“La barriera. Le streghe di Savannah” di di J.D. Horn, Amazon crossing. A cura di Natascia Luchetti

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«Il potere è una forza della natura; non sono le streghe a crearlo, noi troviamo soltanto un modo per allearci con questa forza. Lo so che dall’esterno sembra che le streghe possano controllarlo, ma più spesso è lui a controllare noi.»

 

Il potere è tutto.

Il potere è al centro di ogni disputa da secoli, è il motore di molte guerre ed è la parola chiave di questo romanzo fantasy.
Quello descritto da J.D. Horn non è uno strumento, benché sia l’oggetto del desiderio. Sono gli uomini, le vicende ad essere suoi strumenti. Ed ecco che le streghe di Savannah sono pronte ad annientarsi a vicenda per ottenerlo, calpestando ogni valore, ogni sorta di legame familiare. Il potere della magia, una forza arcana e incontrollabile, viene tramandato di generazione in generazione da tredici grandi famiglie. Per ciascuna di queste famiglie, venne scelto un rappresentante che avrebbe dovuto incarnare un “ancora”, un punto di forza della barriera che le streghe hanno eretto per dividere il mondo dei vivi da quelli delle ombre. E’ uno scudo che tiene lontani i demoni.
Dopo la morte della rappresentante della famiglia Taylor, Ginny, la situazione si destabilizza.

C’è fretta di trovare un’ancora che la sostituisca alla svelta.

Mercy sembra esclusa da questa scelta. Seppur discendente della famiglia Taylor, lei non possiede nessun potere magico. Per certi versi è meglio così. Sembra che il ruolo di ancora porti con se anche la consapevolezza di non poter vivere una vita normale: esso priva della possibilità di avere famiglia, figli, libertà.

Il potere è incontrollabile, ma è anche una gabbia, eppure perché gratifica così tanto chi lo possiede?

Forse per il concetto affascinante di avere sulle spalle il peso della salvezza del proprio mondo oppure l’illusione di dominare i propri simili.

 

E sì, cerco di escluderti da questo tipo di cose. Ma forse, e dico forse, ti escludo perché sei l’unica che può restarne fuori. Che non deve esserci per forza invischiata. Guarda tua sorella. Non pensi che preferirei cacciarvi fuori entrambe con uno scacciamosche? Lasciarvi uscire e andare per il mondo e vivere lontano da queste stronzate? Magari non sono gentile e non sono paziente, ma questo non vuol dire che non voglio quello che è meglio per voi. Dovresti essere grata di non essere coinvolta in questo casino più di quanto tu non lo sia già.



Maisie, sorella di Mercy, sembra essere la perfetta candidata al ruolo. Ginny l’ha istruita in modo da agevolarla a prendere il suo posto, ma un alone di mistero avvolge quella sorella inspiegabilmente priva di qualsiasi capacità sovrannaturale, che, grazie alla vicinanza pericolosa con Madre Jilo, una donna in grado di utilizzare la magia pur essendo nata priva di poteri, riscopre delle capacità che le permetteranno di difendersi dall’assassino di Ginny.

Più Mercy va a avanti nella scoperta dei suoi poteri, più tutto ciò che ha intorno in cui ha sempre creduto, si sgretola. Il romanzo di Horn è pieno di colpi di scena messi al posto giusto, perché sì, la trama è centrale in questa produzione, è originale e ben fatta. I personaggi non cadono nello stereotipo, mai. Sono sfaccettati e si svelano soltanto col correre della storia. Più volte sono rimasta sorpresa, spiazzata. E’ una bella storia, raccontata con ritmo incalzante e lineare. La storia va avanti senza troppi flashback o sbalzi temporali. Sono i personaggi stessi a raccontare del loro passato e Horn trova degli espedienti davvero belli, immagini davvero degne di nota per parlare di ciò che accadde ai suoi protagonisti e non prima della trama principale. E’ bellissimo, per citarne uno, quello del vaso dei ricordi di Mercy e Maisie : Maisie utilizza la sua magia per chiudere diciannove ricordi all’interno di un vaso trasparente, in modo che la sorella possa accedervi dopo averli liberati, con il solo sfiorare delle dita.

Bella, bellissima immagine.

Il rapporto tra le due sorelle è approfondito ed interessante. Esso è un ibrido tra odio e amore. Infatti, nonostante gli screzi nati per i conflitti di interesse sia da un punto di vista amoroso sia da un conflitto di interessi per il proprio ruolo all’interno della famiglia, le due sorelle Taylor, sono legate da un affetto sincero che più volte verrà messo in dubbio, ma che rimarrà sempre saldo da ambo le parti, nonostante tutto.

Un personaggio chiave è senza dubbio Madre Jilo, una fattucchiera afro americana che applica la magia nera, agendo attraverso il sacrificio. E’ senza scrupoli e senza riguardi per nessuno, ma riconosce subito un’affinità con la protagonista. Proprio come lei, non possiede nessuna energia magica di scocca e per questo deve perdere molto per acquistare il potere di farsi spazio, di competere con le grandi famiglie. Lei è una donna che si è fatta da sola, forse non nel migliore dei modi, però ha saputo imporsi pur non possedendo nulla. Diciamo che la sua figura è riuscita ad affascinarmi persino più di quella di Mercy.

Posso riassumere tutte le mie considerazioni in un giudizio più che positivo per questo romanzo che è fortissimo di una trama originale e ricca di colpi di scena. Un gran bel fantasy degno di questo nome.

Lo consiglio a tutti gli appassionati del genere e agli amanti di una storia che non suona mai scontata.

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