“Accusa del sangue” di Giovanna Barbieri, self publishing. A cura di Andrea Venturo

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Il titolo

L’accusa del sangue era l’accusa che nei secoli ha accompagnato la vita degli ebrei fin dalle epoche più buie. Il loro non essere cristiani, le loro abitudini religiose che li porta a scannare e poi arrostire un capretto o un agnello (né più, né meno degli stessi cristiani) per far festa è stato percepito come una minaccia e gli è valso l’infame attributo di “mangiatori di bambini”, dopo averli sacrificati in chissà quale rituale satanico. Ironia della storia, il “rituale” era il Sèder di Pesach, la pasqua ebraica, identico in tutto e per tutto a quello che Gesù pratica durante l’ultima cena.

Qualcuno, nell’ombra, tenta di lanciare questa infame accusa contro degli ebrei colpevoli solo di non essere cristiani… e farà molti altri danni, prima della conclusione del libro.

 

 

 

Trama

Urbino, 1483. Chi è quell’ombra che si aggira furtiva, tra la nebbia e le campane del vespro? Chi è che sta insanguinando le vie della città con una serie di delitti tanto efferati quanto scollegati tra loro? Trovare risposta per Goffredo Fortespada è fondamentale: lui è il bargello della città. Cos’è un bargello? Una specie di Commissario ante litteram, coi suoi collaboratori e sbirri a servizio. In un attimo si divora metà del libro, ci si ritrova con ogni personaggio ben delineato e  la domanda: «E adesso? Sembrano tutti innocenti eppure (in base alle regole del giallo)  uno di essi deve essere il colpevole!». Ecco: le regole del giallo, quelle che per un appassionato di Agatha Christie come il sottoscritto sono l’A, B, C di ogni lettura, mi son venute in soccorso e allora ho capito. Invece Goffredo Fortespada dovrà impegnarsi parecchio di più, anche perché ci sono numerosi intrighi, oltre le trame dell’assassino, a sviarne le indagini. C’è un vescovo che apprezza le azioni antisemite,  un inquisitore con la tortura facile, un padre furioso, due famiglie che si odiano e hanno una gran voglia di venire alle mani… insomma una miscela esplosiva da disinnescare (e pure in fretta) onde evitare una rivolta popolare.

 

Tre omicidi, molta adrenalina, nonostante le parentesi “mentali” ovvero le immancabili fasi di ragionamento tipiche di un giallo, e romantiche (che non guastano mai) che invece di essere sfruttate per mero calcolo sono bene integrate nella trama e ne aumentano la profondità.
Sotto alcuni aspetti la trama poteva essere meglio sviluppata, forse ne sarebbe venuto fuori un romanzo più corposo. Trattandosi del primo “giallo” dell’autrice si vede che c’è andata cauta: mi sembra che abbia scelto di mantenere una scrittura agile e snella tratteggiando tutti gli aspetti non necessari.

Ambientazione

Molto curata. Descrizioni di abiti, professioni, strade e quant’altro sono bene integrate nel testo, come se l’autrice avesse fatto un salto indietro nel tempo per controllare di persona. Si vede che dietro c’è la passione per la Storia e un profondo e accurato studio dell’epoca. Non avevo idea di cosa fosse un berroviere, una camisa o altri nomi di indumenti d’uso comune all’epoca, ma oggi sostituiti da intimo e underwear… la difficoltà del parlare di oggetti di un’altra epoca è evitare di lasciare nella descrizione qualcosa come la targhetta del museo: “farsetto – completo intimo sec XIV -XVI”. Le descrizioni usate dall’autrice sono funzionali e coerenti, come se avesse sempre avuto a che fare con quel tipo di indumenti, di attrezzature, professioni (ecc…) e ne conoscesse a menadito l’uso e la funzione. Adesso so anche io cos’è un berroviere e a cosa serve! L’effetto è molto piacevole e immersivo. Inoltre la sua conoscenza del periodo storico è precisa e puntuale e non ho trovato errori di sorta.  Giovanna ha dimostrato di possedere tutti i requisiti necessari per ricostruire un’ambientazione d’epoca coi fiocchi. Viva, vibrante e ricca di dettagli che invece di appesantire la scrittura ne facilitano la comprensione e, al tempo stesso, la snelliscono.

Personaggi.

Molto ben caratterizzati. I registri espressivi sono sfruttati a dovere, i personaggi si esprimono ognuno come deve. Il nobile colto e affettato, l’inquisitore, l’assassino (eh sì, uno dei dettagli che emerge, anche se il protagonista non se ne accorge, non lo incastra, ma fa scattare l’attenzione), i berrovieri, i popolani… faccio tanto di cappello, fa piacere trovare un lavoro così preciso e ordinato.  Anche nel modo in cui si comportano, coerente con l’ambientazione, i personaggi contribuiscono a rendere la lettura immersiva e coinvolgente. Goffredo Fortespada (il protagonista) è quello meglio rappresentato, forse un po’ troppo moderno, ma questa sua modernità oltre ad essere necessaria per favorire l’immedesimazione, è giustificata dal suo essere uomo di mondo: ha viaggiato in lungo e in largo come soldato di ventura, ha grande esperienza (come soldato) e sta imparando l’arte dell’indagine. Nel suo background ha all’attivo altri successi (di cui sarebbe piacevole leggere le gesta) e questo è il suo caso più impegnativo. C’è Edmondo lo Speziale, altro personaggio di grande levatura e mentore del protagonista, Fiamma l’amante che pare messa lì come decorazione e invece ha un ruolo importantissimo nell’economia della trama. Il colpevole (uomo o donna?) che, lungi dal comportarsi come l’oscuro signore che trama assiso sul trono nel suo nero castello, si muove, colpisce, svia le indagini e si dà un gran da fare per far sparire tutto e mantenere l’anonimato. Il momento in cui si tradisce è notevole anche se un po’ forzato, ma ne parlerò meglio nella sezione dedicata al “giallo”.

Testo e Stile

Lo stile è snello, veloce, ricercato e leggero. Ho trovato piacevole questo libro che racconta un pezzo di storia urbinate con dettagli raffinati e ricercati eppure mai pesanti. Come ho scritto poco prima, parlare di oggetti d’epoca, di uso non comune, situazioni lontane dalla propria realtà può richiedere una spesa, in parole, assai cospicua. L’autrice invece riesce, con pochi efficaci vocaboli, a far comprendere l’uso di oggetti e situazioni apparentemente senza sforzo. Poche didascalie e molto mostrare, questo è, secondo me, ciò che fa splendere e dire “oh! Che meraviglia!”. Insomma brava. Lo stesso non posso dire della cura del testo. Aprendo il libro ho storto subito il naso ritrovandomi davanti un indice con tre sole voci: Copertina, Indice e Inizio. Col Kindle non ho avuto difficoltà a muovermi inserendo a mano delle note. Tuttavia avrei gradito avere un elenco dei capitoli ben definito. Inoltre sono presenti numerosi refusi e un errore grossolano che un bravo editor avrebbe senz’altro evidenziato. Nulla che non possa essere corretto con una revisione: gli utenti Kindle ne saranno lieti. Fortunatamente l’errore cui mi riferisco è ben celato nella trama e solo un esperto di tradizioni giudaico-cristiane può accorgersene (io gioco in casa: ho molti amici ebrei e qualcosina ho imparato). Errore che e anche a scoprirlo, visto che è inserito nel discorso di un personaggio, si può addurre all’ignoranza dello stesso sebbene si tratti di una persona colta e che dovrebbe conoscerle ‘ste cose. Sui refusi posso solo sorridere, si tratta di elementi minimi e che nel libro di un autore self possono esserci, ma mi piacerebbe non trovare mai. Nell’insieme mi fa dire che il testo poteva essere curato di più, ma anche così appare evidente (dalla formattazione puntuale, gli stacchi, gli invii a capo ben misurati e non distribuiti a caso) che gli è stato dato almeno un giro di formattazione.

 

Il Giallo.

Questa sezione potrebbe contenere spoiler, farò attenzione a filtrarli, ma qualcosa potrebbe sempre sfuggire.

Questo tipo di storie ha delle regole. Come ogni altro appassionato di gialli & noir come il sottoscritto ben conosce, ci sono alcuni elementi, alcune regole che devono essere rispettate o quel delicato meccanismo a orologeria che è una storia “gialla” non funziona e il lettore si deprime, chiude il libro e ne apre un altro.

Il tutto si riassume in COMA: Cadavere, Occasione, Movente e Arma del delitto. Di solito l’ordine è scelto dall’autore in base al “caso”. Il cliché impone che una giovane donna trovi il… punto C e cacci un acuto degno di Maria Callas. Qui invece si preferisce un ritrovamento “indiretto” e si mantiene la suspance sull’identità fino all’ultimo.

Come ingredienti aggiuntivi ci devono essere un calcolo dei tempi con precisione “al cesio” (gli orologi di questo tipo sbagliano di 1 secondo ogni tot milioni di anni) e la capacità del narratore di mescolare bene gli elementi narrativi per nascondere le tracce del colpevole senza farle sparire del tutto, o la risoluzione del caso diventa impossibile. Insomma siamo nel 1483 e parlare di impronte digitali o test del DNA sarebbe considerato stregoneria e il detective finirebbe al rogo al posto dell’omicida. Nulla di tutto ciò: il giallo viene risolto con mezzi e metodi d’epoca, in modo assolutamente plausibile e piacevole da leggere, nel rispetto dei tempi dettati da spostamenti, azioni e… insomma, non siamo di fronte a un assassino-ninja che si teletrasporta qua e là per le vie di Urbino, mentre il detective arranca e impiega ore. Il tempo è stato considerato e con un buon grado di precisione.

C’è un’ultima regola che è quella della suspance: svelare o non svelare l’assassino? E quando? Giovanna si è rivelata abilissima nel far trattenere il respiro del sottoscritto e c’è riuscita sfruttando le proprie doti di scrittrice. Sarà pure stato il suo primo giallo, ma avendo avuto cura di tenere in movimento il proprio assassino, il fatto che agisca indisturbato fino all’ultimo rende tutto più movimentato e adrenalinico.

L’autrice rispetta queste regole? In totale la risposta è sì, con alcuni “ma” che riguardano delle informazioni circa le festività cristiane e quelle ebraiche, l’impiego dell’arma da parte dell’assassino e il suo lasciare tracce, il suo entrare (e soprattutto uscire) da finestre dove dormono delle vittime innocenti e il suo modo peculiare di organizzare l’omicidio di un testimone scomodo. In quest’ultimo caso si tratta di un vero e proprio cliché che si poteva sfruttare meglio… alla fin fine l’assassino ci mette la firma sopra, quasi a dire “non capirete mai!” e ci riesce. Solo che né il protagonista, né il suo amico speziale recepiscono, ma con lui non recepisce anche quel lettore che, digiuno di gialli e di cliché del genere, si ritrova con una serie di domande senza risposta.
In una scala da 1 a 10 se questo fosse stato solo un giallo, gli avrei dato un sei con rosicamento: si poteva fare meglio. Trattandosi di uno storico ci sono i pregi di cui ho parlato all’inizio che hanno reso questa lettura davvero godibile e l’acquisto del libro una bella soddisfazione.

 

In sintesi
Pro:

Ambientazione dinamica e coinvolgente, ma pure precisa e puntuale
Personaggi credibili e caratterizzati molto bene
Lo stile porta l’autrice a “mostrare”, prima di tutto, ed è piacevolmente fluido.

Un buon romanzo storico.

Contro

Testo con refusi

Impaginazione dell’e-book migliorabile

la parte “gialla” contiene un paio di errori.

 

4 pensieri su ““Accusa del sangue” di Giovanna Barbieri, self publishing. A cura di Andrea Venturo

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