“Le Torri di Kelt” di Walter Coccarelli, IDEA edizioni. A cura di Vito Ditaranto.

 

Sei sono le Stelle conosciute che brillano nel cielo. Sei più delle altre al di sopra delle terre che hanno fine. Sei vogliono che il loro colore brilli in eterno sotto la volta di Caerlwenna. Una più delle altre adorate dagli uomini. Così sei sono le Pietre conosciute che alle Stelle si contrappongono, anch’esse infinite e immortali come l’universo da cui sono nate. Quando l’ultimo degli esseri viventi sarà obliato, esse continueranno a esistere, a diffondere il loro potere e il loro magico colore; manifeste o nascoste nell’ombra, in attesa d’essere svegliate dal bene o dal male o da ciò che agli uomini è celato. Infine sei sono i Fuochi dai vari colori che i Maghi proteggono nelle sei Torri più alte della Terra di Kelt: essi ne venerano il calore e il potere che da essi deriva, ne adorano la potenza infinita e la luce, la vita e la morte che al fuoco appartengono.”

 

Questa è l’introduzione di “Le Torri di Kelt” di Walter Coccarelli, che inevitabilmente mi riporata alla mente un passo del famoso “Signore degli Anelli”.

Poesia dell’anello di  “Il Signore degli Anelli” di J.R.R. Tolkien:

 

“Tre Anelli ai Re degli Elfi sotto il cielo che risplende, Sette ai Principi dei Nani nelle lor rocche di pietra, Nove agli Uomini Mortali che la triste morte attende, Uno per l’Oscuro Sire chiuso nella reggia tetra, Nella Terra di Mordor, dove l’Ombra nera scende…Un Anello per domarli, un Anello per trovarli, Un Anello per ghermirli e nell’oscurità incatenarli. Nella Terra di Mordor, dove l’Ombra cupa scende…Un anello per domarli, un anello per trovarli, Un anello per ghermirli e nell’oscurità incatenarli.

In realtà nel romnzo di Coccarelli ho trovato molte similitudini anche con George R. R. Martin ed in particolare con i romanzi “Il trono di spade” e “Le torri di cenere”.

Comunque, tolte le similitudini con Tolkien e Martin, il romanzo di Coccarelli si mostra come un ottimo romanzo fantasy ben congeniato e ben strutturato.

L’autore esprime egregiamente un ottimo, racconto d’immaginazione: più che il frisson per dirla alla francese, più che il brivido del colpo di scena quello che qui conta è la costruzione immaginaria, l’atmosfera onirica, gli squarci di visione che a volte si aprono nella sua prosa densa di aggettivi e ben elaborata. Se nella prima parte della sua narrativa egli ha espresso una rivolta, completa e cosciente, contro il mondo prosaico che lo circonda, nell’ultima ha raggiunto risultati fantastici che in pochi altri autori è dato riscontrare.

Quello che mi preme sottolineare, tuttavia, è che Coccarelli non abbandona nella sua narrazione mai la ricerca del meraviglioso e del diverso, di ciò che è radicalmente altro; ed è questo a rendere la sua narrativa qualcosa di diverso dalla normale fantascienza, dal puro e semplice tale of terror, che caratterizza i fantasy odierni. Mai come nei racconto scritto in questo libro ci accorgiamo che il suo è comunque, tolte alcune similitudini, un genere autonomo, quasi autosufficiente: una sorta di cammino iniziatico praticabile anche dai profani, con un occhio alla magia e l’altro alle meraviglie.

Inevitabilmente sin dal prologo il lettore è avvolto da un’atmosfera incantata. Bravo a far rivivere le angosce e la paura di Akenor, il quale sarà costretto a riscoprire la sua natura di mezz’elfo scoprendo che al mondo vi sono molte più cose di quello che immaginava.

Libro senz’altro imperdibile, che ti avvolge in una nube fitta, di mistero e magia, facendoti anche perdere un po’ contatto con la realtà. I suoi personaggi ispirano subito simpatia, perché sono esseri dolci come il miele e resistenti come le radici di alberi secolari. Te li immagini come piccoli amici e ne ascolti le avventure e i pensieri. Il libro ti porta a riflettere a fondo, ovviamente a modo suo, sul concetto di comunità, di fiducia, di amicizia, di sete di potere. L’ho decisamente apprezzato, soprattutto per i messaggi educativi che può offrire anche ai giovani lettori, che di solito si avvicinano al mondo dei libri soprattutto grazie al genere fantasy. Sinceramente l’ho trovato comunque di non facile lettura, non tanto per la mole, quanto per la miriade di personaggi che lo popolano e per l’estrema ricchezza di particolari, che a volte ti fa perdere un po’ la concentrazione.

Coccarelli ci offre un mirabile racconto che intreccia vicissitudini umane quanto mai attuali con personaggi mitici, rappresentanti simbolici di un’umanità archetipica che popolano il suo mondo interno.

L’estrema abilità del Narratore consiste, a mio parere, nel sapersi rendere assolutamente trasparente. La narrazione non sbandiera abilità e autocelebrazione, è invece un racconto pulito e impeccabile. Ogni frase del libro è cesellata con la massima cura e al tempo stesso spogliata di qualsivoglia pesantezza. Così rimane solo il fine piacere della lettura: una lettura che ci rapisce e ci trasporta.

I personaggi che danno vita alla storia sono complessi, e spesso declinati nelle loro sfaccettature.

Il libro trascina a tratti faticosamente, quasi a concretizzare nel lettore la fatica della missione, a volte vorticosamente, e lascia senza fiato.

Il difficile viaggio di Akenor  sembra alludere parallelamente a un viaggio nella profondità dell’animo.

Mille dubbi che porteranno il giovane Akenor ad attraversare la Terra di Kelt, dapprima in cerca di risposte, poi in cerca di suo padre rapito dal demone stesso per assecondare l’oscuro disegno del Male che andrà via via sempre più delineandosi.

La fuga, l’incontro con personaggi di razze diverse, la magia delle Sei Torri, e con avvenimenti che sono dentro e fuori di lui. Domande che lo condurranno a vivere momenti di epiche battaglie che sconvolgeranno per sempre la Terra di Kelt.

Incontriamo personaggi a volte salvifici, altre volte letali: esseri indefinibili in base a parametri razionali, creature plasmate dal dolore o dalla saggezza ci accompagnano attraverso boschi gai od oscuri, paludi, fiumi e torrenti, ampie distese, fino ai più oscuri recessi, in cui ci inoltriamo con paura e reticenza.
Il lettore s’incanta, resta avvinto, affascinato dalla storia, come sempre dovrebbe succedere alla lettura di un buon libro; ma Coccarelli  riesce in un di più, crea quell’atmosfera per cui, girata l’ultima pagina, ci si spiace, ci si resta male, si vorrebbe saperne di più, leggere di più, continuare a stare vicino ai protagonisti, seguendone le vicende direi in religioso silenzio, compartecipazione e trepidazione. Si desidera vivere la storia narrata, lasciarsi cullare dal ritmo ipnotico dello svolgersi dei fatti, centellinare le pagine quasi fosse un nettare, un’ambrosia. La cultura è l’unica medicina valida; l’evolversi dell’esistenza deve senza indugio rivolgersi al meglio, al bene, all’amore. In estrema sintesi, questa e solo questa è l’essenza de “Le Torri di Kelt” di Walter Coccarelli.

Lettura consigliata.

 

Ora “Sorridi”. E quando avrai un momento di smarrimento o indecisione, fermati, aspetta e senti il tuo cuore.

…a mia figlia Miriam con infinito amore…vito ditaranto.

 

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