“Il male nella letteratura tra Horror e Thriller”. A cura di Vito Ditaranto.

Solo un grande artista come Vito Ditaranto poteva raccontare il male creando un capolavoro estetico e di un contenuto profondo e altamente simbolico. Un viaggio onirico a tratti claustrofobico in una delle regioni inconsce più temute, più odiate della civiltà. Eppure è in quell’antro tenebroso che si cela il mistero della nostra crescita evolutiva. Solo chi riesce a guardare negli occhi l’abisso può essere salvo per sempre.

Ma attenzione. Mentre guarderete i suoi oscuri segreti esso osserverà voi, seducendovi con parole menzognere. Allora la tentazione sarà il vostro paradiso o la vostra perdizione

Buon viaggio

Alessandra Micheli

…faranno dei cimiteri le loro cattedrali

e delle città le vostre tombe.

 Dario Argento

 

“…Il male, per sua stessa definizione, è quel che personalmente definisco un concetto “di omissione”, con ciò intendendo che è concettualmente non-generato, e dunque vuoto, e si può pensare che acquisisca gli attributi che acquisisce solo in virtù della propria posizione all’opposto del bene. È, per così dire, l’ombra del bene…”, da V.I.T.R.I.O.L – L’Artigliatore -.

 

 

“Svegliatevi, dormiglioni…”

Luci, voci e ossigeno dolce e puro che mi entra nel naso…

E prima?

Io e i miei amici ci prendiamo a braccetto per cantare a squarciagola Smells like teen spirit (https://www.youtube.com/watch?v=hTWKbfoikeg) e spaventare a morte quei bellimbusti inglesi che stanno nel locale…

Adesso sto ballando da solo. Davanti a uno sportello del bancomat, per giunta! Sono sbronzo marcio. È stata una serata fantastica!

Non riesco nemmeno a infilare la chiave nella toppa.

Arriva una tizia leopardata  su un’auto, con una bottiglia di cham­pagne. Chissà che cosa festeggia? Un sorso in più non mi farà male, dopo tutta quella tequila.

Ci ritroviamo in cucina. C’è odore di sapone. E di qualcos’altro. Qualcosa di orribile.

La donna è alle mie spalle. Le ginocchia non mi reggo­no. Mi sto afflosciando. Se non ci fosse lei a sorreggermi, finirei a terra. Come ho fatto a ridurmi in questo stato?

Sento le sue mani sulla testa e sul collo. È molto gen­tile. Mi dice di non preoccuparmi.

E poi… più nulla… buio.

In principio era il male, è la mia risposta.

Ogni scrittore ha affrontato il male almeno una volta nei suoi racconti.

Il risultato: un raro caleidoscopio di contributi letterati con in­cursioni nella tenebra e nella prosa oscura.  Alcuni grandi scrittori hanno affrontato “il male” con stile proprio, dall’entusiasmo maniacale di Stephen King e David Morrell al­l’erotismo di Thomas Tessier e W. Strieber; dall’elegante prosa di Paul Hazel e Thomas Ligotti all’enigmatico simbolismo di M. John Harrison e Jack Cady: ogni voce è originale e individuale.

In ogni caso ogni storia è parte di un flusso mortale, il genere di narrativa che, per usare le parole del campione di wrestling Capitan Luo Labano, è “spesso imitato ma mai eguagliato”.

Nei miei appunti conservo una frase, trascritta da un testo di psicologia ormai dimenticato:

“Se accendi la luce abbastanza in fretta, puoi vedere il buio”.

Gli scrittori di genere Thriller e Horror sono questa luce, brillante per la sua intensità.

Ogni storia è una singola visione, nel mondo della real­tà, delle profonde tenebre dei nostri sogni.

Ho imparato che nella vita esistono solo varie e diverse stagioni del dolore.

Ogni scrittore che descrive il male in un suo libro lo fa  perché c’è sangue sulla “roccia”. Ed è il suo sangue.

E così, prima con cautela e poi con l’ingenua sicurezza della coscienza la “roccia”, in fondo non è un cattivo posto in cui stare.

Ogni scrittore dalla postazione sulla “roccia”, comincia a scrivere del dolore, nella convinzione che piò creare qualcosa di più forte e di più bello. E poi, dal momento che questo è un universo che spesso può sembrare giusto, ad ognuno viene permesso di riunirsi al mondo prima che diventi troppo tardi.

Il tempo passa, e le ombre si allungano.

A un certo punto ad ogni scrittore diviene chiaro che quello a cui si sottopongono non è un esperimento. E’ la vita. E, insaziabile, la roccia continua a succhiare sangue.

Sfortunatamente il romanzo dell’orrore ha fatto poca strada in più della fantascienza e della fantasy. Negli scaffali dèi supermercati continua ad accumularsi un guazzabuglio infinito di tascabili sgargianti, con oscene copertine come le manie per le diete e le predizioni astrologiche dei disastri, queste ruffianate cercano di sfruttare il disagio della classe media con l’ultimissima teoria demoniaca preconfezionata.

 

Guardiano, a che punto è la notte?

 

Solo il carattere resta vivo nel silenzio, nell’ora in cui ci vengono tolte le incrostazioni dagli occhi e possiamo finalmente vedere che cosa c’è là, cosa c’è davvero sulla punta di ogni forchetta, per dirla con Burroughs.

Solo dopo il crollo della coscienza può arrivare il sogno.

È a questo punto estremo che avviene il cambiamento.

 

Non parlo qui degli autori che fabbricano libri come salsicce a un tanto al chilo, ma di quelli che non riemergono mai dal gelo e tuttavia non sono spezzati dalla notte.

Molti di essi, come me, sono in primo luogo scrittori di racconti, i quali in questo paese sono considerati solo un gradino più in alto dei poeti.

 

Considerate l’improbabilità di tutto questo.

 

Il clima è scarsamente incoraggiante per lettori e scrittori che ricercano un genere narrativo non frenato dalle limitazioni omeostatiche della letteratura ufficiale.

Le forme che danno corpo e significato ai sogni degli scrittori di genere thriller e horror sono moribonde, e spesso non hanno niente a cui rivolgersi. L’oscurità si fa sempre più vicina, ammonendoli a riappacificarsi con la lunga notte dell’anima.

Per dirla come Kenneth Patchen:

“La notte potrebbe essere lunga fino al mattino, ma non c’è legge che vieti di parlare al buio”.

Gli autori che descrivono il male devono ringraziare un pubblico avventuroso ed editori coraggiosi che danno spazio a questa attività, dando una possibilità a storie provocatorie ed eccentriche che non rientrano per niente nel genere comune di letteratura. In questi libri molte delle storie sono diverse da tutte le altre, storie di rara potenza e immediatezza, scritte allo scopo di in uno stato d’animo. Spesso questi straordinari volumi, scrigni ricolmi di gioielli luminosi e oscuri, sono riusciti a insinuarsi negli scaffali accanto a tanto vino pregiato in bottiglie polverose è una grazia speciale per la quale dovremmo essere riconoscenti. Il loro numero si moltiplica, così come quello dei lettori. Il loto cresce dal fango.

“Una volta che hai davvero abbandonato il fantasma,” ha scritto Henry Miller, “tutto segue con assoluta certezza, anche nel mezzo del caos.”

 

Il più fervido desiderio degli autori che descrivono il male è che ogni libro possa essere come una sorta di faro per quanti ritengono di essere stati abbandonati ad affogare o a nuotare da soli e che dubitano delle proprie forze.

Anch’io ero perso prima di essere trovato. C’è sangue sulla roccia, ma ora so che non è solo il mio.

 

 

 

 

Ora “Sorridi”. E quando avrai un momento di smarrimento o indecisione, fermati, aspetta e senti il tuo cuore.

…a mia figlia Miriam con infinito amore…vito ditaranto.

 

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