Ritenendo che le radici sono alla base di ogni società e che la cultura popolare sia il terreno su cui si impianta la letteratura, il blog è lieto di sostenere il libro “Le vere origini di Halloween” e presto sulla pagina arriveranno interessantissimi articoli. La cultura è informazione.

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Blessed Be!

“Block 46” di Johana Gustawsson, La Corte editore. A cura di Vito Ditaranto.

 

“…La volpe si crogiolava sotto l’unico raggio di sole filtrato sino al giardino. Si era intrufolata in mezzo ai cespugli venti minuti prima e non si era più mossa…”

A Falkenberg, in Svezia, Linnéa Blix, la talentuosa designer di gioielli non si presenta all’evento organizzato da Cartier,  il suo corpo mutilato viene ritrovato in un fiordo innevato.

“…La pioggia cadeva a catinelle su Londra, come per vendicarsi dopo alcuni giorni di tregua. Gocce grandi come biglie s’infrangevano sul parabrezza e costringevano le auto a procedere a passo d’uomo…”

 

Ad Hampstead Heath, Londra, il corpo di un giovane ragazzo viene scoperto con ferite simili a quelle di Linnea.

L’ambientazione è uno degli elementi più importanti di un buon romanzo, se sviluppata correttamente, può davvero portare il romanzo a vivere e affascinare i lettori come in questo caso. Un mosaico che il lettore vedrà comporsi sotto i suoi occhi, riuscirà a vivere il libro come in un film al cinema, da spettatore gustando le visioni descritte dal primo all’ultimo fotogramma. Dramma psicologico, ottime descrizioni.

La trama coinvolge e commuove mentre tra le pagine compare il campo di concentramento di Buchenwald, (1944). Nel bel mezzo dell’inferno dell’Olocausto, …Un uomo prende il badile, raccoglie un po’ di terra e la getta nel buco. Copre le gambe, il ventre, le dita fredde e levigate come sassolini, poi ricopre il viso, la testa, i capelli, fino a riempire le cavità oculari. Cosparge la tomba di foglie secche. Pulisce la pala, si toglie i guanti sporchi e li ripone insieme alla torcia nello zaino… Erich Hebner farà di tutto per vedere se stesso come un essere umano.

“…Sbatté le palpebre. Il crepitio delle mitragliatrici risuonava ancora nelle sue orecchie. La follia era iniziata il 7 aprile, quando duecento SS avevano cercato di far uscire dai loro blocchi 14.000 prigionieri recalcitranti che Hermann Pister, il KZ-Kommandant di Buchenwald, voleva evacuare per evitare che cadessero nelle mani del nemico. Tutti sapevano cosa significasse essere evacuati: la morte, lungo la strada o su uno dei convogli, di soffocamento, di sete, di fame, di sfinimento, o sotto i colpi dei soldati…”

BLOCK 46 è un thriller psicologico crudo, spietato e macabro che non lascia spazio all’immaginazione. La trama è costruita su più livelli temporali, intersecando episodi del presente e del passato per creare un unico grande mosaico. Apparentemente complessa la narrazione si lascia seguire e inseguire con interesse.

I due omicidi sono opera di un serial killer? Come si collegano agli eventi sconvolgenti di Buchenwald?

Emily Roy, si unirà ad Alexis Castells, scrittore e amico di Linnea, per indagare sul caso che rappresenta un vero e proprio mistero. Viaggiano tra la Svezia e Londra, con continue incursioni nel passato. Queste due donne evidenzieranno due personalità contrapposte che comunque si completeranno a vicenda.

La Gustawsson crea una grossa macchia scura nelle pagine bianche con un killer vizioso offrendo un’esperienza di lettura davvero originale.

L’elemento principale che ha caratterizzato la parte iniziale di questa storia è stato lo scetticismo riguardante la  fiction storica che traspare sin dalle prime pagine.

Non sono un lettore accanito di fiction storica e non capivo inizialmente come questo elemento poteva essere inserito in un thriller in cui il personaggio principale è un invisibile serial killer.

L’autrice inserisce la fiction storica in maniera arguta grazie alla scrittura brillante.

Una parte del romanzo si svolge nel Campo di Concentramento di Buchenwald durante la Seconda Guerra Mondiale. I capitoli che descrivono Buchenwald sono stati la mia parte preferita.

La raffinata rappresentazione della brutalità umana mi ha colpito avvinghiandosi completamente sotto la mia pelle.

La Gustawsson si dimostra davvero brillante e l’aggiunta di questa storia ha reso BLOCK46 ancora più coinvolgente.

L’autrice è riuscita a intrecciare mirabilmente la storia scura e tortuosa di un serial killer con i personaggi di Emily Roy e Alexis Castells, e collegarli con il passato oscuro di un campo di concetramento.

Ho particolarmente amato il personaggio di Alexis Castells, una vita e un personalità segnata dalla tragedia, cercando di trattare il dolore del passato scrivendo di crimini assurdi e misteriosi, cercando di rendere l’innato senso di violenza un qualcosa senza senso attraverso le parole dei suoi libri. Ha un carattere che genera simpatia offrendo tutto il suo know how per la  ricerca del responsabile dell’uccisione del suo amico d’infanzia. Penso sia importante che i lettori abbiano comunque la consapevolezza del fatto che questo libro è brutale e graficamente violento, e alcune di queste violenze sono dirette purtroppo ai bambini indirizzando la lettura verso un lettore adulto e consapevole.

La Gustawsson è inconfondibile nella rappresentazione dei crimini commessi dall’assassino. Quidi diviene importante entrare in questo libro con le giuste aspettative: la descrizione della violenza nel testo è esposta in maniera nuda e cruda.

BLOCK 46 è una rappresentazione unica dell’atmosfera scura del Nordic Noir, che non ha eguali. E’ sicuramente un libro che cerca di provare a comprendere quale sia l’origine del male.

Drammatico, feroce e istintivo questo romanzo vi lascerà senza fiato.

Un buon libro.

Ora “Sorridi”. E quando avrai un momento di smarrimento o indecisione, fermati, aspetta e senti il tuo cuore.

…a mia figlia Miriam con infinito amore…vito ditaranto.

 

“Alla ricerca di te. Oltre il sentiero del cuore” di Serena Brucculeri. A cura di Sophie Sarti

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Farsi ingannare una volta è spiacevole, due volte stupido, tre volte vergognoso.

(Cicerone)

 

 

La fiducia è come un enorme vaso di vetro soffiato posto sul filo che lega le persone. Lo sa bene Sarah, la protagonista di Alla ricerca di te. Lei ha dato fiducia, ha creduto, ha sperato e quel vaso è caduto, ha spezzato il filo frantumandosi in fondo al cuore.

Ma era anche l’ultimo di una lunga serie di dolori, quello decisivo che l’ha portata lontano da casa e da tutti i ricordi per ricominciare, per tentare di non sentirsi più un’isola senza vita.

Sarah sceglie il Nebraska, la neve, una tavola calda e una vita semplice. Non cerca l’amore, non cerca l’amicizia e anela la pace.

Tuttavia, il problema non è il luogo né il lavoro né la distanza. Il vero e grosso problema è sempre uno: la fiducia. Quel filo che unisce, quel filo che diventa d’acciaio (o almeno dovrebbe) quando entra in gioco l’amore. E la nostra giovane protagonista non vuole rischiare, non permetterà mai più a nessuno di ridurla in pezzi, di ferirla, di… ma come si fa a impedire tutto questo?

Si sollevano muri, si tace, si chiudono gli occhi e, alla fine, si scappa a gambe levate.

Ma il filo è già legato alle due estremità e si tende sempre più, finché uno sei due poli non tenta di avvicinarsi a quello che fugge.

Peter è un ragazzo bello e totalmente e inesorabilmente incapace di amare. Non ha mai amato, non ha mai aperto il cuore, non ha mai cercato un legame vero, non ha mai e poi mai sperato di cadere nella rete della dipendenza da un’altra persona (sue le parole, non mie).

Capirete che questi due personaggi, messi insieme, funzionano davvero male. Sono come due pezzi non combacianti di un puzzle. A meno che… ameno che la tessera non sia posizionata male. Bisogna prestare attenzione quando si mette il cuore nelle mani di una persona che non sa nemmeno come sia fatto e bisogna anche accettare di guardasi dentro e di riconoscere un sentimento quando ha un corpo da sogno, il viso di un angelo e la determinazione di un soldato.

Un esordio che poco risente della mancata esperienza, che sa tratteggiare i lineamenti dei personaggi in modo credibile e delicato, che sa dipingere panorami emotivi in modo attento e che ha narrato una storia complessa senza appesantire la parte tragica o esaltare in modo esagerato la parte romantica. Un ottimo equilibrio che rende la lettura fluida e la trama intrigante anche nei punti in cui le descrizioni si fanno puntigliose.

Alla storia tra Sarah e Peter si affianca quella tra Jeffrey e Sally. Un amore temprato dal tempo e taciuto dagli eventi che sboccia già maturo e si rinforza sulla saggezza di due persone che hanno già vissuto la parte dolorosa della vita.

Sottile il gioco di paragone tra due sentimenti che risentono delle età dei protagonisti che li vivono, quella fiducia che nel tempo diventa quasi fede, ma che diviene terrore in chi non la può più dare. Un terrore che mette a repentaglio la vita stessa, tant’è folle. Un terrore che ha radici ben sotterrate e che è difficile da estirpare.

Ci vuole collaborazione, pazienza e fiducia.

Non si può vivere senza amare e nemmeno senza rischiare, ma tra gli estremi si può giungere a un compromesso. Si può capire che le persone non sono tutte uguali anche se all’apparenza sembrano esserlo. Che non tutto il dolore è vano. Che la vita riserva sempre delle sorprese.

Serena Brucculeri ha dimostrato un grande talento esordendo con un romanzo ricco di personaggi ed eventi, facendo trasparire il lato umano e “imperfetto” della vita e trattandolo con dolcezza e riverenza.