Per la rubrica dietro le quinte della letteratura oggi incontriamo Francesco Franceschini, ideatore del corso Corso di scrittura narrativa. Andiamo a scoprire di cosa si tratta assieme alla nostra Milena Mannini

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Scrivere è un dono, elargito da una musa accondiscendente che con lacrime vellutate piange sul suo prediletto gocce di pura poesia. E’ il talento di realizzare immagini con le parole, di dare corpo alle emozioni, di far sgorgare sogni da un semplice anche se arguto codice. E’ la magia di giocare con il linguaggio e i suoi arcani segreti.

Si serve il sacro fuoco dell’arte che tocca in modo forse disordinato l’eletto di turno ma, nonostante la sua natura elitaria si può anche imparare a gestire il dono. E lo si fa acquisendo la parte tecnica che è diversa dalla spontaneità di un animo collegato con il mondo delle idee. Ecco che in questo caso i corsi di scrittura affinano capacità già esistenti, le modellano e le arricchiscono di quelle particolarità chiamate artifizi letterari. Che più prosaicamente rappresentano la modalità con cui si “manipola” il codice affinché il messaggio arrivi il più puro possibile al destinatario, privo della distorsione del rumore. Per questo Milena è andata a conoscere più da vicino  Francesco Franceschini gestore di un laboratorio narrativo che pone l’arte al centro della sua didattica, per poter far comprendere meglio di cosa si tratti e cosa può apportare di bello alla raffinatissima arte letteraria.

Buon viaggio

 

 

Chi è 

Francesco Franceschini oltre a essere un poliedrico e talentuoso autore è l’ideatore di un corso di scrittura narrativa. Trovate tutte le informazioni sulla sua pagina facebook

https://www.facebook.com/pg/laboratorionarrativo/about/?ref=page_internal

 

 

 

 M. Come è strutturato un corso di scrittura?

F. È strutturato per moduli: l’ambientazione, gli incipit, i dialoghi, protagonisti e antagonisti, e così via. Diamo ai corsisti la possibilità di avere delle piccole monografie tematiche legate assieme da un percorso ben definito: costruire un romanzo che abbia tutte le componenti necessarie.

 

M. Che intento ha il corso di scrittura?

 F.L’intento principale è acquisire benessere scrivendo, star meglio con se stessi raccontandosi, risolvere eventuali conflitti provenienti dal passato narrandoli in forma romanzata

 

M. Qualche partecipante ha poi pubblicato un libro?

F. Sì, ci sono persone che hanno ricevuto l’incoraggiamento giusto per provarci. Hanno proposto il proprio lavoro ad alcune case editrici e alla fine hanno ottenuto il giusto riconoscimento

 

M. Secondo lei tutti gli scrittori  dovrebbero seguire un corso di questo tipo?

F. Non necessariamente. Certo è che un corso di scrittura come il nostro – che mette in costante relazione tra di loro i corsisti – può aiutare tutti gli aspiranti scrittori a crescere.

 

M. Ha mai consigliato a qualcuno di non proseguire nella scrittura?

F. Onestamente no. Anche negli autori più rudimentali cerco di ravvisare il seme della originalità e poi tento di metterli nelle condizioni di farlo germogliare.

 

M. Quali sono gli errori più comuni che si commettono nella scrittura?

F. L’omologazione nei confronti della scrittura piatta di certi best-sellers e la presunzione di sentirsi arrivati quando, a volte, non si è nemmeno partiti.

 

M. Quali sono gli strumenti indispensabili per uno scrittore?

F. Studio, metodo, pazienza, tenacia, umiltà. In ordine di importanza.

 

M. Che caratteristiche deve avere uno scrittore?

F. Deve amare le parole come fossero persone, e provare nei loro confronti rispetto e gratitudine.

 

M. Si può imparare a scrivere o si può semplicemente livellare la propria arte?

F. Si può migliorare la propria scrittura esigendo da se stessi sempre qualcosa in più della volta precedente. È un processo che può durare anni ma che dà buoni frutti. Adagiarsi su stili e linguaggi facili o di moda è l’errore da non commettere.

 

 M. Quali sono secondo lei i generi che oggi sono più richiesti?

F. Direi che la narrativa sentimentale – nel senso più ampio del termine –possa ancora vantare un grosso pubblico. Poi il giallo nelle sue varie declinazioni. E il fantasy, che io non amo ma che è – mio malgrado (scherzo) – molto seguito.

 

M. Cosa pensa del mondo letterario di oggi?

F. Si pubblicano in gran parte romanzi costruiti a tavolino, di scarsa qualità, dalla prosa fluida e asettica. Per fortuna ci sono ancora i Baricco e gli Erri De Luca, ma a volte mi chiedo: se esordissero oggi, troverebbero un editore disposto a investire su di loro?

 

M. E’ meglio per un autore rivolgersi a una CE o scegliere la strada del self?

F. La casa editrice è indispensabile perché certifica – quando fa bene il suo lavoro – un autore. Lo sceglie, lo alleva, lo fa crescere, lo propone al pubblico. Autopubblicarsi azzera questo percorso e agli occhi della critica ha un valore pari a zero. Ciò non toglie che possano esistere libri di autori che fanno ricorso al self e che hanno comunque più di un motivo di interesse.

 

 M. Cosa non deve mancare in un libro tra descrizione, significato, armonia della struttura, originalità e precisione stilistica?

F. Non deve mancare la verità dei sentimenti. La storia può – anzi: deve – essere inventata, almeno parzialmente, sennò non c’è romanzo. Ma il dolore, la passione, l’egoismo, la crudeltà o qualunque altro sentimento, l’autore li deve aver provati sulla propria pelle, nella vita; altrimenti non è credibile perché resta in superficie. 

 

M. Cosa secondo lei deve possedere un autore per restare nella storia?

F.La capacità di scrivere cose che ti fanno star male. Così tanto da farti star bene, alla fine.

 

 M. L’autore più bravo in assoluto da cui tutti dovrebbero trarre ispirazione.

F. Ne cito due; uno italiano: Dino Buzzati, per l’eleganza e il mistero che escono dalle sue pagine, e la densità dei significati. E uno straniero: Stephen King, propedeutico a letture più impegnative ma già grande scrittore, specie nei romanzi – “The body”, per esempio – in cui mette al centro l’adolescenza come età dell’orrore.

 

M. Quali consigli può dare a chi decide di diventare scrittore?

F. Fondamentalmente uno, perché scrivere è una fatica dannata ma è anche un gesto magnifico. E quindi di non smettere mai, di non demoralizzarsi di fronte alle porte chiuse, alle cattive recensioni, soprattutto se la si avverte, la scrittura, come una necessità.

 

 M. A cosa deve stare attento un giovane autore?

F. Alle lusinghe delle case editrici a pagamento. E a sentirsi bravo senza averlo ancora dimostrato.

 

 

Ringrazio Francesco per la disponibilità e per averci aperto le porte della sua scuola. E invito tutti i giovani autori a rubare la sua arte con gli occhi avidi di sapere.

 

La scrittura per me è un tentativo disperato di preservare la memoria. I ricordi, nel tempo, strappano dentro di noi l’abito della nostra personalità, e rischiamo di rimanere laceri, scoperti.
Isabel Allende 
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