“Ci proteggerà la neve” di Ruta Sepetys, Garzanti editore. A cura di Natascia Luchetti

Questo libro è un romanzo storico ambientato negli ultimi anni della Seconda Guerra Mondiale. La Germania sta perdendo i territori conquistati nell’Est e nel Nord Europa. I russi stanno avanzando verso Berlino, travolgendo tutte le popolazioni che si interpongono tra il loro confine in espansione e la capitale tedesca.

Chiunque abbia studiato quelle pagine di Storia recente sa che l’avanzata russa non corrispondeva ad una liberazione, ma ad un’ulteriore distruzione. E la Sepetys racconta proprio questo dramma.

 

Due nazioni in guerra avevano avvinghiato la Polonia come bambine che litigano per una bambola. Una la prendeva per una gamba, l’altro per un braccio. Tiravano così forte che un giorno la testa era saltata via.
In nazisti avevano mandato la nostra gente nei ghetti e nei campi di concentramento.
I sovietici avevano mandato la nostra gente nei gulag e in Siberia.

 

I suoi protagonisti hanno origini tedesche o comunque sono legati alla Germania del Reich. Joana è un’infermiera di origini tedesche che viveva e lavorava in Lituania, Florian collaborava con  un ladro d’arte nazista a sua insaputa, Alfred è un soldato della marina tedesca mentre Emilia, ragazza polacca in attesa di un bambino, era stata inviata a vivere nella Prussia Orientale per scampare dalla minaccia russa.

Le vicende vengono viste da tutti e quattro i punti di vista. Una scelta molto interessante, visto che concede alla scrittrice di delineare con ancora più efficacia le caratteristiche dei suoi personaggi, tutti costruiti in maniera verosimile e precisa. E’ notevole lo studio che è stato fatto dietro ognuno di loro per inserirli perfettamente nel contesto storico.

Nel libro della Sepetys non ci sono buoni o cattivi. La guerra è un crepuscolo di valori, dove ognuno vuole salvare se stesso. La disperazione trasforma l’uomo in un ladro, un disertore, un falso. Nessun adulto è un vero e proprio eroe. Tutti sono schiavi delle proprie paure e dell’istinto di autoconservazione. Scarseggia tutto in quel periodo, anche la pietà.

Vivere la stessa disperazione, sopportare situazioni al limite, però, lega le persone. Inizia ad istaurarsi un rapporto di fiducia che, nonostante la morte, il sangue, la paura, riesce a tirare fuori il meglio dei coinvolti. E’ il caso di Florian, che aveva tutta l’idea di viaggiare da solo, ma dopo l’incontro con l’ingenua Emilia e della comitiva di Joana, si trasforma in un eroe. Essendo il più scaltro del gruppo, riesce a salvare gli altri in situazioni rischiose.

Le figure femminili raccontate dalla Sepetys sono dipinte a tinte forti. Joana è un personaggio molto bello. Forte e sensibile, non ha bisogno di farsi proteggere da nessuno, anzi, è lei che in diversi casi protegge Florian dalle ripercussioni ai suoi stessi intrighi. Joana e Florian sono consapevoli della situazione politica che vivono, sanno che la Storia scritta dal Nazismo e dal Comunismo è tutta sbagliata e per questo nutrono l’odio verso le ideologie totalitariste, tanto da sfidarle. Un restauratore come Florian decide di portare danno al Reich, a quel Fuhrer pazzo, sottraendo una delle opere preferite da Hitler, rischiando la vita per riscattarsi da quel regime che ha tradito la sua passione per l’arte, sottomettendola al furto. Joana non si oppone in maniera così netta e idealistica al Reich, lei è una donna pratica e concreta. Il suo mestiere è quello di salvare vite e lo fa, sia dalle ferite che dalla guerra. Lei non contrasta soltanto il Nazismo, ma la guerra in generale, la morte che essa porta.

Anche la vita che nasce da Emilia, la piccola Helinka, è l’emblema di come l’autrice sostenga la potenza della vita, in grado di sconfiggere la morte, l’odio, e la disperazione. Ed è così. Nonostante tutto ciò che è accaduto, nonostante le ferite profonde che le nazioni si portano ancora dietro, la guerra è stata succeduta da una rinascita, da un periodo di pace e ricostruzione.

Tutto l’opposto degli altri personaggi è Alfred, il marinaio della marina Tedesca. E’ un personaggio terribile, un giovane plagiato dalla propaganda nazista. Lui cita più volte il Mein Kampf e la gioventù hitleriana. Nonostante sia privo di qualsiasi qualità e abbia poco carattere, Alfred è sostenitore di Hitler ma senza un preciso motivo. Lui vuole soltanto essere un “buon tedesco”.  I totalitarismi si basano esattamente su questo, fanno leva sull’ignoranza e sull’ingenuità di chi ha bisogno di sentirsi dire che scelta dover fare per portare avanti la giusta causa.

Il Nazismo è fiorito in seguito ad uno smarrimento di valori, di direzione, di una popolazione tedesca affamata e disperata. La miseria di un popolo sconfitto, sui quali altri hanno deciso di vendicarsi, crea mostri. Quando si smette di avere qualcosa da perdere si diventa mostri.

E non è soltanto per la Germania. Anche in Russia è successa la medesima cosa. La frase che la Sepetys fa dire a Emilia enuncia proprio lo stesso risultato di due totalitarismi all’apparenza opposti, ma nati dalle stesse radici.

I campi di concentramento sono identici ai gulag. La bassezza dei soldati tedeschi che viene sfogata sui civili inermi è la stessa utilizzata dai russi; non ci sono differenze tra fazioni in guerra. Non ci sono stati salvatori nel secondo conflitto mondiale. Chi è riuscito a scampare alla distruzione totale è stato fortunato o semplicemente abbastanza scaltro da sapersi adattare. Gli eroi agiscono in silenzio, si sacrificano nell’ombra di una notte gelida. I veri eroi di quel conflitto sanguinoso non hanno un nome. Non sono tra gli schieramenti militari, non hanno ottenuto medaglie o riconoscimenti. I veri eroi sono quelli che hanno avuto coraggio di vivere nonostante la morte li circondasse. Ed è proprio la chiusura del romanzo che lascia questo messaggio. Un messaggio disilluso, ma forte e condivisibile, a me molto caro.

Mi sento in dovere di consigliare questo libro veramente a tutti, perché narra la Storia da un punto di vista al quale noi non siamo abituati, ci mette di fronte alla disperazione della guerra nella sua totalità. In questi tempi, in cui l’odio razziale torna a farsi sentire, in cui sempre più spesso si rievoca ciò che successe quando esso fu seguito e applicato dai totalitarismi, c’è bisogno di sapere che da un conflitto armato, supportato da idealismi nocivi, si finisce per essere tutti sconfitti.

Bellissimo libro.

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