“Eric e la Città dei Bambini Perduti. La Città di Toby Vol. 1.” di Cinzia Intermite. A cura di Paola Garbarino

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“È più facile mostrare agli amici un nuovo cellulare o un capo di abbigliamento firmato facendosi fighi, piuttosto che dimostrare di essere felici per qualcosa che non ha un valore materiale.”

Toby

 

 

Immagina una città tutta colorata dove splende sempre il sole, dove ogni tuo disegno può diventare reale, dove ogni giorno può essere Halloween o Natale, dove non c’è posto per la tristezza ma solo per sorrisi e risate. Se riesci ad immaginare tutto questo, sei arrivato nella Città dei Bambini Perduti.

Eric ha dodici anni quando giunge in questa città, scoprendo il lato oscuro della realtà in cui vive e il compito che il destino ha in serbo per lui: lottare contro coloro che stanno pian piano togliendo i sogni a tutti i bambini, catapultandoli in un mondo crudele e ingiusto.

Un compito e uno scopo lo animano e l’amore lo coglie all’improvviso, uno di quegli amori innocenti e puri. Per amore si fanno molte cose, come intraprendere un viaggio che non solo lo porterà verso colei che gli scalda il cuore, ma anche verso nuove scoperte e nuovi amici che si riveleranno fondamentali per la riuscita della sua impresa.

I sogni sono la fonte della libertà e di ogni speranza: Eric lo sa e farà di tutto per far sì che i sogni rimangano la gioia di ogni bambino e anche per realizzare il suo, con ogni mezzo.

 

 

“Lei non insegue più gli arcobaleni, perché ora riesce a passeggiarci sopra.”

Eric a suo padre, parlando della mamma

 

Premetto che sono un’amante del Fantasy, in tutte le sue forme, dal classico, all’Urban, al Paranormal. Non conoscevo questa autrice e non sapevo cosa aspettarmi da questo libro, una piccola parte di me, forse per via della copertina (che comunque è bella ma lontana dalle copertine con personaggi, per i fantasy più adulti) temeva di trovarsi davanti una storia troppo per bambini. Questo romanzo invece mi ha conquistata, perché può essere letto a qualunque età e ugualmente venirne coinvolti.

La storia all’inizio può sembrare non particolarmente fantasiosa, di mondi dei Sogni, dei Desideri, ne pullulano i libri fantastici, primo fra tutti “La Storia infinita” di Michael Ende; la città dei bambini perduti, del titolo, fa venire subito in mente i bimbi sperduti di Peter Pan e dell’Isolachenoncè; ma già dopo poche pagine ci si rende conto che la storia non sta affatto viaggiando su un binario scontato.

Questa autrice riesce a coinvolgere il lettore mettendo in moto una serie di eventi e, se il protagonista è Eric, il bambino del titolo (un ragazzino con doni speciali), non da meno sono molti degli altri protagonisti che conosciamo proseguendo, non perché questa sia una storia corale, ma più come se l’autrice volesse mettere in evidenza che non si è mai soli, che se si uniscono le forze si possono fare grandi cose, anche cambiare il mondo. Contemporaneamente, al viaggio dei due bambini corrisponde quello dei due papà, che si mettono alla ricerca dei rispettivi figli. E la storia, da questo punto, prosegue su questi due binari paralleli sino alla fine, quando tutti s’incontreranno, compresi i malvagi, per un gran finale coi fiocchi.

Il viaggio di Eric e del suo amico Tommy mi ha ricordato quello classico delle fiabe, in cui l’eroe va incontro a varie peripezie e conosce altri personaggi; e ognuno di questi personaggi verrà toccato dal passaggio di Eric, in senso positivo, in un modo intriso di speranza e di forza. Visivamente mi ha fatto tornare in mente l’illustrazione della fiaba “Cigno, appiccica!” in cui, dietro al cigno e al suo padrone, si formava una coda formata da tutte le persone che avevano incrociato il loro magico cammino; ma, mentre in quella fiaba le persone erano prese prigioniere fisicamente, in questa, Eric, le libera, dalle loro paure soprattutto.

Una storia intrisa di speranza e dolcezza ma lucida e chiara sulle brutture del mondo, mai sdolcinata, l’autrice riesce a toccare temi scottanti come l’Omosessualità, la Pedofilia, il Male spesso nascosto nelle persone a noi più care, con un tocco leggero ma non superficiale, delicato ma ugualmente incisivo.

Un finale chiuso ma al tempo stesso che si apre su un seguito, che io leggerò certamente e nel quale spero di trovare più dettagli sul personaggio più straordinario: Toby, il capo del mondo dei Sogni.

Una bellissima storia da leggere anche ai propri figli, strutturalmente molto buona, pochi refusi trascurabili, pensieri profondi, scorrevole.

 

“Realizzare un sogno comporta duro lavoro, perseveranza e a volte molto sacrificio.” Toby

 

 

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