Il tesoro di Rennes le Chateau. Leggenda o realtà? A cura di Alessandra Micheli

 

Per molti il mistero di Rennes le Cheteau Saunniere, rimane soltanto una leggenda, che appartiene al mondo del mito, della fantasia a volte della propaganda laica, che antepone alla tradizione ortodossa, il fascino dell’eresia. In realtà secondo molti esperti, Saunniere così come Boudet erano soltanto semplici, ignoranti e mentalmente chiusi parroci di campagna che si dedicavano con passione alla semplice amministrazione del culto tradizionale cattolico.

Ma è proprio così?

Ad uno studio attento e scevro da pregiudizi, Saunniere (ma anche Boudet, Gelis e Bigou) appaiono, profondamente complessi e ambigui, sospesi tra eresia e devozione sincera. La domanda che sorge spontanea è a cosa, in realtà, furono davvero devoti?

E cosa in realtà si trova nascosto e celato a Rennes?

Una domanda a cui è comunque difficile rispondere in quanto esiste un enorme mole di materiale che purtroppo spesso risulta in parte manomesso, manipolato, quando non occultato e censurato. Ciononostante ad un esame seppur approssimativo dei dati una pur labile certezza emerge: contrariamente a ciò che ci si aspetta da un fedele membro di Santa Madre Chiesa, Saunniere e altri per lui, costruirono una vera e propria epopea, relativa ad un favoloso quanto misterioso tesoro che sembrerebbe oscillare tra il materiale e lo spirituale.

Numerosi ricercatori, esoteristi, semplici curiosi, si sono cimentati nella risoluzione del mistero, azzardando ipotesi che, a volte, si pongono al limite della ragione umana, e che si alternano tra la cospirazione politica e le ipotesi ufologiche.

Tra tutte le varie teorie e le voci contrastanti, permangono alcune certezze: l’evidente presenza di simboli che richiamano, in modo quasi ossessivo, alla tradizione eretica. Questo revival contiene in se diversi elementi: dottrine alchemiche, rosacrociane, ermetiche, massoniche, gnostiche e templari. Nonché accenni alle antiche tradizioni delle scuole misteriche egizie.

A prescindere, dunque, dalla presenza o meno di un tesoro, Rennes attira soprattutto per quel suo essere centro di conoscenze alternative. La forza del mistero agisce come un simbolo, attraendo tutti coloro che cercano, coloro in possesso di solide certezze, a chi si pone domande e a chi no, a chi si accontenta del quotidiano e a chi cerca assiduamente una via per giungere all’assoluto. Ed è questo forse il vero potenziale della storia di Berenger Saunniere, aver creato volontariamente o in buona fede, un polo di attrazione che convoglia le aspirazioni millenarie dell’uomo, della sua religiosità e del senso del sacro.

 Come sostiene nel suo libro, Mario Arturo Iannaccone[1], Rennes diventa un mito del postmoderno, un postmoderno in crisi che, volente o nolente, rivaluta gli assunti culturali della tradizione, rielaborandoli e sopratutto rifiutando quasi con astio, le tradizioni consolidate.

Il mito di Rennes spinge alla ricerca, alla formulazione di quesiti, attrae irresistibilmente con la sua forza simbolica, al suo essere, in fondo, archetipo eterno: la ricerca della conoscenza e della Verità ultima sulle origini dell’uomo. Pertanto, non si può ignorare come, in quel mistero, in quella chiesa, sia codificata una sorta di amalgama di conoscenze sacre che si pongono come alternativa al paradigma religioso dominate. Essa conserva e tramanda concetti antichi quali il sacerdozio regale, (impersonato dai Merovingi) la rivelazione interiore come percorso di salvezza, (la gnosi) che, secondo catari, rosacroce, massoni ed ermetisti, poteva far ottenere la resurrezione in vita e infine, la riscoperta del Femminino sacro e della sessualità sacra come mezzo per ricongiungersi con Dio (come teorizza la teoria alchemica).

Queste dottrine non scomparvero mai definitivamente, nonostante l’antagonismo della Chiesa Romana, ma hanno oltrepassato la storia simile a un fiume sotterraneo, che emergendo a tratti, mostrava (nonostante differenze relative al periodo storico in cui esse si muovevano) elementi comuni che le univano in un sistema, tutto sommato, coerente quasi impossibile da spezzare. Un sistema che ci ricorda come, forse, esistono altre verità, altre forme di pensiero, magari ignorate dalla maggioranza ma dotate di forza distruttiva in grado di indurre una modifica, non solo nell’uomo, ma anche e soprattutto, nella nostra prospettiva storica, culturale e religiosa. Ad esempio se come si credeva nel IV secolo fu la Maddalena depositaria dell’autentico messaggio di Cristo, tutta la tradizione apostolica e mitica della chiesa romana andrebbe rivista e corretta.

Questo perché, ogni sistema religioso, si fonda su assunti di pensiero largamente condivisi, in particolare non tanto su fatti storici, quanto su tradizioni mitiche ed atti di fede. Quando questi vengono a mancare, o il sistema suddetto si adegua al contesto cambiando al pari della coscienza collettiva i suoi assunti culturali e teologici, o si ritrova sopraffatto, perdendo progressivamente, legittimità e appoggio.

Ed è questa la minaccia della Chiesa alternativa, la sostituzione del materiale simbolico originario con uno nuovo che, però, affonda le radici in un patrimonio mitico, sacrale e immaginario che la Chiesa ufficiale ha sradicato, spesso con violenza. Un patrimonio che appartiene al cuore dell’umanità.

Quella di Rennes rappresenta senza dubbio una leggenda anticristiana che si mischia e si confonde con il patrimonio etnologico delle storie del Graal, della femminilità sacra come venerazione di una Dea prigenia.

 

 

Alla ricerca del tesoro

Nel corso degli anni, si sono fatte numerose ipotesi su cosa realmente avesse trovato Saunniere. Si narra di un tesoro appartenuto a Bianca di Castiglia, ad Alarico e ai catari. Addirittura, si propose l’idea che, sotto il pavimento della chiesa, fosse sepolto il Santo Graal, l’arca dell’alleanza o il tesoro del tempio di Gerusalemme. Alcuni ricercatori ipotizzano che l’intera vicenda con la sua chiesa, le stranezze, le incongruenze, nascondano una mappa del tesoro, e che nei dintorni di Rennes si nasconda la tomba di Gesù Cristo.

Ed è questo scottante segreto che smentendo le basi su cui si regge il cattolicesimo, permise al curato di ricattare Roma rendendolo immensamente ricco. Un’ipotesi affascinante ma che non tiene conto degli alti e bassi vissuti dal curato. Infatti, se fu grazie a un ricatto che godette di quella straordinaria ricchezza non si spiega come mai al cambio di guardia dei vescovi si sia trovati in difficoltà. Un segreto del genere avrebbe terrorizzato ogni fedele membro di Santa Madre Chiesa. Nessuno avrebbe osato contrastarlo. Come invece accadde. Piuttosto sembra trovarsi di fronte a due correnti opposte e ostili una con l’altra: un filone diciamo ortodosso capeggiato da monsignor de Beausejor e un filone eretico guidato da Billard e Boudet, che seguiva un disegno preciso seppur misterioso il cui braccio attivo era proprio Berenger Saunniere.  Ed è sulla linea di queste riflessioni che altri autori sostengono che il curato avesse trovato un luogo di culto segreto, considerato che nelle decorazioni della chiesa vi sono molti simboli alchemici e rosacruciani.

Scalpore e interesse ha poi suscitato il libro di Michael Baigent, Richard Leigh, Henry Licoln Il Santo Graal[2]. La tesi sostenuta dagli autori, che è poi la raison d’etre del fantomatico Priorato di Sion, riguarda la natura delle pergamene trovate da Saunniere. Queste conterrebbero importanti informazioni genealogiche comprovanti la sopravvivenza della dinastia merovingia. Pertanto seguendo questo filo logico, esisterebbe tutt’oggi un legittimo erede al trono di Francia.

Non solo.

Le stesse pergamene sosterrebbero un altro dato di importanza capitale: la dinastia merovingia, dovrebbe quel suo leggendario alone magico al fatto che essa discende nientedimeno che dall’unione della Maddalena con Gesù. Questa tesi, in effetti, non ha secondo me nulla di magico né mistico; rientra a pieno titolo nel campo della lotta di potere che da sempre attraversa l’uomo. Una discendenza di Cristo non solo rimetterebbe in discussione l’intero edificio politico del Vaticano, ma fa parte del corpus delle teorie del potere politico, teorie che si impegnano a spiegare e trovare una legittimazione più o meno razionale, all’autorità che alcuni esercitano sulla moltitudine dei cittadini. Diciamo una variante del diritto divino dei re (anche se la teoria interessante pertanto, contiene in sé una maggiore ereticità).

E sinceramente applicarla all’intera vicenda di Rennes ne sminuisce il valore iniziatico e magico.

Secondo Massimo Introvigne[3], infine, tutta la vicenda di Rennes è un’abile macchinazione, sfruttata per fini economici e turistici. Eppure, un’affermazione del genere rischia di essere profondamente parziale, dettata da una mente ortodossa che si rifiuta di prendere atto delle numerose stranezze e incongruenze presenti nella chiesa e nell’intera regione.

Comunque un dato è certo: Saunniere fu singolarmente attento ad introdurre elementi di stampo simbolico ed allegorico oltre che a disseminare l’architettura di indizi che stonavano fortemente l’ortodossia dominante. Esiste, senza ombra di dubbio, la certezza (almeno quella) di un profondo interesse per l’esoterismo e per le verità alternative.[4]

È un dato certo che le cattedrali siano un miscuglio di elementi di varie tradizioni atte a fornire al fedele, in modo sincretico, la possibilità di accostarsi al culto dominante pur non sentendosi troppo divelto dalle proprie radici culturali. Radici che, comunque, la chiesa di Roma cercava di sradicare. La presenza di elementi pagani risponde, quindi, ad un’esigenza sociologica e pratica; un mezzo per convertire agevolmente i fedeli, facendo proprie le tradizioni e i messaggi di altre forme di spiritualità.

Ciò che però rende unica e affascinante la chiesa di Rennes le Chateau è la sensazione che i simboli non siano al servizio dell’ortodossia dominante ma restano inquietantemente visibili, quasi per mostrare al fedele l’esistenza di una via alternativa al contato con il divino. Mai sacerdote cattolico aveva dimostrato di aderire così apertamente all’eresia pagano-gnostica.

Cosa trovò di così sconvolgente Saunniere?

E, soprattutto, trovò effettivamente qualcosa?

E quel qualcosa si trovava nella cripta o faceva parte di una tradizione orale, tramandata da generazione e generazione?

La leggenda vuole che Saunniere abbia scoperto un tesoro, la cui valenza oscilla tra il materiale e lo spirituale e che avesse il potere di sconvolgere gli assunti del cristianesimo stesso. Che sia la prova di una discendenza di Gesù, del suo matrimonio con la Maddalena, della continuazione della dinastia davidica, dove il sangue stesso di Dio scorrerebbe nelle vene dei presunti eredi, è certo che ci si trova di fronte ad una possibile allegoria.

La prima ipotesi che si può agevolmente formulare, e che appare più logico formulare, riconduce alle idee catare e gnostiche che rielaborano e re-interpretano le vicende di Gesù.

Eppure, in fondo, queste idee eretiche non erano così tanto segrete.

Si trattava di tradizioni che, seppur in esilio, seppur contrastate, perseguitate, combattute, erano parti della cultura locale della regione, idee che sobillavano in silenzio che però davano segno della loro presenza. Idee che per quanto apparentemente occultate e sotterranee, ogni tanto emergevano e avevano dato vita ai movimenti esoterici e alle sette segrete. Sette come la massoneria e i rosacroce ma anche i movimenti wicca e neopagani. Seppur ignorati dai molti, dalle masse, essi erano i protagonisti principali della vita intellettuale dell’epoca, nonché diventati baluardi delle rivendicazioni politiche e di ansie rivoluzionarie e riformiste.

Politica e religione, conoscenze esoteriche e mire egemoniche, sono questi i due estremi tra i quali si muove il mistero di Rennes. Tra mistificazioni, manipolazioni e mezze verità, brilla una realtà importante e fondamentale: l’eterna ricerca della gnosi. Il desiderio di sfidare i dogmi e la predominanza di ogni istituzione che si ponga come unico detentore della Verità e del potere. Era il dono maledetto e benedetto al tempo stesso della caduta/ascesa dei nostri progenitori quando, non soddisfatti pienamente della loro realtà quotidiana, ebbero l’ardire di appropriarsi del dono della conoscenza del bene e del male, superando e sfidando i limiti imposti dal Dio dell’essere e delle forme.

Se Saunniere fu collegato a queste considerazioni, la sua scoperta non fu, forse, una vera scoperta; fu il tentativo di sfidare lo status quo, di sedurre le menti curiose e perché no, di utilizzare tali indizi per indurre un cambiamento di prospettiva. Tutto ciò era reso possibile proprio dall’alone misterioso che rendeva il tesoro capace di attrarre, di spingere alla ricerca, alle ipotesi. Perciò sempre più pericoloso, insidioso e adatto alle manipolazioni alle mistificazioni.

Era la segretezza il vero segreto, la forza vincente della corrente sotterranea.

Il nostro parroco si mostrò sicuramente tanto intelligente e folle da farlo e coraggioso fino all’estremo, per porsi in contrasto con l’autorità. Ma fu anche, forse, protetto da chi vedeva in una simile presa di posizione un’ottima tattica di radicale mutamento politico. L’unione di politico e magico, era figlia di una certa elite intellettuale che stranamente, pur ponendosi fuori dalla legittimità consueta, aveva comunque una sua peculiare legittimità, quella del ritorno alla tradizione.

E il ritorno alla tradizione aveva un’ampia gamma di opzioni: dall’anarchia pagana alla monarchia esoterica, unica detentrice del patto tra Dio e gli uomini. Ed ecco gli antichi principi del sacerdozio regale, fondersi o ritrovare il loro posto nella storia, un posto usurpato dalla funesta democrazia che complice del laicismo e del razionalismo scientifico, aveva spezzato gli originari legami tra il sacro e gli uomini. Eppure, ironia della sorte fu proprio il laicismo il terreno adatto per il riemergere di tali tendenze. Grazie al laicismo di stampo illuminista fu possibile la liberazione dalla tirannia dell’autorità cattolica, dalla superstizione e dai dogmi e immergersi nello studio, nelle speculazioni metafisiche, alla ricerca di ipotesi alternative, donando alla corrente sotterranea nuova energia

Note

[1]     Mario Arturo Iannaccone, Rennes Le Chateau una decifrazione, Sugarco, Milano 2004.

[2]   Vedere Micheal Baigent, Richard Leigh, Henry Lincoln, Il Santo Graal, Mondatori, trad. Roberta Rambelli Milano 1994.

[3]   Introvigne Massimo, Rennes le Chateau: mistificatori e mistificazioni sul Graal, Cristianità n.258, 1996.

[4] Come sembra suggerire la strana disposizione di statue ed elementi paganeggianti.

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