In arrivo per voi “fuoco e fiamme” di Abigail Roux, Triskell editore. Non potete perdervelo!!!

 

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Trama:

Sono passati cinque anni da quando gli Agenti Speciali Ty Grady e Zane Garrett hanno lavorato per la prima volta insieme per risolvere il caso degli omicidi dei Tre Stati e con loro il tempo è stato sia duro che clemente. Ormai ufficialmente fidanzati, affrontano la sfida di pianificare insieme un futuro incerto. Zane è all’apice della propria carriera, con un ultimo mistero da risolvere, mentre Ty naviga in un mondo, in cui non è più la punta di nessuna lancia.

C’è solo un ultimo intoppo sulla strada verso il lieto fine: un traditore tra le persone a loro più vicine che minaccia di distruggere il loro mondo in un mare di fiamme.

Costretti a destreggiarsi tra il cartello de la Vega, una talpa sconosciuta e fin troppe agenzie dai nomi strani, Ty e Zane dovranno raccogliere tutte le loro forze e risorse per vedersela con la sfida più ardua che abbiano mai dovuto affrontare. Per uscirne vivi, avranno bisogno dell’aiuto di ogni loro amico. Persino di quelli che potrebbero tradire la loro fiducia.

 

 

Dati libro

Titolo: Fuoco e fiamme

Titolo originale: Crash & Burn

Serie: Armi e bagagli #9

Autore: Abigail Roux

Traduttore: Caterina Bolognesi

 

Genere: Poliziesco, Contemporaneo

Lunghezza: 353 pagine

ISBN: 978-88-9312-314-3

 

Prezzo € 6,99

 

 

 

 

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“Soldier series volume primo. Oltre le nuvole” di Stefania Mortini, self publishing. A cura di Micheli Alessandra

Mai come questa volta mi trovo in difficoltà a scrivere di un libro anzi raccontando un libro. E non perché sia brutto, scritto in maniera pessima o illeggibile. In quel caso non avrei questi dubbi e questo dramma creativo. Ma perché per la prima volta da quando scrivo recensioni mi trovo di fronte a un libro diverso. non mi spaventa la complessità dei temi trattati quanto la possibilità di farli comprendere a un pubblico eccessivamente abituato alla banale reiterazione di schemi a volte divertenti ma molto spesso banali.

Quindi chiedo subito perdono all’autrice se le mie parole, vane e illusorie, non si renderanno degne di una simile prova letteraria. Per comprenderlo non vi resterebbe che leggerlo, ma io ardita a folle, nel mio piccolo cercherò di farvi comprendere cosa avrete tra le mani e cosa i vostri occhi curiosi si appresteranno a leggere. O almeno ci provo.

Il primo dettaglio su cui dovreste riflettere è la categoria a cui apparterrà il libro suddetto. Nessun luogo virtuale riuscirà a identificare davvero questo libro, forse inserendolo in una categoria rosa. E vi sfato subito il mito, pur parlando di amore questo testo NON è un libro d’amore. O per meglio spiegarmi non è un romance. L’amore di cui parla è quello dalle molteplici sfumature, è un sentimento e un’emozione che non si colora di passione ma restaura edifici squarciati, ripara cuori lacerati, raddrizza torti degradanti e libera le anime congelata in un eterno istante di dolore. Si in questo senso leggerete d’amore.  Secondo dettaglio. I protagonisti di questo libro non sono Massimo e Sabrina. no loro sono solo elementi o per meglio dire coprotagonisti di una vicenda che trae la sua origine, il suo inizio e la sua fine in una delle più atroci invenzioni di questo oscuro mondo malato. la guerra.

E non solo perché massimo è un militare, convinto e incasellato in quella mentalità che definisco priva di grigi che identifica la vita in uno schema preciso buoni e cattivi. E che viene letteralmente asfaltata quando incontra la realtà quella vera, quella che davvero devasta, quella che non trova giustizia né onore alcuno in maceria, sangue morti e grida. Eppure molti, tanti, troppi hanno bisogno di credere in un qualcosa di così ferreo e univoco come un’ideologia, una gerarchia, qualcosa che dica nettamente quale è la strada da percorrere che ci faccia ignorare e non vedere tanti sassi che si incontrano lungo quel cammino. Ne è simbolo l’assistente sociale Romeo, frutto di una sorta di mentalità Hippy anch’essa preda della faciloneria umana, ne è simbolo il sistema che protegge e nutre massimo…

 Onore rispetto, dedizione, cura della bandiera, volontà patriottica.

È davvero così?

Massimo è un peacekeeper. Sapete cosa sono?

Ve lo svelo io.

I peacekeeper è quel tipo di militare, aderente a qualsiasi arma (in questo caso aeronautica) che si occupa di portare anzi esportare la pace nelle zone calde del nostro pianeta, quelle a cui, secondo l’ottica occidentale, manca solo la ferma mano di un padre (padrone) in grado di insegnare loro come vivere e come gestire la propria civiltà e cultura. Ovviamente modellandola su una specifica. Ossia la nostra.

Nell’accezione delle Nazioni unite (quelle che hanno visto la loro atroce morte a Sarajevo per intenderci)

 il peacekeeping è “un modo per aiutare paesi tormentati da conflitti a creare condizioni di pace sostenibile”.

 

Bellissimo direte voi.

A livello ideale sì ma vedete, Massimo ci  racconta un latra storia.  Ben presto si trova a fare i conti con delle domande improvvisamente scomode che riassumo in “Come si può portare la pace con la guerra?

E questo cari miei lettori, ve lo confermo visto che la mia tesi è stata proprio incentrata su quest’argomento è una grandissima, megagalattica rogna. Perché Massimo lo comprende presto; non si può. Portare due entità completamente nemiche, nemesi una dell’altra, soprattutto cercando di farla confluire in quella mentalità dicotomica spezza l’animo. Disumanizza. Perché vedete quando voi portate la pace, senza capire cosa la pace sia, in paesi devastati brutalmente martorizzati, dovete fa coincidere nella vostra convinzione così netta, di appartenere alla parte sana del mondo, giustificazioni atte a dare un senso a orrende visioni. A una realtà che rende deboli anche gli stomaci più forti. se volete sfiorare un attimo cosa sia davvero la guerra vi consiglio di assorbire canzoni come Generale di De Gregori, la guerra di Piero di de Andre ma anche la “banale” C’era un ragazzo come me. Ecco in quelle vedete tutta l’assurdità di un atto contro natura. Perché vedete la vera natura dell’esistenza la scopre, stranamente Massimo dopo essere divenuto paraplegico. E non è solo il ritrovare l’umanità sepolta sotto le macerie di un Afganistan che uccidiamo ogni giorno per i nostri cazzo di bisogni e di vizi. Ma è quello di capire che l’unica vera legge, l’unico onore, l’unica verità è quelle dell’umanità.

E massimo lo capisce che nessun maledetto Sabato, sarà mai più importante dell’uomo stesso. Che dietro quei bei valori militari festeggiati con ardore da tanti giovani idiotamente alla ricerca di un obiettivo, c’è sempre, e soltanto la perdizione. Nessun sistema oligarchico e gerarchico sarà mai abbastanza puro da poter custodire i sogni di tante persone che credono davvero di potare la loro vitalità, la loro forza nel impedire i torti.

La guerra non conosce distinzione, ignora i volti delle persone. Per lei non fa differenza: uomini, donne, bambini, anziani, buoni, cattivi… per lei siamo tutti uguali, siamo carne da macello, e questo è un dogma che purtroppo indottrina tutti noi militari, alla fine. L’Afghanistan riflette questo paradosso: combattere e seminare morte per la pace. Mi hanno insegnato che la guerra non è virtuosa ma necessaria. Le armi che ci rendono soldati, non sono né i fucili né i carri armati, sono il coraggio, il non affezionarti a nessuno, il prendere tutto con estremo distacco. Questo è ciò che ti aspetta in un teatro di guerra: niente missioni di pace, sei solo te stesso e il deserto della tua anima. Per l’occidente è una tragedia invisibile, qualcosa che si sa, ma non si piange.

 

Massimo per ironia di un destino che ci beffa ogni girono e deride le nostre stupide ideologia la nostra stoltezza umana diviene più umano proprio quando perde sé stesso, quando distrugge quella corazza, quando muore una parte del suo io. Quando la percezione di sé cozza contro un corpo che grida la sua assoluta essenza, più pura di uomo, quello che davanti all’immenso non è altro che un piccolo puntino, una piccola particella sperduta in qualcosa, dio o Destino, o energia o come diavolo volete cambiarlo, che ha come mira quello di rendere i tanti piccoli pinocchio davvero umani:

 

Nonostante abbia portato avanti le mie convinzioni militari, per la prima volta, dentro di me, ho titubato. Quell’uomo non aveva tutti i torti. Ci sono interrogativi che mi rimbalzano nella testa da un anno a questa parte: come può l’umanità dar vita a così tanta morte? E se avessi combattuto dalla parte sbagliata? E soprattutto, noi combattiamo in nome di cosa?»

 

Quando imparerà l’uomo che noi non siamo qua per combattere?

Quando imparerà che l’unica cosa che ci chiede quel dio tanto bestemmiato è semplicemente…essere felici?

E onorarlo semplicemente:

 

Io non ti posso dire quando, ma se! Se smetterai di piangerti addosso, se deciderai di accantonare il passato, se deciderai di prendere a morsi la vita!

E forse imparare a vedere quando per pigrizia o per paura si tengono occhi chiusi troppo a lungo:

 

 Chi ha tenuto gli occhi chiusi per troppo tempo, ha tanto da guardare ma a stento riesce a farlo.

E se questo libro può aiutarvi a farlo, a aprire questi dannati occhi, vi prego leggetelo. Ma se cercherete ancora la volontà di ottenebrare la vostra stanca mente non leggetelo. Perché qua ci sono lacrime vere, quelle acide che scavano la pelle. C’è il cambiamento quello che distrugge davvero per potervi rassembrale in una forma cosi nuova che stenterete a riconoscervi allo specchio. Ma che la Vita invece vi accogliere come quel figliol prodigo da troppo tempo scomparso.

E’ ora di tornare a casa.

L’amore sa uccidere. Uccide la rabbia e il dolore, ferendo a morte ogni tipo di angoscia. La forza dell’amore ricambiato ha un potere annientatore e debellante secondo cui ogni tipo di pena viene cancellata. 

 

Potrei invogliarvi a leggerlo raccontandovi dello stile (eccelso) dell’autrice, dalla sua perfezione nel descrivere psicologicamente i personaggi ( nulla da invidiare alla coscienza di Zeno) ma mi rifiuto di farlo. Perché quando un libro è cosi, le parole sono superflue. Non parlo della bellezza. non posso raccontare un dramma che è al tempo stesso redenzione.

Posso solo lasciarvi con delle parole che, secondo me riassumono il libro

 

Era partito per fare la guerra
per dare il suo aiuto alla sua terra
gli avevano dato le mostrine e le stelle
e il consiglio di vender cara la pelle

e quando gli dissero di andare avanti
troppo lontano si spinse a cercare la verità
ora che è morto la patria si gloria
d’un altro eroe alla memoria

ma lei che lo amava aspettava il ritorno
d’un soldato vivo, d’un eroe morto che ne farà
se accanto nel letto le è rimasta la gloria
d’una medaglia alla memoria.

Fabrizio de Andre 

 

Forse per nascere, dobbiamo morire, e sparare ancora che la mano amorevole dell’amore, ci rimetta in piedi. e per poter capire una grande verità:

 

Ormai ho capito che si è  degni di operare per il Paese a volte prima, a volte dopo, a volte  mai. Nessuno dovrebbe rimaner relegato al ruolo che ricopre e,  congedandomi, ho irrobustito la mia coscienza

 

Che il libro possa irrobustire davvero la vostra coscienza.