“Saper Scrivere. Il discorso narrativo parte prima. Cenni storici” A cura di Aurora Stella

 

A differenza della favola e della fiaba (ma anche dell’apologo, del mito e della parabola) che sono essenzialmente forme popolari che contengono uno scopo pratico (educare, convincere e ammaestrare attraverso un codice elementare che trasmette modelli comportamentali o suggerimenti morali), il romanzo non si pone uno scopo pratico nei confronti del destinatario, ma trasmette una visione o rappresentazione della realtà secondo gli intendimenti e la concezione di un autore senza scopo di convincimento. Mentre nelle forme narrative precedentemente nominate, il bene viene premiato, perciò bisogna agire bene, il romanzo viene percepito come un insieme di avventure o eventi, legati alla figura di un personaggio circondato da altri personaggi, che si svolgono in una successione di pagine per giungere poi alla conclusione.

Cos’è un romanzo?

Questa parola nasce nei secoli successivi alla caduta dell’impero romano per designare la lingua popolare in contrapposizione al latino (lingua dotta): l’insieme di varianti di questa lingua, che in comune hanno il ceppo latino, vengono chiamate neolatine o romanze.

Successivamente questa parola indicò le traduzioni dei testi latini in lingua romanza, infine le composizioni fatte direttamente in lingua.

All’inizio si trattò di opere narrative, lunghi racconti in versi di leggende o gesta eroiche. Soprattutto in Francia nel XIII secolo ci fu una fioritura romanzesca intorno a storie di eroi che compivano grandi gesta, lottando contro maghi e mostri per conquistare il cuore di una donna.

Soprattutto nelle corti cavalleresche questo genere di racconti ebbe un grande seguito, ma continuarono a fiorire anche dopo che la cavalleria non fu che un ricordo; un esempio di questi eroi, possono considerarsi Orlando e Rinaldo (Boiardo/ Ariosto).

Nel 1600 prevalsero invece racconti con protagonisti amori tra pastori e pastorelle su sfondi idilliaci. Fu la cultura illuminista a donare al romanzo nuovi temi e spessore.

Il romanzo assunse così la veste della prosa consentendo uno spazio maggiore di discussione e trovando nella nascente classe borghese il proprio destinatario ideale consentendo spazi di riflessione sia sulla sue capacità produttive sia per la coscienza del proprio ruolo e dei propri diritti.

Nell’ottocento con l’affermazione della classe borghese, il romanzo diverrà espressione e rappresentazione con opere di grande rilievo che nascono in tutta Europa: in Russia con Tolstoj, Turgheniev e Dostojevskij, in Francia con Sthendal, Balzac e Flaubert, in Inghilterra ad esempio con Dickens.

Da sottolineare come in Italia, sia per tradizione accademica sia per l’assenza di una classe borghese, questo fenomeno non diede frutti rilevanti.
L’esempio più notevole è costituito da I promessi Sposi.

Nella seconda metà dell’ottocento il romanzo inizia a cogliere le contraddizioni del sistema borghese e inizia a rappresentare una nuova classe, quella delle classi lavoratrici che oppresse cercano attraverso la ribellione un proprio ruolo (Zola, Verga).

Nel Novecento invece il romanzo si aprirà a vie del tutto nove e divergenti anche attraverso tecniche narrative rivoluzionarie che romperanno con le strutture narrative tradizionale, la successione temporale, i rapporti logici ecc.

 

 

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