“Il sostituto” di Brenna Yovanoff Asengard editrice. A cura di Natascia Luchetti

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Bello, ben scritto e geniale. Sono tre caratteristiche con cui si può definire questo romanzo. Iniziamo dal primo aggettivo. Innanzi tutto l’autrice crea un’ambientazione dettagliata e funzionale alla narrazione attraverso descrizioni semplici ma terribilmente efficaci, basate su suoni e odori. Riesce in questo modo ad avvolgere il lettore, ad accompagnarlo per le strade di una grigia cittadina che si chiama Gentry. Sembra che il sole abbia voltato le spalle a quel luogo dove la gente prosegue esistenze sempre uguali a se stesse. Tranquilli fino alla staticità. Una staticità difesa in tutti i modi, anche attraverso il sangue. Nessuno vuole ammettere che Gentry ha prosperato grazie ad un patto con creature immortali, che mantengono la stabilità economica della città in cambio della vita di un bambino ogni sette anni. Pur di stare tranquilli, gli abitanti di Gentry accettano il sacrificio. Il bambino viene scambiato nella bara con un figlio delle ombre. La storia di Mackie, il protagonista, è simile, ma diversa. Lui ha sostituito con un bambino umano nella culla. È sopravvissuto all’interno della famiglia del pastore di Gentry. I suoi genitori adottivi non sembrano nutrire un grande amore per lui, dopotutto non è umano. La sorella Emma, invece, lo adora con tutto il cuore. E questo elemento apre ad uno dei temi più importanti del libro.
Mackie è diverso, una creatura nata in un contesto ignoto, che fa paura, eppure Emma, una ragazza umana, lo considera un fratello e lo ama come tale. Non ci sono molti propensi ad accettare la diversità del ragazzo che infine costringe se stesso a vivere la vita da fuori, ad osservare lo scorrere del tempo da un punto lontano e da un profondo silenzio.
Il fatto di non avere un nome suo, di essere diverso, di far parte di una realtà nascosta ed odiata, lo porta ad estraniarsi sempre di più, anche da coloro che nutrono affetto per lui. Per Mackie è importante comprendere il suo posto al mondo, sapere se effettivamente né ha uno. Si avvicina quindi alle creature che vivono mescolate alle persone di Gentry e celano la loro natura magica. I primi a cui si avvicina sono i membri di un complesso rock che suonano nel cadente locale della città. La loro musica è incantata e riesce a trasmettere con forza le loro emozioni, a contagiare il pubblico con esse. Mi è piaciuto moltissimo il ruolo dato alla musica, l’esaltazione del suo potere sull’animo umano e la possibilità di veicolare i sentimenti e le sensazioni di chi le dà vita.
Sono i musicisti a condurre Mackie da Morrigan all’interno della Casa del Caos, posta sotto un ampio cumulo di rifiuti. Sono certa che a molti di voi questo nome non è nuovo. Morrigan, la grande regina, la strega nordica che rubava i bambini dei grandi guerrieri per costruire il suo esercito, quella che richiedeva il tributo di sangue di re ed eroi. Stiamo proprio parlando di lei, soltanto che la Yovanoff che la presenta come una bambina graziosa nella sua disumanità.

Si sedeva in un guado con in mano un ramo incenerito e l’ala di un corvo legata ai capelli. Guardava gli eserciti che attraversavano il fiume e sceglieva gli uomini che sarebbero morti e in quale ordine. Poi si è lasciata andare, e come lei tutti gli altri, rimpicciolendosi per adattarsi alla visione degli ignoranti.

La scelta di rappresentare la grande regina come una bambina che vive nei rifiuti non è affatto un caso. La gente ha smesso di onorare le creature magiche che sono passate dal rango di divinità a leggende narrate come favole oscure ai bambini. Morrigan, i musicisti e gli altri abitanti della Casa del Caos cercano di assorbire consensi, di essere amati almeno un po’ ,soltanto per non continuare a marcire tra le pagine di polverosi libri di miti. E’ una ricerca disperata di far parte di memoria. Questo è un tema espresso molte volte in letteratura e il più celebre esempio che mi balena in mente è il celebre romanzo di Ende: La storia Infinita. Ok, le atmosfere non sono le stesse, il genere è diverso, però il concetto è simile. Il nulla che frammenta il regno di Fantasia, perché gli esseri umani smettono di immaginare e diventano troppo legate al concreto è simile al decadimento che affligge le creature magiche di Gentry che spesso sono rappresentate come in decomposizione, marcescenti, malate. La Yovanoff punta il dito verso l’eccessivo attaccamento alla materialità mettendo al centro del suo romanzo il sacrificio dei bambini che è la cosa più oscena di cui una civiltà possa macchiarsi. Il sangue di un bambino vale meno della certezza di continuare a vivere lontani dalle crisi economiche. E’ una grande protesta verso la società di oggi, che asfalta ogni cosa pur di mantenere quell’illusione che tutto vada bene, per arricchirsi, come se il materiale potesse davvero rendere felici le persone. La gente si impoverisce d’anima nonostante tenti di arricchirsi con il denaro, attraverso il sangue di molti innocenti.

Nessuno è immune allo scetticismo.
La fede che si indebolisce può distruggerci tutti.


La seconda caratteristica che ho enunciato all’inizio della mia recensione è : ben scritto. Sì, il libro della Yovanoff è scritto divinamente. Non perde mai di ritmo, ha descrizioni favolose che si intonano a dialoghi efficaci e sempre al posto giusto. I personaggi hanno carattere e lei sa differenziarli in maniera ottima. Persino i più secondari sono descritti in maniera dettagliata e perfettamente inseriti nel contesto avvolgente in grado di rapire il lettore e trasportarlo tra le vie grigie di Gentry.

La terza caratteristica è: geniale. Esatto. “Il Sostituto” è geniale, perché unisce ad una storia avvincente una critica sociale nitida e condivisibile.
I personaggi sono lontani dagli stereotipi e ricchi di sorprese. Ognuno di loro è credibile e profondo e porta con sé un messaggio e un tema differente.
Non posso che fare i complimenti all’autrice di questa meraviglia cupa e profonda che mi ha rapita dalla prima e ultima pagina, trattando concetti che a me stanno molto a cuore. Lo consiglio veramente a tutti coloro che vogliano una storia bella e approfondita basata su un’ambientazione avvolgente.

Stupendo.

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Dietro le quinte della letteratura. Il coraggio delle parole. Incontro con Anna Rita Angelelli, direttore editoriale delle Mezzelane casa editrice. A cura di Milena Mannini e Alessandra Micheli

 

Una delle figure chiave per il mondo letterario è sicuramente l’editore. E’ lui il demiurgo che dà corpo e vita ai testi, decretando il loro libero volo attraverso l’immaginario del lettore o la loro morte.

Croce e delizia di ogni artista è spesso una figura controversa, poco compresa e spesso afflitta da snervanti stereotipi.

Oggi noi del blog vogliamo andare a conoscere più da vicino la bestia mitologica, questa terribile fiera, per smontare se non del tutto almeno parzialmente i soliti stereotipi.

E chi meglio di una donna può raccontare il suo lavoro?

Ecco a voi Rita Angelelli, scrittrice ma anche Il Direttore Editoriale delle Mezzelane edizioni.

Impegnata, seria e soprattutto coraggiosa. Un editore che, seppur consapevole che la vendita conta, è tuttavia talmente amante della bellezza da dare a essa, finalmente, una tonante voce.

Buon Viaggio

 

Scrivere è una delle mie passioni, senza la scrittura non sarei qui oggi.

Rita Angelelli

A. Quale rapporti si instaurano tra autore e editore?

R. Per esperienza diretta con altri Editori, da autrice, posso dire di aver trovato quasi sempre persone molto capaci e il rapporto con me è stato sempre pacifico e amichevole, nonostante le cose non sono andate come sarebbero dovute andare. Come Editore cerco sempre di rapportarmi con toni amichevoli. Tuttavia, a volte, bisogna essere rigidi e fare un passo indietro, così da instaurare un vero e proprio rapporto di lavoro. L’autore, per un Editore, è un soggetto molto importante, e senza di lui non potrebbe esistere, per cui: va seguito, spronato, rassicurato.

A. Cosa deve esserci nei testi per renderli idonei alla pubblicazione?

R. Una storia originale e ben scritta prima di tutto. I personaggi devono essere realistici, anche quando si scrive un fantasy per assurdo; le ambientazioni devono essere adeguate alla storia e al periodo che si racconta; non devono esserci buchi narrativi e incongruenze. In ultimo, ma non di poca importanza, un romanzo deve intrigare il lettore, tenerlo incollato alle pagine fino alla parola fine.

A. Quanto la letteratura ha ancora da raccontare oggi ai giovani?

R. La letteratura ha sempre da raccontare, sia ai giovani che agli adulti. Purtroppo oggi i giovani, non tutti ovviamente, sono distratti da ben altre faccende: cellulari hi tech, discoteche e divertimenti vari. Per la lettura, di conseguenza, rimane poco tempo. È dalle scuole che dovrebbe partire l’input: leggere agli studenti, durante le ore di letteratura, potrebbe essere un buon punto di partenza.

A. Nel catalogo c’è molto spazio alla narrativa di formazione, quanto può dare oggi questo tipo di testo ai giovani?

R. Il romanzo di formazione è sempre esistito ed è cosa buona e giusta! Questo tipo di romanzi sono adatti a tutti, sono storie molto realistiche, all’interno delle quali il protagonista supera una sfida con se stesso e con il mondo che lo circonda. Cosa insegnano? Come affrontare la vita, la sua ciclicità, come superare le avversità temporanee, come risorgere dalle sconfitte e gioire per le vittorie.

A.Libri scomodi, di denuncia, che affrontano temi anche complessi ( cito Strana rana, le nuove confessioni di Eva, Ceramiche a Capodanno o Il cerchio) perché la scelta di pubblicarli?

R. Due sono miei, li ho scelti per quello! Ah ah ah. Ok, torno seria. Le nuove confessioni di Eva è un libro denuncia di quello che è il mondo oggi: corruzione, sessismo, violenza; sono argomenti scomodi, ma è giusto parlarne; è vero che nel libro ci sono molte scene di sesso, anche abbastanza crude, ma alla base di tutto c’è la storia di una donna che ha deciso di dimostrare le proprie capacità, pur utilizzando maniere non proprio ortodosse. Perché se lo fa un uomo nessuno fiata? Mentre se lo fa una donna… Ceramiche a capodanno è una silloge poetica che si occupa della violenza di genere, una vera e propria piaga dei nostri tempi; è giusto che se ne parli, sensibilizzando il grande pubblico. Il Cerchio l’ho scelto perché in fondo è una bella storia d’amore, al di là dei contenuti erotici, ed è l’amore che muove tutte le cose… Strana rana affronta delle tematiche di vita reali: il dolore, la sofferenza, la psiche, l’arrivismo, l’apparenza; è malinconico, irriverente, strano, come strano (nell’accezione più bella del termine) è chi l’ha scritto, un po’ sopra le righe (ma non così scomodo), malinconico. Ho scelto di pubblicarli perché non ti lasciano con una sensazione di vuoto, ma con qualcosa in più su cui riflettere.

A. Cosa ha significato per la Ce pubblicare il testo di Benny Manocchia?

R. Benny è un giornalista che avrebbe ancora molto di più da raccontare. Mi hanno affascinato i personaggi con i quali è venuto in contatto, le loro storie viste con un’ottica diversa rispetto a quello che i rotocalchi ci hanno fatto conoscere. Per la c.e. è stato un momento esaltante, perché non avremmo mai pensato di arrivare oltre oceano. Presto arriverà anche un’altra bella sorpresa (forse più di una) da un’altra terra ricca e affascinante che non è proprio dietro l’angolo.

 

A.Cosa deve raccontare un libro?

R. Come dicevo poco sopra, un libro deve raccontare una storia originale. Un libro deve fornire informazioni, emozioni, deve far riflettere, deve lasciarti almeno un’immagine, una sensazione.

 

A. Cosa hanno di peculiare i vostri autori?

R. Sono tutti esordienti (tranne qualcuno). Tutti con una gran bella fantasia. Sanno emozionare.

M. Che difficoltà può incontrare o incontra una CE piccola o media di fronte allo strapotere dei grandi?

R. Non parlerei di difficoltà vere e proprie, anche perché per la nostra politica editoriale ci discostiamo molto dalle grandi, sia per le scelte di pubblicazione, che per l’immagine. La più grande difficoltà è la distribuzione nelle librerie, che sono propense a vendere solo i nomi noti e poco altro. Lo spazio per gli esordienti che, secondo me, hanno da dire tanto e quanto i grandi Scrittori o Vip, è davvero poco o inesistente.

M. Come si sceglie un romanzo da pubblicare?

R. Scelgo i romanzi in base a due fattori: oggettivo e soggettivo. Prima di tutto la storia, come dicevo sopra, deve: essere abbastanza originale, con uno stile riconoscibile, senza buchi narrativi, grammaticalmente corretta (ma se anche non fosse perfetta poi ci sono i nostri editor, ai quali faccio un grande e lungo applauso per il lavoro svolto), tempi verbali coerenti. Poi si passa al lato soggettivo: i personaggi mi devono emozionare, intrigare, farmi arrivare alla fine. Se già alla seconda pagina mi casca la testa (e la palpebra) o trovo degli errori (orrori) lo scrittore ha la buona probabilità di ricevere un rifiuto. C‘è anche un altro fattore che guardo sempre: chi ha scritto il romanzo. Dalla lettera di presentazione, quando c’è, e dalla biografia so già chi andrò a leggere e quanto mi potrà dare in termini collaborazione diretta. Perché senza la collaborazione dell’autore, l’Editore può fare veramente poco.

M. Cosa cerca una casa editrice in un romanzo?

R. La storia/trama/personaggi. Ogni dettaglio deve essere al posto giusto. Dettagli scontati, ininfluenti, figure retoriche esagerate o sbagliate (nell’erotico, per esempio, più che eccitare, spesso le metafore fanno ridere) sono da evitare sempre.

 

M. Molti autori si lamentano del fatto che le case editrici chiedono un contributo per pubblicarli, tu cosa ne pensi?

R. Penso che chi chiede un contributo non possa appellarsi con il nome “casa editrice”, ma il termine esatto per questo tipo di impresa è “tipografia”. Purtroppo fino a che ci sarà la domanda ci sarà sempre anche l’offerta. Mi batto ogni giorno contro queste imprese che non si assumono il rischio d’impresa, appunto, alle quali piace vincere facile sfruttando chi non sa come arrivare a una casa editrice vera e propria o chi vuol pubblicare pur avendo scritto una ciofeca.

M. Cosa offrite agli autori che scegliete?

R. Non si tratta di offerta, ma di etica professionale. A tutti gli autori viene inviato un contratto (ben 6 pagine!) nel quale viene specificata la percentuale delle royalties sia sul cartaceo che sul digitale, le copie che verranno stampate inizialmente e quelle successive, il nome dei due distributori e tutto quello che fa parte di un contratto tra le parti. Ogni autore viene seguito da quattro persone: direttore editoriale, editor, grafico, capo editor. Ogni libro viene editato dall’editor assegnato, rivisto dalla nostra capo editor, per poi andare alla correzione delle bozze per i refusi, e arrivare all’impaginazione solo dopo il “visto si stampi”. Il nostro grafico si occupa della copertina, delle eventuali locandine e di tutto il materiale pubblicitario che viene pubblicato sui Social Network dove siamo presenti. Interviste, blog tour, recensioni, passaggi nei giornali on line e cartacei, vanno di conseguenza e a seconda delle esigenze pubblicitarie.

 

M. Perché aprire una casa editrice?

R. Ecco! Me lo domando spesso. No dai… Ho aperto la casa editrice più per una sfida con me stessa e verso alcune persone che mi avevano un po’ deluso, più che per volontà vera e propria. L’incoscienza, poi, ci ha messo del suo e adesso siamo qui a parlarne. Credo di averlo detto in più di un’intervista, ma lo ripropongo, proprio come si ripropongono i peperoni: per un paio di anni ho fatto da talent scout per una c.e. e pubblicato come autrice due romanzi e una silloge poetica. Mai pagata per un romanzo, mai pagata per la silloge, mai pagata per il talent. (mi sono chiesta anche che fine avessero fatto i tanto declamati estratti conto: alcuni mai pervenuti). Per cui mi sono detta: se va così l’editoria, io posso fare senz’altro meglio. Quindi ho proposto alla mia capo editor (che allora faceva l’editor per la c.e. con la quale pubblicavo gli erotici) di affiancarmi. Un’altra incosciente come me? Forse. Ma il tempo e la tenacia ci stanno dando ragione.

 

 

M. Quale è la parte più difficile del rapporto scrittore CE?

R.Gli scrittori sono degli artisti e come tutti gli artisti sono: variabili di umore, volubili e volatili come l’immediatezza, permalosi come una mamma pancina quando le si tocca un figlio, narcisi che più narcisi non si può. Io poi sono impulsiva e faccio più danni di uno sciame di schistocerca gregaria, stronza (si può dire o siamo in cerchia protetta?) andante, metereopatica… Fai due più due e scoprirai che la matematica E’ UNA OPINIONE. Il risultato non è mai quello che ti aspetti. A volte scoppiano scintille, ma li amo tutti per la loro unicità nell’essere volubili, variabili, permalosi e narcisi (non sono da meno).

 

M. Quale è il rapporto con i blog del settore?

R. Eh, nota dolente. I blogger sono delle persone meravigliose quando fanno il proprio lavoro come deve essere fatto. Purtroppo alcuni vogliono la pappa pronta e buona. Noi forniamo tutto il materiale per tempo: libro in pdf o epub, scheda tecnica, copertina, biografia. Quello che chiediamo è di rispettare i nostri tempi e di leggere il libro (è il minimo, no!?): non si può promettere se poi non si è pronti a farlo. Molti, per fortuna, sono veramente dei professionisti. Alcuni, che credevamo dei professionisti, invece, si sono dimostrati per quello che sono: ben venga l’editore grande e famoso, quello piccolo… beh, lasciamolo aspettare una risposta.

 

 

M. Che etica guida il vostro lavoro?

R. Posso definirla con due aggettivi: chiarezza e professionalità, Abbiamo una nostra politica editoriale, che è nostra e solo nostra. Siamo una Casa Editrice NoEap indipendente. E ci teniamo a sottolinearlo!

 

M. Per una CE cosa conta davvero quando si pubblica un romanzo?

R. Vendere! Non sono venale… Vendere i nostri titoli significa che abbiamo fatto bene il nostro lavoro e abbiamo fatto conoscere i nostri scrittori.

 

A. Quanto oggi conta ancora il talento?

R. Moltissimo. Il talento di uno scrittore conta molto. Purtroppo i più talentuosi sono spesso bistrattati dalle grandi case editrici che guardano di più alla cassa che a tutto il resto. Mi contraddico con la risposta precedente nella quale dicevo che anche noi vogliamo vendere? No. Dico solo che come le grandi siamo un’impresa anche noi, solo che la nostra c.e. si assume il rischio di pubblicare perfetti sconosciuti, e con quelli cerchiamo di farci largo nel grande mercato che è l’editoria, mentre loro, spesso, mirano di più a pubblicare scrittori già noti. E quindi di sicuro impatto editoriale.

 

 

 

Ringraziamo  Rita, che oltre a essere una professionista seria, è anche una donna brillante, con una sensibilità spiccata che non ne intacca un certo senso dell’umorismo, quasi a volte colorato di un certo tono noir.

Questo rende il rapporto con lei e con il suo staff un’avventura elettrizzante, una sfida continua ma anche la meravigliosa scoprta che, almeno per qualcuno, la bellezza conta ancora.

Del resto è colei che ha dato vita al mio romanzo preferito, unico nel suo genere. E solo una donna coraggiosa che gli schemi li stravolge e attacca con fierezza gli stereotipi, poteva avere l’ardire di pubblicare.

Andate a scoprire i lori titoli

Che il viaggio attraverso la meraviglia abbia inizio

 

 

 

La Bellezza è una forma del Genio, anzi, è più alta del Genio perché non necessita di spiegazioni. Essa è uno dei grandi fatti del mondo, come la luce solare, la primavera, il riflesso nellacqua scura di quella conchiglia dargento che chiamiamo luna.

Oscar Wilde