“La luce dell’universo” di Sara Fusco. A cura di Micheli Alessandra

 

Sarà colpa dell’arrivo dell’odiata (dagli altri) festa di Halloween o come amo chiamarla io All Allow’ Eve, ma la mia riflessione si è concentrata sul tema della morte, del dolore e soprattutto del male. Un male evocato, secondo i più, nelle tetre notti di fine estate, un male agguerrito, che minaccia le tenere anime dei devoti e dei fedeli, prede succulente di un’entità che di esse si nutre.

Una percezione tenebrosa e catastrofica, degna dei più splatter film di B-movie più che del substrato filosofico di una religione, che dovrebbe raccontare e rendere intellegibili i legami tra noi e l’universo. Ecco che il male diviene terreno di scontro delle diverse visioni del mondo che io, personalmente, schematizzo in visioni di origine caldea e visioni più propriamente sciamaniche di derivazione indoeuropea. tutte e due hanno la visione di un mondo primordiale come massa informe senza struttura considerata caotica e disordinata. La differenza appare non tanto riferita alle successive manipolazioni divine, ma più che altro all’idea stessa di Caos primordiale. Per alcuni orrenda minaccia, per altri punto di partenza necessario dell’azione creativa dell’intelligenza divina o mente ecologica.

Da questa considerazione parte il mio amore per la scienza, fonte primaria di ogni substrato mitico e filosofico. Sono, infatti, una convinta sostenitrice dell’idea che, ogni mito, ogni concetto sacro, ogni tradizione contenga in sé un principio scientifico nascosto o abbellito da una sintassi ridondante, piana di simboli e di abbellimenti stilistici. cosi i dardi degli elfi possono apparire come semplici inversioni di germi, o cosa dire dei bellissimi miti egizi e sumeri o addirittura latino americani?

Per due studiosi De Santillana e von Dechend, tutti i racconti mitologici hanno in realtà una struttura astronomica e raccontano di uno dei fattori indispensabili per il passaggio delle ere ossia la precessione degli equinozi. Dal loro capolavoro Il mulino di Amleto, sono poi partiti una serie di studi tra cui il mistero di Orione e gli studi di un giornalista Graham Hancock, nonché quelli più azzardati che rielaborano il mito cristiano in chiave astronomica e solare.

Fantastico.

Ora vi direte cosa centra questa disquisizione con il libro in questione?

Vi rispondo subito miei cari lettori. Con una parola che ho incontrato durante i miei studi scientifici (ebbene sì vi stupirò, ma sono reduce da una formazione prettamente scientifica) ossia entropia.

Questa arcana parola non è altro che un derivato della filosofia greca e direi di tutti i miti che presupponevano che da un caos primordiale, fu possibile, merito di un’intelligenza sovrumana, di creare ordine, dunque vita.

Non a caso l’etimologia greca (sottolineo greca) della parola significa nient’altro che trasformazione interna (ἓV en dentro e τροπή tropé, trasformazione). Riferito alla filosofia della fisica (una particolare e affascinante branca della suddetta materia che molto si avvicina alla metafisica) significa che l’intera energia del sistema isolato (universo) è costante e l’entropia totale è in continuo aumento fino a raggiungere un equilibrio. Ciò significa che non si può né creare né distruggere l’energia né la si può trasformare in una forma senza che una parte venga dissipata sotto forma di calore.

Cosa accade quando raggiungono uno stato stazionario e di equilibrio?

Che il passaggio di calore, da uno stato all’altro, da una configurazione all’altra smette. Non vi interessa?

Aspettate a dirlo. Perché quando tutto il nostro universo si troverà alla stessa temperatura (assenza di passaggio di calore) nessuna trasformazione sarà più possibile, ciò significherà la morte (fredda) del sistema universo.

Ed è lo scenario, disastroso e terrificante ipotizzato dalla nostra Sara Fusco.

L’Universo si stava incrinando su se stesso, e il suo Spirito non riusciva più a tenere sotto controllo l’immensità che lui stesso aveva creato. Il suo potere gli stava sfuggendo di mano.

Perché gli esseri viventi stavano inspiegabilmente sparendo e l’Universo era pronto a implodere.

Cosa causa questa terrificante possibilità?

Ebbene è il sogno coltivato da ogni religioso (ortodosso) o come direbbe un famoso biblista, un ultras (cattolico, islamico, ebraico non importa la dicitura) ossia:

 

Ma tutto ciò aveva avuto fine nel momento in cui il Male era stato sconfitto definitivamente dal Bene.

Il nostro sogno di perdurante armonia, di mancanza di dialogo anche duro tra i due principi apparentemente in lotta tra loro comporta la distruzione e la sparizione della mente universale. E tutto questo perché:

non esisteva l’opposto fondamentale per poter continuare a vivere: il Male.

La Fusco, nonostante la sua giovane età, nonostante non sia come me totalmente immersa nella lettura di pesanti tomi scientifici, riesce a intuire il grande segreto svelante l’enigma della vita ossia la vera composizione del nostro universo. E questa riflessione si collega alla domanda fondamentale, oggetto del testo in questione su cos’è la vita.

E qua mi permetto di citare un’artista, Claudio Nigris che afferma:

L’entropia è tutto ciò che ti circonda compreso l’intero universo; se non ci fossero il caos e il disordine, non ci sarebbe vita, perché l’entalpia, cioè  l’ordine e l’equilibrio, equivale alla morte. Tutti gli organismi viventi, quindi per poter funzionare, devono trovarsi sempre fuori dall’equilibrio: solo così possono fare cose, muoversi, agire, vivere

Questa frase richiama le teorie di un famoso fisico e biologo Schrödinger, che asseriva come l’atomo, fonte di vita, fosse non un centro di ordine, ma di disordine che combatte attraverso i legami molecolari che tendono a combattere l’instabilità. E’ questa interazione ordine/ disordine stabile/ instabile che genere quel movimento entropico che permette all’organismo umano e all’universo di reagire alla morte totale del sistema. La volontà di reagire all’attentato alla propria stabilità è la basa su cui si forma e si rigenera la vita stessa.

 

l’organismo «può tenersi lontano da tale stato [l’entropia massima cioè la “morte”] solo traendo dal suo ambiente continuamente entropia negativa […] meno paradossalmente si può dire che l’essenziale del metabolismo è che l’organismo riesca a liberarsi di tutta l’entropia che non può non produrre nel corso della vita»

 

Ogni sistema è costituito in modo tale che si possa opporre, sempre e comunque, alla legge universale che conduce ogni cosa a uno stato inerte. E questo avviene con uno scambio continuo di energia e calore. Pertanto è viva ogni cosa che si opporrà alla disgregazione, alla stasi all’immobilità a cui tutti i sistemi e i corpi vanno incontro, prima o poi.

E leggete gli stralci del testo della Fusco

Lo Spirito dell’Universo aveva creato due opposti necessari per la sopravvivenza di tutte le specie. Non poteva esistere il Bene senza il Male, non poteva assolutamente esistere l’Uomo senza la Donna, non poteva esistere il fuoco senza l’acqua. La sopravvivenza richiedeva l’esistenza del proprio contrario: solo così si garantiva l’equilibrio e la vita.

straordinario a dir poco. Questo presuppone che è lo scontro tra bene e male (altro modo per definire ordine e disordine) che regge e dà forma alla vita. L’incapacità di inglobare il dettaglio orrifico, maligno, caotico alla nostra esistenza rischia di far disgregare l’intero sistema facendolo crollare su se stesso:

 

La loro lotta, i loro continui scontri, permettevano all’intero Universo di esistere. Solo così si assicurava che ogni essere vivente potesse ancora respirare, vivere e realizzare il proprio Destino.

 

Il non desiderare più l’opposto, il bearsi dell’eccesso di armonia, significa adagiarsi, significa privarsi degli stimoli per evolversi, per trasformarsi sempre e costantemente, tutto questo grazie al rapporto con l’esterno che fornisce l’energia necessaria a un adattamento continuo. Una volta che si è raggiunto il punto massimo di espressione dei diversi modelli strutturali è la morte. Detto in parole povere e nette il giorno in cui non si hanno più stimoli a adattarsi e a cambiare, significa che si è ormai colmi di ogni esperienza e vicini allo zero. E la stabilità punto zero equivale alla morte. Non solo fisica ma addirittura sociale e dell’anima.

 

tutti i problemi che stavano vivendo, erano dovuti alla sparizione del Male dai cuori degli esseri viventi. Doveva essere riportato indietro, perché senza esso non poteva esserci nessuna vita.

E perché il male sarebbe importante per la vita?

In questo caso ce lo racconta Igor Sibaldi. Il male è il limite che costantemente un sistema vivente deve oltrepassare per raggiungere un maggiore livello di consapevolezza, fino alla completa conoscenza e forse fusione con l’universo.  Il negare l’altra parte del mondo, indica il separare l’inseparabile con la conseguenza che la vita cosi disequilibrata, cosi traballante, accumula energia che sfoga costruendo agglomerati di energia negativa, quelli che secondo gli gnostici dominano la nostra vita materiale: l’egregore.

Ecco che il mondo si divide in mondo materiale dominato dall’avversario e mondo spirituale dominato dalla luce, entrambi diversi, distanti e distaccati e non più alleati ma nemici.

Per poter sfogare la sua forza, il Male aveva creato un mondo tutto suo, dove la legge della malvagità regnava sovrana.

È così deleterio questo mondo?

Ricordate la favola di Menenio Agrippa?

Agrippa era un console romano, intelligentissimo e saggio che riuscì a mediare la guerra civile tra patrizi (nobili) e plebei (poveri) grazie all’apologo del ventre e delle membra:

 Una volta, le membra dell’uomo, constatando che lo stomaco se ne stava ozioso [ad attendere cibo], ruppero con lui gli accordi e cospirarono tra loro, decidendo che le mani non portassero cibo alla bocca, né che, portatolo, la bocca lo accettasse, né che i denti lo confezionassero a dovere. Ma mentre intendevano domare lo stomaco, a indebolirsi furono anche loro stesse, e il corpo intero giunse a deperimento estremo. Di qui apparve che l’ufficio dello stomaco non è quello di un pigro, ma che, una volta accolti, distribuisce i cibi per tutte le membra. E quindi tornarono in amicizia con lui. Così senato e popolo, come fossero un unico corpo, con la discordia periscono, con la concordia rimangono in salute. »

E lo stesso apologo, alta filosofia che vede la nascita della teoria batesoniana della struttura onnicomprensiva (siamo tutti parte di un sistema interdipendente e interconnesso)

Siamo il Bene e il Male. La Luce e l’Oscurità. Due facce della stessa medaglia che lottano l’uno contro l’altro dall’inizio dei tempi. Coesistiamo e non possiamo fare altro.

Nessuno di noi due prevarrà mai davvero, perché siamo stati creati per vivere insieme.

Ogni volta che il Male verrà sconfitto, tante altre volte ritornerà.

A ogni sconfitta del Bene, tante altre volte risorgerà.

Ecco che il male torna a darci la spinta a essere migliori, a compiere il nostro destino semplicemente scegliendo da che parte stare. Per i protagonisti del testo, Sybil e Light tutto si concentra in una costante formazione della loro psiche attraverso lotte terribili, dolori, perdite, incontri diretti con queste due entità (bene/Male) per essere temprati, consapevoli di una sola, unica grande verità:

 

È la sacra legge dell’Universo, ma solo voi potete scegliere da che parte stare.

 

Ecco che la responsabilità della scelta, più che la guerra tra elementi, diviene preponderante nel testo della Fusco e che dona un insegnamento a ogni uomo, a ogni ragazzo, a ogni lettore: sono le nostre scelte che trasformando il mondo in cui viviamo, che plasmano la nostra realtà, che guidano la percezione degli altri. È la scelta di come non soltanto agire ma osservare l’universo, creare miti, gestire le parole che deciderà se vivremo in un mondo desertico o rigoglioso. Siamo noi i protagonisti di questa bellissima commedia dell’arte chiamata vita. Non siamo guidati o dominati da satana o da Jahvè. Non siamo marionette o comparse, siamo i protagonisti della nostra storia, responsabili al 100% di ogni nostra scelta. Spesso troviamo consono o più facile, delegare i nostri passi a qualche entità al di fuori di noi, ma è il nostro più grande errore. Siamo noi la storia. Siamo noi il satana o il dio benevolo che dominano la nostra realtà. Per ogni demonio deve nascere un redentore. Per ogni azione malvagia deve scaturirne una ancor più luminosa. Per ogni omicidio ci deve essere un grido di diniego.

Siamo noi a fare la storia, noi con i nostri no e i nostri sì.

Noi che scegliamo di amare o odiare, di comprendere o di essere inconsapevoli. Noi e soltanto noi. E leggerlo tra le pieghe di un libro potente, commovente ma piano di vitalità, di passione e di coraggio è qualcosa che scuote profondamente la coscienza e mi fa dire è possibile.

È possibile educare attraverso un testo. Raccontare addirittura la scienza attraverso un fantasy. Dare voce alle filosofie ataviche attraverso dei personaggi. È possibile che, tra libri senza senso si oda una voce che vuole raccontare a vita e instaurare con il lettore quel patto interpretativo che è e sarà sempre evoluzione e cambiamento. Non mi soffermerò sullo stile (pregiato e maturo) di Sara, ma voglio soffermarmi sulla sua splendida frase che voglio sia tatuata a fuoco nell’anima di ognuno di noi:

 

Voi farete la storia, e coloro che verranno non dimenticheranno.

Non scordatevelo mai.

Grazie Sara per la tua profonda maturità e per il tuo coraggio. Non smettere mai di usare un libro come fonte di riflessione e di insegnamento.

 

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