Non nobis Domine, non nobis, sed nomini tuo da gloriam. Incontro con i Templari. A cura di Micheli Alessandra

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Sui  Templari si sono versati fiumi di inchiostro. Misteriosi, inavvicinabili e affascinanti, stuzzicano la fantasia di molti ricercatori. Ma l’essenza della loro organizzazione, delle loro credenze sfuggono a ogni tentativo di indagine. Pochi i dati certi, molte le speculazioni.

Guerrieri o mistici?

E soprattutto erano davvero anche loro eredi di una tradizione eretica?

Due sono le questioni che più ci interessano in questa nostra ricerca. Uno è di indagare quanto più possibile le dottrine dei templari, quelle stesse che furono alla base della loro persecuzione. Bisogna capire se essi furono gli eredi della tradizione eretica presente come si è visto nel Razes. Secondo sé ci possono essere legami tra questo ordine e l’altra importante presenza nella regione ossia i catari. Indagare su questo punto è molto importante perché se essi condividevano in parte o tutto, una precisa dottrina significherebbe un indizio in più dell’esistenza di una precisa corrente sotterranea. C’è poi un terzo che collega l’occulto e bistrattato movimento a uno dei misteri che, iniziato nel XIX secolo, ci accompagna ancor’oggi, ossia il mistero di Rennes Le Chateau, una strana e inquietante chiesa, voluta fortemente da un bizzarro abate Bereger Saunniere, che si erge maestosa nel piccolo ,ma famosissimo paesino del Razes, la odierna Linguadoca.

Chi sono i Templari?

Secondo gli storici ufficiali si tratta di un ordine monastico militare che trae ispirazione dall’ordine cistercense, sorto nel 1118 ad opera di Ugo di Payns, originario dell’omonima cittadina francese della Champagne, insieme al suo compagno d’armi Goffredo Saint Omer. Il compito dell’ordine era quello di assicurare l’incolumità dei pellegrini europei che visitavano Gerusalemme dopo la sua conquista. L’ordine venne ufficializzato il 29 Marzo 1139 dalla bolla Omne Datum Optimum di Innocenzo II e definitivamente dissolto tra il 1312 e il 1314 dopo un drammatico processo. Le ragioni per questa drammatica persecuzioni sono molteplici. Anche se il fascino dei templari risiede nelle misteriose attività e nelle dottrine che spesso sono state definite iniziatiche, l’ordine fu anche una grande potenza economica e politica. Note sono le loro attività bancarie iniziate quasi per caso.

Essi si trovarono ben presto a gestire un immenso patrimonio dato che quando un nuovo membro si univa all’ordine donava ad esso ingenti somme di denaro o proprietà, poiché tutti dovevano prender il voto di povertà. Grazie anche ai vari privilegi papali, la potenza finanziaria dei cavalieri fu assicurata dall’inizio. Poiché i templari mantenevano denaro contante in tutte le loro case, fu nel 1135 che l’ordine cominciò a prestare soldi ai pellegrini spagnoli che desideravano viaggiare fino alla Terra Santa. Il coinvolgimento dei cavalieri nelle attività bancarie crebbe nel tempo tanto che essi si trovarono a fornire servizi di intermediazione bancaria. Il loro ruolo crebbe così tanto da arrivare persino a prestare agli stati occidentali ingenti somme di danaro, in particolare la Francia si indebitò fortemente nei confronti dell’ordine. In pratica essi si trovarono a occupare una posizione di significativa potenza sia in Europa sia in Terra Santa. Questo successo attrasse la preoccupazione di molti ordini, della nobiltà e delle nascenti monarchie europee che iniziarono a desiderare il completo monopolio delle immense ricchezze dell’ordine.

Fu per questo motivo che, secondo molti storici, il re di Francia, Filippo IV il bello, mise in atto la persecuzione dei Templari con la complicità della chiesa. L’intenzione del re francese era quella di azzerare i propri debiti e impossessarsi del immenso patrimonio templare, riducendo al contempo il potere della chiesa. Il 14 Settembre del 1307 il re ordinò l’arresto dei templari e la confisca dei loro beni che vennero eseguite il 13 ottobre del 1307. Le accuse che investirono l’ordine erano infamanti: sodomia, idolatria e eresia. Vennero accusati di adorare una misteriosa divinità pagana il Baphometto, a quanto apre una testa barbuta che assicurava loro ricchezza e conoscenza. Questa accusa riecheggia i miti relativi alla saga celtica del Graal e avvalorava di più la tesi di eresia.

Ma essi erano davvero eretici?

La maggior parte delle loro confessioni furono estorte sotto tortura dunque poco affidabili per ricostruire in modo organico e certo le loro dottrine. E’ tuttora aperto il dibattito sulla fondatezza delle accuse di eresia formulate agli appartenenti all’ordine.

Studi recenti accreditano sempre più a teoria secondo la quale la vera causa della fine dei templari fu una cospirazione indotta dal re di Francia che si trovava quasi in bancarotta e il popolo esasperato per la grave crisi economica accentuata dalla svalutazione della moneta ad opera del re medesimo. L’ordine invece risultava proprietario di un tesoro immenso.

Agli inizi degli anni duemila, la studiosa Barbara Frale rinvenne negli archivi Vaticani un documento noto come pergamena di Chinon che dimostra come papa Clemente V, intendesse perdonare i templari nel 1314 limitandosi a sospendere l’ordine piuttosto che sopprimerlo. Il pontefice sperava di poter salvare l’ordine magari sottoponendolo a una profonda riforma. L’inchiesta di Chinon, in ogni caso, ribadisce le pratiche di iniziazione effettuate dagli aspiranti templari come ad esempio lo sputo sulla croce.

Risulta dunque una certa uniformità non solo dalle confessioni estorte lo ricordo con la tortura ma anche da dichiarazioni spontanee. Questo porta a ipotizzare che davvero esistesse tra l’ordine un rito segreto e un sapere iniziatico di cui, forse, è possibile tracciare un profilo sommario.

Esistono delle interessanti connessioni tra i templari e i catari, l’altro movimento eretico in opposizione alla chiesa cattolica profondamente presente nell’Aude. Ad esempio il rito di entrata, ricorda molto la posizione catara e gnostica in generale che rifiutava e abiurava la cristolatria. Al novizio, infatti, veniva ordinato di non credere nel crocifisso, bensì nel signore che è in paradiso. Pare che venisse loro insegnato che Gesù era stato un falso profeta, non una figura divina sacrificatasi per riscattare i peccati degli uomini. Questa posizione riecheggia il rifiuto dei catari ad abbracciare la visione della chiesa cattolica, in quanto essi ritenevano il Cristo una presenza puramente spirituale, e la crocifissione non uno strumento di salvezza e redenzione ma soltanto di brutale barbarie.

La vera salvezza era rappresentata dalla gnosi.

Anche per i templari era lo stesso?

Interessante è la presunta venerazione per l’idolo denominato Baphometto. Alcuni vedono nell’etimologia di questa parola codifica del termine Maometto. Questo perché pare che contrariamente alle abitudini dell’epoca l’ordine era in contatto con ambienti arabi musulmani e di essere più vicini alla fede islamica che non a quella cristiana. Secondo Julios Evola, quest’ultimo accenno è forse da intendersi sulla base del fatto, che a caratterizzare l’islamismo sta parimenti nella loro anticristolatria.[1]

In effetti, seppur la fede musulmana si identificava con il nemico corrente, le crociate nella quale i Templari ebbero una parte importante, crearono malgrado tutto un ponte supertradizionale tra occidente e oriente. Questo permise la trasmissione di conoscenze connesse con la tradizione sacra primordiale. Fu così che la cavalleria crociata finì per trovarsi di fronte a ordini che avevano la stessa etica, gli stessi costumi, gli stessi ideali di guerra santa e in più similari dottrine iniziatiche. Ad esempio i Templari strinsero legami forti con l’ordine degli Ismaeliti, con la setta degli Hassasin e con membri della mistica sufi. In questa ottica la venerazione del Baphometto poteva essere interpretata come la venerazione di una precisa dottrina che poteva abilmente essere simboleggiata nella custodia del Graal. Questa immagine è stata abilmente fotografata dal Parzival di Eschenbach. In questo meraviglioso racconto che si parla di una conoscenza sacra, misteriosa e inavvicinabile ai profani, custodita da ordini guardiani, appartenenti a una sorta di cavalleria terrestre.

Ma nel simbolo del Graal ha anche un posto importantissimo la figura femminile, poiché spesso questa coppa è portata da radiose fanciulle. Ecco che allora la derivazione del termine Baphometto può riferirsi anche a un altro segreto iniziatico: la venerazione per la Sophia, la sapienza di Dio.

Questo è un concetto universale che però fu alla base della filosofia catara. Pare che la venerazione di questa divinità, fosse conseguenza della loro vicinanza ad ambienti di tipo cabalistico, alchemico e ermetico. Nel vecchio testamento la Sophia è presentata come compagna di Dio. Questa divinità, fu più tardi eliminata dal pantheon ebraico, ma rimase il concetto di saggezza e sapienza, un concetto che fu immesso nelle storie del ritrovamento del famoso calice, dono di vita e saggezza. In questo simbolo

vi si ritrova anche il termine alchemico dell’androgino; chi si si ricongiunge con la donna, chi li riassorbe in sé nell’opera di reintegrazione ottiene la piena realizzazione intesa come la riunione delle due nature per tornare allo stato originario. Proprio lo scopo che si prefiggevano i catari.

 Ma le similitudini tra i due movimenti non si fermano qui. Anche i templari, ad esempio, disprezzavano i sacramenti sopratutto la confessione e la penitenza cioè proprio quelli che reiterano il concetto cattolico di peccato originario e della conseguente espiazione.

Perché?

Forse anche perché i templari consideravano che l’unico e solo peccato è quello della mancata coscienza della vera origine dell’uomo?

C’è anche un interessante ipotesi su questo disprezzo: questo sarebbe stato conseguente a un mancato riconoscimento della suprema autorità del papa e della chiesa. Sarebbe dunque una sorta di ribellione contro la pretesa prevaricatrice di un’organizzazione che si poneva al di sopra e spesso fuori del vero insegnamento cristiano.   Un ulteriore importantissimo elemento comune era anche l’intensa venerazione per la figura di Maria Maddalena considerata la depositaria di potenti segreti sulla vera origine del cristianesimo.

Questi legami furono troppi per essere rilegate nell’universo delle coincidenze possibili[2]. Entrambi presenti in una zona precisa come si è visto dotata di un curioso potere mistico, tutti e due destinati a una brutale repressione per motivi di ordine politico, religioso e forse economico. Infatti entrambi godevano dell’appoggio di importanti famiglie nobili della zona a partire dai Voisin, dai Blanchefort e dagli Aniort. Gli Aniort ad esempio concessero all’ordine di stabilirsi nella località di Coume Sourde, (proprio la località in cui Ernest Cross, un vecchio amico di uno di Berenger Saunniere, ritrovò un’altra famosissima lastra: la Dalle di Coume Sourde. )

Questa non è l’unica lastra tombale ad essere in connessione con i Templari. anche la famosa Dalle della marchesa d’Hautpuol rivela tracce inequivocabili dell’ordine. In particolare lo si individua nel termine Praecum che corrisponderebbe a un abbreviamento del genitivo Praeconum ossia degli Araldi. Questo era il termine con cui venivano spesso designati i Templari del XIII e XIV secolo quali araldi della cristianità. Di quale cristianità di parla è un altro discorso.

I Templari erano custodi di qualche segreto? E se così fosse di quale segreto si sarebbe trattato?

Per rispondere a queste domande occorre tornare indietro nel tempo lasciando però il protetto nido dei fatti per immergersi nelle nebulose acque delle ipotesi

 

I Templari: custodi di un segreto.

Seppure la storia ufficiale pone la costituzione dell’ordine nel 1118, in realtà pare che i Templari (formati all’inizio da 10 cavalieri) fossero attivi a Gerusalemme già nel 1103. Il loro compito ufficiale era quello di proteggere i pellegrini che entravano e uscivano da Gerusalemme ma, fonti documentarie, informano che nel 1118 vennero accolti da Baldovino II e ottennero il permesso di prendere possesso di un’ala dello stesso palazzo, che cosa interessante, sembra fosse stato costruito nel luogo dove un tempo si pensava fosse sorto il tempio di Salomone.  Invece di onorare il loro compito primario ossia la difesa dei pellegrini, pare che per otto lunghi anni, non si mossero da quella postazione. Che cercassero qualcosa di ben definito? Ma cosa?

Tra le le suggestive ipotesi possiamo segnalare quella del ritrovamento del tesoro del Tempio, di documenti segreti contenenti conoscenze esoteriche  e addirittura l’arca dell’alleanza.[3]

Per poter formulare ipotesi più concrete è importante a mio avviso è anche il luogo dove scelsero di risiedere a Gerusalemme e dove condussero le loro ricerche: il tempio di Salomone. Un tempio simbolo non solo dell’ebraismo ma di tutta la tradizione esoterica occidentale. Il tempio di Salomone infatti fu costruito secondo precise indicazioni, proprio quelle che formeranno la cosiddetta geometria sacra. E il possesso di simili conoscenze potrebbe spiegare molte particolarità dei templari. ad esempio il forte accento mistico e spirituale della loro organizzazione. Infatti essi si trasformarono in una sorta di ordine guerriero dove importante era l’accento sui classici voti monastici di povertà obbedienza e castità, come se fossero impegnati assiduamente a portare avanti una sorta di purificazione interiore.

Le ipotesi a questo punto si fanno intricate: antichi documenti che spiegherebbero la loro profonda conoscenze delle dottrine neopitagoriche, essene e gnostiche. La stessa scelta della croce pattè come loro simbolo distintivo che deriva appunto dalla conoscenza dell’ottagono e di riflesso dalla geometria sacra.

Ma anche la leggenda che li vorrebbe possessori dell’arca dell’alleanza può far optare per una loro vicinanza a queste dottrine, in quanto anche l’arca era un simbolo della presenza di Dio sulla Terra, al pari delle cattedrali. Interessante notare come anche l’arca dell’alleanza segua precise disposizioni per la sua creazione, quasi fosse anch’essa prodotto di quelle sacre conoscenze che si riassumono nel motto ermetico:

 

come in alto così in basso[4]

 

Fu grazie a queste conoscenze acquisite non si sa come, che essi sono considerati dai molti coloro che favorirono il fiorire dell’arte gotica[5]. In tale arte era indispensabile l’applicazione di principi della geometria sacra, la teoria secondo la quale la proporzione geometrica, ha in sé una risonanza con l’armonia divina. Ciò sottolinea l’affermazione di Pitagora secondo cui il numero è tutto e rafforza il concetto ermetico che la matematica è un codice con il quale Dio parla all’uomo. [6] Per questo la cattedrale risultava funzionare come uno strumento alchemico in cui realizzare la grande opera, ossia la trasmutazione dell’uomo e dove il concetto di saggezza e sapienza che fu immesso come elemento vitale nella pianificazione delle stesse. Le cattedrali erano, dunque, inni alla Dea ne rappresentavano il corpo e simboleggiavano perciò l’universo che, nel suo grembo, conteneva l’essenza della divinità maschile.[7]

 

I Templari e Rennes le Chateau.

Rennes Le Chateau è uno dei misteri che ancor oggi intrigano e affascinano non solo semplici curiosi ma anche molti storici e esoteristi.

L’ordine fu presente come si è già sottolineato, nel Razes sin dai primi anni della loro costituzione tanto che fecero sentire la loro influenza anche su elementi che più tardi entrarono a costruire l’universo magico del mistero di Berenger Saunniere. Essi costruirono tutt’attorno a Rennes una serie di masserie spesso con l’appoggio delle famiglie che da sempre sembravano custodire quel qualcosa di magico presente nella zona. E l’ordine sembrava altrettanto desideroso di esercitare sulla valle una discreta ma continua sorveglianza probabilmente da mettere in relazione con gli aspetti prettamente magici che abbiamo già accennato di questa terra ricca di misteri. Le masserie templari che circondano Rennes sono, infatti, in numero dodici, quasi come se, al pari dei cavalieri della tavola rotonda, il loro compito fosse quello di proteggere e circondare un luogo sacro, paragonabile a qual centro mistico citato spesso da Evola[8] come patria della tradizione primordiale.

Esisteva davvero un segreto custodito da questa organizzazione occulta riguardante il suolo del Razes? E, questo segreto, aveva epicentro proprio a Rennes?

Interessante è un episodio citato da Mariano Bizzari:

 

Nel Razes, a partire dal 1156, sotto la diretta responsabilità del gran maestro Bertand de Blanchefort, i Templari avevano condotto alcune operazioni non poco enigmatiche…durante la sua maestranza i templari del Bezù fecero giungere nella zona una colonia di operai tedeschi. Questi lavoratori vennero assoggettati a una disciplina inusualmente severa che impediva loro di avere qualsivoglia contatto con la popolazione locale da cui vennero tenuti rigorosamente segregati…

Per quale motivo?

Cosa cercavano di tanto importante i templari?

Anche le spiegazioni ufficiali della loro permanenza al Bezù sono enigmatiche e richiamano le spiegazioni peraltro poco convincenti della loro costituzione. Infatti, ufficialmente i monaci guerrieri erano stati chiamati da Pierre de Voisins per proteggere la strada seguita dai pellegrini che si dirigevano a Santiago de Compostela. Ancora una volta si cercò di mascherare il vero motivo, la vera natura dell’ordine templare. Perché? Forse perché esisteva un patto tra le nobili famiglie e gli appartenenti all’ordine? Questo patto prevedeva la conservazione e la protezione di un segreto? Di una conoscenza occulta riguardante la regione?

Se così fosse ci troviamo davvero di fronte a una corrente sotterranea di tipo esoterico che, per secoli, si occupò di una regione che era terra di misteri, di energie arcane. Energie che se opportunamente sviluppate e usate potevano donare potere, conoscenza e ricchezza. I templari del Bezù, furono in stretto contatto con quella famiglie che da sempre covavano una certa simpatia per i movimenti eretici!

Abbiamo già citato le importanti casate con cui questo misterioso ordine ebbe profondi legami di amicizia e di parentela, tra questi gli Aniort. George Kiss ha individuato negli archivi del tempio di Douzens il nome di alcuni fratelli, signori di Rennes, nell’anno 1140.

Sappiamo inoltre che a Douzens si trovava una delle commende templari più importanti, se non la più importante del Razes.

Anche la famiglia dei Voisin[9] intratteneva buoni rapporti con l’ordine del Tempio; per questo motivo quando decise di ampliare la cappella comitale di Santa Maddalena e aprirla all’uso pubblico, affidò i lavori di costruzione ai templari. All’epoca Rennes appare sui documenti del tempio con il nome di Beate Marie de Reddae o Sancta Maria de Reddis.[10]

Anche se non fu mai esistita una commenda dell’ordine dei templari, eppure scrive Sabina Marineo:

 

L’ombra del tempio aleggia sul castello, sulla chiesa e sul cimitero. Impossibile ignorarla.[11]

 

Nel 1958, l’ingegner Cholet trovò dei documenti della famiglia Amaury-Monfort che contenevano una particolareggiata descrizione della chiesa di Santa Maddalena a Rennes.

Durante la crociata contro gli albigesi, Simon de Montfort aveva conquistato e saccheggiato Rennes, prima di cederla a un Voisin?

Possibile che, essendo stato il feudo di sua proprietà per un certo periodo la famiglia Amaury-Montfort fosse venuto in possesso di alcuni documenti dell’epoca. Cholet iniziò le sue ricerche nel 1959 e trovò effettivamente i nascondigli così come erano contrassegnati sulle pergamene di Montfort ma completamente vuoti. Inoltre segnalò sul suo rapporto la presenza di due scale sotterranee, l’una in vicinanza al pulpito l’altra della sacrestia.[12]

Dopo essere passato nelle mani dei Voisin e più tardi dei Marquefave, il feudo di Rennes diviene nel 1422 proprietà degli Hautpoul. Diversi discendenti di tale casata si susseguono quali signori di Rennes le Chateau fino a che, nel 1626, Phillippe de Niort sposa Paule de Negre.  Questa unione che ristabilisce dopo alcuni secoli gli antichissimi signori di Aniort nel dominio del Razes. Nel 1732 una discendente delle due famiglie Nègre e Niort, Marie de Nègre diviene moglie di Francoise d’Hautpoul de Blanchefort trovandosi in possesso di tutti i documenti che riguardano Rennes le Chateau.

Ed è forse questo segreto che darà vita alla leggenda di Rennes e sarà alla base della fortuna inaspettata di Berenger Saunniere.

Un segreto che forse non andrà dispero dopo la scomparsa dei due movimenti e che forse entrerà di diritto nei miti e nei simboli degli eredi diretti delle tradizioni catare e templari.

 

 

Note. 

[1]Julius Evola, il mistero del Graal, Mediterranee, 2002, pag 167

[2]   Secondo Nicole Dawe e Charles Bywater ci sono prove di catari che si rifugiarono dai templari dopo essere stati ridotti in povertà e non solo vennero accolti e protetti ma furono addirittura sepolti presso di loro. In seguito i templari fecero il possibile perché le famiglie dei catari e dei loro discendenti riavessero le loro terre. Addirittura ci sono prove documentali che dimostrano come, al culmine della crociata contro gli albigesi, il tempio diede soccorso a tutti quei cavalieri che combatterono a fianco dei catari contro i crociati (riportato in, La rivelazione dei templari, di Lynn Pickntt Clive Prince Sperling e Kupfer  2002, trad. Cristina Speciali. Pag 74)

[3]   Lawrence Gardner, I segreti dell’arca perduta, Newton e Compton Roma 2005, trad. Franco Ossola.

[4]   Logicamente tutte le ipotesi poi non necessariamente si escludono a vicenda; il ritrovamento di manoscritti segreti, magari contenenti conoscenze di tipo esoterico, non respingono il ritrovamento di altre importanti reliquie. Anzi spesso queste ipotesi possono addirittura essere interconnesse.

[5]     Il termine goetik infatti significa appunto magico.

[6]     Il tempio di Salomone è l’anima di Dio inscritta nella pietra.

[7]   Questa concezione del femminile è presente anche nel progetto delle chiese formate a pianta ottagonale, inscrivibili in un cerchio (come credevano fosse la forma del tempio di Gerusalemme). Il cerchio stesso simbolizza il femminile ossia i circoli e i cicli da sempre associati alla Dea sia in senso esoterico che biologico. Anche i tumuli sepolcrali primitivi erano rotondi in quanto rappresentavano il ventre della madre terra.

[8]    Julius Evola il mistero del Graal, Ed. Mediterraneee

[9]   Pierre fu signore di Rennes le Chateau nel XIII secolo.

[10]  Ciò ricorda l’iscrizione della lastra della marchesa.

[11]  Sabina Marineo, la tomba d’Arcadia all’ombra del tempio, http://www.sabina-marineo.net pag.3

[12] Cholet interruppe poi bruscamente le ricerche a causa di un incidente: una pesante trave di legno gli cadde ai piedi mentre entrava in chiesa. Inoltre ebbe la certezza di aver scorto un ombra furtiva che si allontanava. Questo episodio lo spaventò a morte facendogli credere di essere stato vittima di un tentato omicidio. Abbandonò Rennes e non vi tornò mai più.

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Nuove imperdibili uscite, targate Leggereditore, una garanzia di qualità!

 

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NON LASCIARMI ANDARE, CATHERINE RYAN HYDE

 

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(pp.208 – prezzo 16€)

 

 

Cosa succede se l’unico modo per salvare tua madre è doverla abbandonare?

 

 

Sinossi

Grace, dieci anni, vive nella periferia degradata di Los Angeles con una madre tossicodipendente che la trascura e il rischio di essere affidata ai servizi sociali. C’è solo una persona che può aiutarla a uscire fuori da questa situazione e donarle una nuova speranza: Billy Shine, il suo vicino di casa. Un tempo ballerino di Broadway, Billy è ora un uomo solitario, in preda a continui attacchi di panico, spaventato dalla gente e dal mondo fuori le quattro mura della sua casa. Le sue giornate scorrono silenziose, perfettamente orchestrate da una routine da cui raramente riesce a fuggire. Tutto cambia, però, quando nella sua vita irrompe la piccola Grace, proponendogli un piano audace e coraggioso per aiutare la madre a disintossicarsi. Billy si mostrerà per lei un fidato alleato, pronto a farsi in quattro. L’impresa, d’altra parte, è di quelle che ridanno senso all’esistenza e nuova fede nell’amore puro e incondizionato. Ma non è affatto facile, perché per aiutare la madre di Grace sarà necessario privarla della cosa di cui ha più bisogno: sua figlia.

 

Emozioni, coraggio e sfide da affrontare per una storia intensa che vi farà commuovere.

 

 

L’autore. 

Catherine Ryan Hyde, classe 1955, vive a Cambria, in California. Scrittrice poliedrica e vivace, ha pubblicato numerosi romanzi e raccolte di racconti, grazie ai quali ha ricevuto importanti riconoscimenti letterari. Tra le sue opere più famose ricordiamo La formula del cuore (Piemme, 2000), tradotto in 23 lingue e da cui è stato tratto un film con Kevin Spacey, Un sogno per domani. Con Non lasciarmi andare fa il suo ingresso nel catalogo Leggereditore.

 

 

 

FINO ALL’ULTIMA PAROLA, TAMARA IRELAND STONE

 

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(pp. 368 – prezzo €14,90)

 

Se potessi leggere nella mia testa, non mi sorrideresti…

 

 

Sinossi

A prima vista Samantha McAllister sembra essere come tutte le ragazze della sua età, ma dietro il suo aspetto curato nasconde un segreto che non ha mai confidato a nessuno. Tormentata

da un flusso continuo di pensieri negativi, paranoie e fissazioni, come quella per il numero tre, Sam soffre di un disturbo ossessivo-compulsivo che rende difficile non solo il suo rapporto con gli altri ma anche e soprattutto con sé stessa. C’è solo un luogo in cui riesce a sentirsi veramente libera: la piscina, per lei fonte di ispirazione, riconciliazione con il mondo e, soprattutto, con la propria mente. Ma una volta fuori dall’acqua, è tutta un’altra storia… Forse ciò di cui avrebbe bisogno è circondarsi di amici migliori, veri e profondi, proprio come lei. Decide così di entrare in un gruppo segreto, l’Angolo dei Poeti, per aprirsi a nuove esperienze. E qui, in modo del tutto inaspettato, incontra Aj da cui si sente subito attratta. Per Sam, però, è tutt’altro che naturale lasciarsi andare, e assecondare i propri sentimenti non sarà affatto un’impresa facile…

Un romanzo sull’importanza dell’amicizia autentica e vera, per ritrovare sé stessi lungo un emozionante percorso attraverso le parole.

 

 

L’autore

Tamara Ireland Stone è  autrice di numerosi romance, pubblicati in più di venti Paesi. Ex marketing manager di un’azienda della Silicon Valley, adora sciare, fare trekking e trascorrere il tempo libero insieme alla sua famiglia. Vive con il marito e i loro due bambini non lontano da San Francisco. Con il romanzo Fino all’ultima parola fa il suo esordio nel catalogo Leggereditore.

 

Incontro con l’autore: Li sogna, la scrittura soave. A cura di Milena Mannini

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Introduzione.

Anche oggi Milena Mannini ci porta alla scoperta di una scrittrice self, dotata di una delicatezza rara che trasmette nei suoi libri. Ecco uno dei necessari elementi della scrittura, la passione, unico sentimento in grado di instaurare con il lettore un flusso empatico che rende un testo un’unico mezzo di comunicazione tra due mondi: quello del lettore in cerca di risposte e quello dell’autore, che a quelle risposte ha dato la sua unica e personale interpretazione. Senza il patto interpretativo il libro è soltanto un’insieme di frasi, di sintassi e di grammatica, privo di vita e di emozioni.

E invece il libro deve farsi corpo, deve avere una voce tonante, mille sfumature e mille diversi suoni, ognuno in grado di stuzzicare la mente e la famosa anima di quel pellegrino in cerca di se stesso. E il tuo io si forma attraverso il confronto con l’altro pensiero, con l’altro da te, con il diverso e con il simile. E’ questo il vero segreto dello scrivere che, come osserverete, la nostra Li Sogna riesce a padroneggiare.

Del resto anche il suo nome d’arte ci accompagna in un regno numinoso da cui tutto nasce, quel fiume sogno da cui le storie hanno origine e vengono continuamente elaborate. Come dicevano gli aborigeni australiani, forse davvero il mondo nasce dall’atto creativo per eccellenza il sognare, che è anche un vedere con altri occhi, un qualcosa in procinto di accadere, un prevedere le conseguenze della potenzialità fatta materia, un guardare oltre il reale.

Perché in fondo ce lo svela Shakespeare:

 

Siamo fatti anche noi della materia di cui sono fatti i sogni; e nello spazio e nel tempo d’un sogno è racchiusa la nostra breve vita.

 

Buon viaggio.

 

 

 

Oggi è con noi una delle prime scrittrici self che ho avuto il piacere di conosce a più livelli, e che dopo un periodo di allontanamento, perché molto spesso le strade delle persone si dividono per poi incrociarsi di nuovo, ho ritrovato e con nuovo vigore

Lei è Li Sogna e ha al suo attivo un libro e uno che uscirà a breve e di cui magari oggi riusciremo a scoprire qualcosa in esclusiva

 

Sognando la tempesta

 

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Gaia è una trentenne sognatrice delusa dall’amore. Non sa, però, che una tempesta sta per abbattersi sulla sua vita, sconvolgendola per sempre. La tempesta si chiama Pier, un uomo che il destino ha scelto per lei. I due iniziano una relazione virtuale complicata, morbosa e passionale, fatta di incontri in chat e di coinvolgimenti emotivi molto intensi. Pier, però, alla richiesta di un incontro vero è sempre sfuggente, lasciando Gaia nell’incertezza e nella disperazione. La nostra sognatrice saprà lottare per conquistare un pezzettino del suo cuore?

 

 

L’autore.

Li Sogna nasce a Catania nel maggio del 1975

Moglie e mamma di due bimbi, lavora in un call center da diciotto anni. E proprio dalla sua esperienza lavorativa prende spunto per raccontare la storia di “Sognando la tempesta”.

Scrive da sempre, dai tempi della scuola, ma sempre e solo diari personali. La scrittura l’ha aiutata da adolescente ad analizzare meglio le cose, visto che era molto timida e riservata, a sfogarsi, a chiudersi nel suo “mondo”.

Dopo aver messo via i diari per la sopraggiunta “maturità” e per mettere a frutto il suo progetto di vita, a un certo punto sente l’esigenza di tornare a leggere, e non solo libri scolastici imposti. Complici le “sfumature”, comincia a scoprire che esiste un mondo variegato e colorato, pieno di emozioni che proprio la lettura le dà. Da lettrice compulsiva qual è, decide di registrare un account Facebook di cui nessuno è a conoscenza per poter interagire con le sue scrittrici preferite. Da lì non si ferma più perché, quasi per gioco, ricomincia a scrivere, buttando giù qualche frase qua e là e, in modo del tutto inaspettato, viene esortata da lettori e scrittori a creare un progetto più corposo, che potesse mettere a frutto delle doti che lei stessa non pensava di avere.

Ed eccoci qua. Il sogno si è realizzato: la scrittura le permette di evadere, sognare, immergersi in una realtà in cui lei è la protagonista, in cui le emozioni la fanno da padrona e la vita di tutti i giorni risulta essere più leggera.

 

 

M. Chi è Li Sogna? E chi Libera?

 

L. Li Sogna è fondamentalmente uno pseudonimo composto dalla prima sillaba del nome e da un verbo che le si cuce addosso. Perché sia Li che Libera sono sognatrici che vedono il bicchiere sempre mezzo pieno, che sorridono alla vita, nonostante i mille problemi, che trovano nella lettura e nella scrittura un mezzo per evadere. L’unica differenza tra le due è che Libera sta più coi piedi per terra, cercando di essere concreta, senza farsi sopraffare dai sogni e dai desideri. Una sorta di wonder woman che sa trasformarsi all’occorrenza.

 

 

M.In che modo i tuoi libri sono differenti e cosa li accomuna?

 

L. Finora ho pubblicato solo un romanzo, “Sognando la tempesta”, acquistabile su Amazon in cartaceo e ebook. Il mio secondo, attualmente in fase di editing, non ha ancora un titolo certo, ma spero che sia online al più presto. Se ci sono differenze? Direi proprio di sì, perché il primo ruota attorno a una storia d’amore complicata e tormentata, in cui la protagonista, Gaia, lotta con se stessa e con chi ama per riuscire ad essere finalmente felice. Nel secondo, Cassandra è una ragazza che scappa di casa per cercare di trovare al di fuori delle mura domestiche ciò che le manca. A differenza di Gaia, trentenne con esperienze e i suoi mille perché, Cassandra è acerba, presuntuosa, molto realista e tende a far prevalere la ragione sopra ogni cosa, anche sull’amore. Farà delle esperienze molto forti che l’aiuteranno a crescere troppo in fretta. È un racconto più introspettivo, psicologico, in cui si troveranno diversi spunti di riflessione sulla vita, sugli obiettivi che ci poniamo e sul modo per raggiungerli.

 

 

M. Perché scrivere?

 LSemplicemente per far uscire fuori sensazioni, emozioni che spesso tengo rinchiusi dentro me. La scrittura mi dà modo di esprimere ciò che nella normale vita fatico a far emergere, presa dalla frenesia e dalla razionalità. L’inchiostro impresso su un foglio mi fa stare bene, mi permette di essere me stessa, con le mie debolezze e le mie certezze.

 

M. Descriviti con un libro?

 L. Premettendo che la mia “tempesta” mi rappresenta moltissimo, c’è un altro libro, che ho letto decine di volte, che mi emoziona e rispecchia la mia personalità e i miei desideri: “L’amore è uno sbaglio straordinario” di Daniela Volonté. Racconta anche quello di una relazione virtuale che, rispetto al mio, non cerca di diventare reale, ma che poi esplode per il desiderio dei due protagonisti di conoscersi davvero. La protagonista è una donna autonoma, apparentemente forte, che trova nell’amicizia virtuale, arrivata molto per caso, una valvola di sfogo in una vita spesso grigia.

 

 

M. Nel primo libro hai descritto una situazione che coinvolge perché può essere un’esperienzache tutte noi potremmo vivere, a te è successo?

 

L. Non ho mai vissuto una relazione virtuale, anche se ho ricevuto diverse proposte, ma sono riuscita a raccogliere tante testimonianze di chi le ha vissute davvero e, grazie a loro, ho potuto metterle nero su bianco.

 

 

M. Cosa si deve aspettare il lettore dal tuo prossimo lavoro?

 L. Una lettura più intima, delicata e forte al tempo stesso, una storia che farà riflettere e che ci farà immedesimare da parecchi punti di vista.

 

 

M. È stata più faticosa la stesura del primo libro o del secondo?

 LLa stesura del secondo è stata decisamente più faticosa. Il primo l’ho scritto di getto in tre mesi. Questo in quasi un anno, con una pausa in mezzo di un paio di mesi. Mi ero fermata perché sentivo che c’era qualcosa che non andava, non mi sentivo abbastanza ispirata e sicura del percorso che stavo intraprendendo.Avevo anche cercato di stilare una scaletta, ma la mia indole non me l’ha mai consentito, perciò ho ripreso, lasciandomi guidare dall’istinto. Rileggendolo, credo che si noterà la differenza tra la prima e la seconda parte. Certo, mi rendo conto che uno stile diverso possa indurre il lettore a pensare che sia stato scritto da due persone, ma, giuro che non è così.

 

 

M. Quanto e in cosa sei presente in questi libri?

L. Nel primo sono praticamente me stessa. Cassandra è un’inguaribile romantica e sogna il Principe Azzurro. È spesso incerta e si pone mille domande senza trovare sempre un perché. Proprio per questo si sente angosciata e cerca di risollevarsi contando nella poca forza d’animo che non sa neanche di avere.

Ho “costruito” il personaggio di Cassandra, invece, cercando di prendere le distanze da lei, descrivendola inizialmente come una ragazzina spavalda, intollerante e presuntuosa. Lei che aveva deciso di scappare di casa con soli trecento euro, pensando che bastassero. Lei che si era ritrovata a gestire da sola la sua esistenza, contando solo sulle sue forze, senza considerare che si sarebbe potuta imbattere in esperienze così forti da mettere in dubbio tutte le sue scelte. Lei che poteva fare a meno dell’amore e del sostegno degli altri, perché se la sarebbe cavata da sola. Non voglio aggiungere altro, ma spero di avervi incuriosito.

 

 

M. Le recensioni sono la croce e la delizia di ogni autore per te sono più l’una o più l’altra?

 L. Le recensioni, a mio parere, sono sempre importanti per chi scrive, a prescindere dal mezzo utilizzato per farle. Per il primo libro ne ho ricevute parecchie, molte delle quali con commenti in chat private. Quindi, per me non fa molta differenza se pubblicate ufficialmente su Amazon o comunicate personalmente. Tutte mi lasciano qualcosa, tutte mi fanno riflettere, valutare, crescere. Ho ricevuto molti complimenti, ma anche delle critiche. Sono proprio queste ultime che, se costruttive, mi arricchiscono come non mai e mi permettono diattenzionare aspetti a volte sottovalutati. Poi, naturalmente, la scrittura è un’arte e, come tale, è sottoposta a un giudizio soggettivo che non potrò mai criticare, se argomentato e sentito.

 

M. Per chiudere posso chiederti di regalare ai nostri lettori uno stralcio del tuo nuovo romanzo?

L. Vi faccio leggere due pezzettini, molto diversi tra loro, che spero possano incuriosirvi:

 

[…]“Ah, ecco, avrebbe mangiato con me, pericolo scampato, mi sentii subito meglio. L’imbarazzo, però, non mi abbandonò, purtroppo, non ero in grado di capire se sarei riuscita a mandare giù qualcosa, anche perché, generalmente, ero così pasticciona che spesso mi ritrovavo a sbavare senza volerlo. Se ne sarebbe andato con una favolosa immagine di me che provavo a tamponare in tempo la goccia d’olio che, lenta e inesorabile, sarebbe scesada un lato della mia bocca. Ridevo per non piangere.”[…]

 

 

[…]“Mi allontanai pian pianino, sperando che gli altri, distratti, non si accorgessero della mia assenza. Dopo essere uscita dal salone, accelerai il passo fino a far diventare una corsa il mio quieto incedere. Salii le scale a tre a tre e, affannata e stravolta, mi rifugiai nella mia camera. Lasciai le luci spente, facendomi guidare dai riflessi di una luna piena che, spendente e quieta, faceva capolino, quasi a volermi rassicurare, cullare.Mi tuffai sul morbido letto e sfogai tutta la mia tristezza in un pianto disperato. Non mi frenai, perché lasciarsi andare era tutto ciò di cui avevo bisogno, certa che nessuno mi avrebbe sentita da lassù. E più pensavo ai miei riuniti a casa, all’abete, ai regali, al senso di famiglia, e più aumentavano angoscia e singhiozzi. Non riuscivo più a frenarmi, ma forse non avevo neanche tanta voglia di farlo.”[…]

 

 

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