“I balordi di Tulear” di Daniele Vacchino, Eretica Edizioni. A cura di Frank Slade

 

In un’atmosfera, al quanto contrastante, fatta di sole, mare e piaceri della vita da un lato ma miseria e quasi completa anarchia dall’altro, si snoda il racconto di Daniele Vacchino “I balordi di Tulear”.

Tulear , cittadina turistica del Madagascar (corrotta ed allo sbando in ogni suo settore sociale, dal popolo sin arrivare alla polizia e non solo), e’ teatro del sogno di quattro amici europei che stanno trascorrendo l’ultimo pezzo della loro vita in codesto luogo, dopo i loro successi/fallimenti più o meno discutibili.

Approfittando del cambio di potere e quindi del caos che regna nella località, prepareranno il colpo del secolo che permetterà loro di ritornare in auge dal punto di vista economico e morale. Ma l’organizzazione meticolosa che loro stessi metteranno in opera sarà ricca di imprevisti perché ognuno di loro dovrà fare i conti con le loro vite disastrate.

A tal proposito, perderanno pezzi per la strada ma ne acquisteranno un altro che darà maggior senso a questo gruppo di attempati sognatori.

Ma questo libro non è solo il racconto della preparazione di una rapina ma è anche la storia del riavvicinamento di un padre, ormai quasi finito, ed un figlio, che distanti anni luce dai loro punti di vista, troveranno finalmente un unità di pensiero e la voglia di star bene insieme.

Riusciranno codesti uomini nel loro intento ?

Cosa si è disposti a fare per il Dio denaro?

Sono alcune delle domande che questo avvincente racconto risponderà, attraverso dialoghi meticolosi ed estremamente dinamici ma soprattutto, direi, ad una attenta descrizione del luogo e del suo contesto sociale.  Persino gli odori , i profumi del mare o dei bar  sembrerà  di viverli come fossimo noi stessi catapultati in Madagascar.

Per tanto godetevi questa veloce lettura a mente libera, magari nei vostri tragitti per andare a lavoro o in facoltà ed alla fine del libro vi renderete conto che la vita può ricondursi a una semplice citazione del libro stesso

 

“Finche vivi, splendi. Nulla ti affligga troppo. La vita non dura che un attimo.”

“La tredicesima vittima” di James Patterson e Maxine Paedro, longanesi Editore. A cura di Benianimo Malavasi

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Lindsay Boxer è una donna realizzata, una madre e una moglie felice. Ma è anche e soprattutto una detective in una città pericolosa come San Francisco, che non lascia tranquille né lei né le sue amiche, la giornalista Cindy Thomas, il medico legale Claire Washburn e l’avvocato Yuki Castellano. Quattro menti affascinanti che per passione e per mestiere hanno scelto di non dare tregua al crimine. L’ultimo, terribile assassino che tiene in scacco la città ha deciso di seminare morte e terrore uccidendo in maniera indiscriminata i clienti di una nota catena di fast food, senza lasciare alle Donne del Club Omicidi alcun indizio o movente. Qual è il suo misterioso piano di morte? Quale il sanguinario obiettivo che intende raggiungere? Ancora una volta la sfida con il male è difficile e pericolosa, quasi impossibile; Lindsay e le altre dovranno ricorrere a tutte le loro abilità e al loro coraggio per vincerla…

 

 

Sono giorni impegnativi per le “Donne del Club Omicidi”: il passato che ritorna (con una pistola in mano), bombaroli di carne macinata, pirati e….un matrimonio!

Il duo Patterson-Paetro ci consegna un romanzo godibile, che non può non incontrare i gusti di ampia gamma di lettori, dagli appassionati di thriller a chi preferisce toni più leggeri, il tutto ben miscelato e sostenuto dal giusto ritmo.

La lettura scorre fluida e la sapiente costruzione dei capitoli crea quel grado ottimale di suspense che rende difficile staccarsi dal romanzo (anche dalle pagine tendenti più al rosa che al giallo…).

Non male anche lo strumento concepito per compiere gli omicidi…post prandiali.

Difetti?

A voler essere pignoli l’evoluzione dell’abbordaggio della nave da crociera sfocia in una “americanata”, più adatta ad un film di Steven Seagal che a un libro tutto sommato “credibile” come quello in esame; anche il salvataggio del sergente Lindsay Boxer denota più di un appiglio cinematografico…

In ogni caso, non si può che evidenziare la bontà dell’impianto narrativo e la scelta della prima persona singolare (quella della protagonista Lindsay Boxer) quale voce narrante aiuta il lettore a calarsi al meglio nelle vicende esposte e nei ragionamenti che le guidano.