Amate il fantasy? Volete leggere un libro che vi apra una porta verso un altra dimensione? Abbiamo il libro giusto per voi “Berserkr” di Alessio Del Debbio, Darkzone editore. Non lasciatevelo scappare!

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Trama:

Berlino, inizio del terzo millennio. La Guerra Calda è finita, gli Accordi dell’89 sono stati firmati e la città è stata divisa in sette zone, ciascuna assegnata a una delle antiche stirpi. All’interno della ringbahn vivono gli uomini, protetti dalla Divisione, incaricata di mantenere la pace e impedire sconfinamenti e scontri tra le stirpi. Misteriosi omicidi, provocati da sconosciute creature sovrannaturali, iniziano però a verificarsi in tutta la città, rischiando di frantumare il delicato equilibrio raggiunto. La Divisione incarica Ulrik Von Schreiber di indagare, aiutato dal pavido collega Fabian, ben sapendo quanto abbia a cuore il mantenimento della pace. Ma Ulrik non è soltanto un cacciatore, incarna lo Spirito Protettore della Città, l’Orso di Berlino, che non attende altro che liberare la propria furia.

 

Disponibile su tutti gli store di libri.

Amazon: https://www.amazon.it/Berserkr-Alessio-Del-Debbio/dp/8899845204/

Ibs: https://www.ibs.it/berserkr-libro-alessio-del-debbio/e/9788899845209

In uscita a novembre 2017 in occasione del Pisa Book Festival.

 

 

Biografia:

Alessio Del Debbio, scrittore viareggino, appassionato di tutto ciò che è fantastico e oltre la realtà. Numerosi suoi racconti sono usciti in riviste (come Con.tempo e StreetBook Magazine) e in antologie, cartacee e digitali (come I mondi del fantasy, di Limana Umanìta Edizioni, Racconti Toscani, di Historica Edizioni, Sognando, di Panesi Edizioni). I suoi ultimi libri sono il romanzo Favola di una falena (Panesi Edizioni, 2016) e i fantasy contemporanei Ulfhednar War – La guerra dei lupi (Edizioni Il Ciliegio, 2017) e Berserkr (Dark Zone, 2017).

Cura il blog “I mondi fantastici” che promuove scrittori di fantasy italiano. Scrive articoli per il portale di letteratura fantastica “Le lande incantate”. È presidente dell’associazione culturale “Nati per scrivere” che sostiene gli scrittori emergenti, soprattutto locali, e d’estate organizza la rassegna “Un libro al tramonto” – Aperitivi letterari a Viareggio, per far conoscere autori toscani.

 

 

Dati libro

Titolo: Berserkr

Autore: Alessio Del Debbio

Editore: Dark Zone Edizioni

Genere: urban fantasy

Prezzo: 14,90 euro (cartaceo)

Pagine: 192

Isbn: 978-8899845209

Copertina realizzata da Livia de Simone Art.

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“Prospettive: Racconti e Visioni” di AA.VV. (Illustratore Caselli Gianni, a cura di Semprini Cesari Renzo) Jona editore. A cura di Sophie Sarti

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I visionari formano un ordine a parte, singolare, indeterminato, in cui prendono posto talenti diversi e fors’anche espressioni ineguali. Fanno trapelare talvolta ciò che vi è di più ardito e di più libero nella genialità creatrice.

(Henri Focillon)

 

 

Bisogna avere una mente aperta e un certo grado di esperienza per riuscire a vedere oltre la realtà così come ci appare, e descriverla attraverso dei canoni che risultano sogettivamente globalizzati: comprensibili per tutti, ideati da pochi.

In questa raccolta si possono tranquillamente sondare vari mondi interiori e avere una visione completa di una precisa situazione poiché narrata da diverse prospettive.

I famosi punti di vista che fanno vedere una forma diversa da come appare a prima vista.
Il tema centrale di ogni racconto ha a che fare con la morte, con l’abbandono o con la sofferenza, ma ogni opera ha in sé il proprio destino. Ci sono speranze che affiorano per poi annegare inghiottite dalle onde delle emozioni; ci sono brutali realtà che non lasciano adito ad alcuna via di fuga e fantasie che giocano con le paure e i ricordi per uscirne rinnovate; quasi vere.

L’importante è liberare la mente e lasciar fluire le parole in modo tale che siano esse a condurre il lettore al significato che più gli è consono.

Perché alla fine che il mare si guardi dal cielo o dalla terra, rimane una grande fonte battesimale per le nostre più segrete emozioni. Se poi a descriverle fosse un uomo cieco e sordo, la cosa diventerebbe alquanto interessante.

Ci sono del resto morti che non sanno di essere tali e che vivono nei ricordi più belli, per poi smarrirsi in quelli che li hanno portati al di là della vita.

Il tutto condito da uno stile a tratti evocativo, dalla metamorfosi del genere che cambia aspetto in base al tipo di strada che l’autore vuole intraprendere e, a questo punto, il lettore si ritrova spettatore di quelle sfumature che non sa cogliere da solo. La classica prospettiva che fa sembrare un bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto.

Piccole grandi chicche letterarie che trasformano grandi autori in macchiette che, a loro volta, veicolano messaggi importanti altrimenti dimenticati.

Prospettive risulta essere una sinfonia magistralmente realizzata, dove gli strumenti sono le parole e la musica la può udire solo il lettore attento che si lascia coinvolgere dal suono acuto dei violini e dalla dolce melodia del pianoforte. Non soffermandosi mai a crogiolarsi nella drammaticità della visione profonda che si cela dietro a ogni racconto.

Bellissimi i giochi di metafore e di genere, stupenda la scelta del tema e le varie interpretazioni date, quasi un richiamo agli Esercizi di stile di Queneau o all’Antologia di Spoon River. Un sublime mix di menti e stili che rendono la lettura non solo piacevole, ma anche estremamente geniale sotto svariati punti di vista.

Un libro che mi permetto di consigliare a tutti quelli che cercano qualcosa di alternativo e su cui riflettere.

Esce oggi un bellissimo poliziesco “I due gentiluomini di Altona” di Lisa Henry, J.A. Rock (Traduttore: Mariangela Noto)


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Trama:

Male, sei scatenato

La settimana dell’Agente Speciale Ryan “Mac” McGuinness si sta rivelando pessima. Non solo ha cominciato una nuova dieta, ma è anche stato incaricato di mantenere in vita tale Henry Page, il testimone più insopportabile del mondo.

Lavoro difficile considerato che Mac è a tanto così dall’uccidere lui stesso Henry e le sue citazioni Shakespeariane, le sue disquisizioni etiche e la sua ossessione per le uova.

A meno che ‘ucciderlo’ non sia esattamente ciò che ha in mente di fargli…

Il truffatore Henry Page preferisce tenersi alla larga dalla legge… anche se non gli dispiacerebbe affatto avvicinarsi un po’ di più al rigido e affascinante Agente McGuinness. Come unico testimone di un delitto di mafia, Henry è di grande valore per l’FBI, se non fosse che i suoi programmi non includono il testimoniare.

La comparsa di una talpa negli uffici dell’FBI costringerà Mac e Henry a nascondersi. Rinchiusi in uno chalet, resteranno sorpresi nello scoprire che c’è altro tra loro oltre alla semplice attrazione.

Ma la mafia si avvicina e Henry dovrà fuggire. A Mac toccherà capire quanto è disposto a rischiare per tenerlo accanto a sé.

 

 

Dati libro

Data di pubblicazione: 29 Novembre

 

Titolo: I due gentiluomini di Altona

Titolo originale: The Two Gentlemen of Altona

Serie: Playing the Fool #1

Autore: Lisa Henry, J.A. Rock

Traduttore: Mariangela Noto

 

Lunghezza: 200 pagine

ISBN: 978-88-9312-334-1

Genere: Poliziesco, Contemporaneo

 

Prezzo:  € 4,49

 

“Van Helsing. Una questione di famiglia” di Gianmario Mattei, Edizioni 2000diciassette. A cura di Vito Ditaranto e Alessandra Micheli

 

segnalazione

 

 

Il libro di Gianmario Mattei non è soltanto il libro, ma è un vero e proprio manuale di scrittura. Un libro si definisce tale quando racconta solo una storia. Ma quando dentro si ritrovano dettagli artistico stilistici di eccelsa fattura, allora la sua voce è tonante, autorevole e insegna come trasformare idee e sogni in parola scritta. Ogni scrittore usa la mente per immaginare, ma è lo stile, la tecnica che crea, che dà alchemicamente vita alla materia inerte infondendo loro la vita. E Mattei è un vero saggio, un alchimista del linguaggio, un conoscitore delle leggi arcane che rendono il libro una porta dimensionale. E questa porta non si collega soltanto al suo mondo interiore ma anche a un universo di archetipi e significati che fanno parte di quell’inconscio collettivo di junghiana memoria.

In fondo il vampiro e il suo antagonista Van Helsing sono solo immagini sfocate, mezzi con cui dare origine a un messaggio che possa cambiare il lettore e infondere nuova linfa vitale all’autore instaurando quel patto interpretativo, essenziale nella letteratura, oggi cosi compromesso dalla banalità strisciante della nostra desertica epoca.

In Van Helsing troverete invece simboli pulsanti di energie, di forza indomita che riallacciano con noi un’amicizia tradita tempo fa, quando il mito divenne soltanto una mercanzia su cui lucrare. Invece il simbolo è memoria e folclore, è racconto e tradizione è ricordo atavico della lotta che l’uomo, intraprende da sempre contro l’oscurità di un mondo nient’affatto intellegibile.

Pertanto se il vampiro è quest’oscurità carica di terrori e di impulsi inconsci, Van Helsing è e resta la barriera contro quest’ombra ingombrante, depositario del nostro sforzo eterno per non essersene sedotti e per non cadere in quell’abisso senza forma né fine.

Ecco che la doppia recensione racconterà aspetti segreti di quest’opera mirabile che ancora una volta narrerà di gesta eroiche di quella creatura sicuramente fragile e al tempo stesso così potente, chiamata uomo.

“Van Helsing. Oltre l’apparenza di Vito Ditaranto.

 

Noi non vediamo le cose nel modo in cui sono. Le vediamo nel modo in cui siamo
(Talmud)

Il libro di Mattei inizia come Manzoni e non sto facendo una blasfemia letteraria, infatti parte con una lettera, un segno del destino, un segreto.

 

6 settembre 1890, Amsterdam

È mio parere che ogni uomo viene al mondo pagando un obolo al Fato e questo, a seconda di quanto è necessario al Signore Iddio per i Suoi inconoscibili e intrecciati scopi, affida a ciascuno quantità differenti di Fortuna e Malasorte. Tali venti inarrestabili e inafferrabili che governano le vele delle vite mortali sin dall’inizio dei tempi, sono donati alla moltitudine umana in quantità pressappoco similari e sottomessi all’unica regola di doversi contrapporre senza mai danneggiarsi, e di condurre le vite costrette al loro giogo ove vuole la Suprema Volontà.

Alla moltitudine, come naturale consuetudine, viene a contrapporsi una cerchia di soggetti i cui destini sono influenzati maggiormente da uno di questi due venti che, da natia brezza, si gonfiano sino a mutar in tempesta violenta. Chi di noi non conosce uomini sì sfacciatamente fortunati da trarre beneficio dalle proprie e altrui sfortune? E chi di noi non conosce uomini sì sfacciatamente condannati alla malasorte che appaiono capaci sempre di mutar la benevola natura delle cose in disastrose catastrofi?

Infine, a questi due casi estremi, si accompagna una terza stirpe di uomini, di numero esiguo, a cui è stato concesso il dono di operare sia il bene attraverso il male, che il male attraverso il bene. Le loro sorti non sono gestite dal Fato, bensì direttamente dalla Divina Potestate, la quale si serve di questi suoi eletti agenti per perseverare in Terra l’equilibrio tra le forze antiche e antitetiche che lo animano. E alcuni di questi adempiono il loro compito con una tale perfezione, da far sì che l’onnisciente occhio di Dio si posi sulla loro primogenitura e sulle generazioni che da essa seguiranno. Sono certo che a questo mondo non esista un solo uomo che rifiuterebbe un così alto compito, come sono certo che tutte queste famiglie toccate dal Signore o dal suo Antagonista passerebbero volentieri ad altri il proprio gravoso fardello. Sfortunatamente tale scelta non è realizzabile. Ho certezza di ciò poiché la nostra famiglia, di generazione in generazione, ha affrontato i mali di questo mondo sotto diverse e terribili spoglie, e mai, neanche dopo aver sventato pericoli indicibili, ci è stata concessa la facoltà di liberarsi da questo pesante fardello.

A tutto ciò e molto altro ancora, avrei voluto istruirti personalmente, mio caro Stephan, esattamente come mio padre, del quale tu commemori la memoria portandone il nome, fece con me anni e anni orsono. Questa fortuna, come ben comprenderai nel motivo intrinseco esplicitato da questa breve lettera, mi è stata negata. Dovrò pertanto confidare nella tua dedizione allo studio, all’apprendimento, alla perseveranza che ti contraddistinguono e sperare che tra le pagine di questi voluminosi incarti di cui ti faccio dono, tu possa ugualmente comprendere l’importanza di questi nostri “affari di famiglia”.

P.s.

Non sottovalutare e non screditare, come io feci in un primo momento, gli avvenimenti e le conoscenze riportate nei diari dei tuoi avi e nel mio – non tralasciare nemmeno le note da me redatte. Predisponi tutto te stesso alla lettura degli incartamenti di cui ti faccio dono con acutezza e agilità di mente che contraddistinguono la nostra famiglia. Dona ai tuoi occhi la vera vista, perché solo in tal modo il soprannaturale non ti coglierà alla sprovvista.

Con immenso affetto paterno

Abraham Van Helsing.

Io mi sento perfettamente sano, e forse lo siete anche voi. Viviamo in un mondo ottimo, dominato dalla scienza, fra non molto si scopriranno soluzioni scientifiche per tutti i problemi del mondo. Come i popoli selvaggi vengono accolti nelle braccia della civiltà, così il mondo civile si trasformerà presto in una meritocrazia utopica.

Il tema del Vampiro nella produzione artistica del genere, soprattutto per quanto riguarda libri e film, è molto ampio: infatti è fuor di dubbio che il perturbante fascino del Principe della Notte continui ad attrarre, offrendo sempre nuovi spunti.

Nonostante la mole di libri dedicati al tema dei vampiri il libro di Gianmario Mattei rappresenta un qualcosa di unico e inedito dando ampio spazio alla figura poco curata da parte di altri autori al dottor Abraham Van Helsing.

In ogni caso il fascino del Vampiro e il suo mondo continuano in maniera indiscussa ad avvincere un numero sempre maggiore di lettori, fornendo in tal modo sempre nuovi spunti e qui l’autore descrive in maniera ineccepibile il personaggio di Van Helsing.

A volte leggendo il romanzo in questione mi sono immedesimato nelle scene descritte ed ho avuto la sensazione di rivivere nelle parole dell’autore la mia vita passata da cacciatore di vampiri:

 

ho visto molte versioni cinematografiche del romanzo del mio antenato e sono rimasto sorpreso dal fatto che tutti abbiano compreso ben poco di esso, cambiando o eliminando parti essenziali e non cogliendo il vero significato dell’opera. L’intento di Gianmario Mattei è stato quello di recuperare per intero lo spirito primigenio di Dracula, un capolavoro della letteratura gotica dell’orrore.

 

Il romanzo di cui parliamo, comunque, solo apparentemente potrebbe sembrare visionario, ma non lo è, al contrario, tratta con materiale

 

che non è più familiare… trae la sua esistenza dall’interno della mente umana… e suggerisce l’abisso di tempo che ci separa dall’età pre-umana… una esperienza primordiale che è al di là della comprensione umana e sotto la quale si rischia di soccombere”.

 

Potremmo, quindi dire, che il romanzo è caratterizzato da un ampio aspetto psicologico, quello in cui l’autore cerca di capire il comportamento umano all’interno delle facoltà della ragione; mentre la letteratura visionaria pura, come afferma Jung, rivela

 

“una visione di avvenimenti mostruosi e insensati che oltrepassano i sentimenti umani e la capacità di comprensione…”

 

“…Dona ai tuoi occhi la vera vista, perché solo in tal modo il soprannaturale non ti coglierà alla sprovvista…”

 

 

Il racconto di Gianmario Mattei è sapientemente minuzioso e accattivante capace di immergere il lettore conducendolo per mano all’interno di sotterranei segreti. Scavando nei segreti letterari di Abraham Van Helsing, con tutto il mistero che ne consegue dalla ricerca occulta del protagonista.

Il tema principale del romanzo è rappresentato dalla famiglia e la famiglia Van Helsing posa su colonne molto salde: la rettitudine e la verità.

La vicenda di Van Helsing parte da Amsterdam, egli è attratto dalle scienze occulte e di questo non ne fa un segreto. Quando si deve combattere è essenziale conoscere il nemico: questo vale sia in battaglia, sia in medicina… e così anche quando l’avversario è un essere soprannaturale, un’epidemia mostruosamente irreale.

Il nostro Van Helsing è un atipico indagatore che si muove in una trama in bilico tra noir e fantastico. Ad uno sguardo superficiale, Van Helsing potrebbe essere idealmente associato ad un altro indagatore dell’incubo, l’iconico Dylan Dog. Ma è solo una suggestione, dato che il nostro protagonista, vive una dimensione narrativa in cui l’orrore frutto del crimine è privato di ogni aspetto surreale o visionario, per presentarsi in tutta la sua impietosa realtà.

Il lessico del romanzo è colmo di un sapore antico che rende vero e reale ogni dialogo.

L’autore si dimostra particolarmente abile nel curare i particolari.

Ho viaggiato, grazie all’autore, nella mente del protagonista. Una scrittura fluida e diretta, ci accompagna nei vari scenari mantenendo la suspense ad altissimi livelli. È difficile staccarsi dalle pagine.

Un romanzo di grande spessore, un elaborato completo sotto tutti i punti di vista, uno scritto che è capace di conquistare il cuore di lettori eterogenei, anche di quelli che non sono tra gli amanti del genere. E Gianmario Mattei vi riesce grazie ad un’impostazione chiara ed esaustiva, un’impostazione che tramite il mutamento di prospettiva nulla risparmia e nulla lascia al caso. Non solo. L’opera è completata da minuziose descrizioni (che consentono a chi legge di rivivere sulla pelle le scene delineate) nonché da dialoghi ben calibrati e bilanciati tra loro, dialoghi che sono fondamentali per la delineazione degli eventi che colorano queste pagine. Il risultato finale è quello di trovarsi di fronte ad una perla di semplice e rara bellezza, una perla che seppur dipani le sue vicende in atmosfere turbolenti e luoghi lontani, in realtà si presenta e si palesa di grande veridicità.

Questo, grazie anche – e non di meno – alle molteplici tematiche di natura psicologica e occulta che vengono affrontate.

La scrittura dell’autore è degno di nota: il suo stile è elegante descrivendo situazioni che lasciano spesso basito il lettore per l’emozione che regalano seppur descritte come detto in precedenza in tono di altri tempi. Un’emozione forte e intensa che difficilmente si dimentica. Una prosa fluida. Lo stile di questo scrittore è unico, essenziale, istruttivo e meticoloso. L’autore ha saputo ben dosare ogni elemento.

È stato davvero un grande piacere leggere questo libro. Alla fine le emozioni pure trionfano portando via tutti i pregiudizi.

Un romanzo da divorare.

Come la nebbia inganna la visione e l’oscurità della notte offusca i sensi, in Van Helsing nulla è come appare. Il lettore è avvertito.

ECCELLENTE!!!

 

Ora “Sorridi”. E quando avrai un momento di smarrimento o indecisione, fermati, aspetta e senti il tuo cuore.

…a mia figlia Miriam con infinito amore…vito ditaranto.

 

 

Riscoprire le origini del mito. Alla ricerca delle radici di Micheli Alessandra

 

 Il linguaggio, questa invenzione squisitamente umana, può consentire quello che, in linea di principio, non dovrebbe essere possibile. Può permettere a tutti noi – perfino a chi è cieco dalla nascita – di vedere con gli occhi di un altro.
(Oliver Sacks)

 

Di tanti testi sui vampiri, quello di Gianmario Mattei rappresenta sicuramente un’innovazione. E questa è simboleggiata dalla scelta di non stravolgere il simbolo del vampiro, nella scelta di omaggiare, finalmente il coraggio di chi sceglie di lottare contro il caotico e distruttivo, ma soprattutto perché, è scritto in un perfetto italiano, con un linguaggio adatto alla trama.

Come, direte voi, di tutto il libro lodi quello?

Si miei cari lettori e adesso vi accompagnerò a scoprire perché.

Primo dettaglio.

Il vampiro è nato come una reazione forte a un ethos particolare, come quello vittoriano. Di questo ethos ho ampiamente discusso in altre recensioni ma vi illumino di nuovo. L’età vittoriana, ossia il periodo compreso tra il 1837 e il 1901, è studiato soprattutto per il suo connubio tra modernità incalzante e progresso scientifico che valorizzava un ingegno umano senza limiti e una morale ostica, raggrinzita e profondamente claustrofobica, esemplificata dalla famosa pruderie. Una sorta di reazione all’eccesso di un’evoluzione che sembrava distruggere tutta la cultura, la tradizione tanto cara all’equilibrio umano e che andava se non fermata (cosa impossibile, vista la promessa di ricchezza) almeno morigerata con ferree regole morali, in grado di mettere un freno alla creatività spuntata oltre il consentito, che avrebbe portato il progresso anche a investire la società intera. Il progresso scientifico non era altro che un accumulo di prestigio e ricchezza che si basava sullo sfruttamento e sulla rigidità di strutture gerarchiche ben definite. Ecco le grandi strade londinesi che si ergevano come baluardi di ricchezza e prosperità e altri quartieri che si immolavano come vittime affinché la nazione risplendesse di luce. Sobborghi devastati, prostituzione, lavoro minorile, erano ai margini di una mentalità che tutto poteva a patto che non intaccasse la tradizione. Ricchi e poveri, fortunati e sfortunati, morigerati borghesi e feccia. Ed è da questa repressione, sessuale in primis che fa capolino il vampiro. Da Polidori, a LeFanu a Stoker esso diviene il lascivo seduttore, il pericolo dell’autonomia e del sesso senza morale.

Dal passato Stoker, grazie a Francis Ford Coppola, si toglie questa preponderante caratteristica divenendo il simbolo di un postmoderno che ha bisogno del male per sopravvivere e per trovare una trasgressione laddove, ormai, non c’è più limite. Abbattendo tutte le gerarchie, esaminando tutte le tradizioni, reagendo a tutti valori fondanti la società, non resta più nulla da distruggere, da esaminare e su cui polemizzare. Distrutto il cristianesimo, distrutta la gerarchia sociale, ora ci resta una civiltà decadente che, nella sua opera di riesame (anzi di distruzione delle idee e dei valori sociali) non ha pensato di donare una alternativa, di pensare altre soluzioni. Insomma si frantuma senza ricostruire. Ecco perché adesso molti autori usano il vampiro, come una sorta di scudo con cui combattere una chimera, il terrore di ritrovare schiavi dell’etica e una sorta di esaltazione del male senza che esso sia un vero male, ma una vittima del sistema. Ed è questa modernità che snatura la sostanza stessa del vampiro. È vero che il confine tra bene e male è spesso labile e sottile, ma è pur vero che, dobbiamo tenerlo distinto, che non possiamo far apparire sempre il sovrannaturale benigno e che in fondo, il vampiro è e resta un morto (non ci interessa per quale ragione) che si nutre delle vite altrui. E Mattei lo sa e lo scrive, rivendicando il senso etico delle storie di paura: quello di mettere in guardia l’uomo verso l’ignoto che può ghermirci, sedurci e renderci schiavi delle illusioni come immortalità, potere, successo dovuto alla sopraffazione e volontà ferina di dominare e di ergersi come divinità su un’umanità che viene così delegittimata e resa solo carne da macello.

La famiglia Van Helsing è semplicemente consapevole delle insidie che si celano nei lati oscuri (il vampiro) dell’uomo. Sa e impara, a sue spese, che varcare la soglia e sostituirsi a Dio, ma soprattutto non rispettare il patto tra noi e il numinoso, causa anomalia deleterie. Il non accettare il flusso dell’esistenza, ossia morte, vita e rinascita è il negare quel cosmo cosi equilibrato e armonico che ci appare da sempre dai racconti, dai miti e dalla saggezza. Non a caso il mentore del primo Van Helsing è un esperto di filosofia ebraica, non un religioso qualsiasi, ma un uomo che conosce a menadito la cosiddetta mistica ebraica. E questa mistica parla dell’equilibrio tra opposti, e dei pericoli di una rottura tra questo bilanciamento. Nel momento in cui si nutre il male senza aumentare la controparte del bene, si creano mostri. Una verità semplice e mai scontata.

Nel libro è la consapevolezza del primo Van Helsing a fare da padrone. La sua formazione scientifica si scontra con la verità sacra: esistono delle parti del cosmo che sono di ombra e una volta liberata quest’ombra…ecco che nascono i demoni.

E questa è la parte diciamo sostanziosa del testo. A cui mi inchino.

Ma vado oltre. Quando leggo un libro, spesso oltre a evidenziare la coerenza tra trama e genere, la scorrevolezza del testo, cerco, senza trovarlo, la fluidità musicale del linguaggio. E sul linguaggio quasi nessuno ci si dedica con attenzione ossessiva. Ma senza i voli pindarici delle parole, senza l’uso degli accorgimenti stilistici, senza l’uso delle tecniche letterarie o come li chiamo io gli artifizi dello scrittore, il testo non vibra. E se non vibra è muto. E quando è muto non può emozionare, coinvolgere, far sognare e rapire.

Mattei dice no a questo banale appiattimento dei testi. E infatti, opera una ricerca linguistica che lascia a bocca parte.

Cosa fa?

Adegua il linguaggio e lo stile letterario al tempo e al contesto. Semplice, netto lineare. La vicenda, iniziata nel 1400, è piena di echi di quel periodo stilistico pur senza appesantire. Le emozioni, le descrizioni sono perfettamente inserite in quel periodo, lo raccontano, lo manifestano e lo rendono vivo e reale. Ai nostri occhi si snoda la vicenda come un perfetto teatro, in cui gli attori si mostrano in tutta la loro forza carismatica, con termini desueti che però, sono musica per gli occhi di lettori stufi dell’appiattimento culturale.

Ecco che il linguaggio, italiano, rivive con mastodontica potenza, intrecciando frasi, elaborando contesti, creando scenari in cui la nostra anima e il nostro intelletto trovano nutrimento. Perché un libro è comunicazione scritta e senza l’uso perfetto di un codice (la lingua) esso non raggiunge il destinatario ma si perde lungo il viaggio divenendo distorsione e rumore. Ecco che leggerlo è come ascoltare una musica soave che si propaga a onde sempre più forti, mano a mano che il pathos delle vicende aumenta. E quest’accordanza di emozionalità e stile è rara. Rarissima. Direi quasi un miracolo.

Scrivere un libro come se si fosse un Dafoe o un Manzoni è una dote.

E una dote fatta di talento e ricerca. Ed è questa ricerca costante del suono che io voglio lodare in questo testo, che rasenta, anzi oltrepassa la perfezione. È così che si scrive. Non solo un’accozzaglia di idee interessanti, ma una autentica creazione letteraria che nulla ha da invidiare ai grandi. Finora solo Oscar Wilde aveva questa magnetica capacità musicale. Tu, Gianmario, lo hai raggiunto. E forse, lo supererai perché, oggi in un mondo così dispersivo essere un cultore di italiano è cosa rara. Rara ma giusta.