Il mistero di Rennes le Chateau. A cura di Micheli Alessandra

 

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Panorama di Rennes le Chateau

 

 

Rennes le Chateau.

Un nome che è diventato una leggenda, associato a enigmi, cospirazioni e favolosi tesori.  Le vicende che vedono protagonista questo paesino dell’Aude sono ora oramai diventati, loro malgrado, molto famosi, oggetto di teorie, indagini sospetti e convinzioni. Un tesoro si cela all’interno della costruzione sacra che per molti ha poco da spartire con le chiese cattoliche. Così come il parroco protagonista della vicenda ha poco da spartire con l’immagine rassicurante del sacerdote di campagna. In questa storia nulla è stato pensato per essere tranquillizzante. Tutto è seminato di indizi, capovolgimenti enigmi che inquietano ed affascinano al tempo stesso.

Cosa c’è in questa vicenda che affascina così tanto?

Qual è il potere di Rennes?

Risiede, forse, in quel suo mistero, nelle sue bizzarre vicende, nella sua storia?

Cosa spinge le persone ad amarla o disprezzarla con la stessa uguale intensità?

Perché Rennes fa parlare, dà voce ai sogni, alla speranza, suscita disprezzo o polemiche, ma mai, ripeto mai, lascia indifferenti.

E’ forse quella sua storia dolorosa?

Sono quei luoghi martoriati che però hanno resistito con orgoglio?

Mostrato le loro cicatrici senza aver intenzione di arrendersi?

Molti autori hanno cercato di rispondere a queste domande con le teorie più disparate. Ma la sensazione è che, pur avvicinandosi spesso al cuore del mistero, invece di addentrarcisi lo hanno soltanto sfiorato deviando verso altre conclusioni che non rappresentano mai la sostanza ma soltanto indizi. Tracce che se opportunamente decifrate, potrebbero costruire il tanto agognato ponte tra noi e l’enigma di Rennes le Chateau. Le varie conclusioni a cui si è arrivati, interessanti, anche se contraddittorie, sfiorano molteplici personaggi: dalle sette segrete, alle personalità politiche di spicco per l’epoca e personaggi appartenenti al variopinto mondo della cultura esoterica. Non solo. Se si indaga più a fondo, si ritrovano gli elementi cardine della cultura occidentale: primo fra tutti, spicca il mito del Santo Graal.

 

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Sacro Graal

 

 

Rennes sarebbe, dunque, il luogo ultimo in cui la sacra reliquia avrebbe trovato riposo.

Ma non sono soltanto le favolose storie del Graal che partecipano al mutevole universo di Rennes. Esistono anche altri personaggi più importanti personaggi che hanno il loro status già consolidato, pertanto un’indagine su loro equivale ad un atto quasi blasfemo: si tratta dei personaggi della straordinaria storia del Vangelo. Gesù, la Maddalena, Pietro e gli apostoli, secondo alcuni, seppelliscono i loro segreti più intimi proprio in questo straordinario paesino. La teoria più conosciuta è quella che vorrebbe Rennes sede di vicende intricate che troverebbero in Gesù e la sua compagna Maddalena i capostipiti addirittura della dinastia merovingia.

Interessante, altamente eretico.

Ma non soddisfacente.

La validità di questa teoria sta nell’aver individuato dei punti chiave su cui indagare: l’identità dell’uomo chiamato Gesù, la natura del suo messaggio, persino l’indagine sulle sue convinzioni religiose, lungi dall’essere così semplici come per secoli sono apparse.

La teoria di un matrimonio, la persistente speculazione dell’esistenza nell’Aude, di una tomba contenente i suoi resti mortali, diventano simboli importanti che conterrebbero informazioni esplosive, in grado di inficiare secoli di insegnamenti religiosi ortodossi e potare alla luce conoscenze antiche, che agli occhi del profano potrebbero apparire eretiche.

 

 

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Cenotafio , scoperto negli anni 70, nei pressi del villaggio di “Arques” a 5-6 Km da Rennes-le-Château,

 

In sostanza, si tratta di capire se e come la storia biblica affondi le sue radici in un corpus di conoscenze esoteriche custodite, protette e patrocinate dalle correnti religiose segrete: dal quel mondo sotterraneo troppo spesso dimenticato.

Rennes, dunque, custode di un messaggio eterno, in cui, luce e oscurità, ambiguità e semplicità, si mescolano, si compenetrano e si riuniscono in un messaggio potente ed eterno.

Ed è questo messaggio che piano piano si è fatto strada dentro di me, a volte chiaro, a volte dolorosamente indecifrabile. Ma così potente da spingermi, quasi senza accorgermene, sulle sue tracce, portandomi verso un percorso spirituale intenso, tra paradiso e abisso, dove le cose cambiavano aspetto, dove si aprivano spesso nuovi orizzonti mentre quelli consueti si sfaldavano quasi senza colpo ferire. Rennes diventa ora baluardo contro il potere, ora eterna ricerca di un significato, ora sede delle conoscenze più disparate.

Faro nel buio o semplice fenomeno di costume?

Forse tutti e due. Forse ha ragione chi tenta di ridimensionarne il fenomeno relegandolo nel calderone delle dottrine New Age. Eppure, quasi schiva, rintanata in un angolo buio, offerta agli occhi dei degni, dei puri di cuore, brilla, vive e pulsa una Verità importante in grado di trasmutare, trasformare e redimere l’uomo. Questo è il potere di Rennes, quello di indurci a pensare, cercare, chiedere, domandare, come fece il cavaliere Peredur in attesa di svelare il mistero del Graal. Così non mi esimo dall’imboccare la strada già percorsa da tanti, in cerca di quella luce arcana, pronta anch’io a domandarmi con perseveranza, sperando un giorno di ottenere risposta: cos’è Rennes le Chateau

Innegabile che ad attrarre la curiosità di turisti e ricercatori sia la famosa leggendaria vicenda, piena di misteri e enigmi che vide protagonista Berenger Saunniere.

 

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Berenger Saunniere

 

 

Ci sono tutti gli ingredienti del thriller: un misterioso ritrovamento, una improvvisa immensa ricchezza, personaggi che si muovono nell’ombra, sette esoteriche, conoscenze eretiche, cospirazioni, morti misteriose. Tutto questo sullo sfondo di una terra antica piena di leggende e storia. Addentriamoci nei meandri di questa complessa storia dai mille volti e dalle mutevoli sfaccettature.

Innanzitutto, quando si può datare l’inizio del mistero?

 

Secondo gli appassionati esso inizia quando il parroco della sperduta località di Rennes le Chateau durante i lavori di restauro della chiesa diroccata del X sec.

 

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La chiesa

 

fece una scoperta che rivoluzionò la sua vita rendendolo immensamente ricco. Eppure tracce di questo misterioso segreto si rintracciano già nel 1644 quando Francois Pierre marchese di Blanchefort e signore di Rennes le Chateau, redasse un testamento che accennava a un segreto di stato.

Ancora, nel 1781, il curato di Rennes Le Chateau, Antoine Bigou, ricevette in confessione in punto di morte dalla marchesa d’Hautpuol, Marie de Negre D’Arles,  un segreto di famiglia che sarebbe dovuto essere tramandato.

Di quale segreto si trattava?

La marchesa morì il 17 gennaio 1781 e il curato fece collocare sulla tomba della stessa (posta sotto il campanile) 10 anni dopo nel 1791, una pietra tombale, proveniente da un’altra tomba che si trovava nella zona conosciuta come Les Pontils ad Arques nella valle de la Sals.

 

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La lastra tombale della Marchesa

 

 

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La tomba di Les Pontils ad Arques

 

 

Perché rimosse la lastra?

Forse per rimuovere i resti della marchesa?

E se così fu, dove nascose quei resti?

Ma furono proprio dei resti umani ad essere spostati? Sempre secondo la leggenda, infatti, Bigou avrebbe nascosto in uno dei pilastri vicino all’altare, alcuni documenti (forse relativi al fantomatico segreto) e fece posare capovolta, sempre vicino all’altare, la cosiddetta Dalle de las chevaliers.

 

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Dalle de les chevallier

 

 

Già troviamo tutti gli ingredienti adatti a un giallo: un segreto probabilmente importante e pericoloso, conservato e custodito da una famiglia nobile ed evidentemente importante, strani spostamenti, spesso illogici e soprattutto la presenza di un prete particolare, una sorta di antesignano di Saunniere, l’abate Bigou.

 

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Antoine Bigou

 

 

Anche la figura di Antoine Bigou è enigmatica e fuori luogo in un contesto ortodosso. Nel 1791 venne dichiarato prete non giurato e per questo, si rifugiò in Spagna dove morì il 21 Marzo del 1794. Bigou aveva sostituito come curato di Rennes lo zio Jean lo stesso giorno della morte. Di lui non si sa quasi nulla, non si trovano documenti relativi alla sua esistenza.

Il suo nome era realmente Antoine Bigou?

 

L’unica cosa che si sa sul suo conto, è quello strano fatto della dichiarazione di prete non giurato.

Perché?

Cosa significa? Perché non aderì alla rivoluzione?

O non fu mai veramente ordinato sacerdote?

Se così fu, chi era questo Bigou?

E quale era la sua reale missione?

E soprattutto perché fece seppellire la marchesa d’Hautpoul nel cimitero fuori dalla tomba di famiglia?

Esiste il registro parrocchiale del 1694 che attesta come a quel tempo, esisteva la cripta della famiglia d’Hautpoul il cui ingresso si trovava all’interno della chiesa vicino alla balaustra. Nel registro ogni qualvolta decedeva qualcuno legato alla famiglia dei Blancheford veniva annotato non solo la data ma anche la collocazione. Per la marchesa, invece, questo non risulta; la data del decesso c’è ma non la dicitura sulla collocazione. È impensabile che una marchesa appartenente a una famiglia tanto illustre (si dice che fosse membro della dinastia merovingia e nelle cui file vi fossero stati dei templari) non venisse tumulata nella tomba di famiglia.

Cosa fu sepolto dunque, nella falsa tomba?

Si tratta tutto di un’abile macchinazione politica?

O, più verosimilmente, di un abile piano che prevedeva un connubio di politica e religione?

In sostanza la corrente sotterranea avrebbe potuto avere in sé aspirazioni non solo di conservazione e diffusione di un credo antico e alternativo ma anche l’ambizioso progetto di un totale ribaltamento politico.

La rivoluzione non fu forse un pretesto per ottenere non tanto una nuova forma di governo, ma un totale ricambio dei vertici del potere?

Il segreto, qualunque esso fosse, venne comunque tramandato.

Bigou, infatti, lo confidò all’abate Courneille, il quale a sua volta lo affidò ad altri due abati, Jean Viè (curato di Rennes les Bains) ed Emile Francois Cayron (curato di San Laurent de las Cabreisse). Dopo Jean Viè, a Rennres les Bains fu nominato curato Henrì Boudet che seppe dell’esistenza del segreto e che diventerà molto amico di Saunniere, nominato curato di Rennes dal vescovo di Carcassonne monsignor Billard.

Francois Berenger Saunniere, venne nominato curato di Rennes le Chateau, il 1 giugno 1885. La chiesa a quel tempo aveva bisogno di restauri urgenti. Ma egli non aveva fondi. Ciò che è importante osservare è come a quel tempo il curato si interessasse anche di politica. Infatti, secondo alcune fonti, a causa di un discorso antirepubblicano, pronunciato nell’ottobre dello stesso anno, fu mandato in esilio dall’aprile al luglio 1886. Dopo di che fece ritorno a Rennes dove trovò aiuto, sostegno e conforto nella giovane  marchesa Marie Denarnaud.

Non solo.

Grazie alle sue posizioni filo monarchiche Saunniere poté ottenere dei contributi notevoli utili al progetto di restauro della chiesa dalla marchesa di Chambord che gli offrì circa 3000 franchi. Il comune invece gli riconobbe il contributo di 1400 franchi. Con questa cifra iniziale Saunniere poté cominciare i lavori di restauro.

I primi interventi riguardarono il pavimento della chiesa. Gli operai raccontarono poi che, in una cavità posta nel pavimento avevano recuperato un recipiente (un paiolo) colmo di pezzi d’oro. Saunniere occultò la scoperta sostenendo che si trattava di alcune medaglie della madonna di Lourdes senza alcun valore. Ma alla richiesta degli operai di averne qualcuna come ricordo il parroco oppose un fermo rifiuto.

Per quale motivo un curato doveva assumere un atteggiamento così ostile alla devota richiesta di cimeli religiosi senza alcun valore?

Nello stesso anno regalò all’abate Grassaud, curato di Amelie les Bains, un calice in argento dorato trovato nella chiesa proprio durante il restauro. Sullo stesso sembra sia inciso:

 

Ecce panis angelorum factus cibus viatorum

 

Ossia:

 

Ecco il pane degli angeli divenuto cibo dei viandanti.

 

Alla base si trovano i simboli dei quattro evangelisti con Gesù, San Giuseppe e un’altra persona non identificata chiaramente di sesso femminile.[1]

Nel 1891, Saunniere chiese e ottenne dal comune di utilizzare un terreno di fronte alla chiesa dove fece realizzare una grotta nella quale costruì un calvario.

 

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La grotta 

 

 

La bizzarria di questo progetto si trova in un’iscrizione:

 

Crhistus AOMPS Defendit

 

Cosa aveva voluto indicare?

Secondo alcuni studiosi questa è una prova dell’adesione di Saunniere al fantomatico ed enigmatico Priorato di Sion, un’organizzazione mistica e politica che come obiettivo ha la restaurazione della monarchia guidata dalla dinastia merovingia superstite nonostante la persecuzione della chiesa di Roma.

La frase dunque assumerebbe il seguente significato:

 

Che Cristo difenda l’antico ordine mistico del Priorato di Sion[2].

 

Per altri, invece, propendono per una spiegazione più ortodossa:

 

Che Cristo difenda il suo popolo da tutti i mali.

 

Se si prende per buona la prima interpretazione, quella più suggestiva e più audace, Saunniere si collocherebbe nell’ambito dei movimenti segreti, avallando l’ipotesi di un suo coinvolgimento in un piano occulto.

La seconda spiegazione, quella più convenzionale e apparentemente logica, non convince però del tutto. Appunto perché a prima vista basata sulla logica, presenta però delle lacune del tutto irrazionali: come spiega anche Mariano Tomatis[3], quale motivo avrebbe avuto Saunniere di criptare un’invocazione del tutto lecita per un semplice ed ortodosso curato di campagna?

Se ha usato delle lettere è presumibile che stesse trasmettendo un messaggio cifrato che soltanto lui e pochi altri dovevano conoscere.

Ma proseguiamo attraverso i meandri del mistero. I lavori all’interno della chiesa, intanto, procedevano rapidamente. L’altare era costituito da una lastra di marmo poggiante su delle colonne. La lastra venne tolta ed all’interno della cavità di una delle due colonne sembra che venne rinvenuta una boccetta al cui interno furono trovati dei manoscritti recanti il sigillo di Banca di Castiglia. Gli operai avvisarono subito Saunniere il quale sostenne che si trattava di reliquie. Ciò nonostante il curato capovolse la colonna e in cima fece ergere una statua della Madonna di Lourdes

 

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con inciso la seguente frase:

Penitence, penitence.

Mission 1891

 

Qual’era la natura di questa missione?

Per quanto riguarda i documenti ritrovati secondo le fonti ufficiali e non, essi consisterebbero in alcune pergamene e precisamente l’albero genealogico di Dagoberto II dal 691 al 1244 e dal 1244 al 1644 e due testi codificati dei vangeli (Giovanni 12,10 e Luca 6,6).

 

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Le pergamene

 

 

Il giorno dopo il ritrovamento Saunniere fece sollevare da due operai, Rousset e Babon, davanti alla balaustra, una lastra di pietra. Una volta sollevata poté osservare che la stessa era composta da due pannelli scolpiti: su di uno vi è raffigurato un personaggio a cavallo che suona un corno, sull’altro un cavallo in groppa al quale stanno due personaggi un uomo e un bambino. Si trattava della lastra tombale di Sigobert IV (figlio di Dagobert II) morto nel 758. Era la lapide che aveva fatto posare l’abate Bigou nel 1791. Sotto la lapide vi era l’ingresso della cripta di famiglia dei D’Hautpoul.

Saunniere trovò in questa cripta la vera tomba di Marie de Negre?

Fu questo che gli fece capire come nella tomba posta nel cimitero si trovava altro?

A questo punto il curato sospese i lavori e si recò da Monsignor Felix Billard vescovo di Carcassonne. Allo stesso riferì della scoperta non solo perché suo diretto superiore ma soprattutto, perché Billard, secondo la leggenda, faceva parte di un ordine segreto.

Massoneria, rosacroce o priorato di Sion?

Il vescovo lo autorizzò ad andare a Parigi per far decifrare le pergamene.

O per intrecciare utili contatti?

Fatto sta che Saunniere rimase a Parigi tre settimane invece dei cinque giorni autorizzati. Egli si recò direttamente a San Sulpice dove era direttore l’abate Bieil. Qui conobbe il nipote Emile Hoffet che lo introdusse nei circoli culturali ed artistici più in voga dell’epoca dove ebbe modi di conoscere anche la cantante Emma Calvè, appassionata di occultismo e filosofie orientali. Hoffet era un giovane seminarista molto erudito che in seguito si interesserà di massoneria e dirigerà assieme all’esoterista Renè Guenon la rivista Regnabit. Tra gli altri contatti di Saunniere figurano altri membri illustri come Claude Debussy e anche un uomo di fama ambigua che parte importante avrà nella vicenda di Saunniere come il famoso Charles Plantard,

 

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Charles Plantard

 

che andrà spesso a trovarlo a Rennes le Chateau.[4]

I manoscritti frattanto vennero decifrati. Una copia degli stessi e dell’albero genealogico rimasero ad Hoffet; alla sua morte, infatti, la biblioteca di sua proprietà fu acquistata dalla Lingue del Librarie Ancienne. In una lettera del 2 luglio del 1966, inviata al signor Fantin proprietario del castello di Rennes, riporta la lista dei libri acquistati dalla biblioteca stessa tra cui figurano anche il famoso testamento di Francoise Pierre d’Hautpoul.

Di ritorno a Rennes, Saunniere fece riprendere i lavori. Fece costruire davanti al cimitero una porta sulla quale collocò un teschio con 22 denti e le ossa incrociate (un richiamo a templari e alla massoneria?) in metallo ed una struttura che gli abitanti chiamavano biblioteca e che fu distrutta da un incendio nel 1895.

Per qualche tempo il curato abitò in quella struttura mentre la notte compiva strani scavi nel cimitero.

Cosa cercava?

Tra le tombe deturpate e divelte figura anche quella di Marie de Negre D’Ables.  Ed è proprio questo particolare che destra attenzione e sospetto. La stessa Marie Dernaud ebbe a dichiarare che erano stati sorpresi mentre aprivano una tomba; da lì a collegare il mistero con le incomprensibili due tombe della marchesa è un passo inevitabile.

Il municipio protestò per il comportamento inaccettabile del parroco, su istigazione dei numerosi devoti che consideravano sacrileghe le attività notturne del curato. Per questo motivo Saunniere dovette sospendere i suoi inquietanti lavori notturni.

Ma oramai il più era fatto: aveva trovato la cosa che gli interessava ossia la tomba della marchesa d’Hautpoul Banchefort, l’aveva letta e decifrato la misteriosa iscrizione presente sulla lapide, cancellandola poi del tutto. Non sapeva però che i suoi sforzi erano vani. Infatti quella famigerata iscrizione era stata copiata nel 1905 e pubblicata in un articolo di M. Elie Tisseyre sul bollettino della società degli studi scientifici dell’Aude. In questo articolo si parlava appunto di una pietra tombale larga 0,65 m e lunga 1,30 m riportandone addirittura l’iscrizione. Non solo. Questa pietra era stata già disegnata da Stulbein nel 1884. Insomma doveva essere qualcosa di molto particolare ed interessante dato gli sforzi, non solo di distruzione di Saunniere, ma visto anche gli interessi di due studiosi nel riportarne ogni singolo particolare.   A quale scopo dunque, fu aperta la tomba? E perché oltre a leggerne l’iscrizione, il curato fece sparire le due tombe compresa quella trovata nella cripta? Ma su questi argomenti scottanti ci ritorneremo in seguito.

Il 6 luglio del 1897, la chiesa, sulla cui facciata fu inciso il motto:

 

questo è un luogo terribile[5]

 

 

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La scritta

 

venne inaugurata per due anni. Saunniere si assenterà spesso ed in modo sistematico da Rennes le Chateau. Ricevette spesso la visita di Jean Stepahne D’Harbourg che secondo le fonti sarebbe venuto per offrirgli delle somme di denaro per la ricerca di alcuni documenti. Non solo. Insieme avevano aperto dei conti in una banca svizzera. Amicizie ben strane per un semplice ed innocuo parroco di campagna.

Nel 1900 il curato acquistò sei terreni e li intestò a Marie Dernanaud.  Eresse Villa Betania

 

 

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che dopo la morte di Saunniere sarebbe dovuta diventare casa di riposo per i preti della diocesi. All’interno fece edificare una cappella personale per avere la possibilità di dire messa. Costruì inoltre un serbatoio per l’acqua a beneficio della popolazione e una strada di collegamento per Rennes. Ma, soprattutto, si dedicò all’innalzamento del monumento più famoso di Rennes: la Tour Magdala.

 

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Il curato l’aveva ideata per ospitare il suo studio e la biblioteca curando il progetto nei minimi particolari. All’ingresso troviamo un elemento oramai familiare a Rennes: la scritta Magdala con la M somigliante a un omega capovolta (ma come si vedrà le lettere capovolte, gli acronimi e le stranezze sono di casa a Rennes). È un errore o è stato fatto con un preciso intento? Intanto il via vai di personaggi illustri continuò ad affluire senza posa. Tra gli amici di Saunniere troviamo Henri Charles Etienne Dujardin Beaumetz, della loggia la Clementè Amitiè. Si pensa che lo stesso curato fosse stati iniziato a quella loggia. Ancora. Nel 1906 Saunniere e Marie redassero un testamento nominandosi reciprocamente eredi universali.

Quale era il motivo per affrettarsi a redigere un testamento se Marie aveva soltanto 38 anni?

Saunniere aveva paura per la sua vita?

E, soprattutto, dove prese i soldi per realizzare tutto quello che aveva fatto e che voleva ancora fare?

Siamo in presenza di un tesoro o piuttosto qualcuno provvedeva a finanziare le sue opere allo scopo di cercare qualcosa? Forse il bandolo della matassa va ricercato nell’abate di Rennes les Bains, Boudet. Esiste, infatti, un libro dei conti dell’abate in cui vi è riportato un versamento effettuato a Saunniere tramite Marie Dernanaud di 4.516.681 franchi. Questi finanziamenti furono misteriosamente sospesi nel 1903. Da allora Saunniere verserà in cattive condizioni economiche.

Dal 1915, dopo la morte di Boudet, avvenuta il 30 marzo, Saunniere non avrà più difficoltà economiche.

Boudet gli aveva riferito dove era nascosto il tesoro?

Il successore di Monsignor Billard, monsignor De Beausejor, convocò più volte il curato per conoscere la natura di quegli strani movimenti ma Saunniere non si presentò mai inducendo varie scuse, solo una volta fece sapere che i soldi da lui maneggiati e usati per le costruzioni provenivano da persone che desideravano conservare l’anonimato. Il vescovo non gli credette e nel 1909 lo fece sostituire con l’abate Marty nominandolo curato di Coustage. Gli abitanti della cittadina non accettarono una simile decisione. Infatti, per protesta, non frequentarono più le messe del nuovo curato, preferendo andare ad ascoltare quelle di Saunniere a villa Betania. Nel 1911 il vescovo lo incriminò di traffico di messe e lo sospese. Fece appello a Roma e difeso dal canonico Huguet. Riabilitato l’11 aprile 1915, venne definitivamente sospeso a divinis, in quanto non volle are spiegazioni neanche a Roma.

Gli fecero sapere che sarebbero stati clementi con lui se avesse fatto ammenda e spiegato tutto ma Saunniere non lo fece mai. Il 5 gennaio 1917, decise di iniziare un’altra costruzione: una torre di 60 metri. Lo stesso giorno subì un attacco per opera di ignoti nella torre Magdala che lo spaventò parecchio. Il 17 gennaio si sentì male e fece chiamare l’abate Riviere per confessarsi. La confessione durò a lungo ma molti testimoni riportano che non ebbe l’assoluzione.

Morirà per un’emorragia cerebrale il 22 gennaio del 1917, una morte che a molti non sembrò naturale.

Sulla sua tomba è riportata la scritta INRI anche in questo caso con la n capovolta.

 

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Perché?

È un messaggio cifrato?

Uno scrivano catalano, Prudenci Reguantì Torres, spiega che la N, che vuol dire Nazareth, al rovescio è da interpretare come Htzeran che in ebraico significa:

HA TE RAZ AN

Quindi la dicitura classica:

 

Gesù nazareno Re dei Giudei

 

diventa:

 

io so dove è la camera misteriosa del re dei Giudei.

 

All’apertura del testamento, si scoprì che tutti i suoi beni erano intestati a Marie Dernanaud. Inoltre, Marie fu sempre molto categorica nella sua intenzione di non voler cedere la sua proprietà alla chiesa decidendo invece di cederla a Noel Corbu

 

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Noel Corbù

 

il quale trasformerà villa Betania in un Hotel ristorante la Torre.

Atteggiamento molto strano.

Forse Marie cercò fino all’ultimo di proteggere gli innumerevoli segreti di Saunniere di cui lei era probabilmente a conoscenza?

Nonostante dunque i tentativi dell’ortodossia di appropriarsi dei luoghi del mistero essi rimasero forse intatti, recando su di loro impresso in modo indelebile tutto il fascino di questo enigmatico mistero.

Che il mistero rimase nascosto, forse pronto ad essere riportato in superficie dai meritevoli, così come sembra addirittura suggerire la leggenda graaliana[6], lo rivela anche la frase che la stessa Marie soleva pronunciare spesso:

 

con quello che ha lasciato Saunniere

 si potrebbe nutrire Rennes per un centinaio di anni

 

e continuava:

 

Io non posso toccarlo

Si trattava di un tesoro materiale dunque?

E se sì, perché lei non poteva toccarlo?

Era vincolata da una promessa?

Oppure era soltanto impreparata a toccarlo?

Del resto è morte sicura toccare impreparati le cose sacre. La cosa più strana in tutto questo era la frase che rivolse, secondo le fonti, a Noel Corbù:

 

Un giorno vi rivelerò un segreto che vi farà molto ricco.

 

Perché Corbù?

Perché proprio a lui?

Per sdebitarsi del diniego mostrato all’uomo alla cessione delle proprietà alla chiesa?

Si dice che Corbu avesse acquistato tutto per rivenderlo poi alla chiesa ma non lo fece mai; una volta chiese delle assicurazioni a Roma che inviò a Carcassonne il nunzio pontificio.[7]

Marie però non fece in tempo a raccontare nulla poiché ebbe un attacco cardiaco che la lasciò paralizzata impedendole di parlare. Corbù dunque non conobbe mai la natura del segreto, però raccontò la storia dell’abate registrandola su un nastro magnetico che faceva ascoltare ai suoi clienti. Fra questi vi erano alcuni giornalisti che scrissero tutto sui loro giornali.

Oramai la vicenda di Rennes le Chateau era conosciuta da tutti, e Saunniere aveva guadagnato l’immortalità

 

 

 

Note

[1] Nonostante sembri appartenere all’ortodossia cattolica, è interessante notare come ad una lettura più attenta, il significato del calice rivesta una valenza esoterica. Il riferimento agli angeli come intermediari tra cielo e terra nonché il cibo divino per eccellenza, il pane, fanno pensare a un cibo celeste capace di trasformare il viandante, ossia, colui che cerca (paragonabile alla carta dell’eremita che esprime la ricerca intellettuale di valori contrapposti alla caducità della vita materiale). Questa trasmutazione non può essere effettuata senza l’intervento della gnosi della Sophia che risorge dal buio della materia corrotta per mezzo dell’energia cristica. Del resto il calice stesso è un simbolo antico di matrice femminile paragonato all’utero della Dea dove la vita è presente in nunce e aspetta l’azione dello spirito maschile generatore. ? dunque un modo per occultare il significato esoterico dell’azione di Gesù? Gesù sarebbe il cibo divino il pane divino che insieme agli altri elementi il fuoco generatore, la terra, l’acqua l’aria può operare una sorta di trasmutazione alchemica dell’uomo. Un richiamo all’azione dell’oro monoatomico? Non solo. Il richiamo al pane spirituale portato da Gesù, non può non farci pensare alla preghiera catara del padre nostro dove si accenna appunto al pane substanziale, nonché alla venerazione dell’elemento femminile la gnosi la Sohpia che deve essere liberata e riabilitata proprio da Cristo un angelo sceso sulla terra per portare la rivelazione più che la redenzione.

[2]   Questa ipotesi pare convalidarsi con la presenza di una rosa sopra l’iscrizione che si presta anche ad altre interpretazioni: simbolo della Dea o un richiamo alla dottrina dei rosacroce, che come si è visto è un canale di sbocco delle tradizioni eretiche.

[3]http://www.renneslechateau.it.

[4]  Secondo i sostenitori della teoria della cospirazione politica fu proprio questa assidua frequentazione che permise a Plantard di venire a conoscenza di un lembo del mistero e poi di potersene fare protagonista grazie ai famosi dossier segreti.

[5]   Interessante è notare come questa scritta è presente anche in altri luoghi tra cui monte Sant’Angelo e sembra indicare luoghi particolarmente pervasi di una certa aura di sacralità.

[6]   La leggenda del Graal parla dei molti che intrapresero la cerca di cui solo però uno: Ghalad il puro, il prescelto, riuscirà a portare a termine l’impresa.

[7]   Altri non era che Angelo Roncalli il furto papa Giovanni XXIII. Di lui inoltre si racconta che avendo dei parenti in un paesino vicino Rennes andasse spesso a trovarli. Fu durante una di queste visite che pare conobbe Saunniere e ne divenne amico. Forse fu partecipe di alcuni dei segreti del curato?

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