“La luce del Lago” di Sara Fusco, self publishing. A cura di Micheli Alessandra

 

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Ho sempre sostenuto e sempre sosterrò che la bellezza salva. Che sia lo splendore di un paesaggio, di un quadro, di una soave musica. O che si ritrovi racchiusa in un libro, anche dissonante, anche controverso. Ci ha salvati George Orwell con 1984, facendoci riflettere sull’abuso del potere che si manifesta nei totalitarismi. Lo ha fatto il grande Ray Bradbury con l’inquietante Fahrenheit 451.

E udite, udite, potrebbe farlo Sara Fusco. Proprio la nostra giovane autrice, self per giunta, in barba allo snobbismo finto intelletualoide, che relega gli autopubblicati nel girone dei ciarlatani. Sono lieta di comunicarvi che non è sempre così, che chi sa scrivere e ha responsabilità nel maneggiare le parole, lo saprà fare sia con le Case editrici, sia con il selfpublishing.

Adesso, miei giovani lettori, e anche i meno giovani, vi spiegherò cosa c’è in questo libro, sperando di guidarvi in una scelta consapevole.

Ci ritroviamo, di nuovo, davanti a un’ardua decisione. O leggere il libro con una percezione parziale, restando a galleggiare solo sulla superficie e accontentandosi di una storia d’amore, comunque valida, poetica in modo gradevole e per nulla stucchevole, o scegliamo di andare a fondo, di scovare il senso del libro di Sara, capirne i segreti e rispondere alla domanda: cosa aveva di cosi importante da dire, da esserne cosi ossessionata fino a fissarlo su carta?

Vi posso guidare nel secondo tipo di percezione. E infatti, non a caso ho citato due dei più rappresentativi testi della letteratura fantascientifica, perché nel secondo capitolo della sua saga, il testo prende una discesa interessante, discostandosi dal primo “La luce del destino” che era più schiettamente fantasy. E si ammanta della luce del fantascientifico, creando a tratti un riflesso quasi distopico, visto la carica critica verso alcuni pressanti mali del nostro vivere moderno: il totalitarismo, inteso come abuso di potere, e la coscienza ecologica.  Vi riporto una frase per farvi comprendere meglio lo stile nuovo e effervescente della nostra autrice:

 

C’erano ben due cose che non avrebbe mai dimenticato neanche volendo: l’urlo della sua coscienza che cercava di risvegliarsi quando era stata messa a tacere, e il terrore che avevano diffuso i Merfik.

E qua sembra di avvertire gli echi del terrificante scenario post apocalittico, espresso dai due testi citati, la manipolazione della coscienza che addormentando l’umanità permette i deliri di potere di una razza o di un élite.  E’ un tema molto sentito perché, ancor oggi, il terrore veicolato dalle teorie della cospirazione, parlano di un preciso atroce piano volto a assuefare la nostra percezione del reale, la conoscenza libera e di riflesso la consapevolezza.  Troppe notizie equivalgono a nessuna notizia. Troppe informazioni equivalgono a una costante perdita di informazione, troppa realtà equivale a un delitto impunito della realtà stessa. Concetti filosofico sociologici, ma abilmente e semplicemente espressi nel testo della Fusco, con grazia ma con lo stesso ritmo angosciante.  Questa perdita della coscienza si avvicina e si intreccia con il tema ecologico, in quanto finalità cosciente e il conseguente abuso di potere si esplicano in una non considerazione del nostro ruolo nell’universo visto, non più come padre o come eredità, ma come dominio esclusivo di una mentalità egocentrica.  E la lotta Menfik Siork simboleggia queste due nostre tendenze o piani di consapevolezza differenti: la responsabilità verso il tutto, di cui noi stessi siamo una piccola parte e la volontà dominatrice di quella creatura

“Fatta un po’ più alta degli angeli e coronata di gloria”

 

Che in virtù di quest’origine semidivina si arrogano il diritto di rifiutare il ruolo di servi (con il senso di custodi) per divenire unici sovrani. Ma per agire come dominatori si deve togliere ogni legame con il creatore supremo o per dirla in senso scientifico, all’energia in movimento da cui noi discendiamo e in cui torneremo: in pratica si deve uccidere Dio. E lo si può fare solo umanizzandolo, rendendolo simile a noi e farlo carne. Che poi la vera essenza dell’energia primigenia non si possa beffare non lo impareremo mai, tanto che sempre più spesso il Dio Ecologico si rivolta contro di noi, ricordandoci la nostra piccolezza davanti all’immensità di un universo che:

 

L’Universo non ha spazio né confini. La sua grandezza non ha eguali, la sua bellezza non può essere spiegata. È vivo, è potente, e questa sua potenza ha permesso la nascita di tutti gli esseri viventi. Non bisogna sottovalutarlo, non bisogna odiarlo, perché ognuno di noi è nato con uno scopo. Tutto è già stato scritto, è già stato deciso, ma non è un male. Dietro ogni angolo, in momenti inaspettati, ci scontreremo sempre con la felicità. Il dolore verrà ricompensato, così come le battaglie.

 

Il progresso tecnologico, animato e sostenuto dalla finalità cosciente spinto fino all’estremo diventa un’arma micidiale, foriera di disastri e di distruzione in quanto ci fa dimenticare che:

 

L’Universo aveva voce, Spirito, vita. Aveva una coscienza e, troppo potente, aveva deciso di rilasciare così la sua energia: permettendo ad altri esseri di poter vivere insieme a lui, in lui.

 

Ecco l’errore che ci rende avidi e etnocentrici, quello di distruggere le ataviche leggi naturali a favore della nostra, permeata di finalità cosciente:

 

Tuo padre è stato l’unico leader in grado di darci il potere che abbiamo sempre meritato. Fin dall’inizio dei tempi, quando l’Universo ci ha dato la vita, abbiamo avuto un’intelligenza sopraffina. Sprecata, perché esistevano i Siork che facevano valere la loro legge Spirituale e colma di libertà. Ma con la libertà c’è anarchia, con l’anarchia c’è sconvolgimento, caos. Senza leggi l’anima ruggisce e ognuno vuole prevalere. Non è così che vanno le cose. Perché non è chiaro a nessuno? Perché siete sempre pronti a seguire quella maledetta Dea del Lago?

Perché la Dea del Lago?

Essa è il simbolo della perfezione di un universo interconnesso, una perfetta rete di causa e effetto dove un solo atto violento si ripercuote non su una singola trama ma su tutto l’intero arazzo. Basta immaginare l’universo come un’immensa tela di ragno, dove ogni filo dipende dall’altro, e dove assieme creano forme straordinarie e al tempo stesso fragili e delicate, la mano dell’uomo che vuole controllarle rischia di lacerare non solo il singolo ma l’intero mirabile disegno.

Questo tema ecologico/sociale era stato accennato e delineato nel primo libro, ma solo qua sboccia in tutta la sua magnificenza diventando anche quella voce fuori campo, costante monito al recupero di una responsabilità che quando è separata dall’eticità è solo violenza e distruzione.

Se, quindi, nel libro precedente la nostra attenzione era catturata dallo stile classico, rispondente ai precisi canoni del fantasy cosi come espresso da Campbell nei suoi studi (ad esempio l’eroe dai mille volti, e il viaggio dell’eroe) e riguardava la formazione etica e psichica della prescelta Delia, qua si hanno temi molto più sociali, più critici quasi una sorta di manuale per identificare le debolezze dell’occidente. E tra queste debolezze esiste il terrore dell’immaginazione, della creatività della capacità di evoluzione considerata da sempre, anarchia e caos. Qua l’abbrutimento dell’umanità si identifica in un’estraniazione del pensiero, considerato doloroso e pericoloso

 

Non mi importerebbe nulla della coscienza. Forse sarei più felice di adesso e ignorerei questo maledettissimo freddo.

 

Questa capacità di discernere il bene dal male, il caos dall’ordine è connessa profondamente con l’empatia e la compassione. La capacità di sentire, seppur dolorosa è importantissima per essere pienamente vivi, senza rincantucciarsi in un mondo fasullo fatto di bisogni ma privo di bellezza e di libertà. Perché se il potere riesce a manipolarci, a dissociare la nostra psiche allora non resta che abituarci a essere vuoti burattini mossi da mani arroganti e crudeli. La coscienza è quella soglia che separa abisso e paradiso, che fa da ago della bilancia per mantenerci sani e armonici, cosi come ci vuole l’universo.

 

Non esiste bene e male, esiste solo il potere… E quelli troppo deboli per averlo!

Rowling

 

Ecco come rappresentava questo strappo dell’equilibrio J. K Rowling. La rottura di quest’armonia che genera mostri incontrollati, che rompe il flusso comunicativo inconscio e mente, facendo sì che il lato oscuro, tanto caro a Jung, diventi non più fonte di crescita.

 

Merfik recitavano una preghiera che si infiltrò nel cuore di Andir, tormentandolo. Quelle parole riecheggiavano nella sua mente, non gli davano tregua: cercavano di occupare, con forza, tutti i suoi pensieri, come se volessero plasmarlo, distruggerlo, renderlo un essere privo di coscienza e morale.

 

Senza questa comunicazione costante che si autoregola, la parte oscura prende il dominio incontrastato e si manifesta solo come potere senza remore. Un concetto che la Fusco analizza attraverso la storia di Andir, l’essere dalla doppia appartenenza. Andir racchiude in sé due nature opposte e apparentemente inconciliabili, che lo rendono confuso, disorientato e spaventato dalle sue potenzialità.  Ordine e caso, armonia e disarmonia lottano dentro di lui, cercando di dominare e di prendere possesso del suo intero io. Un io spezzettato e pertanto fragile, alla ricerca di un suo punto focale, da cui ricostruirsi. Eppure, paradossalmente è questo incontro/scontro che crea il necessario movimento che lo spinge a trovare l’accettazione e di ricostruire un io che sintetizzi le sue due nature e al tempo stesso le sorpassi, creando qualcosa di nuovo.

Andir, ci ricorda un altro personaggio la cui lotta interiore crea un uomo rinnovato: Giacobbe.

Questo patriarca biblico, dallo scontro violento, che gli lascerà segni indelebili con Dio stesso trova il suo vero nome, ossia la sua autentica identità o essenza. Che sia dio, che sia un potere a noi sconosciuto, che sia l’educazione o qualsiasi ingombrante fardello, è solo dalla lotta che noi possiamo stranamente ricomporci, evolverci e crescere. Accettare per fede ogni insegnamento o ogni dono significa non comprenderlo appieno, non osservarlo non analizzarlo e quindi temerlo sempre. Soltanto quando Andir si darà un nome, e accetterà i suoi poteri e i suoi talenti potrà dirsi davvero completo. E lo stesso accade ogni giorno a ciascuno di noi. È la lotta che ci sprona a andare verso la meta, che ci muove, che ci rende vibranti e non statici:

 

Inaspettatamente, la guerra contro i Merfik, contro l’altra metà della mia appartenenza, mi aveva dato ciò che non credevo di meritare: una madre, dei poteri per mettere fine alla crudeltà, l’accettazione della mia diversità, e l’amore.

Adesso mi sentivo invincibile.

 

L’accettazione di sé e del proprio destino, delle proprie capacità passa quasi sempre attraverso il rifiuto. È quello che ci porta a comprendere, a essere consapevoli di cosa rifiutiamo e ci fa scegliere se accettarlo o modificarlo. Questo potere della scelta è un altro tema molto importante:

 

Non sono le nostre capacità che dimostrano chi siamo davverosono le nostre scelte. (Silente)

 

Andir non è Andir perché figlio di due diverse entità. Non è per via del colore della sua pelle, per le sue innumerevoli capacità. Andir è lui per il coraggio di scegliere sempre da che parte andare, quale realtà abbracciare, che valori accogliere in sé. E la scelta presuppone una piena consapevolezza di sé stesso. Arrivare alla maturità necessaria per intraprendere la personale leggenda (come direbbe Paulo Cohelo) è un lavoro strettamente personale, unico e sacro e che si riassume nel creare la propria identità giorno per giorno. È questo tentativo costante nell’inseguire l’unità originaria che ci fa sentire completi:

Non c’era solo bontà, nell’Universo, ma anche malvagità. Era una controparte impossibile da eliminare definitivamente. Se c’è amore, l’odio è sempre alle porte.

 

Le domande sul perché esiste il male, su come affrontarlo, su come agire trovano la spiegazione più completa in questo passo:

 

L’Universo non ha spazio né confini. La sua grandezza non ha eguali, la sua bellezza non può essere spiegata. È vivo, è potente, e questa sua potenza ha permesso la nascita di tutti gli esseri viventi. Non bisogna sottovalutarlo, non bisogna odiarlo, perché ognuno di noi è nato con uno scopo. Tutto è già stato scritto, è già stato deciso, ma non è un male. Dietro ogni angolo, in momenti inaspettati, ci scontreremo sempre con la felicità. Il dolore verrà ricompensato, così come le battaglie.

 

Che ricorda la bellissima risposta di Dio alle lamentele di un pedante

Giobbe, una meravigliosa lezione di storia naturale:

  

Sai tu quando figliano le camozze e assisti al parto delle cerve?
Conti tu i mesi della loro gravidanza e sai tu quando devono figliare? 

 

 

 

La sofferenza fa parte di noi. Non può essere eliminata ma può essere la porta del cambiamento di noi stessi. Noi che come umani, abbiamo come meta lontana la realizzazione. Perché seppur fragili, imperfetti siamo però perfettibili.

Trovo questo secondo volume più poetico, profondo, maturo del primo, esempio fulgido di come la passione, il famoso cuore, unito a impegno, costanza dedizione e tecnica dia sempre frutti sublimi.

 

 

 

 

 

 

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“Non chiamarmi dolcezza” di Rossella Gallotti, self pubblishing. A cura di Alissa Marv

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Introduzione

 

Rossella Gallotti è una giovane autrice che si è ritagliata un posto privilegiato, ma soprattutto meritato, nel cuore di tante lettrici. Sottolineo meritato perché la sua purezza stilistica è estremamente affascinante e suadente, e riesce a colpire i cuori di menti fertili e intelligenti grazie a una complicata scelta apparentemente semplice: quella di raccontare una storia d’amore. E credetemi nel panorama letterario di oggi l’amore o meglio scrivere un rosa non è un affare così scontato. Personaggi dominati dal un machismo preoccupante, fragili eroine sottomesse, quasi completamente avvolte da un cretinismo strutturale, scene al limite dell’umana decenza in cui sesso e violenza appaiono intrinsecamente legati in un binomio distruttivo. Ecco cosa offrono molte autrici devote al lato scenico della scrittura (non oso parlare di letteratura) che offrono al panorama non tanto il racconto di eventi quanto un vero e proprio scabroso gossip, in cui l’amore è totalmente oscurato dalla sopraffazione. Ecco cosa sono molti rosa di oggi, erroneamente adombrati da un termina dark che è semplicemente sinonimo di squallore, propongono modelli femminili e maschili fuorvianti e pericolosi offrendo uno scenario in cui amore è strettamente legato alla sofferenza estrema, al sacrificio di sé e alla sopraffazione. Ecco che questo modo di osservare il reale diviene il reale stesso, grazie alla capacità che la scrittura e la comunicazione tutta ha di costruire il nostro scenario di ogni giorno. Lo scrittore se non è responsabile crea e influenza i valori di una società, li reinterpreta ma li modella anche.

La Gallotti lo sa e sceglie coraggiosamente di offrire esempi positivi e sicuramente più attinenti al quotidiano rifiutando, in toto, la volontà voyeuristica di offrire modelli di uomini ammantati di arroganza e di ossessioni pericolose. I suoi personaggi piangono, soffrono e rifiutano l’etichetta di bello e dannato preferendo quella di uomo alla ricerca del suo posto nella vita e nell’esistenza. A volte sbagliando, a volte ferendosi a volte compiendo atti di una grandiosità estrema, resi ancor più spettacolari dalla nostra fallace natura di fragilità. Le stesse eroine sono guerriere, senza pertanto rinunciare alla dolcezza della femminilità. Sono complicate e complesse, scisse a volte tra la volontà di vivere e la necessità di sopravvivere. Leggerla è un’emozione e un piacere per occhi troppo abituati alla bruttura. In questo libro Alissa ci accompagna a scoprire la nuova Rossella, sempre sensibile ma sicuramente più matura che creerà come sempre un incanto di parole e frasi fino a donarci una bellezza semplice ma eterna. Andiamo a scoprire assieme il nuovo libro di Rossella Gallotti.

Micheli Alessandra

 

 

 

Non chiamarmi dolcezza” di Rossella Gallotti

 

La donna è come una bustina di tè, non si può dire quanto è forte fino a che non la si mette nell’acqua bollente.
(Eleanor Roosevelt).

 

 

Il libro che andremo a esaminare oggi, si intitola “Non chiamarmi dolcezza” di Rossella Gallotti. Il libro è uno spin off de “Lo Scrigno di Sam” e ci fa conoscere meglio Clare Thomas, agente del B.AU. e collega di Sam appunto. Clare è una donna forte, un’agente qualificato che svolge il suo lavoro a Washington. Un giorno la sua squadra viene chiamata a New York dal detective Dylan Parker per indagare su un pirata della strada che miete le sue vittime nel distretto di Manhattan. Tra i due è subito attrazione ma Clare ha delle regole: mai mischiare il lavoro con il piacere e mai fare sesso due volte con lo stesso uomo. Dylan invece è intenzionato ad averla, la provoca perché non ha nessuna intenzione di aspettare la fine delle indagini e non si accontenterà di una notte soltanto. Ma Claire è un osso duro che non ama le complicazioni, i cambiamenti e le sorprese perché non le può controllare e ama la sua vita così com’è.

 

“Vivo in questo modo da tutta una vita, Dylan”gli dico sollevando la testa per guardarlo, “amo la routine, detesto i cambiamenti e le sorprese. Non ho controllo su di loro e mi spaventano.”

“Mi vedi come un cambiamento nella tua vita e lo capisco, ma dammi la possibilità di diventare parte della tua routine.”

Avevo già conosciuto la Gallotti con il suo “Lo Scrigno di Sam” e il suo stile letterario colpisce profondamente. Il precedente aveva la caratteristica di rimanerti dentro l’anima, anche una volta concluso. Uno di quei libri che ti fanno esclamare: “E adesso?”.

Questo suo ultimo lavoro non è da meno. Anzi ho trovato una scrittura molto più matura rispetto al precedente. Si nota che è cresciuta e che ha fatto un vero e proprio salto di qualità. Ha intessuto una trama studiandone accuratamente la credibilità degli intrecci, inserendo colpi di scena degni di una puntata di NSIS. La psicologia di Clare è ben definita. All’inizio è una donna forte, caparbia, sicura di sé, ma mano a mano che i nuovi sentimenti si insinuano dentro al suo cuore, vediamo un vero e proprio cambiamento e riusciamo a viverla anche grazie al metodo di scrittura con il pov alternato dei protagonisti.

“La vipera che è in me alza la testa e sputa il suo veleno senza preoccuparsi di chi ferisce, anzi lei vuole ferire, vuole allontanare. Mette distanze. Alza barriere. Non penso veramente ciò che ho detto. Non stavo solo facendo il mio lavoro quando sono andata da Dylan, ma lui non ha bisogno di saperlo. Non ha nemmeno bisogno di pensarlo. Meglio sradicare tutte queste convinzioni di avere chissà quali diritti su di me solo perché mi ha scopato. Io e lui non siamo niente. Fare sesso non vuol dire avere una relazione.”

Anche Dylan dal canto suo è un uomo sicuro, che sa quello che vuole e farà di tutto per ottenerlo.

“Lo so che sta solo cercando di farmi sentire meglio e in qualche modo il suo tocco è servito. Il calore che le sue mani sulle mie guance mi trasmettono, scalda tutto il mio corpo. Non voglio sfogarmi con lo sport. Voglio farlo con lei. se vuole aiutarmi è solo una la cosa che deve permettermi di  fare. Deve lasciare che la prenda. Deve concedersi. Perché la voglio, qui e ora. Il desiderio mi esplode nello stomaco, mi scorre nelle vene. Così potente non l’avevo mai provato.”  

La scrittrice usa un linguaggio duro, a volte scurrile, ma in perfetta sintonia con la trama. Le scene di sesso sono ben calibrate; anche se alcune sono molto particolareggiate, non scade mai nel volgare e l’elettricità crepita fuori dalle pagine. Il ritmo del racconto è serrato, mai banale, riesce a tenere il lettore incollato alle pagine fino alla parola “fine”. I dialoghi sono più che sensati con frasi concrete e ben ponderate. Quindi che altro dire, questo è un libro che non deve assolutamente mancare nella vostra libreria. Consigliato? Direi assolutamente sì.

Complimenti Rossella, anche questa ti promuovo a pieni voti, ma non accontentarti mai del giudizio positivo…

Mi raccomando, continua a scrivere, perché sai regalare emozioni forti!

 

Il nostro blog è lieto di presentare il nuovo Romanzo di Gjo White “Il mistero del convento”, che troverete in tutti i digital store dal 7 novembre. Imperdibile!

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Credo sia giunto il momento che vi spieghi «Ma tutte queste modifiche, signora Frisia, le come stanno veramente le cose, accomodatevi!» rispose lei.

Si sedettero attorno ad un tavolo di pesante legno, gli uni di fronte agli altri e Frisia iniziò: «Tutto ciò che vedete qui attorno, non è segno di una festa di paese come potreste pensare, ma la felicità per ciò che oggi deve accadere. Il re Alboino, ucciso per mano della moglie, ha lasciato il regno senza eredi ed i duchi riuniti in congregazione, regnano su queste terre povere. In questo giorno, il re Clefi si unirà in matrimonio con la sua sposa Masane, figlia di uno dei duchi.

Da lei ha già avuto due anni fa un figlio di nome Albes, ora lui è nascosto in un monastero e solamente ricongiungendo i genitori, potrà essere rilasciato. Il matrimonio seppur festoso, deve rimanere poco visibile o la congregazione potrebbe aver paura che suo padre diventi più potente degli altri.»

«Ok, ma noi cosa c’entriamo con tutto questo, e soprattutto la mia amica Carla, dov’è?» domandò Sarah.

«Mia cara, vi sembrerà difficile crederlo, ma lei è Masane! Ed il signor Roberto è il nostro re Clefi.» proseguì lei.

«Carla…Masane…Roberto! Ma cosa state dicendo signora?» le chiese.

«Ma cosa si fuma sta donna?» apostrofò Riccardo: «Chi è il suo pusher?»

«Sì Sarah, oltre a loro anche voi non siete meno importanti. Tu sei la sua dama di compagnia, probabilmente non ricordi che proprio tu hai voluto vicino a te i tuoi due servi. Per questo voi tre siete qui, ed ora che ci crediate o no, salite nelle camere di sopra. Toglietevi i vestiti ed indossate quelli che vi ho preparato puliti e profumati, proprio come desideravate voi. Dobbiamo andare ad accogliere gli sposi e si sta facendo tardi!» li invitò Frisia.

 

 

Sinossi

La ricerca di oggetti smarriti, la sete di nuove scoperte, vi porteranno a sognare con i protagonisti di questa storia…

Roberto e Sarah, oltre a numerose altre persone, vi accompagneranno in un viaggio alla scoperta di un mistero occulto, facendovi scoprire notizie e luoghi realmente esistiti.

Il frutto di numerose ricerche sul posto daranno vita a una storia moderna e fantastica allo stesso tempo,

Solo il lento scorrere del tempo rivelerà la vera natura dei personaggi.

 

 

 

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Triskell Edizioni presenta la nuova uscita della collana Romance ““Il codice” di RJ Scott. Non lasciatevelo scappare!

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Trama:

Innamorarsi della sorella del suo migliore amico gli era sembrata una buona idea, a quel tempo. La vita e la carriera di Ryan Flynn nella squadra di hockey degli Ice Dragons sono scandite da un codice: amicizia, lealtà, rispetto, guida e protezione. Quando la sorella del suo migliore amico lo chiama perché la riaccompagni a casa dopo una rapina, è solo con un enorme sforzo di volontà che Ryan si ricorda che per lui la ragazza è off-limits. Non importa che lei rappresenti una tentazione troppo forte per un uomo già sull’orlo del precipizio: Ryan ha promesso a suo fratello che non permetterà a nessuno sportivo professionista di avvicinarla, e ciò include anche lui. Kat ha desiderato Ryan Flynn sin dal primo momento in cui lo ha visto, ma  c’è un problema: il giocatore di hockey è il migliore amico di suo fratello e i due sono legati da un complicato codice cavalleresco, sia fuori che dentro la pista. Quando lui la salva e la riporta a casa, Kat gli chiede un bacio e Ryan è ben felice di accontentarla.

Le cose, però, sfuggono loro repentinamente di mano quando quel singolo bacio si trasforma in qualcosa da tenere nascosto al fratello di lei. Riuscirà Ryan, il coriaceo difensore dei Dragons, a non vedere Kat come qualcosa di più che la sorella del suo migliore amico?

E riuscirà Kat a catturare e tenere per sé quel “drago” che rappresenta la sua metà?

 

 

Dati libro.
Titolo: Il codice
Titolo originale: The code
Serie: Ice Dragons Hockey #1

Autrice: RJ Scott
Traduttore: Maria Josè Ruffo
Genere: Contemporaneo / Romance Sportivo
Lunghezza: 184 pagine
ISBN: 978-88-9312-295-5