“La cisterna” di Nicola Lombardi, Dunwich edizioni. A cura di Natascia Luchetti

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Ultimamente mi sto concentrando sul genere horror, ovviamente uno dei miei preferiti in assoluto e ho avuto la fortuna di intraprendere ottime letture finora. Avevo letto la sinossi della Cisterna e subito avevo detto: questo libro deve essere mio. Le atmosfere claustrofobiche che già apparivano nelle righe del riassunto mi avevano attratta.

Proprio come mi aspettavo, ho trovato una storia che indaga la trasformazione della mente umana se il soggetto viene posto in una situazione limite, immerso nell’orrore…no, a guardia dell’orrore.

Il protagonista del romanzo è infatti Giovanni Corte, selezionato per il ruolo di Custode della Cisterna numero nove. Che cos’è la Cisterna? Ve lo spiego subito. Parliamo di un silo di cemento di dimensioni colossali, posizionato in una piana vuota, lontana dalla vita delle città. All’interno di questa immane costruzione vengono “scaricati” tutti i criminali, senza distinzione di gravità di delitto. Ogni arrestato e condannato viene deportato e letteralmente gettato sul fondo di questo pozzo.  In pratica, il NOM, Nuovo Ordine Morale, che è salito al governo in Italia, ha deciso di sopprimere le carceri di tutto il paese e sostituirle con le Cisterne. L’autore ha immaginato un’Italia in cui, dopo la confusione politica che stiamo vivendo oggi, il potere è stato conquistato da una dittatura militare decisa a far fuori tutta la corruzione della società. L’elemento distopico è veramente ben amalgamato alle atmosfere orrifiche che non fanno appello a nessuna creatura immaginaria, ma affondano nella bassezza dell’uomo.

I prigionieri della Cisterna, infatti, vengono ammassati gli uni sugli altri come veri e propri rifiuti della società. È agghiacciante la descrizione del cumulo di esseri umani che brulica in un marasma indistinto. Prima di essere “scaricati”, questo è il termine che i soldati del NOM usano per l’atto di gettare i propri simili verso la morte, i malfattori vengono privati di ogni potere di reazione tramite sedativi, droghe così pesanti da renderli poco meglio di larve. Larve saranno anche all’occhio attento del Custode, che li guarderà tramite gli schermi della sua postazione.

Il racconto è narrato in prima persona, quindi l’autore ci invita a immedesimarci in Giovanni Corte, uomo distaccato, fedele ai precetti del NOM fin nel midollo. Ci chiede costantemente: non hai paura? Non avresti paura al suo posto?

Come reagireste se foste custodi ed “esecutori” del destino di altre vite umane? Se foste obbligati a ordinare la morte per stenti disumani di qualcuno? Solo questo basterebbe a rendere “La Cisterna” uno dei romanzi horror più efficaci di sempre. Chi riuscirebbe a sopravvivere in un contesto simile? Una persona sensibile come me finirebbe schiacciata dai sensi di colpa nel giro di un paio di settimane. Per Giovanni, invece, è diverso. Spogliato degli affetti già da ragazzino, ha imparato ad affrontare la vita con distacco e freddezza, per evitare di essere ferito, eppure, pagina dopo pagina, percepiamo l’angoscia che subdola scava dentro la sua mente, maturando in terrore. Terrore per l’essere umano che è e che si sta perdendo di fronte a tanta morte. E quindi l’uomo controllato cammina sul filo del rasoio. Più volte traballa, rischiando di cadere e diventare un mostro. Tutta la  vicenda del Custode, infatti è percorsa da questa lotta interiore tra il dovere e l’umanità.

Ovviamente ritorna in mente la domanda fatidica: può un uomo decidere la vita e la morte di un altro uomo? È giusto condannare qualcuno a penare così tanto prima di morire? Uno spauracchio simile, come la morte tra una massa di cadaveri, cancellerebbe davvero la criminalità o creerebbe una nuova schiera di barbari assassini legalizzati dal governo?

Io sono dell’idea che la giustizia non debba basarsi sulla paura. Il timore non porta mai a nulla di buono e non risolve niente. Ci sarà sempre qualche coraggioso che si solleverà contro la pochezza di leggi ingiuste. Qualcuno che non accetterà di essere dominato con la forza e cercherà di ribellarsi creando forse morti ingiusti per dimostrare le sue intenzioni con atti di potenza, come attentati, per esempio. Se ci pensate, questo è il destino di ogni regime: essere prima o poi scalzato dai ribelli che nascono dagli oppressi.

E l’autore accenna questo andamento delle cose, mostrando l’escalation degli atti dei ribelli contro il NOM. È una condizione endemica e normale. L’oppressione finisce con uno scontro e una sorta di liberazione. Non voglio anticiparvi nulla sull’evoluzione di Giovanni, il Custode che sarà la nostra guida all’interno dell’orrifica Cisterna, i nostri occhi sull’abisso, ma voglio solo consigliarvi di compiere questo viaggio al suo fianco.

Avrete paura, vi sentirete sgomenti e proverete il senso di potenza tipico di chi dispone della vita di così tanti altri esseri umani. Vivrete tutto questo grazie all’abilità pazzesca di Nicola Lombardi, che riesce a descrivere tanto le atmosfere quanto emozioni e sensazioni in maniera impeccabile. Il suo linguaggio è adatto a ogni scena, semplice, ma allo stesso tempo meticoloso nell’uso dei termini perfetti per creare una descrizione da brivido.

Io non posso che fargli i complimenti e ringraziarlo per avermi arricchita di un’esperienza spettacolarmente turpe.

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