La rubrica misteri e enigmi presenta:”Lo gnosticismo nella bibbia” di Alessandra Micheli (fonte Lex Aurea numero 57 http://www.fuocosacro.com/pagine/lexaurea/lexaurea.htm)

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Nel suo articolo L’archetipo della trasformazione[1], Igor Sibaldi racconta un interessante versione alternativa della Sacra Bibbia secondo cui la divinità dell’ebraismo non è stata come comunemente si pensa una e intera. Effettivamente se si analizza in modo approfondito il testo biblico relativo alla creazione si nota che nel testo compaiono due nomi della divinità come se fossero due volti distinti e due diverse personalità: il Dio creatore, quello che Gesù chiama Padre e il signore Dio, il custode della creazione, “l‟Arconte di questo mondo”. Seppur sembra una tesi gnostica questi dati sono ben visibili a chi ha voglia di indagare.

Infatti all’inizio del meraviglioso testo della Genesi viene identificato Dio Creatore come l’Elohim[2]. La traduzione del termine Elohim è molto interessante. Infatti indica un insieme di forze divine sia maschili che femminili essendo un termine plurale. Quindi può essere tradotto come “tutta la divinità”, “coloro che sono in alto”, “I signori di sopra”. Questa traduzione indica che il termine ha una sua intrinseca dinamicità come se tutta questa energia spingesse oltre il limite in un eterno moto creativo. Non è un termine solido ma fluido, cangiante, ricco di sfumature.

Addirittura ho trovato interessante una traduzione che rapporta il termine Elohim come “l’armonia divina che concentra il ritmo del suono in un liquido.”[3] Perché affidarmi a una simile traduzione amatoriale? Perché stranamente questa traduzione racchiude il senso della creazione stessa vista come suono, acque primordiale stimolate dal suono:

 

“ In principio Dio creò il cielo e la terra.. Ora la terra era una massa informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso e lo Spirito di Dio aleggiava sulle acque

Dio disse “sia luce” E luce fu….[4]

E ancora:

“In principio era il verbo E il verbo era presso Dio

E il verbo era Dio…”[5]

 

Si nota come la divinità Elohim sia caratterizzata da due elementi la fluidità dell’acqua che forma la materia, dal suono (la parola) il verbo che dà l’imputo alla mobilità della creazione. Una divinità che quindi è movimento, e spinta creativa che può essere vista come un’energia che va avanti che crea, come la forza che va oltre.

Contrariamente il Signore Dio, è in ebraico YHWH[6], Yod- He-Waw-He[7] che significa colui che rende visibile la vita, che limita la vita. YHWH è anche il participio del verbo essere. L‟essere per gli antichi, era inteso come realizzazione e limitazione: io sono tanto più pienamente me stesso, nella misura in cui non sono qualcos’altro. Io sono se non divengo, mentre, per divenire, devo temporaneamente cessare di essere ciò che sono. YHWH è il Dio di questo essere limitante, colui che diede all’umanità la sua forma e sostanza materiale e gli permise, così, di essere nel mondo terreno. El, è invece il Dio del divenire che sempre trasforma e si rinnova. El, il creatore, è il Dio che fece l‟uomo a sua immagine e somiglianza e il nostro io più grande e profondo è, per sua natura, tutto quanto nel crescere e nel divenire. E fu questo aspetto a spingere l’uomo alla ricerca spirituale creando cosi inevitabile attrito con l’aspetto limitante di YHWH. Ci troviamo di fronte a una storia segreta della Bibbia? Sembrerebbe di sì. Se si legge con questo nuovo paradigma filosofico tutta la storia bibilica, si notano due straordinari fatti che cambiano radicalmente il rapporto Dio – Uomo. Se prima veniva spontaneo interpretare la ribellione dell’uomo come mera l’ingratitudine umana di fronte alle condizioni dettate dalla divinità (!) (magistralmente esposti nella storia di Eva e la mela) ci accorgiamo, ora, che l’uomo disobbediva non per orgoglio o imperfezione o costretto da un’entità malevola a allontanarsi dalla comunione divina ma semplicemente si comportava secondo l’altra sua natura divina: voleva conoscere, crescere, cambiare.

YHWH, d’altra parte, per sua stessa natura frenante non poteva fare altro che contenere e limitare la brama di conoscenza umana tanto che presto nonostante i confini imparò a entrare in contatto con i figli di Dio i Be-Ha-Elohim, i Vigilanti o i Guardiani. Questi donarono alla donna in primis e ai loro figli straordinarie conoscenze in ogni campo dello scibile dalla medicina all’astronomia alla botanica alla geometria sacra gettando le basi per il perpetuarsi della tradizione sacra giunta fino a noi attraverso le discipline esoteriche. Emblematico a questo punto diventa l’interpretazione del diluvio universale. Seguendo sempre questa ottica fu la forza limitante a voler punire l’uomo per la sua disobbedienza di voler conoscere e crescere laddove era necessario si affidasse per fede ai dettami spesso insensati del suo volere. Un volere che nascondeva non un atto di pietas verso l’uomo quanto la gelosia cieca di una divinità che non voleva che l’uomo maturasse e diventasse libero. Se continuiamo con questo ragionamento non fu dunque JHWE a pentirsi per il gesto inconsulto cercando di salvare un uomo degno a scapito di un intera umanità (atto ben bizzarro che segue più un logica inferiore che quella di una fonte di energia pura) ma furono gli Elohim, quell’energia che spinge oltre a salvare Noè. Lo gnosticismo dunque fu la vera fede prigenia? Fantasie o realtà?

YHWH fin dall’inizio, rappresenta il Signore di questo mondo l’energia che dà consistenza e solidità al presente ovviamente a scapito o non curandosi del futuro a scapito del futuro. Rappresenta l’arconte che tenta a tutti i costi di tenere legato l’uomo a sè, alla solidità per poter sopravvivere. Per questo motivo le religioni istituzionali, il cui scopo è esserci il più a lungo possibile, si trovano a loro malgrado a venerare principalmente l’aspetto di YHWH e insegnano a guardare la vita unicamente dal suo punto di vista e ponendo come valore la fede cieca. Mentre la sapienza gnostica la vera fonte dell’esoterismo tende a privilegiare la ricerca della Forza che spinge oltre i confini per assorbire una diversa prospettiva della vita rappresentata dalla Sophia la conoscenza, a scapito della fede senza domande che viene vista come un velo che oscura la vera visione della vita e di Dio. Lo gnosticismo venerando il cambiamento, la comunicazione intesa come acquisizione di informazioni che cambiano la prospettiva e il modo in cui vediamo il mondo si pone in contraddizione forte e netta con chi limita tale opportunità creando pertanto una cosmologia dualistica di forze che combattono tra loro per la conquista dell’uomo. Ma ci troviamo davvero di fronte a una contrapposizione escatologica di materia contro lo spirito? In realtà, le due forze non sono anzi non possono essere in contrapposizione netta, poiché impegnate nella medesima opera creativa, con ruoli necessariamente diversi. Infatti la vita ha bisogno di due energie che apparentemente si oppongono ma che in realtà sono necessarie per formare la vita. La vita stessa come la conoscenza ha infatti bisogno di due energie per essere realizzata: l’energia creativa, propulsivo, colei che indica la via da seguire e le mete da raggiungere indicante e conservativa quasi , frenante, colei che pone le basi su cui la creatività costruisce.

Senza le necessarie resistenze culturali e linguistiche presenti nella forza conservatrice non si avrebbe lo stimolo alla rielaborazione di assunti che mano mano appaiono non idonei a capire interpretare e gestire il contesto in cui si viva. E’ la natura che resiste al cambiamento che spinge per un atto di ribellione a spingersi verso il cambiamento stesso. Esiste nell’umanità e nei processi cognitivi stessi la tendenza verso la coerenza e la conservazione che è propria dell’organismo. Questa propensione tende a rifiutare ciò che avverte letale per il suo equilibrio; però dall’altro lato esiste il bisogno profondo di accogliere il nuovo stimolo che arriva dall’esterno proprio perchè accanto alla conservazione c’è l’istinto all’evoluzione. Ed è questo scontro tra nuovo stimolo e coerenza a creare il movimento necessario alla prosecuzione della vita. A favore di quest’eterna lotta esiste il bisogno concreto di un organismo all’evoluzione stimolata dalla naturale percezione di una differenza tra il sapere acquisito e il nuovo stimolo, tra la solidità della materia e l’ansia di spiritualità. Questa interazione di forze opposte che genera energia e la capacità di apprendere, di spingersi oltre di ribellarsi di osare. Queste due forze in sostanza stimolano, istruiscono, incoraggiano l’uomo per andare avanti fino creare nuove visioni, nuove conoscenze e di conseguenza proprio perché il pensiero stesso forma la vita a portare avanti la creazione intera! In questa tensione energetica l’uomo collabora non solo alla sua particolare evoluzione, ma all’evoluzione di tutta la vita, la sua opera ha, bensì, bisogno che l’uomo stesso vada oltre e la porti avanti di cambiamento in cambiamento, di stimolo in stimolo, di differenza in differenza, da cui nasce una straordinaria cooperazione di scoperte terreno-celesti. Con l’esortazione al superamento dei confini, in sostanza i confini stessi cambiano con l’uomo, spostandosi sempre più in là fino, a che le due forze opposte diventano parte di un’unica autentica forza ripristinando l’origine stessa della vita e di Dio.

Il Dio confine così come il Dio evoluzione sono stesse facce di un energia primigenia che lo gnosticismo identifica nel pleroma[8]. L’uomo barcamenandosi tra stimoli e confini, dunque ristabilisce l’unità originaria, sia che il confine rappresenti un qualsiasi problema che si ponga all’individuo singolo, nella sua vita quotidiana ed esiga da lui il superamento, mediante una radicale rinascita interiore. Solo in questo modo con questa spinta costante la creazione va avanti. Ogni volta che l‟uomo supererà i propri limiti e cererà se stesso dalle ceneri, si avrà un atto creativo che darà origine a Dio stesso. E in questo caso, Dio, diventa la Vergine cosmica, colei che dà la vita e nella quale riposa la vita, in attesa che il fato si compia. Quello che ci insegna lo gnosticismo tramite le sue portentose immagini è una sorta di manuale per tornare a essere se stessi integri invocando il coraggio nei tempi bui, a combattere contro coloro che non capendo il mistero della creazione cercano di legare l’uomo a una sola parte del divino. Mostrando sprazzi di verità agli uomini permettono che la verità stessa codificata in millenni di tradizioni sacre non anneghi nell’oblio.

Per questo lo gnostico ritiene indispensabile cercare la conoscenza e sopratutto dare un nuovo paradigma alle vicende umane e mitiche, in quei  miti in cui è racchiusa la storia intima dell’umanità. E quella storia mitica è racchiusa dentro di noi, nella genetica, nei pensieri, nella fantasia nei sogni e nelle visioni. É il mondo del sogno cantato dai bardi che ci dà lo scorcio della Verità, che ci rende protettori e creatori del mondo e parte attiva di una lunga stirpe di eroi. Eroi come archetipi importanti che rappresentano i presupposti su cui noi fondiamo la nostra coscienza e i simboli con cui essa necessariamente si esprime. Siamo pertanto responsabili di quei miti, di quei racconti, di quella stessa antica sapienza voce dei nostri progenitori voce di antiche memorie. La verità, nasce e si ricerca nella crisi, che diventa, così, un momento di estrema consapevolezza. L’eredità che ogni uomo porta con sè, come patrimonio genetico, è sicuramente un eredità difficile, che comporta il dono di percepire la falsità e pertanto trovare il vero volto degli uomini, perché la falsità è una maschera usata per nascondere la ferita provocata dalla perdita del legame con il sacro. I racconti e le opere gnostiche non sono, dunque solo splendide letture filosofiche, è il ricordo stesso del tempo in cui gli Dei camminavano tra noi, e il sacro respirava dentro di noi.

 

“che cosa è l’uomo perché te ne ricordi e il figlio dell’uomo perché te ne curi? Eppure l’hai fatto un poco meno degli angeli di gloria e onore, lo hai coronato. Gli hai dato potere sulle opere delle tue mani

Tutto hai posto sotto i suoi piedi”[9]

 

Chi geloso di questa grandezza, di questo riflesso dello stesso volto di Dio crearono l’illusione di un mondo materiale privo di poesia, incanto, sogno e magia, nascondendo il mondo sacro? Chi spaventato dall’enorme energia creativa di Sophia, della sua capacità di auto-generarsi, di morire e rinascere nascose ai nostri occhi la Verità sotto il velo delle religioni istituzionalizzate?

Forse siamo stati noi stessi, incapaci di adempiere al nostro destino, stanchi di combattere ogni giorno per trovare la luce. Ma ci furono nei secoli coloro che combattendo i nostri stessi demoni strapparono il velo dell’illusione impadronendosi di nuovo della loro eredità: il mondo sacro. Streghe, templari, rosa croce gnostici, ma anche poeti e pittori che ci sussurrano dagli scritti, dai racconti, dalle leggende, dai miti, dai quadri, facendoci intravedere un mondo sotterraneo di conoscenza e incanti e che ci porta, ci parlano di un mondo a cui appartiene di diritto la nostra anima. Quello è il vero mondo creato da Dio. L’altro, fatto di luci scintillanti, città brulicanti di persone senza volto, il successo, il mondo del potere, dell’eccitazione, quello è il mondo degli arconti. Esisteranno sempre coloro che riconosceranno il respiro del sacro. Sono coloro che sanno come la Verità presuppone il superamento di tutte le religioni, che rappresentano solo il velo con il quale essa è coperta. Ritrovare la sapienza antica, la sola in grado di salvare il mondo, ecco il compito dell’uomo. Essa è sparsa nel mondo e sta a noi mettere insieme i pezzi. Nostro sacro compito è di ritrovare gli ultimi pezzi della tradizione primordiale per tornare ad essere Angeli i Ben Elohim, figli del Dio o della Dea.

Cercare incessantemente la Verità, è l’unico modo con cui potremo un giorno tornare a casa.

 

 

 

Note

[1] Igor Sibaldi L’archetipo della trasformazione i misteri di Hera Magazine Giugno 2006 p.p. 11-12

[2] Gli Elohim compaiono sin dalla prima frase della Bibbia [Gen 1,1]. È il terzo vocabolo in assoluto .

[3] http://www.ilmisteriosomondo.com/2012/02/come-si-traduce-elohim-nella-mia-lingua/

[4] Genesi 1,3

[5] Vangelo di Giovanni Capitolo 1 versetto 1

[6] Jahvè è il nome personale di un dio maschio, il personaggio principale della Bibbia e compare dal secondo capitolo della Genesi [Gen 2,4].

[7] L’ebraico è una lingua geroglifica non diversa dall’Egizio.

[8] Il termine pleroma generalmente i riferisce alla totalità dei poteri di Dio. Il termine significa pienezza e viene usato sia in contesti gnostici che in contesti cristiani ( Colossesi 2,9)

[9] Salmo otto

 

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“La cisterna” di Nicola Lombardi, Dunwich edizioni. A cura di Natascia Luchetti

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Ultimamente mi sto concentrando sul genere horror, ovviamente uno dei miei preferiti in assoluto e ho avuto la fortuna di intraprendere ottime letture finora. Avevo letto la sinossi della Cisterna e subito avevo detto: questo libro deve essere mio. Le atmosfere claustrofobiche che già apparivano nelle righe del riassunto mi avevano attratta.

Proprio come mi aspettavo, ho trovato una storia che indaga la trasformazione della mente umana se il soggetto viene posto in una situazione limite, immerso nell’orrore…no, a guardia dell’orrore.

Il protagonista del romanzo è infatti Giovanni Corte, selezionato per il ruolo di Custode della Cisterna numero nove. Che cos’è la Cisterna? Ve lo spiego subito. Parliamo di un silo di cemento di dimensioni colossali, posizionato in una piana vuota, lontana dalla vita delle città. All’interno di questa immane costruzione vengono “scaricati” tutti i criminali, senza distinzione di gravità di delitto. Ogni arrestato e condannato viene deportato e letteralmente gettato sul fondo di questo pozzo.  In pratica, il NOM, Nuovo Ordine Morale, che è salito al governo in Italia, ha deciso di sopprimere le carceri di tutto il paese e sostituirle con le Cisterne. L’autore ha immaginato un’Italia in cui, dopo la confusione politica che stiamo vivendo oggi, il potere è stato conquistato da una dittatura militare decisa a far fuori tutta la corruzione della società. L’elemento distopico è veramente ben amalgamato alle atmosfere orrifiche che non fanno appello a nessuna creatura immaginaria, ma affondano nella bassezza dell’uomo.

I prigionieri della Cisterna, infatti, vengono ammassati gli uni sugli altri come veri e propri rifiuti della società. È agghiacciante la descrizione del cumulo di esseri umani che brulica in un marasma indistinto. Prima di essere “scaricati”, questo è il termine che i soldati del NOM usano per l’atto di gettare i propri simili verso la morte, i malfattori vengono privati di ogni potere di reazione tramite sedativi, droghe così pesanti da renderli poco meglio di larve. Larve saranno anche all’occhio attento del Custode, che li guarderà tramite gli schermi della sua postazione.

Il racconto è narrato in prima persona, quindi l’autore ci invita a immedesimarci in Giovanni Corte, uomo distaccato, fedele ai precetti del NOM fin nel midollo. Ci chiede costantemente: non hai paura? Non avresti paura al suo posto?

Come reagireste se foste custodi ed “esecutori” del destino di altre vite umane? Se foste obbligati a ordinare la morte per stenti disumani di qualcuno? Solo questo basterebbe a rendere “La Cisterna” uno dei romanzi horror più efficaci di sempre. Chi riuscirebbe a sopravvivere in un contesto simile? Una persona sensibile come me finirebbe schiacciata dai sensi di colpa nel giro di un paio di settimane. Per Giovanni, invece, è diverso. Spogliato degli affetti già da ragazzino, ha imparato ad affrontare la vita con distacco e freddezza, per evitare di essere ferito, eppure, pagina dopo pagina, percepiamo l’angoscia che subdola scava dentro la sua mente, maturando in terrore. Terrore per l’essere umano che è e che si sta perdendo di fronte a tanta morte. E quindi l’uomo controllato cammina sul filo del rasoio. Più volte traballa, rischiando di cadere e diventare un mostro. Tutta la  vicenda del Custode, infatti è percorsa da questa lotta interiore tra il dovere e l’umanità.

Ovviamente ritorna in mente la domanda fatidica: può un uomo decidere la vita e la morte di un altro uomo? È giusto condannare qualcuno a penare così tanto prima di morire? Uno spauracchio simile, come la morte tra una massa di cadaveri, cancellerebbe davvero la criminalità o creerebbe una nuova schiera di barbari assassini legalizzati dal governo?

Io sono dell’idea che la giustizia non debba basarsi sulla paura. Il timore non porta mai a nulla di buono e non risolve niente. Ci sarà sempre qualche coraggioso che si solleverà contro la pochezza di leggi ingiuste. Qualcuno che non accetterà di essere dominato con la forza e cercherà di ribellarsi creando forse morti ingiusti per dimostrare le sue intenzioni con atti di potenza, come attentati, per esempio. Se ci pensate, questo è il destino di ogni regime: essere prima o poi scalzato dai ribelli che nascono dagli oppressi.

E l’autore accenna questo andamento delle cose, mostrando l’escalation degli atti dei ribelli contro il NOM. È una condizione endemica e normale. L’oppressione finisce con uno scontro e una sorta di liberazione. Non voglio anticiparvi nulla sull’evoluzione di Giovanni, il Custode che sarà la nostra guida all’interno dell’orrifica Cisterna, i nostri occhi sull’abisso, ma voglio solo consigliarvi di compiere questo viaggio al suo fianco.

Avrete paura, vi sentirete sgomenti e proverete il senso di potenza tipico di chi dispone della vita di così tanti altri esseri umani. Vivrete tutto questo grazie all’abilità pazzesca di Nicola Lombardi, che riesce a descrivere tanto le atmosfere quanto emozioni e sensazioni in maniera impeccabile. Il suo linguaggio è adatto a ogni scena, semplice, ma allo stesso tempo meticoloso nell’uso dei termini perfetti per creare una descrizione da brivido.

Io non posso che fargli i complimenti e ringraziarlo per avermi arricchita di un’esperienza spettacolarmente turpe.

“Il tuo passo era troppo veloce” di Anne Went e Mari Thorn, self publishing. A cura di Ilaria Grossi

 

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Quanto si è disposti a perdonare un tradimento, indifferenza, egoismo e lo svanire dei propri sogni?

Se il passato ritorna, quanto si è disposti ad aprire la porta del proprio cuore, dove graffi e ferite sono come tatuaggi indelebili che ogni giorno ti ricordano di stare molto attenta, perché potresti soffrire di nuovo e naturalmente è da sadici, rischiare di stare male quando con fatica si è cercato di andare avanti e ripartire nonostante tutto.

Valerie Stevenson, dopo la fine del suo matrimonio, trova a Salina il rifugio perfetto, il porto sicuro lontano da tutto quello che le ha provocato solo dolore e poca stima in sé stessa.

Gregorio Pagliari, ex marito e chef stellato,  ha colmato il dopo Valerie  con ben due rinomati ristoranti ”Nebula”. La sua vita è lavoro, lavoro e solo lavoro.

La casa a Salina sarà motivo d’incontro tra i due protagonisti, il passato che ritorna, un presente che mette in luce un amore solo assopito, mai cancellato e un futuro a cui non sanno dare un motivo per stare assieme.

 Paura di soffrire per Valerie, paura di deludere per Greg.

E’ così semplice girare le spalle e andare avanti?

I sentimenti non sono tasti di un telecomando, non si può fare zapping a vita.

Ci sono amori così forti, che neppure le ondate di tsunami sono in grado di estirparli via.

Ci vuole coraggio per essere felici, per perdonare e perdonarsi.

Ci vuole coraggio e una grande forza  d’animo per ripartire ammettendo i propri errori senza far cadere necessariamente la colpa su chi ci sta accanto.

“Il tuo passo era troppo veloce”…promosso a pieni voti, uno stile fresco, fluido, scorrevole, maturo con protagonisti ben strutturati, “veri”, con i loro difetti, sogni, debolezze e ambizioni e la voglia di ricominciare consapevoli che la sofferenza, il fallimento, l’odio, il rancore, l’amore, la passione, il perdono sono tutti ingredienti  della vita, sfido a non averne provato nella propria esistenza.

 Sai cos’è la felicità?

La felicità, dopo le tempeste e le ondate di tsunami, ti ricorda che per te c’è il sole, caldo e splendente.

Ricominciare significa ricominciare da se stessi, volersi così bene da capire i propri errori e le debolezze e ripartire gradualmente senza fretta.

Greg, lo capirà sulla sua pelle.

Fare un passo indietro e ammettere i propri sbagli è un punto di partenza e un traguardo al tempo stesso per vivere bene con il proprio io e riuscire a donarlo alle persone che amiamo

 

“ Siamo noi due, Val.

Noi due funzioniamo quando siamo insieme e non sai cosa darei perché questo possa durare e andare avanti…Però non sono sicuro che anche per te sia lo stesso ed è tutto qui il problema, perchè l’unica cosa che importa ora è non ferirti di nuovo.”

 

Ecco Val e Greg, mi hanno trasmesso tutto questo.

 Ancora una volta, Anne Went e Mari Thorn, non deludono, anzi la loro capacità di tenermi letteralmente incollata alle pagine del romanzo è la dimostrazione della bravura e della capacità di mettere nero su bianco, emozioni e sentimenti, semplicemente autentici.

Buona lettura

Ilaria Grossi per Les Fleurs du mal blog letterario