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Nel panorama della letteratura possiamo trovare molti generi, romanzieri rosa, storici, fantasy, erotici e chi più ne ha più ne metta. Ogni autore con la sua scrittura ci offre una visione del mondo, facendoci vivere storie e sentimenti che facciamo nostri.

 

Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria! Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito… perché la lettura è una immortalità all’indietro
Umberto Eco

 

Ci sono poi scrittori che si dilettano con la scrittura di saggi, e oggi ho il piacere di ospitare un giovane saggista Willian Bavone che, usando un linguaggio “politicamente scorretto”, come lo definisce lui stesso, affronta temi politici e di attualità, e lo fa senza la paura di attirare critiche negative perché la verità è sempre scomoda

 

 

L’autore

Nato a Gagliano del Capo (Lecce) l’8 settembre 1982 sotto il segno della Vergine. La  famiglia si trasferisce subito a Roma per poi rientrare in Salento nel 1989 mentre valicava le difficoltà della prima elementare per dedicarsi al secondo anno di studi ormai dotti. 12 anni in Salento per poi riprendere i bagagli (questa volta in solitaria) e andarsene a studiare Economia e Commercio presso l’università di Benevento (2001).  Nove anni trascorsi seguendo le lezioni delle migliori menti economiche d’italia tra cui il Prof. Riccardo Realfonzo, il Prof. Emiliano Brancaccio e la Prof.ssa Maria Paradiso: Titolo della tesi di laurea: Il Mediterraneo – regione frontiera tra spinte disgregatrici e prospettive di cooperazione. Si apre un nuovo mondo davanti a lui che gli fa scoprire un’infinita passione nell’analizzare le relazioni internazionali (2010). Ma le esigenze cambiano e anche le ambizioni e quindi si trasferisce a Parma in cerca di un impiego. Scelta rischiosa, ma oggi può dire di successo. Intanto inizia a studiare in solitaria e inizia ad attivare una fitta rete di relazioni con giovani analisti e figure di rilievo internazionale nel panorama economico politico. Tra questi ultimi entra in contatto con il Prof. Bruno Amoroso che diventerà il suo mentore e sostenitore in questo percorso di studi. Nel 2011 è giunta l’ora di “farsi le ossa” e online cerca riviste di approfondimento geopolitico con le quali collaborare. La sua vocazione è la lettura critica e ponderata delle dinamiche del continente Latinoamericano e in secondo piano Europa e Medio Oriente. Perché l’America Latina? Fatto inspiegabile, una sorta di attrazione ancestrale innata, quasi genetica e quindi inutile spiegare. Inizio a collaborare con la parte online della redazione della rivista Eurasia l’esperienza va bene tanto che dopo un solo anno (2012) inizia a interagire con docenti e analisti del Nuovo Mondo tra cui il Prof. Alberto Hutschenreuter (Argentina) e inizia ad apprendere da autodidatta la lingua spagnola. Nello stesso anno Anteo Edizioni gli chiede di scrivere un saggio sull’America Latina.  Nel settembre dello stesso anno esce Le Rivolte Gattopardiane, un libro che non ha nulla a che fare con il Nuovo Continente. La sterzata è avvenuta con il proliferare delle rivolte arabe che pretendevano grande attenzione ed una visione limpida di quanto realmente accadeva. La sua stessa tesi di laurea era in discussione e a metterla sul banco degli imputati dovevo essere lo stesso autore con il suo nuovo know how. Le collaborazioni intanto si infittiscono: Isag, Clarissa.it, CeSEM arrivando fino in Argentina con la piattaforma di Equilibrium Global. Un percorso bellissimo che vede (forse) il suo apice con la pubblicazione di un’analisi nella rivista annuale cartacea Africana (edita da Aracne Editrice -2012). Ma tra il 2012 e il 2013 iniziano i primi dubbi quando accanto al rigore analitico (per il quale è importante l’imparzialità altrimenti la scienza diventa opinione) trapela il marcio di ideologie poco affini sia al contesto scientifico che alla sua persona e quindi pian piano mette fine ad ogni collaborazione partendo proprio da Eurasia. Resta collegato ad Ateo Edizioni per un’altra pubblicazione ossia il saggio Sulle tracce di Simon Bolivar (2014). Un libro  impressionante per mole di lavoro richiesta e risultato ottenuto. Un libro che osa definire completo. Era quanto gli era stato richiesto dallo stesso editore nel 2012, considerato un pegno al quale ottemperare. Fine dei rapporti con Anteo Edizioni e immediata pubblicazione di Appunti di Geopolitica (2011 – 2013) con Arduino Sacco Editore. Una sorta di raccolta delle analisi pubblicate online che trova spazio sugli scaffali nello stesso 2014. A gennaio 2015, Le Rivolte Gattopardiane ricevono il Premio Nabokov 2014 quale miglior saggio edito. Riconoscimento a 2 anni dalla pubblicazione segno che il libro resta ancora di attualità e utile per comprendere l’emergere dell’ISIS. Dal 2015 si attiva una nuova rete di collaborazioni tra cui la bella esperienza con la piattaforma online Il Caffè Geopolitico e la parentesi avvincente con L’Indro. Ma sono anche gli anni in cui si consolida la sua presenza all’interno della rivista Scenari Internazionali tanto da risultare ad oggi (2017) l’unica collaborazione ancora attiva. Nello stesso 2015  inizia a collaborare con la rivista Leggere Tutti per la quale produce recensioni di libri. Nel 2016 è la volta dell’approdo in Castelvecchi Editore con il saggio Eurosisma che affronta la crisi esistenziale ancor prima che finanziaria d’Europa. Nel  2017 è la volta del saggio Sul declino della globalizzazione edito da Tra le righe libri. Libro che ripercorre tre anni di eventi (2014 – 2016) per darne una corretta lettura all’infuori di quanto i media dicono: per Bavone analizzare è proprio questo ossia non fermarsi alle apparenze o alla lettura di un post, ma considerare statistiche, informazioni, storia, politica, etc di ogni singolo oggetto d’analisi. Nel 2017 rispolvera gli archivi perché  dal 2012 inizia a  ho scarabocchiare diverse cose. Motivo?  Scopre la sua passione nascosta, ossia scrivere e comunicare dando al lettore la possibilità di riflettere. Pertanto visto il suo desiderio di far riflettere esordisce il  primo romanzo: Play edito da Bertoni Editore. Un’esperienza nuova, ma che non preclude il percorso parallelo dell’analista economico-politica. Ad oggi si può affermare  che è stata una scelta rischiosa ma giusta, Play sembra avere la capacità di giungere al cuore facendo vibrare l’anima delle persone che lo leggono.

Dice di se:

 

 non credo nel pensiero per cui se uno si dà un tono è più credibile. Credo invece che la credibilità sia solo dovuta allo studio e all’inespugnabilità concettuale ed analitica di quanto si scrive. E poi: un sorriso fa sempre bene in questo mondo.

 

Ma cosa fa William adesso?

 

Per chi si chiede “ma alla fine cosa fai a Parma?“, mi occupo dell’organizzazione di fiere ed eventi

 

Bibliografia.

Saggistica

Sul declino della globalizzazione (2017)

Eurosisma (2016)

Appunti di geopolitica (2014)

Sulle tracce di Simon Bolivar (2014)

Africana – A.V. (2012)

Le rivolte gattopardiane (2012)

 

Romanzi

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Sinossi

Due generazioni lontanissime che si ritrovano su un divano per un caffè. Un confronto che vive tra i ricordi del passato e la tecnologia del presente. Vissuti opposti che discutono tra loro quasi a voler costruire insieme il futuro. Un uomo sulla settantina ed un ragazzo di diciott’anni si incontrano per caso in quel che appare un qualsiasi sabato pomeriggio e la casualità non è altro che un’esperienza indelebile per la memoria dei due. Il più classico dei confronti romanzati si ripropone a noi in chiave moderna e con ricorrenti pause musicali che scandiscono il ritmo di un racconto che, tra una curiosità e l’altra, diventa vivida espressione del pensiero umano. Le contraddizioni di un mondo che corre e si fa sempre più social, incontrano l’attimo ideale per riflettere su cosa realmente possa avere un valore.

 

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M.mia figlia mi suggerisce questa: cosa vuoi da me? che traduciamo in cosa ti aspetti da questa intervista?

W. Credo sia più interessante il “cosa si aspetta il lettore da questa intervista”. Io posso solo essere a mia volta curioso di quanto possa incuriosire (scusate il gioco di parole) del mio mondo e vi spiego anche il perché. Mi presento come un mosaico che si compone di tasselli profondamente diversi tra loro: da un lato abbiamo la saggistica e dall’altro lato una parte romanzata. Spero che questa bivalenza non confonda il lettore dato che il mio massimo sforzo è scindere le due forme espressive nell’interagire con il pubblico per ricongiungerle in un unico obiettivo: comunicare e lasciare quel qualcosa in più rispetto ad una storia fugace. Per me la chiusura di un qualsiasi libro dovrebbe rappresentare comunque l’inizio di una nuova riflessione, seppur breve. Che si tratti di geopolitica o narrativa occorre sempre donare un qualcosa in più che resti nel cuore e nella mente delle persone. Questa è la mia mission. Quindi torno alla domanda di tua figlia e le dico che da questa intervista mi aspetto un suo sorriso spontaneo.

 

M. Chi è William al di fuori della scrittura?

W. Una persona normalissima. Un marito che presto evolverà anche in padre quindi una persona normale e felice della sua quotidianità. William è anche un impiegato o, detta in modo più accattivante, un organizzatore di fiere ed eventi. Potrei definirmi come stacanovista in tutto ciò che faccio, un vulcano in continua eruzione e difficile, nel bene e nel male, da arginare. Impulsivo e permaloso, ma d’altronde il mio segno zodiacale è quello della Vergine e credo di rispettarlo in pieno.

 

M. Quando nasce la passione per la scrittura?

W. Mia madre un giorno mi ha raccontato che all’età di quattro anni prendevo i miei adorati libri sui dinosauri e mi atteggiavo spiegando quanto all’interno era scritto e illustrato. I dinosauri si sono estinti, ma quell’innata passione è rimasta in me come ibernata per riaffiorare con l’università e le prime letture spontanee: “It” di Stephen King e “I haveadream” una biografia di Martin Luther King. Questi i miei primi libri ai quali seguì l’incontro letterario con la narrativa di Luis Sepulveda: fu amore. Da quel momento in poi divenne spontaneo proseguire nella continua scoperta di storie e approfondimenti, ma allo stesso tempo iniziò un progressivo avvicinamento alle tematiche socio/politiche latinoamericane. Quasi fosse un richiamo ancestrale, un amore nascosto in me e proveniente da chissà dove. Credo sia quello il momento in cui il bambino di quattro anni si è riscoperto per ciò che era realmente. Ne seguì la predisposizione per l’analisi delle relazioni internazionali, le prime collaborazioni online con riviste di settore finché un piccolo editore nel 2012 mi chiese: “perché non mi scrivi un saggio sull’America Latina?”. Risposi con semplicità sconcertante rendendomi disponibile, ma erano gli anni delle Rivolte Arabe e queste assorbirono il mio interesse tanto da farmi scrivere Le Rivolte Gattopardiane, il mio saggio di esordio. Un libro tanto attuale che riuscì a vincere un premio letterario ben 3 anni dopo. Comunque le promesse sono promesse e il saggio sull’America Latina arrivò nel 2014.

 

M. Tu sei autore sia di romanzi che di saggi, qual è la differenza tra i due scrittori?

W. Bella domanda. Le due personalità confluiscono nell’intento finale ossia il desiderio di comunicare e portare con leggerezza oppure no, il lettore a riflettere. Con William saggista e analista è facile perché la riflessione è un tutt’uno con la lettura di quanto scrivo, mentre con il William romanziere il risultato non è così scontato. William romanziere è in realtà folle e visionario, profondo se guardiamo Play, ma vi assicuro che va ben oltre perché il suo desiderio è di portare il pubblico ad esclamare a fine lettura: “Ma che caspita ho letto? Assurdo…”. Questo il risultato massimo auspicabile, ma che necessità grande fatica per esser raggiunto. Posso però assicurare che cercherò di raggiungere tale obiettivo in modo naturale e senza artefatti o scorciatoie perché credo debba essere prima di tutto la mia stessa espressione mentale a crescere per esser capace di stupire. Ma come ho lasciato intendere il William romanziere in vero è la parte più complessa di questo scrittore e quindi non basta questo per spiegarlo se non si aggiunge un’importante dettaglio: se da un lato William romanziere è apparentemente imprevedibile e schizzoide, il suo intento è di dosare con chirurgica precisione, lungo le sue storie, piccoli semi che possano permettere al lettore di far germogliare una riflessione propria. L’intento non è quello di essere una ragione assoluta alla quale credere ciecamente, bensì un dubbio sussurrato capace di spingere il lettore verso una propria riflessione, l’inizio di un pensiero che deve prescindere dallo scrittore.

 

M. Perché scrivere saggi?

W. Perché no? Partiamo dalla passione per le relazioni internazionali, poi aggiungiamo una buona capacità di lettura degli eventi, tanto studio, un continuo confronto con persone di altissimo livello in ambito economico e geopolitico et voilà: William saggista è servito. Ovvio che scrivere saggi di geopolitica, relazioni internazionali ed economia non è affatto semplice perché sono pochi a voler approfondire peggio ancora se il focus della trattazione è una regione ritenuta di “serie B”. Parlare di America Latina non è glamour e difficilmente lo sarà nel prossimo futuro, criticare il modello occidentale non è politicamente corretto e se si insinua la non spontaneità delle Rivolte Arabeapriti cielo.  Però scrivere saggi vuol dire fare informazione scientifica e offrire una prospettiva d’analisi utile a chi vuole approfondire. Fare opinione è una cosa, fare analisi è un’altra e quest’ultima richiede molta più fatica visto che i risultato non deve essere opinabile.

 

M. A quale pubblico ti rivolgi?

W. Come detto mi rivolgo soprattutto a chi non si accontenta del telegiornale della sera o dell’improvvisazione degli opinionisti. I miei libri sono uno strumento in più per chi studia, per chi prepara una tesi di laurea, ma anche per chi vuole approfondire la propria conoscenza sulle dinamiche latinoamericane o sull’Europa. Detto ciò ci tengo a precisare che sono pur sempre una prospettiva d’analisi, una singola fonte e che quindi, per giungere ad una propria visione libera da ogni condizionamento, occorre leggere più fonti. Io posso essere solo una di queste, ma mai l’unica. Sarebbe sbagliato accontentarsi di un solo saggista perché in questo modo si finirebbe con l’assimilare la tesi del singolo quale unica e sola. La soluzione migliore in realtàè quella di leggere più saggi per conquistare una propria visione d’insieme che può essere tanto vicina alla mia lettura d’analisi quanto lontana.

 

M. Hai scritto diversi saggi, quali consiglieresti di leggere per conoscerti sotto questo aspetto?

W. Domanda dall’ardua risposta visto che i miei cinque saggi si muovono su tre aree geografiche differenti. Il primo, Le Rivolte Gattopardiane (2012), ripercorre la Primavera Araba e ancora oggi conserva la sua attualità visto che le rivolte hanno avuto quale effetto collaterale il terrorismo internazionale dell’ISIS. Poi c’è Sulle tracce di Simón Bolívar (2014) che sarà sempre il testo che amerò di piùper diversi motivi: mole di lavoro, completezza dell’opera, vastità del tema trattato ovvero tutta l’America Latina dalla sua scoperta ai giorni nostri scandagliandone con attenzione politica, economia e società sia sul piano regionale che per ogni singolo Paese. Uno studio a 360 gradi durato circa tre anni, un orgoglio unico reso vano dal pessimo lavoro editoriale che ne ha fatto un prodotto mediocre nello stile (ma questa è un’altra storia). Appunti di Geopolitica (2014) e Sul declino della globalizzazione (Tra le Righe Libri – 2017) raccolgono tutte le mie analisi comparse online e li ritengo utili per comprendere molto dell’America Latina e qualcosa in più della nostra Europa. Due testi in cui si vede anche la mia crescita professionale. Il primo focalizza la propria attenzione su vari eventi appartenenti al triennio 2011-2013, il secondo a sua volta parte dal 2014 e giunge sino al 2016 con la morte di Fidel Castro e un’attenta analisi su ciò che ne è dell’Europa tra Brexit e Trump. Infine abbiamo Eurosisma (2016) che approda in Castelvecchi Editore e fortemente voluto dal mio mentore, il Professore Bruno Amoroso (1936-2017), economista di fama internazionale e grandissima persona. Un testo che parte proprio dal Nuovo Mondo per spiegare un’Europa in crisi d’identità oltre che economica. Non saprei scegliere personalmente, ma forse sceglierei uno tra i due più recenti in attesa del prossimo.

 

M. Come scegli gli argomenti dei tuoi saggi?

W. Ormai parlerò solo dei paesi dell’America Latina e al massimo dell’Europa perché questa è la mia specializzazione. Se scegliessi di scrivere qualcosa dedicato alla Corea del Nord o alla Russia ad esempio, sarei un ipocrita in cerca di notorietàsfruttando argomenti di forte attualità e soprattutto mentirei perché non ne avrei sicuramente le competenze per un approfondimento scientifico. Potrei limitarmi ad esprimere un’opinione più o meno strutturata ma pur sempre un’opinione, non sono un tuttologo. Preferisco trattare di ciò che realmente conosco perché, ripeto, l’analisi è scienza e quindi i miei lettori meritano da me precisione e rigore. Quindi, rimanendo alla mia regione di competenza ossia l’America Latina, nello scrivere un saggio decido il focus in base a ciò che ritengo sia necessario approfondire in questa parte del mondo (Italia).

 

M. Il romanzo “Play” nasce dalla voglia di arrivare ad un numero maggiore di lettori?

W. Più che conquistare nuovi lettori, l’idea è di comunicare a un numero maggiore di persone perché ripeto il fondamento è piantare il seme della riflessione, stimolare il pensiero umano e che sia tramite un saggio o un romanzo poco importa. L’obbiettivo non cambia tuttalpiù possono cambiare i temi sui quali si tenta di portare la mente ad un esercizio naturale.

 

M. Raccontami qualcosa su Play.

W. Posso raccontarti la pubblicazione di play che è un interessante aneddoto, play l’ho selezionato tra i miei manoscritti perché avevo fretta di pubblicare qualcosa e crearmi un profilo da romanziere per un semplice e “stupido” motivo: dovevo pubblicare un racconto in un’antologia sui vampiri ambientato in Italia e allora per non esser scartato a priori ho cercato di pubblicare un romanzo.

La storia è finita che play è stato pubblicato e piace e il racconto (reputato bellissimo da chi lo ha letto) è stato scartato a priori perché nel mondo dei romanzi sono nessuno

 

M. So che hai in cantiere una nuova uscita per dicembre puoi regalarci qualche anteprima?

W. William romanziere ha in cantiere una vera e propria metropoli per la quale a breve verrà eretto un nuovo quartiere. Se con Play si è idealmente costruito un piacevole parco dove passeggiare scambiando due chiacchiere, ora tocca ad una costruzione più vicina a quelle di Gaudi a Barcellona. Siamo nell’espressione della parte più folle, il frutto dell’improvvisazione quale visione dell’inconscio. Una modalità di scrittura tutta nuova per la quale forse possiamo trovare dei riferimenti nei dialoghi di tarantiniana memoria. Parliamo di un romanzo epistolare di nuova generazione scritto a quattro mani con la scrittrice Roberta Busacca. Un lavoro di tre, quattro anni che oggi è ormai pronto a vedere la luce. Di base abbiamo uno scambio di mail veramente assurde tra due personaggi fuori dal normale. A fare da sottofondo un intrigo internazionale che pian piano passerà dall’essere uno sfondo sbiadito, al diventare un fiume prorompente capace di travolgere i due protagonisti. Ma io sono solo l’avvocato di Giobbe, uno dei due conversatori deliranti, e come suo avvocato posso riassumere lo stesso quale puro assenzio. Il resto ve lo lascio scoprire leggendo e sognando, ma non prima di avervi fatto un ultimo regalo ovvero la sinossi dello stesso e il suo titolo (diciamo provvisorio): Papillon catalano e oro cileno o il carteggio versione 2.0, telematico ma non per questo meno intenso tra due persone alienate che si riscoprono personaggi, due amici d’infanzia ritrovati ed il loro ritrovarsi con la natura più intima del proprio Io, in due monologhi interiori senza soluzione di continuità che si abbracciano, si rimandano, si fanno eco nelle suggestioni e nel libero fluire dei pensieri, delle manie, dei rituali più sacri e delle ossessioni quotidiane con picchi di lucidità, talvolta cinica altre più benevola. Questo gioco delle lenti e degli specchi con cui i due personaggi studiano loro stessi e il mondo esterno è ritmato dallo snocciolarsi graduale ma costante di una serie di indizi, all’apparenza irrisori, quasi grotteschi nel caleidoscopio di conversazioni senza incipit eppure forieri di un messaggio criptato, rivelatori di una identità mai sospettata e di un mistero perfettamente insinuato tra la nervature delle foglie staccatesi dagli alberi e il riflesso di un goccia pigramente scivolata lungo il fondo di uno dei boccali del Gabbiano nero. A tratti sfiorando il non senso, i due autori musicano un’armoniosa improvvisazione nel più autentico stile jazz, svelando gradualmente un misterioso enigma, che serve solo in parte a ricomporre il puzzle infinito delle identità.

 

M. Riesci a vivere di scrittura?

W. Di scrittura non si vive, ma la scrittura aiuta a vivere perché regala la gioia di esser letti. Il compenso dei sacrifici che faccio per scrivere, lo ottengo quando un lettore mi contatta e mi parla di un mio saggio o del mio romanzo. Allieta l’animo e questo è sufficiente. Per vivere di sola scrittura invece servono grandi volumi di vendita che dipendono da grandi operazioni promozionali, la trasposizione teatrale o cinematografica e tante altre cose che richiedono molto spesso più fortuna che altro.

 

M. Grazie William per avermi sopportato è stato un piacere parlare con te

W. Grazie per quest’intervista e grazie ai lettori senza i quali non esisterei. Ci vediamo presto tra gli scaffali di qualche libreria e non abbiate timore di contattarmi o chiedermi qualsiasi cosa. Presto o tardi rispondo sempre. Presto uscirà il mio nuovo romanzo e nel 2018 arriverà un saggio e una favola “particolare” quindi ne abbiamo cose da raccontarci

 

 

Questi i link di contatto

william.bavone@libero.it

https://l.facebook.com/l.php?u=https%3A%2F%2Fwilliambavone.wordpress.com%2F&h=ATPhQEVPaJTmv1AHpHc3K_Jpj4tRe1sEHRn9eyH1-JDXVVJhRKOUXpHO3-23OPRVA75-NFjJsSN4g6082EXz3TeWNN1qY3uYmyaP2rmIErQdDsNpjkyomxC3X0sAlXzDouR6lf3oPF_3

 

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