“sice. Le bambole non hanno diritti” di Fernando Santini, Dark zone editore. A cura di Milena Mannini. Introduzione a cura di Alessandra Micheli

 

Ieri sera ho avuto la gioia di rivedere uno dei più bei film di animazione “Le cinque leggende”. E ho collegato subito una frase emblematica, con il libro di Santini.

 

finché ci sarà anche un solo bambino a credere in noi

combatteremo la paura

Come a voler significare che l’immaginazione, i sogni e perché no le leggende così tanto bistrattate da noi adulti, rappresentano l’antidoto contro il terrore e la brutalità di una vita che spesso si trasforma in un inferno vivente. Lo vediamo ogni giorno protetti dal dolce filtro della TV che ci fa apparire le tragedie solo una comoda e tranquilla fiction. Come se solo il fatto che lo schermo, protetti qualcosa essa non appartenga al mondo della realtà. In fondo sono dolori troppo lontani, che colpiscono soggetti rei di essere nati dalla parte sbagliata del mondo. Noi i ricchi, loro i selvaggi.

Ma, la vita non fa sconti e ride beffarda dei nostri patetici tentativi di isolarci in una tranquilla bolla di sicurezze e ci consegna l’orrore su un piatto d’argento, vicino a noi, in quella famiglia che non ti aspetteresti, nella nostra civile Italia, in quel quartiere sonnacchioso e elegante. Allora non abbiamo più alibi e nessun appiglio di salvezza. il male è in mezzo a noi e soprattutto dentro di noi.

Vedete i bambini sono qualcosa di fondamentale per ogni società. Anche se nelle più raffinate essi vengono trattati come oggetti e merci. I bambini e lo dice un film d’animazione non un palloso trattato sociologico, sono tutto ciò che abbiamo, ciò che avremo e ciò che si può salvare. I bambini sono il seme del futuro e siamo noi a decidere se potrà nascere un fiore incantevole o una resistente erba infestante. Saremo noi a scegliere se far nascere tetri alberi contorti, fantasmi di un sogno perduto, o rigogliose querce ancorate nel terreno, legami tra cielo e terra. Siamo, purtroppo noi, a dare a queste anime da far brillare, la forma che rispecchia sia i nostri sbagli, i demoni che ci animano o semplicemente i nostri valori più puri, quelli che costituiscono o dovrebbero costituire la pietra d’angolo di ogni maestosa creazione umana. E spesso queste cattedrali di senso, sono marce dentro, costruite con sabbia che al mimino scossone di disperde davanti ai nostri occhi, restituendoci macerie e vuoto.  Come trattiamo i bambini, simboli di uno spirito eterno guardiani di una fantasia che è possibilità reale di costruire immagini dotate di senso, capaci poi di diventare realtà, custodi di una percezione del mondo, e di tutto ciò che di più sacro esiste in quest’universo ignoto, è il sintomo della sanità o della follia o peggio della decadenza di una civiltà.

E del libro di Santini non ci sono sconti da fare. Mostra esattamente il nostro livello evolutivo, tutto dedito a quel dio mammona tanto biasimato nei vangeli e nelle tradizioni di ogni tempo. Quando il possesso, quando la finalità cosciente prende il sopravvento sull’eticità e sulla bellezza tutto va a ramengo, tutto rischia di crollare miseramente. Quando conta di più il prezzo da dare a ogni singolo evento della vita, nascita morte, sesso amore e persino l’innocenza, quanto più una società implode all’interno. E’ morta e si trascina testarda convinta di avere ancora una speranza di redenzione. Solo riuscendo, con le lacrime agli occhi, ad ammettere il fallimento, forse si può risorgere. Ma senza voler vedere, rinchiudendo il male sotto terra o in un centro in cui perpetuare a nostro piacimento il libero sfogo dei peggiori impulsi, allora significa dare legittimità al male più becero e distruttivo, quello che colpisce la nostra stessa possibilità di futuro, l’infanzia. Ma Santini va oltre. Non descrive solo la nostra oscurità ma anche la rabbia di fronte all’impotenza di poter dare voce ai derelitti, all’impunibilità di un sistema che mantiene se stesso stringendosi uno all’altro e facendo muro contro la legge. Un sistema moribondo e disperato che trova nella giustizia il suo tornaconto personale, manipolandola, oscurandola con la nebbia dell’omertà e rendendo tutti complici.

Per quei pochi eroi che non vogliono abbassare la testa, che nella polvere fangosa tentano di rialzarsi e volare, diviene una frustrazione costante il vedere l’impunità di tanti soggetti e la difficoltà di assicurare alle vittime non tanto una vendetta ma una redenzione. Nel momento in cui la giustizia riesce a dare loro un nome, restituendo la loro storia spezzata, essa equivale a salvarli dall’inferno dell’oblio. E non dimenticare equivale a una riparazione dei torti, nel momento stesso in cui il carnefice viene svelato e con esso tutto il suo orrorifico meccanismo di morte. ecco cos’è davvero la legge. È la capacità di non dimenticare e di dare memoria del male.

Ma spesso essa non può essere eseguita e viene macchiata da omissioni, da complicità, da silenzio. Un silenzio che fa strage più delle bombe, un silenzio che dà continuità alla brutalità e che legittima la sopraffazione. Se nessuno si oppone, se tutti tacciono inserendo la testa nella sabbia, allora esso continua indisturbato, convinto di essere nella piena legittimità di spadroneggiare.

Ecco che arriva il rischio della doppia giustizia. Una accettata dallo stato e una che si muove nelle retrovie, attuando un codice mortale personalistico, senza limiti e senza eticità. Ed è questa giustizia da far west che, pur ottenendo risultati, fa crollare ancor di più un sistema. Tutte le volte che leggendo di queste para strutture, ne daremo consenso dicendo almeno qualcuno riesce ad agire, distruggeremo un pezzetto di noi stessi, perché qualora autorizziamo elementi ad agire al di fuori del nostro ordinamento, decreteremo la morte dello stesso e la morte della giustizia. A cosa serve uno stato se non difende i cittadini?

Che significato ha uno stato che si serve e dà potere a struttura con l’Arco?

E che giustizia cerchiamo se convalidiamo al tempo stesso la violenza?

Il libro di Santini descrive anche questo. Non è solo un thriller ma una pagina di storia sociale contemporanea che sciocca e sconvolge. La nostra Milena ha avuto il coraggio di guardarla fissa negli occhi e di raccontarcela, con una delicatezza inusuale.

Buon viaggio.

 

L’abisso del male. Di Milena Mannini

“Tutta la vita umana non è se non una commedia, in cui ognuno recita con una maschera diversa, e continua nella parte, finché il gran direttore di scena gli fa lasciare il palcoscenico”

                                                                                     Erasmo Da Rotterdam

Ognuno di noi nella propria esistenza, incontra molte maschere, noi stessi le indossiamo per paura di far conoscere al mondo la nostra vera natura.

Ognuno di noi si circonda di maschere che crede affini a se stesso, ma è davvero così, oppure per non soffrire scegliamo di vedere solo ciò che vogliamo, e che in quel momento ci rende felici?

Il libro si apre con un omicidio efferato, come uno dei tanti che si può sentire in Tv, la morte di un regista trovato senza vita nella sua abitazione, una persona ben voluta e che in molti stimano.

A questo crimine l’autore ne affianca un altro, se possibile peggiore, l’omicidio di un bambino cui sono state inflitte torture e violenze, un bambino che si trovava ospite di un centro di accoglienza per immigrati, uno dei tanti bambini che arrivano con la speranza di poter cominciare una nuova vita.

I due racconti che, inizialmente sembrano scollegati, sono i primi casi per una squadra creata appositamente per risolvere questi reati la SICE, squadra investigativa crimini efferati

“I casi che ci verranno assegnati saranno, quasi tutti, cruenti e sarà difficile non sentirne su di noi il peso. Dobbiamo, però, aver sempre presente che noi rappresentiamo la possibilità, per le vittime, di avere giustizia, quindi abbiamo il dovere di essere forti e lavorare con attenzione per trovare le bestie capaci di compiere azioni come questa”

La squadra formata da uomini e donne che con la loro preparazione, ma anche la loro umanità, s’impegnano per far luce su questi omicidi.

“Il male mette radici quando un uomo comincia a pensare di essere migliore di un altro”

                                                            Joseph Brodsky

Purtroppo il bene fatica sempre a trovare la strada giusta, se non vuole sconfinare anche lui nell’oscurità. In soccorso della SICE arriva però un’organizzazione fantasma ARCO che, utilizzando metodi non convenzionali, aiuta nelle indagini e nello stesso tempo sorveglia la squadra.

Man mano che la storia prende forma, vi troverete immersi in un malessere che il mondo intero vive e che può toccare ognuno di noi.

L’autore riesce a trasportare il lettore nella trama facendogli vivere sentimenti come incredulità, stupore, rabbia.

Da cosa sono uniti i due casi?

Chi sono i mandanti e quali le motivazioni di questi crimini?

Non vi resta che scoprirlo attraverso pagine che, sicuramente,  vi scioccheranno.

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...