“Signore delle ombre” di Cassandra Clare, Mondadori editore. A cura di Paola Garbarino

 

Ribadisco, come in altre recensioni per i libri della Clare, che entrare nell’universo shadowhunters è pericoloso. Per due motivi fondamentali: per il nostro portafogli e perché, inesorabilmente, si finisce risucchiati in questo strabiliante mondo urban fantasy in cui magia e amore si mischiano e si amalgamano alla perfezione.

Della Clare ho acquistato tutto, persino il Manuale del Cacciatore e l’altra saga, Magisterium.

Signore delle ombre è il secondo volume di una nuova trilogia iniziata con Signora della mezzanotte. Questa nuova serie inizia qualche anno dopo la fine di quella classica, i protagonisti sono degli altri ma il mondo è il medesimo e i vecchi personaggi ne fanno parte e li ritroviamo in cammei interessanti che ci fanno scoprire cosa ne è di loro.

Il primo capitolo si concludeva, ovviamente, con un cliffhanger adrenalinico e questo secondo posso affermare con certezza che non si conclude con un cliffhanger simile, no, giù dalla scogliera ti ci scaraventa proprio e chiudi la quarta di copertina mentre sei ancora lì per aria gridando Nooooooo! prima di schiantarti contro la realtà, soprattutto sapendo che dovrai aspettare un anno.

È impossibile far comprendere una storia senza fare spoiler, purtroppo una recensione degna di questo nome non deve contenerne ma deve soffermarsi su altri fattori. Quindi vi confermo che la trama intriga, la scrittura è scorrevole e accattivante in pieno stile Cassandra Clare; la struttura non sbaglia un colpo; i refusi presenti sono quelli della traduzione italiana, è possibile che la Mondadori non riesca a darci un lavoro perfetto? A me vengono i brividi quando trovo un congiuntivo sbagliato in un romanzo self, figuriamoci in uno edito da una grande casa editrice.

Scopriamo i retroscena della travagliata storia d’amore tra lo stregone Malcom e la shadowhunter Anabel e ci ritroviamo ad aver pena di loro, a capirli, perlomeno sino alla fine del libro quando i nostri sentimenti muteranno. La Clare affronta un tema sempre attuale, quello del razzismo, qualcosa che esisterà sempre fintanto che l’Umanità non imparerà ad apprezzare la multi varietà della Creazione. Una branca particolarmente purista degli Shadowhunters si muove, verso i Nascosti, come un tempo i Nazisti si mossero verso gli Ebrei.

Oltre a questo filone importante, che è la spinta per tutte le lotte, gli intrighi, gli eventi, di tutto il libro, l’autrice aggiunge un argomento dissacrante, come già aveva fatto nella serie classica con l’omosessualità. Qui addirittura abbiamo il transgender, che personalmente non ho apprezzato, non per questioni di mia morale personale, ma semplicemente perché l’ho trovato un po’ forzato in un urban fantasy, come se la Clare avesse a tutti i costi voluto metterci questo dettaglio che fa discutere. I libri devono essere portatori di messaggi e, da scrittrice, so che ogni autore mette le proprie credenze e le proprie battaglie nelle opere che scrive, ma questa l’ho trovata un po’ fuori luogo perché a mio avviso c’era già molta carne al fuoco, tra matrimonio gay, autismo e razzismo.

Ovviamente, avendoci già dato un contentino nel primo capitolo, la storia tra Emma e Julian qui è frustrante, essendo due parabatai il loro amore è vietato dalla Legge e dalla Magia, siamo tornati alla serie precedente, quando Clary e Jace pensavano di essere fratelli e quindi lottavano contro i propri sentimenti.

Mentre tutti noi speriamo che la loro lotta non funzioni e che ammettano di non poter fare a meno l’uno dell’altra, possiamo distrarci col triangolo amoroso tra il mezzosangue Mark, la shadowhunter Cristina e il principe delle fate Kieran. Quest’ultimo si riconferma il mio personaggio preferito, coi suoi chiaroscuri e i suoi sentimenti decisi ( e i suoi capelli che cambiano colore a seconda dell’umore o della sua volontà).

Manca, in questa saga, l’ironia magica e pungente del mio personaggio preferito in assoluto, ossia il sommo stregone Magnus Bane che, come altri della saga precedente, svolge un ruolo minore e non è stato sostituito con nessun altro altrettanto affascinante e ironico, probabilmente non è possibile creare un secondo personaggio così, Magnus è unico.

Ora non ci resta che attendere la fine di questa serie, per scoprire chi sia davvero Kit, cosa succederà agli amanti delle Stelle (citando Romeo e Giulietta, che ci sta sempre bene), come il triangolo verrà sciolto e chi vincerà la guerra. O anche solo una delle ennesime battaglie, perché credo che la Clare ne abbia altre in mente.

Assolutamente consigliato a chi segue la saga e a chi ama l’Urban Fantasy.

 

 

“Ultima birra al Curlies Bar” di Armando Bonato Casolaro, historica edizioni. A cura di Vito Ditaranto.

 

Dobbiamo essere sempre preparati alle sorprese del tempo.

Non vi è luogo, andiamo avanti e indietro, e non vi è luogo. (Sant’Agostino)

Ho incontrato un uomo in grado di prendere il destino per il bavero e costringerlo al suo volere. Finché, un giorno… Ma di questo si può parlare solo narrandone la storia. Era il mese di marzo. L’inverno si preparava a uscire di scena. Non ne ero ancora consapevole, ma la stessa cosa stava succedendo anche a me. Quel giorno compivo quarantadue anni.

 

“Ultima birra al Curlies Bar”, è un romanzo che lascia senza parole, perso tra magia e amicizia, un romanzo fatto di sguardi.

Il protagonista, Gabriel Estevan,  è un uomo che non è a suo agio in questo mondo. Uno stimato direttore d’orchestra che nel giorno del suo quarantaduesimo compleanno lascia improvvisamente il suo lavoro. Gabriel è un uomo senza mondo, un osservatore dallo sguardo puro, ma non ingenuo.

Gabriel lascierà il suo mondo  e si troverà a gestire una serie di eventi che provengono dal passato e che lo porteranno fino in India, alla ricerca di  Maurizio, un amico scomparso.

Ma prima che questo accada, Gabriel dovrà cercare le risposte a mille domande e, in un bar, beve un’ultima birra in onore di un’amicizia vera, che ha imparato cosa voglia dire rispettare le scelte dell’altro anche quando non le si comprendono del tutto.

Un racconto toccante, in grado di far comprendere più a fondo valori come l’amicizia, l’amore e il vero coraggio (che è di chi farebbe di tutto per il bene degli altri). Inoltre mi ha commosso con un finale inaspettato, meraviglioso e profondo.

Trovo che il libro sia in tutti i suoi passi ricco di intensità e sentimenti molto forti, rafforzati da una scrittura molto ricercata per alcuni versi, che rimane scorrevole e piacevole fin dall’inizio.. Un romanzo ricco di sensazioni, con una storia costruita molto solidamente su questi fattori, appassionante e ben strutturata, con dei personaggi ben inseriti nella trama. Storia di un’amicizia, che con il passare del tempo, nonostante il destino beffardo, si rinsalda e fortifica davanti ad ogni avversità della vita. Un libro che contiene un messaggio molto forte e intenso rivolto a chi  sente di avere una stella su cui è scritto il proprio destino.

Un romanzo intrigante per la trama ben articolata e interessante che si sviluppa seguendo un ritmo narrativo che mantiene un tono sostenuto; i personaggi sono tanti ma come attori in uno spettacolo teatrale, entrano ed escono dalla scena dando il loro contributo alle vicende, rendendole più ricche e complesse. L’autore è stato in grado di conferire di volta in volta atmosfere precise ai differenti momenti narrativi. In maniera abile  e suggestiva sono stati introdotti molti riferimenti musicali. Un libro in cui la musica e le sue espressioni hanno un ruolo centrale e determinante. Ho assaporato l’esoticità di Gabriel in India, con una descrizione a dir poco magnifica.

La narrazione  anche se appare triste e malinconica innalza il lettore a uno stadio superiore operando ciò che io chiamo “Il Risveglio dell’anima”, spronando chi legge a migliorarsi elevando il valore dei sentimenti che sono il motore dell’universo.

Il romanzo, si legge con partecipazione emotiva immergendosi completamente nella narrazione.

La vita e il suo cammino sono sempre disseminati di segnali.

La vita è davvero generosa con chi vive la propria Leggenda Personale.

Un libro ben scritto e che non delude. Una lettura piacevole.

“Un addio non detto non può essere la fine”, Charles Bukowski.

 

 

 

 

Ora “Sorridi”. E quando avrai un momento di smarrimento o indecisione, fermati, aspetta e senti il tuo cuore.

a mia figlia Miriam con infinito amore…vito ditaranto.