“Vttoria e Abdul” di Basu Shrabani, piemme edizione. A cura di Sara Pelizzari

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Oggi vi parlo di un libro sicuramente interessante, che racconta dell’amicizia tra la regina Vittoria e il suo segretario indiano Abdul Karim.
Da questo romanzo è stato tratto l’omonimo film, che troviamo in programma in questi giorni nelle sale cinematografiche.
Il giovane  Abdul giunge alla corte della regina Vittoria come regalo per il giubileo d’oro e ci resterà per più di dieci anni.

“Tyler si inginocchiò davanti alla regina e Karim le rivolse un saluto all’orientale. Poi le offrì una moneta d’oro presentandogliela nel palmo della mano. La regina la toccò e gliela lasciò, quindi andò a parlare con Tyler. Il primo breve incontro era terminato.”



Il rapporto tra la regina e l’indiano inizia così, in punta di piedi, per poi intensificarsi giorno dopo giorno, a causa della solitudine di Vittoria che, non è solo una regina, ma è anche una donna che ha sofferto terribilmente. Dopo la morte dell’amato marito Alberto e poi del fidato servitore scozzese, si sente sola al suo castello, con le sue cameriere e il suo entourage, ma senza un amico con cui potersi confidare.
Il giovane Karim si avvicina alla regina prima come maestro di indostano e poi come segretario, fino a essere sollevato dallo svolgimento dei lavori più umili.

“ La sua presenza e i suoi modi comprensivi l’aiutarono a sentirsi meglio, così Vittoria decise di promuovere il «caro Abdul» e di dargli una carica speciale. Per Karim era arrivato il momento tanto atteso. Non sarebbe stato più un umile servitore della regina ma il suo Munshi, o segretario e insegnante.”

Questo desta la gelosia non solo del personale indiano, ma anche dell’entourage della regina che disapprova il particolare rapporto tra la sovrana e Abdul, che cresce giorno dopo giorno e che la regina non nasconderà mai.

La narrazione scorre fluida e gli avvenimenti che caratterizzano il periodo storico che abbraccia il giubileo d’oro, il giubileo di diamante e la morte della regina, sono raccontati con precisione e documentati dallo scambio di lettere tra i membri dell’entourage e Vittoria.
A volte il racconto assume i caratteri di una mera cronaca e annoia spegnendo l’interesse del lettore, in altre parti si incontrano numerose ripetizioni di un concetto che viene sottolineato più volte, quando non sarebbe necessario.
Si percepiscono solo superficialmente quelli che possono essere stati i sentimenti del giovane Abdul, giunto in un paese straniero, con una cultura completamente diversa dalla sua e che purtroppo si ritrova circondato da nemici invidiosi della sua bellissima amicizia con Vittoria.
Altrettanto sfuggevoli le sensazioni di Vittoria.
Il libro è narrazione documentata di questa particolare e inusuale amicizia, a cui solo la triste scomparsa della sovrana riuscirà a mettere fine, a dispetto degli avvoltoi di corte, invidiosi del giovane indiano, che avranno la loro vittoria, ma solo dopo la morte della loro sovrana.

“Abdul Karim, il compagno e l’insegnante della regina per tredici anni, ricevette ordine di lasciare il paese e fece le valigie come se fosse stato un delinquente comune…”



Sicuramente una storia affascinante che ci mostra un mondo di intrighi e gelosie, in cui anche i figli stessi della regina, soprattutto il suo successore, si rivelano spaventati e scandalizzati da un legame di amicizia sincero.

 

“Fra i partecipanti al funerale c’era il Munshi, che restò a guardare mentre la regina veniva sepolta nel suo Taj Mahal personale. La sovrana aveva lasciato disposizioni perché lui partecipasse al corteo funebre accanto ai propri familiari, all’entourage e ai reali europei. Non si era dimenticata di lui nemmeno nella morte..”

 

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“La torre nera. Settimo libro della torre Nera” di Stephen King. A cura di Massimo Della Penna

 

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La Torre Nera è stato per molto tempo l’ultimo capitolo della saga (nella prossima recensione capirete il senso dell’affermazione), dunque ci aspettiamo che Roland sia in procinto di giungere alla tanto agognata Torre Nera. Per tale “finale” il King – come era prevedibile – torna ad essere un fiume in piena, il libro straripa di pagine. Ci sono nuovi personaggi che sono geniali ma che, in tutta onestà, non erano necessari, al contrario, dato che l’epopea era già fin troppo ricca di personaggi, forse un colpo di genio avrebbe potuto riportare sull’azione qualche personaggio lasciato per strada (che ne so, un Blaine il Mono revisionato, un robot del villaggio del Calla, ecc.).

Ma veniamo alla trama. Jake e Padre Callahan combattono demoni in un’ambientazione ben riuscita, il Dixie Pig, ritrovo di vampiri cannibali e di porte che si aprono su altri mondi. La porta su altri mondi è una costante di tutti i libri della saga, e qui mi sia concessa una digressione su una mia personale ipotesi: i tomi sono otto, come otto sono i “sabba” in un anno, le ricorrenti feste in cui le streghe si riuniscono per compiere rituali magici; una di queste feste cade proprio la notte di Halloween. Tutte insieme, le otto feste danno vita alla Ruota Solare, un mandala con otto raggi (simbolo antichissimo). I raggi da alcuni sono considerati i “vettori” lungo cui si muovono realtà parallele, e le otto ricorrenze sono ritenute nella tradizione esoterica delle “porte fra i mondi” che danno accesso a tali vettori, ingressi per il mondo invisibile, abitato da spiriti di tutti i tipi, morti fate, folletti, gnomi, divinità, mostri e animali fantastici. Se avete letto le precedenti recensioni, avrete già capito quanta somiglianza vi sia tra quel mandala esoterico e alcuni punti nodali della Torre Nera: porte, vettori, altri mondi, creature misteriose. A mio avviso ben più di una coincidenza! Si tenga poi presente che nell’immaginario collettivo degli USA (di cui il King è imbevuto) la festa di Halloween è molto più radicata che da noi. Ad ogni modo, ritroviamo la porta su altri mondi sin da tempi remoti, da Dante e la sua porta sull’inferno (“Perdete ogne speranze o’ voi ch’entrate”), passando per l’ingresso di Alice attraverso lo specchio escogitato dall’insuperabile Lewis Carroll, per finire nell’armadio de Le cronache di Narnia scritte da un altro grande Lewis (Clive, non Carroll, eh). Insomma non proprio una novità del King.

Chiusa la digressione, torniamo alla trama: [ATTENZIONE CONTIENE SPOILER] padre Callahan si sacrifica per salvare Jake, il che per un morto, appare una mezza sciocchezza. Ad ogni modo, Mia vince (come era fin troppo prevedibile da moltissime pagine) la sua battaglia contro l’altra sua personalità e partorisce un nuovo personaggio (come il King…): Mordred, figlio di Roland e Susannah (no, vi prego, non chiedetemi perché), e del Re Rosso. Sì, il King ha sdoganato la famiglia con due padri ben prima delle lotte degli attivisti per i diritti omosessuali… sto scherzando, ovviamente, voglio dire che questa è un’altra trovata del King che non ho capito molto, non poteva avere un padre solo? Forse voleva stressare ancora una volta il concetto della dualità delle forze del bene e del male, luce e ombra, yin e yang? Ma in tutta l’opera lo ha fatto ovunque, in mille altri momenti, quindi non saprei davvero motivare una tale scelta.

Il “bambino” in realtà è una creatura che muta il suo aspetto in una specie di ragno e si pone all’inseguimento di Roland e degli altri pistoleri.

Roland e Eddie nel fuggire si riuniscono a Jake e Susannah per fermare l’erosione della Torre Nera ad opera dei Frangitori, esseri con poteri soprannaturali che vengono costretti alla loro opera, ragion per cui i pistoleri (come scontato!) li aiutano e li liberano. In seguito a tale liberazione, Roland e Jake si imbarcano per un’avventura che è disonesta! Vale a dire, salvare la vita di Stephen King. Nel tentativo qualcuno morirà e non vi dirò se sia lo stesso King o uno dei pistoleri, ma lasciatemi esprimere una profonda delusione per tale parte della storia. Inserire l’autore della storia nella… storia, può sembrare una novità geniale, ma in realtà non è un colpo di genio (non come l’ha usato il King, e tra poco dirò perché) e non è nemmeno una novità, dato che prima di lui, molto prima, ci ha pensato Sterne con il suo Vita e opinioni di Tristram Shandy. Avrei potuto sopportare che il King si fosse inserito una prima volta nella storia, cosa che è appunto accaduta nel tomo precedente, ma due è davvero insopportabile!

L’impressione che ne ho ricavato è che lo scrittore sia un deus-ex-machina abusato, onnipotente in quanto ha scritto lui la storia de La Torre Nera. Forse l’opera ha assunto dimensioni e complessità tali che lo stesso King non ha saputo trovare nulla di meglio che inventarsi il suo ingresso come “creatore di mondi”, insomma, viene il dubbio se trattasi di narcisismo sfrontato o incapacità di essere alla sua stessa altezza. Il tutto mal celato dietro mezzucci come quello di dipingersi come uno “scrittore alle prime armi”, drogato e alcolizzato. Su, signor King, mentre scrive La Torre Nera Lei ha venduto penso più di 500 milioni di copie, vuole darcela davvero a bere? Alcuni commentatori hanno osservato acutamente (ma qui sconfiniamo in illazioni psicologiche non verificabili) che forse il King, dopo l’incidente in cui per poco non ha perso la vita (incidente rievocato nel libro, evviva la fantasia…), è stato assalito da una concreta paura di morire e, per tale motivo, avrebbe accelerato per finire la saga prima della “fine”. Tale teoria troverebbe una mezza conferma nel fatto che, dopo aver scritto l’ultimo tomo, nel 2012 se ne è uscito con un…nuovo ultimo tomo!

Se comunque si toglie la presenza di Stephen King come personaggio, la trama de la Torre Nera implode e molti fili si spezzano in modo ignominioso per un genio del suo calibro. Ma la cosa peggiore (o forse migliore) è che non riesco a figurarmi come sarebbe andata avanti la storia senza la sua presenza. Insomma, l’impressione è che lui stesso sia finito in un enorme vicolo cieco che, paura di morire o no, l’ha costretto a forzare la sua stessa mano per non lasciare incompiuta un’opera monumentale, a dir poco.

Anche l’utilizzo eccessivo in tale tomo delle porte e dei diversi “quando” mostra degli enormi limiti: alcuni personaggi viaggiano nel passato e qui interagiscono con altri personaggi che nella storia principale erano ormai morti; e tali morti-redivivi compiono imprese che modificheranno il futuro della storia principale. A mio avviso, tale aspetto è una superficiale rivisitazione dell’antico “deus-ex-machina”, quelle “macchine” da scena che i greci facevano intervenire dall’alto (come dei, appunto) per risolvere con la loro onnipotenza quei punti della trama troppo intrecciati.

Se vi fosse stata una “teoria”, direi metafisica, dietro la saga del King, insomma se vi fosse stata quella coerenza indispensabile per qualsiasi opera (per quanto fantasy), io penso che un personaggio morto nella “fabula” principale non avrebbe MAI potuto compiere in tale passato azioni diverse da quelle già compiute e soprattutto non avrebbe mai potuto modificare un futuro in cui egli non è più vivo. Questo per vari motivi. Primo, perché ciò significherebbe farlo vivere due volte, due vite che però sono diverse, il che è un paradosso difficilmente risolvibile. Secondo, ammesso che viva una vita diversa nel passato (ma allora il “viaggio nel passato” non è un vero viaggio nel “quando” passato, perchè il passato per definizione non si può cambiare), allora la sua morte dovrebbe cambiare radicalmente, data l’infinita serie causa-effetto che lega ogni vita alla sua morte. Si può obiettare che il King ha parlato di tanti universi, e quindi ogni universo ha bisogno di un suo tempo che è indipendente dal tempo degli altri e, quindi, non vi è contraddizione in personaggi che in un universo sono vivi e in un altro morti e che compiano azioni diverse in diversi passati che, in quanto tali, vanno collocati in universi estremamente simili ma pur sempre distinti. E sia, ve lo concedo, ma se è così, le modifiche dovrebbero prodursi solo in quella coppia ben precisa di universo-tempo, non in tutti gli altri, e in nessun caso dovrebbe riguardare la Torre Nera che, di tutti quegli universi e di tutti i tempi, è il perno unificatore. Non dubito che con uno sforzo di immaginazione si possa costruire una teoria “fluida” coerente del tempo e degli avvenimenti che renda non più paradossale un morto che nel passato compie azioni diverse da quelle già compiute… nel passato (con la fantasia Albott ha narrato, in Flatlandia, di un mondo a due dimensioni…), ma di una tale teoria non vi è alcuna traccia nella Torre Nera. Il King si limita a far tornare in vita i morti nel passato, senza interrogarsi minimamente del perché ciò dovrebbe essere possibile e di quali implicazioni dovrebbe avere un tale fatto se lo si volesse inserire in un sistema che sia nel suo insieme (per quanto fantasy, ripeto) coerente. Mi sento di bocciare senza appello questa parte non proprio marginale dell’intera saga.

Altra caduta enorme di stile, è quella legata a Patrick, un prigioniero di un vampiro che, una volta liberato dai pistoleri (non sento di spoilerare, tanto è prevedibilissimo che l’ennesima “vittima” sul cammino dei pistoleri venga da essi liberata), si rivela fondamentale quanto lo stesso King per il finale della storia: guarda un poco, questo Patrick con i suoi disegni… disegna la realtà, e quindi cosa disegna?

Una porta magica…

Ma non finisce qui, il Re Rosso, antagonista dai poteri sconfinati, come viene sconfitto da Roland?

Da un colpo magistrale di pistola

? Ma no, ovvio!

Da un disegno di Patrick… Non inizia a suonarvi un tantino troppo facile, un personaggio che disegna porte, fa viaggiare membri del ka-tet, e che aiuta Roland ad ammazzare antagonisti potenti?

E qui finisce la storia, che a mio modesto avviso è già bella e finita due tomi prima (intendo, la storia che ho amato). Come se non bastassero tutte le crepe fin qui rilevate, nel finale l’ego del King torna a strabordare: appena Roland è giunto ai piedi della Torre Nera, King entra in scena di nuovo, interrompe la “fabula” e parla al lettore nel suo presente, consigliandogli di fermarsi lì nella lettura, benché manchino ancora le pagine del finale. Il King avvisa che l’eroe ha raggiunto la torre e questo dovrebbe bastare al lettore perché la lettura non è finalizzata al “finale” (mi si perdoni il gioco di parole), ma è un viaggio fine al solo viaggiare, non all’arrivare (questo il succo di uno sbrodolone del King). Quindi, propone al lettore di fermarsi, ma se non accetta, gli dice di girare pagina e di leggere il finale a suo rischio e pericolo. Siamo onesti: secondo voi una qualsiasi persona sana di mente può aspettarsi che qualcuno SUL SERIO si fermi lì e non legga il finale? Davvero incomprensibile per me questa trovata, ribadisco, mi pare più il capriccio di un bambino che sa benissimo che il suo papà lo seguirà e farà ciò che egli finge di non volere, piuttosto che una proposta seria.

Bah è il mio unico commento.

Forse King sperava che qualcuno non andasse avanti, perché in realtà il finale è deludente, estremamente deludente, fiacco, indegno della grandiosità dei primi tomi, e aggiungo per nulla originale: una copia, una pessima, sbiadita copia della genialata escogitata dal regista di Matrix per il finale del secondo episodio. Mi rendo conto che rischio uno spoiler terribile, ma in fondo questa mia frase la può capire solo chi ha visto tutti e tre i film e si è sciroppato tutti e otto i tomi de La Torre Nera. La mia personale delusione, poi, è stata amplificata in sommo grado dagli anni che ho impiegato per leggere l’intera saga, non perché io sia stato lento a leggere, quanto piuttosto perché – come ho detto in precedenza – ho iniziato la saga negli anni 90, quando era ben lungi dall’essere finita.

Ma può darsi che il King, dopo aver dichiarato chiusa la serie, sia tornato nel 2012 a sorpresa con un nuovo tomo (l’ottavo e, si spera!, definitivamente ultimo della saga) per redimersi?

Vedremo!

In arrivo per la Quixote Translation il libro “Sognando la neve” di Teodora Kostova. Non potete perdervelo!

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Trama

È passato un anno da quando Adam e Penn sono andati a convivere e hanno cominciato la loro serena vita insieme. Solo che… non tutto è perfetto come sembra. Penn è un po’ annoiato dopo aver lasciato il suo lavoro al Queen Victoria e Adam non riesce a trovare l’ispirazione per la sua prossima sceneggiatura.

Jared e Fenix stanno per trascorrere il secondo Natale nella loro nuova casa, nella pittoresca città di Malmö, in Svezia. Con una bellissima casa nuova e una scuola di danza di successo da dirigere, Jared e Fenix sono felici e soddisfatti. Solo che… non tutto è perfetto come sembra.

Jared invita Adam e Penn a trascorrere le vacanze natalizie a Malmö e Adam accetta con una certa riluttanza. Ma le due settimane che passano tra shopping natalizio, ottimi cibi, vini speziati, giochi con la neve e, soprattutto, trascorrendo del tempo con i loro più cari amici, si rivelano essere ciò di cui tutti avevano bisogno.

Sognando la neve è una storia sui personaggi di Ballando e La Maschera, quindi è sconsigliato leggere questo racconto se non avete letto i libri precedenti.

L’autrice

Ciao, mi chiamo Teodora e vivo a Londra con mio marito e mio figlio. Scrivo da quando riesco a ricordare, ma ho iniziato a farlo per lavoro nel 2010, quando ho deciso che tutto il resto mi annoiava a morte e che dovevo fare quello che avevo sempre voluto fare, ma a cui non avevo mai avuto il coraggio di dedicarmi totalmente. Ho fatto la giornalista, l’editor, l’assistente personale e l’arredatrice d’interni, tra le molte altre cose, ma appena il fascino della novità di queste professioni nuove ed eccitanti svaniva, tornavo sempre alla scrittura. Essere nervosa, impaziente, rumorosa e frettolosa non sono qualità che aiutano quando si fa lo scrittore, perché devo sedermi da sola, possibilmente rimanendo immobile, e scrivere per la maggior parte della giornata, ma nonostante tutto adoro follemente questo lavoro. I momenti in cui scrivo sono gli unici in cui mi sento davvero in pace e questa è l’unica attività che riesco a portare avanti per più di dieci minuti alla volta, visto che perfino mio figlio ha una curva dell’attenzione più lunga della mia. Quando non sono intenta a procrastinare, mi piace andare in palestra, cucinare cibo italiano (e mangiarlo), leggere, ascoltare musica rock e guardare film indipendenti e repliche di True Blood. O, nei casi peggiori, farmi battere a ogni gioco della Nintendo Wii da un ragazzino molto ingegnoso.

 

Dati libro

TITOLO: Sognando la neve
TITOLO ORIGINALE: Dreaming of snow
AUTORE: Teodora Kostova
AMBIENTAZIONE: Svezia
TRADUZIONE: Alex Krebs per Quixote Translations
PAGINE: 109
GENERE: Contemporaneo
FORMATO: E-book
PREZZO: € 2,99 su Amazon (Disponibile su Ku)
DATA DI USCITA: 4 novembre 2017

 

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