzo che manca, l’altra parte della mela detentrice di una fiducia sconfinata, senza filtri o difese alcune. Per questo le richieste dell’amato sono in fondo le richieste dell’anima stessa in quanto non più persone distinte ma parte di un unicum. È l’immedesimazione con l’altro che dà il senso di diventare totalmente se stessi.

Nel cerchio la protagonista sente di appartenere da sempre all’altro ed è la sua irriducibile volontà di costruire un noi liberamente e intenzionalmente, decisa ad abbattere il suo vecchio sé condizionato dalle idee preconcetta per divenire donna immensa, in modo assolutistico, nel flusso energetico dell’atro.  L’appartenenza del cerchio è una forza incontrollabile che prepara al salto decisivo che lascia dietro di sé le regole societarie per essere libera e davvero, incredibilmente viva. I gesti apparentemente di BDSM, sono in realtà le prove con cui l’altro riesce, piano piano a lasciarsi andare, a identificarsi con l’altro a porre la propria fragile emotività nelle mani dell’altro e viceversa. Un rapporto delicato e sinonimo di grande coraggio, visto che le resistenze a farsi assorbire dall’altrui personalità è il grande ostacolo, una reazione quasi animalesca presente in noi per proteggerci e autoconserrvarci.

Giorgio Gaber cantava:

Sarei certo di cambiare la mia vita, se potessi cominciare a dire noi

 

Sentirsi parte di qualcosa è un nostro bisogno, un bisogno che però contiene il rischio di scegliere la parte sbagliata, la persona sbagliata che, se non dotata della stessa volontà di darsi completamente rischia di deturpare invece che arricchire la nostra mente/anima.

 In questo caso il cerchio racconta la parte luminosa, quella cantata da Gaber piuttosto che rivolgersi a quella più oscura e ambigua, dando preminenza e rilievo al rispetto forte per quel dono incommensurabile rappresentato dalle chiavi che aprono le porte segrete del nostro io. L’unione assoluta, l’unione al di sopra di ogni legge umana ha come base e forma di ossequio proprio la scelta.

Cosa che nella classica letteratura BDSM non esiste. Qua vige consapevolezza e acuta ricerca della propria fonte di felicità, più che di un’esigenza di compensazione delle mancanze. Non a caso la protagonista non è la verginella bramosa di novità o ricchezza o repressa, è una donna concretizzata che trova in quella forma d’amore una realizzazione più alta. Essa cresce e si osserva

 

da un’altra prospettiva, tornando a far pace e abbracciando lati di sé dimenticati per rinnovare nell’unione illimitata con l’uomo, la sua completezza.

Questo è perfettamente simboleggiato dalla scelta del titolo: il cerchio.

 Una forma così semplice eppur così ricca di significati: rappresenta la perfezione, la compiutezza, l’armonia, ciò che non ha rottura, ciò che non inizia e non finisce, linea unica le cui estremità si ricongiungono per annullarsi l’una nell’altra. Un amore che esiste, che può non piacerci, non essere idoneo per la nostra strada ma che è una forma d’amore da rispettare, e che non è affatto amorale o antietico.

Perché, dunque, la protagonista non ha limiti nel donarsi?

Perché per appartenere totalmente all’altro (ma anche a una comunità o a un ideale) bisogna offrire se stessi per far sì che l’emozione derivata dal contatto intimo con l’altro ci invada del tutto trascinandosi in un viaggio intrigante alla scoperta di un modo nuovo a volte eretico, di visionare il mondo che ci circonda

 

Appartenere è osservare la vita con altri occhi, con quelli del teorico, per esempio, dell’oggetto/ soggetto amato. Posso scegliere di appartenere a una comunità, a un essere umano a un ideale ma questo “patto” presuppone una perdita volontaria di una parte della propria individualità in cambio di benessere psico -emotivo.

Ed è quello che accade ai due protagonisti. La fiducia la sintonia intellettiva che si instaura tra i due, travalica le consuetudini rappresentate dalla corretta o meglio dire la modalità di amare approvata dalla maggioranza della società.

Non è raro che l’amore non solo passionale ma mentale diventi cosi coinvolgente:

 

una donna come me, che aveva accettato di modificare la propria personalità per lasciarsi modellare a immagine di un’altra persona. 

Ecco la filosofia di Platone splendidamente raccontata in un romanzo, che qua trova la sua espressione più radicalizzata e più affascinante dove due esseri diversi si abbracciano in modo pieno e completo rinunciando a una parte di sé, all’anarchia libertaria per fondersi con l’altro e tornare a casa.

Pertanto il tema sviluppato dal cerchio non va assolutamente confuso   con il possesso esplicato dallo stato di sottomissione. Quest’ultimo in particolare la condizione degradante e frustrante e avvilente di dipendenza e asservimento, la condizione relativa a un rapporto di proprietà materiale, in cui la persona è paragonata a un bene di cui ha il diritto assoluto di disporre e godere.

Altresì può avere una connotazione di dominio, ricordandoci che il dominio è un gioco di parti in cui esiste e deve esistere un flusso costante tra i due protagonisti dello strano rapporto: dominante e dominato, tanto che i ruoli spesso si confondono. Essi instaurano una comunicazione, tramite la voglia di sperimentare i limiti dell’altro, ed è questo che lo distingue dalla sopraffazione:

la volontà di dominio non è lo sfruttamento dell’altro ma la semplice coscienza delle due possibilità. non significa affatto una mancanza di rispetto estremamente egoistica E infatti la volontà di dominio per quanto voglia spezzare l’interiore opposizione del subordinato (mentre all’egoismo importa solo la vittoria) ha per l’altro pur sempre un certo tipo di interesse: egli è per lei un valore.

Georg Simmel

 

Se nella sopraffazione l’unico sentimento a guidare è forse la rabbia e il senso di inferiorità, qua abbiamo un bisogno atavico di un essere che, per aver suscitato invidia degli dei, fu vilmente separato e che per ritrovarsi va in cerca della sua parte complementare. E per farlo deve non annullare l’altro, ma sperimentarlo, comprenderlo, di ricevere e dare per ritrovare la sua perduta unità.

E non è il supremo romanticismo questo?

La mia libertà di bere a grandi sorsi i giorni miei

 nuove strade fra di noi

 nuove luci, nuovi occhi

 e poi

 un cammino che non finisce mai

 

la mia libertà,

 la mia vita si apre come una poesia,

 le domande dentro di te

 come acqua fra le dita sai

 se ne vanno rivedendo gli occhi miei

 e sul tuo cuore sai io riposerò

tuo respiro è soltanto un attimo che corre forte

parla di noi

e non ha tempo di voltarsi mai,

e come i sogni che bruciano

dietro ad un sorriso piano si nascondono

ed ho paura, di dirti che

io non ho niente se non ho te.

 

Ed ho paura

ad ammettere che

non ho niente se non ho te

Nomadi

 

 

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