Anteprima. “Una giornata bestiale” di Vincenzo Carriero, 011 Edizioni. A cura di Alessandra Micheli

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Durante la mia carriera universitaria, oltre a lanciare palline di carta ai banchi dei secchioni, assistevo alle intriganti lezioni di storia delle dottrine politiche, portata avanti da una pomposa marchesa. (il secondo modulo, invece ebbe come protagonista un conte. E giuro studiavo a Roma non al Trinity college). Fu in questi giubilanti giorni che incontrai e mi scontrai con un famoso filosofo della politica di nome Thomas Hobbes autore di un libro straordinario e fastidioso il leviatano.

E sapete cosa sosteneva il perfido Hobbes?

Leggete voi:

Ogni uomo è affetto da una bramosia naturale che lo porta a voler godere da solo di quei beni che dovrebbero essere comuni. Per Hobbes, quindi, l’uomo è un animale mosso meccanicisticamente da pulsioni egoistiche.

– Ogni uomo per natura ritiene la morte violenta il peggior male possibile e la sfugge in ogni modo; ovvero, in ogni uomo, sin dallo stato di natura, è insito l’impulso all’autoconservazione.

 

In pratica, il nostro eclettico britannico, sosteneva un’amara verità, da me odiata ma impossibile da contestare ossia la natura primordiale e bestiale di un uomo, il cui unico intento era la soddisfazione di istinti e impulsi. In pratica, l’essere umano originario, non era un “animale” sociale, ma un vero e proprio predatore, che si necessitava dell’altro, ma che in fondo, nel suo profondo io, non lo amava affatto. Lo temeva, lo disprezzava, odiava aver bisogno di lui, non provava empatia ed era fortemente egoista. L’associazione in gruppi nasceva così da un timore verso l’ignoto presente nell’universo materiale e dal mero bisogno. Del resto se ogni uomo era ossessivamente portato alla ricerca del proprio benessere personale, ciò aveva come conseguenza un radicato antagonismo, un contrasto perenne pericoloso di esseri che bramano, in fondo, la stessa cosa, che tentano di soddisfare il medesimo bisogno. Bisogni che, dato la scarsità di materie prime o di possibilità, crea e deve creare caos, disordini e guerre.

 

bellum omnium contra omnes

Ed è per controbattere a questo stato naturale che nasce lo stato e la società.

Ma è un artificio che resta in contrasto con quell’anima fondamentalmente brutale, violenta, dominata dal puro istinto di sopravvivenza e che porta alla sopraffazione e che non sempre riesce a essere plasmato dalla ragione.

Per l’uomo sociale esiste la volontà ferrea di dividere il mondo in giusto e ingiusto, per l’uomo naturale questa distinzione NON può esistere e spesso si manifesta in quei comportamenti considerati devianti, osceni ma che in fondo in fondo ammiriamo. Perché ci ricordano tristemente chi siamo.

Pur sfuggendo il male più grande la distruzione totale dell’esistenza, ne siamo tuttavia, terribilmente attratti. Lo sfavillio del successo, il primeggiare sugli altri a scapito dell’eticità della vita, porta a sostituire valori universali con una morale costruita ad hoc. Sant’Agostino parlava di verità eterne convinto come molti adepti del sacro che in fondo, nonostante il pessimismo materialista di Hobbes, una scintilla divina, (a culo proprio) fosse discesa in questa strana creatura chiamata uomo.

 

che cosa è l’uomo perché te ne ricordi

e il figlio dell’uomo perché te ne curi?

 Eppure l’hai fatto poco meno degli angeli,

di gloria e di onore lo hai coronato:

 gli hai dato potere sulle opere delle tue mani,

tutto hai posto sotto i suoi piedi

Insomma, se siamo un gradino superiore persino agli angeli, se abbiamo la possibilità di diventare dio o abbracciare la parte divina presente in noi, forse qualcosa che ci ricordi la nostra arcana origine dobbiamo pur trovarla. Ed ecco spuntare i valori come amore, famiglia, rispetto, empatia comprensione, compassione raccontati da tanti miti. Ed ecco nascere una società livellata a questa illusione, in cui gli uomini cercano disperatamente a volte di combattere la natura bestiale in favore di una ricerca iniziatica del loro vero sé, perduto o rapito da un’entità aliena crudele e beffarda. E quest’entità ha tanti nomi Demiurgo, Arconte o semplicemente Re di Denari.

E leggete un estratto di Carriero:

 

Veniamo al mondo per vivere un’esistenza che ci porta alla morte. Prima o poi dobbiamo abbandonare questo mondo.

Viviamo e ci affanniamo aspettando la fine. Come un conto alla rovescia, un lungo percorso che ha la stessa meta per tutti.

Accumuliamo ricchezza, consumiamo risorse, ci vendiamo l’anima. Per niente.»

Lo disse con una lucidità quasi disarmante.

«Ti sembra il caso di metterti a fare il filosofo?» gli chiesi un po’

incazzato.

«Ma ti sei guardato allo specchio? Scarpe firmate, camicia firmata, mutande firmate. Sei omologato, sei uguale agli altri. Ti vesti, pensi, parli come tutti gli altri. Sei un prodotto. Tu non sei più umano. Non lo sei neanche nato, umano.»

Carriero inizia laddove Hobbes tace (o non riesce a proseguire) chiedendosi: sì ok abbiamo uno stato di natura di uomini lupo, ma cosa  accade quando, la vita societaria, pallida imitazione del regno celeste, ti mette di fronte tante prove, stuzzica quel lato bestiale e ti porta a abbracciare totalmente il disordine?

Quel fragile equilibrio umano e etico viene messo a dura prova. Se un solo uomo cade, cadono tutti assieme a lui. Perché in questo strano marchingegno societario o materiale, in questo mondo che molti sperano sia illusione, siamo tutti totalmente interconnessi. Abbiamo creato noi questa rete di interdipendenza per poter sopravvivere. abbiamo creato leggi umane sperando di imitare quelle spirituali, abbiamo costruito una morale, sperando di raccontare con i nostri frivoli sensi l’etica profonda che intuiamo o ci vogliamo convincere che esista.

Quindi un solo uomo cade e un solo uomo mette a repentaglio tutta la baracca. E questo solo uomo per poter riparare quegli strappi deve percorrere un cammino irto di difficoltà, di mostri, di orrori per poter giungere alla comprensione totale del perché rubare, uccidere, sopraffare, mentire è sbagliato. E deve necessariamente trovare l’altra parte di sé, quella pura, non toccata dal mondo corrotto, dalla delusione e dalla frustrazione di una vita che alla fine si divide in bellezza e schifo. Chissà perché noi tendiamo a sottovalutare sempre la meraviglia?

Ecco che come Dante prima di lui, come ogni eroe graaliano, come il protagonista di tanti libri in cui la colpa diviene un marchio indelebile quasi una maledizione, il nostro protagonista si trova a dover percorrere una strada di redenzione. O di caduta. O di entrambe perché l’una non esclude l’altra. E deve farlo trovando la parte del sé che ha abortito o che la società, madre amorevole (e inquietante), ha deciso di abortire, creando un’immagine di un uomo a metà, creativo e caotico, soprattutto sordo a sé stesso, e cieco davanti alle innumerevoli verità che la vita gli pone davanti.

Perché il protagonista inizia questo viaggio straordinario e mostruoso?

Perché rischia di diventare bestia perdendo l’umanità tanto faticosamente costruita?

Sono quelle mattine senza senso, quelle in cui la rabbia di una vita che avverti come fallimentare spadroneggia ridendo malefica e oscura talmente tanto la tua visuale da farti notare solo il lato negativo di un’esistenze che è e sarà sempre più vasta. Davanti a tante piccole sconfitte, il protagonista non si rende conto di essere vincente per un solo straordinario motivo: è vivo.

È vivo e può creare, può prendere l’ombra che lo minaccia e renderla poesia grazie all’immaginazione. Può strozzare il dolore con l’ironia che è insita in ogni dialetto, un dialetto che sa di saggezza e profuma di secoli. Può combattere l’orrore con l’amore. E queste cose deve riscoprirle mettendo a rischio la sua intera esistenza.

Attraverso incontri, attraverso la morte che lo sfida, attraverso un incontro triste e poetico al tempo stesso, e grazie alla vista del degrado che minaccia da sempre l’uomo, attraverso la consapevolezza che l’uomo è da sempre un equilibrista precario sul filo sopra l’abisso, DEVE ritrovare l’uomo dietro al burattino. Scegliere la strada e rischiare anche di morire. Del resto senza la morte, senza qualcosa di orrifico che ci ingloba, ci mastica e ci riassembla (la morte sciamanica) continueremo a essere terribilmente ciechi.

Cos’è una giornata bestiale?

Una giornata bestiale è:

quando ti svegli senza un motivo per cui sorridere, quando vivi senza riuscire nemmeno a dire un grazie, quando non hai qualcuno a cui importa veramente di te.

Una giornata bestiale è:

quando te la prendi con chi sta peggio di te,

quando l’altro è una minaccia,

quando esisti solo tu.

Da uomo a bestia il passo è breve, l’umanità è a rischio, solo la solidarietà la può salvare, il “prendersi cura”, l’accoglienza.

L’uomo, la scintilla divina che ha dentro di sé,

la creatività che imita Dio e quasi lo raggiunge.

 

Una giornata bestiale è quella passata senza essere curiosi di scoprire un talento nuovo, folle, imprevedibile

Una giornata bestiale, ve lo dico io, è quella in cui la convinzione che quella di Hobbes sia l’unica percezione possibile, sottovalutando altre sfumatura, che so, la cooperazione di Sant Simon, o la capacità di uscire dal proprio centro egoistico e divenire volontà generale. Quella in cui non si comprende come l’ombra sia necessaria e vada abbracciata e mai temuta. Quella in cui si vede sempre la tragedia e mai la poeticità di un fiore che sboccia in mezzo all’asfalto

È il giorno in cui si può scegliere chi essere se uomo mansueto o ribelle:

 

La strada per gli uomini ribelli è spesso in salita e lastricata di merda. Ci sono fossi, insidie, belve feroci che ti fanno agguati mortali. È un percorso tortuoso e pericoloso. La strada dei mansueti invece è in discesa, pulita, asfaltata. In cambio di un pezzo di libertà l’uomo mansueto ha la facoltà di lavorare tutto il giorno per pagarsi la pensione che non avrà mai perché quel giorno sarà già morto. In compenso potrà comprarsi l’auto nuova ogni tre anni con rate infinite, piccole piccole, avrà un bel mutuo ipotecario sulla casa, avrà dei bimbi. Andrà in banca, poi in vacanza sempre nello stesso posto, e pagherà una montagna di tasse. L’uomo mansueto non pensa, non vota, non legge i romanzi di Bukowski. L’uomo mansueto vede la televisione, le partite di pallone, le telenovele.

L’uomo mansueto è felice perché non si pone domande e pensa che gli altri prenderanno le decisioni migliori per lui e per i suoi figli.

E voi chi volete essere?

Burattini al servizio del Re di Denari o ribelli che sanno rischiare una volta messi alle strette?

Ribelli che sono coscienti che il mondo li vedrà:

 

Essere ribelli significa essere dei perdenti. Sempre. È impossibile sfidare il sistema senza perdere qualcosa. C’è chi perde la vita, chi la libertà, chi l’onore, altri gli affetti.

Ma che il solo gesto del contestare, del dire no, dello scoperchiare i vasi di pandora, la loro voce che echeggia nel deserto vale più di mille azioni. Perché è soltanto dicendo no che inizia il cambiamento, perché dire no significa rifiutare dentro sé stesso, il marcio.

È il riconoscere che la propria vita:

 

la mia vita. Sempre vissuta di corsa, sempre a pensare agli altri. Al lavoro, alle bollette. Sempre a pensare alle tasse, alla necessità di guadagnare tanto. L’assicurazione, la Tarsu, l’energia elettrica, il cambio d’olio, la retta della scuola di mia figlia. Il frigo vuoto, la spesa al supermercato, lo scontrino fiscale, il verbale per divieto di sosta. Il bollo, la licenza che scade, il conto corrente, l’home banking, la connessione internet, il cellulare, il riscaldamento globale, il prezzo del petrolio che scende ma quello del gasolio è sempre uguale, anzi aumenta. Com’è ‘sta cosa?

L’ansia che cresce. La sento nel petto. Il cuore batte ancora, forte, allegro, intermittente. Sento arrivare il mostro, lo sento crescere dentro. Si alimenta della mia paura, della paura di vivere, della paura della miseria, della paura di non farcela.

E cosa riesce a salvare questo scanzonato guaglione?

L’amore.

Sempre e solo l’amore. Ma non l’amore trito e ritrito dei romance, quello tutto sole cuore e amore. Ma il sentimento che si esprime in meravigliose e intense parole:

 

Per lei vorrei una vita migliore. Un mondo diverso. Un uomo che le regalasse gioielli fatti di sentimenti e buone intenzioni.

Non gioielli. Non cose materiali. Ma emozioni, paesaggi sconfinati, la capacità di sentire il respiro di un altro, vederlo crescere, evolversi e spronarlo a salire su quella montagna. Perché è solo così che riuscirai a comprendere come:

visti dall’alto i draghi del potere ti accorgi che son draghi di cartone!…

Bennato

E dopo questo sogno tutto acquisterà un sapore diverso e le cose date per scontato diverranno diamanti.

Io spero davvero che si avveri l’avvertenza di Vincenzo:

 Una Giornata Bestiale nuoce gravemente alla salute. La sua lettura può provocare benefit ipermanenti quali: sviluppo di senso critico, pensiero indipendente, disprezzo per il denaro, la finanza, il governo, la malavita organizzata e il francazzismo.

 

C’è tanto bisogno di pensiero. E meno di banalità e ipocrisia.

 

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In arrivo per tutti gli appassionati e i romantici il libro ” La cosa giusta. Lezioni di vita #1.8″ di Kaje Harper (Traduttrice: Cristina Bruni) edito da Triskell. Imperdibile!

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Trama:

Per Mac, il giorno di San Valentino significa comprare qualcosa di rosa per la sua piccola Anna, e poi dimenticarsene. Quindi viene colto alla sprovvista quando gli salta in mente che forse Tony vive quella festa in modo diverso, che forse pensa dovrebbero scambiarsi dei regali. Mac, però, non ha idea di cosa comprargli.

Tony sta cercando di insegnare a Mac a essere una coppia, un dettaglio alla volta. E per lui, il giorno di San Valentino potrebbe essere un’opportunità per offrire al compagno un’altra importante lezione.

 

 

Dati libro

Titolo: La cosa giusta

Serie: Lezioni di vita #1.8

Titolo originale: Getting It Right

Autore: Kaje Harper

Traduttrice: Cristina Bruni

 

Genere: Contemporaneo

ISBN: 978-88-9312-333-4

Lunghezza: 19 pagine

 

Prezzo: € 0,99

Sta arrivando terzo romanzo della frizzante serie “Too Much” di Eveline Durand, Delrai edizioni”Uno scatto di troppo” Affrettatevi!

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Una fotografa, un inviato televisivo, due famiglie legate indissolubilmente e uno scatto di troppo.

 

Sinossi

Lo conosco da sempre e so di desiderarlo da quando i miei ormoni hanno iniziato la loro prospera carriera. Mentre mi piega alla sua volontà con il tocco della sua lingua, reagisco irrigidendomi. L’unica cosa che riesco a fare è stringere le cosce, afflitta dal bisogno di sentire il suo tocco. Non sono ancora convinta, temo che sia l’ennesima messinscena per stuzzicarmi. È sempre stato così tra noi. «Se mi stai prendendo in giro, te la farò pagare» lo minaccia debolmente.

«Non vedi come mi hai ridotto? Sei tu quella che mi provoca sempre» ribatte. «Mi sono stancato di guardare e basta. Sai da quanto tempo sogno di farti questo?» insiste, provocandomi una sorta di capogiro.

«Lo hai nascosto molto bene…»

«Chiudi il becco. Sei l’unica che mi riduce in questo stato, sei l’unica che sa tenermi testa così. Abbiamo bisticciato abbastanza. Adesso. Si. Fa. Sul. Serio.»

 

Una Bonet e un Roche, insieme.

Quattro sorelle e un solo ragazzo.

Quale di loro sarà destinata a stare con l’unico figlio dei Roche?

Da sempre Roche e Bonet condividono ogni evento mondano, comprese le chiassose feste di Natale. Ed è proprio durante una di queste che una giovanissima Juniper sente le crudeli parole del ragazzo che segretamente ama: Tutte tranne lei.

Anni dopo, Juniper è fuggita dal passato e si è trasferita a Brooklyn, diventando una promettente fotografa. Renè lavora come reporter in un noto programma di gossip, Blink Eye. Quando l’occhio della sua insolente telecamera colpisce Simon, il migliore amico di Juniper, i due sono costretti a scontrarsi. Determinata e con la lingua tagliente, lei tira fuori gli artigli e affronta il ragazzo che le ha spezzato il cuore.

Come spesso accade, niente è come sembra, una rivelazione scioccante può sconvolgere i piani. Ma si può dimenticare il vero amore quando esplode l’attrazione?

 

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L’autrice

 

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Eveline non ama molto parlare di sé. Come autrice, tanta riservatezza è da lei stessa giustificata con l’esigenza di lasciarsi andare alla scrittura, ma in realtà la sua è solo timidezza. Grande sognatrice a occhi aperti, ha sempre con sé un quaderno per prendere appunti, veste sempre di nero e le piace andare al cinema da sola. La sua libreria occupa l’intero soggiorno. Scrivere romanzi rosa è il suo modo per esprimere al meglio una sua teoria: l’amore romantico è molto più divertente se condito con una buona dose di torbida passione.

 

 

Dati libro

Genere

Romance Contemporaneo

Collana

Vega

Pagine

120 ca.

Data di uscita

E-book: 30 novembre 2017

Prezzi

E-book: 2,99 euro

 

 

La serie

#1 Una scrittrice troppo bugiarda

5 settembre 2016

#2 Troppo giovane per me

1 ottobre 2017

#3 Uno scatto di troppo

30 novembre 2017

#4

febbraio 2018

 

 

 

 

 

 

Quarta tappa del blog tour “Happy Birthday Mezzosangue”, di Vincenzo Romano. I luoghi del romanzo. A cura di Alessandra Micheli

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Un libro non è soltanto un insieme di emozioni e di scritte. Un romanzo è una porta attraverso cui accedere in un’altra dimensione, viaggiare attraverso mondi sconosciuti e bearsi della vista di paesi tanto sognati.

Ecco perché oltre i dialoghi, le intricate trame, le scelte linguistico stilistiche, importanza indiscutibile la riveste l’ambientazione.

Attraverso questo contesto fisico (oltre che quello temporale) la nostra mente è cosi stuzzicata dalle descrizioni da assomigliare a un vero e proprio meccanismo di teletrasporto in grado di agevolare la comprensione del testo. Senza la descrizione degli ambienti un libro resterà piatto e scarno

Ecco che Vincenzo Romano, nel suo bellissimo libro il Mezzosangue, rende queste direttive teoriche reali, quasi toccabili, e trasporta il lettore dentro la storia, creando un portale dimensionale che attiva l’immaginazione, spesso sopita di noi miseri mortali.

Romano è un fantasmagorico Creatore di mondi, una sorta di demiurgo, un apprendista stregone in grado di:

Col mio cuore di matita correggerò

gli errori fatti dal tempo

e con passo di guardiano controllerò

  che si fermi o che avanzi più lento;

ci sarò e non ci sarò, ti parlerò

con ogni fragile accento

e sarò traccia sulla neve, neve sarò,

mi dirai di sì o mi dirai di no.

Sul manoscritto l’inchiostro sarò

e mi avrai nero su bianco,

saranno gli occhi o i tarocchi, però

saprò quello che ancora non so

 

Andiamo alla scoperta della sua incredibile Magia attraverso le immegini rese possibili dall’abilità della sua scrittura.

Bosco dei mille sentieri

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 ‘‘La foresta, come simbolo onirico, è ricca di molti elementi di natura anche contraddittoria, innocenti o minacciosi: vi si raccoglie cioè che forse un tempo potrà affiorare ai livelli consci della nostra esistenza civilizzata

Ernst Aeppli.

Esperienza iniziatica, luogo simbolico di innocenza e seduzione, ventre primigenio dove l’istinto spadroneggia incontrastato che rende più acuta la differenza tra la terra selvaggia dell’anima inconscia e quella rassicurante della terra civilizzata, coltivata e asservita ai propri bisogni. spazio in cui le nostre regole perdono di ogni valore e diventano subordinate a quella caotiche della natura incontaminata.

Grehaven

 

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Perché non c’è niente di più bello del modo in cui tutte le volte il mare cerca di baciare la spiaggia, non importa quante volte viene mandato via.
Sarah Kay

 

Il luogo simbolo dove si realizza il motto ermetico cosi come in cielo cosi in terra Là dove il mare si unisce con l’orizzonte rendendo unito ciò che prima era disunito. Ecco il punto di unione tra mente e natura, tra logica e irrazionalità, tra dentro e fuori.

 

Il mare.

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E tu sempre amerai uomo libero il mare

Charles Baudelaire

Il mare è il simbolo per eccellenza delle profondità, spesso torbide e tempestose dell’inconscio.

 

E’ il mondo sommerso delle emozioni, che possono essere placide o tenebrose, popolate di esseri straordinari, incubi o alleati. È l’utero della Dea Madre che ci accoglie e ci coccola.

 

E’ il luogo del viaggio che collega i due emisferi ombra e io conscio.  E’ rigenerazione e nuova rinascita.

 

Il mare è il nostro vero io che minaccia di sommergerci una volta che resta per troppo tempo inascoltato.

Zaleb la montagna

 

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Dall’alto della montagna tu puoi vedere come sia grande il mondo, e come siano ampi gli orizzonti.

Paulo Coelho, “Monte Cinque

La montagna è l’uomo, il suo cammino verso l’ascensione per raggiungere la vetta. E’ dall’alto che le cose, le azioni, lo stesso nostro io assumono contorni diversi, la realtà appare un piccolo granello nell’immenso che ci circonda. Ecco perché la montagna è la dimora degli dei, perché è fissa, immutabile, eterna. E’ il luogo dove tutto ha inizio, la prima manifestazione dell’azione creativa

 

 

 

E adesso, sedetevi, prendete il libro e viaggiate verso i luoghi oscuri dell’anima

Buona lettura!

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