“Un Tango tra le stelle” di Maria Sabina Coluccia

Si inaugura oggi questo nuovo spazio che il nostro blog mette a disposizione di tutti quelli che scrivono brevi racconti. Ad aprire le danze è Maria Sabina Coluccia con il suo racconto “Un Tango tra le stelle”.

Buona lettura

 

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La Luna era già alta nel cielo di luglio, limpido e stellato. Illuminava di riflessi argentati il blu profondo del mare, sotto di essa, e sembrava che stesse aspettando qualcosa. L’aria tiepida sapeva di profumi di macchia mediterranea, di ginestre e piante aromatiche. Profumi di natura, profumi di sensualità e vitalità. Più in alto, a dominare la baia, la piscina della grande villa, immersa nel verde di un parco naturale, a picco sul mare, invitava a un bagno notturno. Le luci, sistemate con cura, creavano un’atmosfera rilassata e intrigante allo stesso tempo. La musica si diffondeva, struggente, languida, malandrina. Tutto era pronto per la serata di Tango Sotto le Stelle, ideata per festeggiareil quarantesimo compleanno del padrone di casa, lo scapolo più ambito del circondario.

Gli invitati alla festa si godevano il fresco nel grande giardino, curato e accogliente e sorseggiavano cocktails, seduti sotto i gazebo allestiti per l’occasione. Le dieci di sera. Sophia si sfilò le ballerine e indossò un paio di scarpe nere, dal cinturino scintillante. Era la prima volta che camminava su quel tacco dodici, e si muoveva con circospezione, temendo si scivolare. Arrivare al gran ballo con una scarpa in mano e una ai piedi, non sarebbe stato il massimo. Perfino Cenerentola era riuscita ad arrivare tutta intera, e aveva scarpette di cristallo, figuriamoci se non ci sarebbe riuscita lei. Fece un respiro profondo e cercò di cacciare indietro l’ansia. Percorse il vialetto alberato, calpestò delicatamente i ciottoli bianchi, raccolse un fiore notturno, e si trovò di fronte all’ingresso della villa. Attraversò il cancello e si diresse sicura verso il giardino che si affacciava sul mare. Avanzava leggera, i capelli ramati sciolti, la scollatura pronunciata, la gonna al ginocchio, nera, dolcemente fluttuante, la calza a rete nera piccola, a esaltare le sue gambe da tanguera. Lui era stato preciso: “le calze a rete sono d’obbligo”, le aveva detto. Non lo avrebbe mai deluso. Il momento che attendava da una settimana era arrivato. Sophia era pronta per accogliere l’abbraccio di Andrea, il festeggiato, l’uomo che l’aveva stregata,l’uomo che alla soglia dei quarant’anni non si era ancora mai concesso a nessuna in maniera definitiva. Andrea rappresentava una bella sfida. Ma Sophie si sentiva sufficientemente forte per vincerla, con l’aiuto della musica più ammaliante del mondo.

Si affacciò oltre la grande vetrata che separava il salone interno dall’esterno e si guardò intorno. Vide molte donne dalle scollature profonde, sensuali nelle loro gonne, pronte a catturare inviti, tra mirade e cabeceos. Occhi che si cercano e si trovano, e un leggero cenno del capo. È così che si invitano le donne, è così che ci si invita a Buenos Aires e in ogni luogo dove alberga il tango. Alcune avevano già trovato un cavaliere e si erano abbandonate alla musica. E poi c’erano le altre, meno femminili, semplicemente troppo scoperte, troppo coloratenegli abiti e nel trucco pronunciato. Stavano a gruppetti di tre, massimo quattro, sedute a bordo piscina. Si guardavano intorno in cerca di un invito che tardava ad arrivare.

C’era un’aria frizzante di attesa. Sophie cercò con lo sguardo il suo uomo. Suo per modo dire. Non stavano di certo insieme, c’era solo la passione per quella danza a tenerli uniti, e una certa affinità di sentire. Lui l’aveva invitata qualche giorno prima a una mostra fotografica sull’immigrazione italiana in Argentina, e lì i loro cuori avevano cominciato a battere insieme. Si erano dati appuntamento per quella sera, e tutti e due sapevano che qualcosa di speciale stava nascendo tra loro. Il tempo di una tanda, tre tanghi uno successivo all’altro, e lo avrebbero suggellato. Questo era almeno ciò che sperava Sophia.

Lo vide, si muoveva velocemente tra gli ospiti. Non era particolarmente alto e questo facilitava le cose, dato che anche lei era piccola di statura. Non avrebbe dovuto allungarsi troppo in un abbraccio acrobatico, come invece le accadeva, portandole non poco disagio, con ballerini troppo alti. Per fortuna che i dodici centimetri di tacco le venivano in aiuto. Gli occhi di lui, neri e magnetici, incontrarono quelli di Sophia, nocciola, dolci e intensi. Lui le sorrise e le si avvicinò, con passo aggraziato. Era impeccabile, nel suo abito leggero, scuro. La abbracciò e la salutò affettuosamente. Lui, Andrea, era il primo tanguero vero con cui Sophia aveva avuto a che fare, quello con cui aveva iniziato a muovere i primi passi: la camminata, i giri, alcune semplici figure. Il primo tanguero nel cui abbraccio si era sentita veramente rilassata e a proprio agio. Quella sensazione di benessere non l’avrebbe più sperimentata, in seguito. La prima tanda era terminata da pochi minuti, dame e cavalieri si scioglievano da abbracci morbidi e virili allo stesso tempo. La musica ricominciò in quel momento e fu naturale per Sophia e Andrea avvicinarsi di più uno all’altra. Si fissarono qualche istante negli occhi, ridussero lo spazio tra il petto di lui e quello di lei, fino a che lei si poggiò sul suo torace, badando bene di mantenere il proprio asse, di non sbilanciarsi a peso morto su di lui. Il tango è come la vita, nessuno dei due deve essere un peso per l’altro, si procede insieme, creando, ampliando e riducendo spazi, per lasciare quella libertà di movimento irrinunciabile, che si esprime con la creatività. I cuori si devono sentire, danzano insieme e vibrano nella melodia e nel ritmo della musica. Sophia era completamente abbandonata nell’abbraccio dolce e sicuro di Andrea: ascoltarono per qualche minuto la melodia e il ritmo di quel tango d’altri tempi. Poi, appena furono pronti, appena i loro cuori furono pronti, Andrea la fece partire. L’uomo conduce, la donna seduce. Un tocco leggero della mano di lui sulla schiena di lei, una pressione, una spinta decisa nell’incedere in avanti di lui e la magia ebbe inizio. Era un tango vals, di Francisco Canaro, un tango molto vecchio, che si ballava al ritmo di un valzer. Sonarynadamas, si intitolava, Sognare e niente più. Ed era ciò che stavano facendo, nel ritmo veloce ma al tempo stesso nostalgico di quella canzone.

Poi la luna sembrò spegnersi e le luci a bordo piscina scomparvero. Non c’era più neppure una piscina, a volerla dire tutta, come non c’era più il giardino, né la festa, né gli altri tangueri. C’erano solo loro due, Andrea e Sophia, che continuavano a danzare abbracciati, leggeri, inconsapevoli di quel che stava accadendo. Una sensazione di leggero calore percorse la pelle di Sophia, che si strinse ancor di più ad Andrea, di cui sentiva ora una strana inconsistenza corporea. Intorno a loro, solo le stelle, vicine, troppo vicine. Sophia scostò appena la testa dalla spalla di Andrea e vide che tutto intorno a loro era cambiato. Si trovavano in uno spazio vuoto, danzavano nel vuoto, tra le stelle. Andrea emanava una luce dorata e sorrideva con gli occhi. La sua pelle era diventata più chiara, quasi trasparente. Sophia capì di trovarsi in un’altra dimensione, capì di sognare. Andrea aveva ascoltato il desiderio del cuore di Sophia e le stava regalando un altro tango, ancora, oltre la Terra, oltre la vita terrena. Il tempo stava per scadere, anche dove non dovrebbe esistere. La musica terminò, chissà da quale stella proveniva, si domandava Sophia. Andrea la strinse a sé ancora un po’ e la abbracciò con tutta la tenerezza di cui era capace. Lei non avrebbe voluto lasciarlo, era felice di averlo ritrovato, di aver potuto ballare ancora una volta con lui, che se ne era andato così presto, in un incidente stradale. La gioia di quel momento era troppo grande. Ma Andrea le disse che era il momento di tornare a casa, per tutti e due. Lui si era avvicinato quanto più gli era stato possibile ai sogni di lei, vi era entrato dentro, e l’aveva portata in una terra di mezzo, dove i vivi e i morti si possono incontrare solo in poche e rare occasioni.

Sophia aveva smesso di essere triste da diversi anni. Ora quando pensava a lui provava melanconia, ma aveva accettato che lui non ci fosse più. Aveva conservato in un posto segreto del suo cuore il suo affetto speciale per quel ragazzo bruno, sensibile, colto e gentile, e aveva consegnato lo spirito di Andrea alle stelle e ai pianeti. Era sicura che lui avrebbe continuato a danzare e ad ascoltare la sua musica preferita, ritrovando, senza più memoria, apparentemente per caso, tracce di lei nei versi delle canzoni dell’amore perduto, ostacolato sofferto. Sognare e niente più…Sophia si svegliò con le ultime note di quel tango, e la sensazione di calore nel cuore che Andrea le aveva lasciato. Le aveva regalato un sogno bellissimo, che profumava di ginestre e macchia selvatica, di estate e salsedine. Andrea l’avrebbe invitata ancora per un tango, ne era sicura.

Volar a las estrellas de divinos resplandores y, en esa eternidad, vivir un ideal

Sognare e niente più.

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“Di Magia e di Vento” di Silvia Casini, amaranta edizioni. A cura di Cristina Belgioioso

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Affascinante come il ciclo di Avalon e delicato come Jane Austen, questo libro parte in sordina, leggermente a rilento, e finisce per tenere il lettore incollato alle pagine fino all’ultima riga della ricca bibliografia.

Luna è una ragazza friulana, nata cresciuta e vissuta a Cormons, piccolo borgo di poche anime dove tutti sanno tutto di tutti. Parte da questo assurto paesano una storia che sa di antiche ricette, di sapori speziati, di magia buona, di contatto intimo e carnale con la madre terra. La scrittura di altissimo livello linguistico che caratterizza l’autrice ci proietta tra passato, trapassato e presente, nella dimensione delle credenze popolari legate ai riti agricoli mischiando superstizione, religiosità e fatti storici realmente accaduti inerenti al periodo oscuro dell’inquisizione che vide ardere su roghi ingiusti tante donne innocenti. Luna ha una madre e una zia tacciate di essere streghe e lei stessa si trascina dietro la stessa nomea. Costretta per lavoro a inoltrarsi in una ricerca impegnativa sul passato della sua famiglia, scoprirà segreti e combatterà nemici nel nome di un Bene che deriva da Dio.

Due sono le riflessioni che mi sono affiorate alla mente una volta che l’e-reader  mi ha segnalato la fine del romanzo: la prima è di carattere religioso.

Non sono una teologa né conosco di teosofia, eppure ho l’impressione che i contrasti religiosi che mossero l’Inquisizione e dettero vita a infinite scissioni nella storia della cristianità, trovino in questo libro, che trae ispirazione da storie realmente accadute, un ottimo sunto capace di armonizzare in un’unica sinfonia superstizioni e teologia. Se infatti da una parte la Chiesa cattolica apostolica e romana ha sempre osteggiato i culti pagani, dall’altra li ha inglobati e ne ha tratto i benefici che derivano dall’imporre una ritualità ormai assodata a una nuova religione e in questo bel romanzo l’autrice descrive ottimamente il risultato di questa unione. Il bene è bene in qualsiasi religione, è un concetto che prescinde i credo di ogni zona del mondo eppure in questo libro, il Bene discende direttamente da Dio per unirsi a una sorta di equilibrio naturale di origine quasi panteista e rivelare a pochi prescelti i segreti che la natura ci mette a disposizione per temperare le mancanze del nostro corpo. Concetti basilari dell’uso di minerali e piante che in questo libro sono utilizzati non da streghe ma da saggi illuminati dalla luce divina che li utilizzano per combattere il male.

Seconda e meno arrovellata riflessione è sulla località in cui l’autrice ha ambientato il romanzo: le montagne del Friuli misteriose e bellissime che rimangono attaccate agli occhi della mente per merito delle vivide descrizioni che ci propone l’autrice. Un’ambientazione italiana che non può che guadagnarsi il plauso mio e di qualsiasi lettore. In un panorama letterario in cui gli autori fanno a gara a trovare il luogo più esotico per ambientare le loro storie, finalmente un’autrice che riesce a ritrarre attraverso i suoi luoghi e le sue magiche storie seducenti e fascinose una delle regioni meno conosciute della nostra splendida penisola.

Un paio di imprecisioni storiche riferite al periodo fascista, non hanno comunque compromesso l’ottima base di studio su cui questo romanzo poggia.

Un libro assolutamente consigliato che può essere apprezzato dagli amanti del fantasy, del distopico, del noir, del romance e…

in generale della buona lettura italiana!

 

In arrivo un nuovo autore per la Quixote edizioni K.M. Neuhold pronta a emozionarvi con i suoi splendidi romanzi!

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K.M. Neuhold è da molto tempo una drogata di romance. Quando non sta scrivendo, passa il tempo a leggere o a coccolare il suo husky o suo marito. Da quando si è innamorata del romance M/M, non è più stata capace di tornare indietro. Non c’è niente che ami di più dell’amore in tutte le sue forme.

 

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Potete trovare K.M. su

Facebook

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Website

 

 

 

 

RESCUE ME – HEATHENS INK BOOK 1

 

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“La tua vita può cambiare in un istante” ~ Madden

 

Non avrei mai pensato che una notte fuori potesse cambiare tutto quanto. Tutto quello che volevo era ballare, bere e magari portarmi a casa un ragazzo carino per una notte di divertimento. Ho incontrato un ragazzo ma la notte è finita in un incubo. Urla, sangue e i ricordi della tragedia infestano i miei sogni. Sono sopravvissuto e lo devo al bellissimo marine che si è rifiutato di darmi per morto. Ma come posso iniziare una nuova relazione quando non sono nemmeno più sicuro di chi sono io?

 

“Ti salverò ogni volta” ~ Thane

 

Dopo una lunga settimana di lavoro, tutto quello che volevo era rilassarmi e incontrare un ragazzo carino. Quando ho posato gli occhi su quel bellissimo uomo tatuato, al bar, sapevo che dovevo averlo. Non avrei mai pensato che quella notte potesse finire in modo così orribile. Ho salvato la sua vita e giuro che lo salverò tutte le volte che ce ne sarà bisogno. Anche se significa salvarlo da se stesso.

Genere: QLGBT – Contemporaneo

 

 

 

GOING COMMANDO – HEATHENS INK BOOK 2

 

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“Non pensavo che avrei mai potuto volere qualcuno tanto quanto volevo Nash, ma poi ho incontrato te” ~ Royal

Quando avevo 16 anni ero afflitto da una terribile maledizione… mi ero innamorato del mio migliore amico etero. Non credevo che sarei riuscito a superare i miei sentimenti per Nash e trovare qualcuno che avrebbe ricambiato i miei, fino al giorno in cui un bellissimo marine si è lasciato cadere sulla mia sedia e mi ha chiesto di tatuarlo. Mi sono innamorato velocemente di Zade, ma quello che provo per Nash è sempre molto reale. Quando la vita inizia a complicarsi, e Nash pronuncia quelle parole che non avrei mai pensato di sentire, l’unica cosa che desidero per noi è trovare un modo per farlo funzionare… insieme.

 

“Se ti dicessi che non sei costretto a scegliere?” ~ Zade

Credevo che sarei rimasto nei marines tutta la vita, almeno quello era il piano. Ma dopo un evento traumatico non sono riuscito ad arruolarmi di nuovo quando il mio contratto è scaduto. Confuso e incerto su cosa fare, ho chiamato il mio migliore amico per un posto dove stare. Quello che non avevo messo in conto era il sexy tatuatore che il ragazzo del mio migliore amico mi ha praticamente gettato addosso, per tenermi occupato. Royal è tutto quello che ho sempre voluto e anche il suo coinquilino, Nash, sta iniziando a piacermi.

 

“Un paio di settimane fa credevo di essere etero. Ora sono schiacciato tra due uomini bollenti. Che non si dica che faccio le cose a metà” ~ Nash

 

Naturalmente mi sono accorto che il mio migliore amico, Royal, è molto attraente. Ho occhi per guardare, ma questo non significa che mi piacciano i ragazzi. Anche se, da quando ho notato che anche il suo nuovo ragazzo, Zade, è molto affascinante, ho iniziato anche a farmi qualche domanda. Per non parlare dei sogni che continuo a fare di noi tre insieme. Sono disposto a provare, se loro sono disposti a fare lo stesso.

 

Genere QLGBT – MMM – Contemporaneo

 

 

 

FROM ASHES – HEATHENS INK BOOK 3

 

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“Quando quell’uomo a pezzi, con la pelle segnata, è entrato all’Heathens chiedendo un lavoro, e mi ha mostrato lo schizzo di una fenice ho pensato fosse destino” ~ Adam

 

È iniziato con un post anonimo di qualcuno che non voleva più vivere. L’ho letto e riletto, incapace di togliermelo dalla testa. E se mio fratello Johnny avesse scritto qualcosa di simile prima di togliersi la vita? Qualcuno avrebbe potuto salvarlo.

Ho vissuto una bugia per sedici lunghi anni e non sono sicuro quanto sarò ancora capace di durare. E quando un uomo, bellissimo ma distrutto, entra nel mio negozio di tatuaggi per avere una seconda possibilità nella vita, so che non sarò mai capace di mandarlo via.

 

“Quando mi trovavo così in basso da non vedere nemmeno la luce, uno sconosciuto mi ha raggiunto per salvarmi” ~ Nox

 

Non avevo niente per cui vivere, fino a quando uno sconosciuto così gentile mi ha tirato fuori dal baratro. Pieno di cicatrici fisiche ed emotive, non ho nessun altro a cui poter rivolgermi se non allo stesso sconosciuto che mi ha salvato la vita senza accorgersene.

Ma i miei sentimenti per Adam diventano più forti di giorno in giorno, e mi chiedo se sarò mai nient’altro che un surrogato per il fratello che non è riuscito a salvare. Sono almeno degno del suo amore?

 

Genere: QLGBT – Contemporaneo