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Dal terzo secolo in poi il cristianesimo fu imposto in tutta l’Europa; tale evangelizzazione non impedì alle religioni pagane di sopravvivere clandestine, specie nelle aree rurali. Essendo queste cultura improntate alla credenza nell’esistenza della magia, si pose in netto contrasto con una religione, come quella cristiana, apparentemente, antimagica, sia per eredità giudaica, sia per i postulati del suo credo che predicavano il riscatto dei derelitti nel regno dei cieli. Non poteva, dunque che avversare, la magia opponendosi alle premesse psicologiche su cui essa prosperava. Scopo della magia, infatti, era procurare beni, felicità, salute subito per goderne in questa vita anche scavalcando il volere di Dio.

Tale scopo rappresentava il contrario dei precetti cristiani per cui, sofferenze e sventure, erano invece garanzie di felicità ultraterrena. La magia si proponeva di piegare il corso degli eventi agli umani desideri, mentre l’etica cristiana spingeva l’uomo a conformarsi alla volontà divina e ai suoi disegni imperscrutabili.

Ma cos’era davvero la magia?

La parola magia deriva dal greco “mageia” e si riferisce a un corpo di dottrine, di pratiche rituali volte a conferire all’adepto una conoscenza e una saggezza superiore. Questa conoscenza riguardava la vera natura del cosmo che doveva essere considerata una realtà vivente che ha in sé un’anima (anima mundi) una volontà un principio di attività interno e spontaneo. Il sapiente dunque è:

 

“ colui che conosce le catene che discendono dall’alto e sa costruire attraverso incantesimi, immagini, numeri, talismani un interrotta catena di realtà collegate tra loro”.[1]

Il mago non manipola la natura né la teme, né la osserva in modo freddo e meccanico, il mago diventa natura e interagisce con essa. Le operazioni del mago non sono contro natura ma provengono dalla natura stessa poiché le leggi del cosmo sono le medesime che regolano l’uomo[2]. Agendo su sé stesso, il mago agisce anche su queste leggi e viceversa.

Per diventare mago e per praticare l’arte, è necessario che si arrivi a partecipare a un principio che è superiore alla sua natura; questa è una via per operare sul mondo ma soprattutto è un processo di rigenerazione mistico religiosa. Le virtù fondamentali del mago sono disciplina ascetica, distacco dal mondo, ascolto della parola, illuminazione, capacità di sollevarsi a un livello intangibile ad altri uomini, l’umiltà, la segretezza.

Da ciò si deduce, quindi, che la magia, quella vera, non si divide in bianca e nera. La magia è la principale componente della cosiddetta religione iniziatica e dipende dalle intenzioni dell’officiante. Esiste un rapporto strettissimo con la religione la differenza è che, nell’atto religioso, ci si rivolge al Dio o agli Dei per ottenere la grazia (beneficio concesso dall’alto) mentre nella magia si tenta di costringere gli Dei ad obbedirgli (potere che io richiedo e che non è concesso dall’alto). Nel primo caso io mi pongo come subalterno alla divinità, nell’altro come un suo pari se non come parte dello stesso potere. Si potrebbe parlare della religione come di una via esteriore (la salvezza è rivelazione concessa dall’alto) e la magia come una via interiore (conoscenza e rivelazione si trova in sé e vanno indirizzate verso il raggiungimento di diversi scopi). Il potere magico è il potere dell’uomo, della conoscenza, della consapevolezza che il macrocosmo e il microcosmo sono uniti e quindi agire sull’universo significa agire su sé stessi e viceversa. Il mago non ha più bisogno di intermediari perché parte dal presupposto che in natura ad un evento ne segue necessariamente e invariabilmente un altro senza alcun intervento soprannaturale o individuale[3].

La religione rappresenta lo sforzo dell’uomo per propiziarsi o conciliarsi le potenze superiori che si presuppongano dirigano e controllino il corso della natura e la vita dell’uomo. Ma se la religione implica la credenza in essere soprannaturali che governano il mondo e il tentativo di conquistarne la benevolenza, essa presume che il corso della natura sia elastico e variabile e perciò si ha il potere di persuadere e indurre le potenze che lo governano a deviare a nostro beneficio il fiume degli eventi.

Tale elasticità è in netto contrasto con i principi della magia poiché essa parte dal presupposto che i processi naturali siano rigidi e invariabili nel loro operare) È un conflitto radicale, che spiega l’ostilità del sacerdote nei confronti del mago anche se nei tempi antichi tali funzioni spesso si mescolavano.

 

Note

[1] Cecilia Gatto Trocchi ”La magia” ed Newton e Compton, 1994 p.12

[2] Secondo Paracelso l’essenza della magia è volta a scoprire le leggi dell’universo dove ogni cosa ha un anima, non dunque manipolare gli eventi a favore del praticante

[3] In questo senso la magia si apparenta alla scienza; si serve del principio causale ad ogni causa corrisponde a un effetto, la differenza sta sull’analogia dei simboli e sulla contiguità degli oggetti. Alla base dell’intero sistema c’è la fede nell’ordine e nell’uniformità della natura.

 

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