“La leggenda del Vampa” di Giuseppe Alessandri” enigma edizioni. A cura di Corrado Leoni

 

Ho conosciuto Giuseppe Alessandri dalla lettura di un libro storico:

“La Val d’Aulella nella Linea Gotica” Edizioni della Meridiana-2014, una ricerca che ha la sua validità  soprattutto nell’ampia documentazione con la quale motiva e fonda le sue riflessioni. Tratta della Linea Gotica che ha demarcato a partire dall’otto settembre 1943 al venticinque aprile 1945 la divisione tra l’Italia del Nord governata dalle Forze del terzo Reich e dalla Repubblica fascista guidata da Benito Mussolini e l’Italia del Sud con l’avanzare progressivo degli Alleati, toccando sul confine nord la popolazione profondamente mite, onesta, laboriosa con la disgrazia di ritrovarsi pendente sul capo quell’inferno che fu la Linnea Gotica”.

 

In questa situazione è nata la Resistenza.

Lo storico Giuseppe Alessandri ha ripreso un suo scritto sul “Vampa” noto come mostro di Firenze per sviluppare un racconto che si dipana come un romanzo con caratteristiche di trama a intrecci da giallo, pagine con descrizioni horror, estratti di cronaca a partire dal primo omicidio del 1968 con innumerevoli spazi giornalistici fino alla morte del Vampa : Pietro Pacciani, avvenuta il 1998 portando con sé il dramma degli otto delitti a lui attribuiti dal 1968 al 1985. Applica alla sua narrazione la scientificità del ricercatore storico sostenendo la sua esposizione narrativa con l’abilità di uno scrittore. “La leggenda del Vampa” si articola in modo  intrigante tra delitti a contenuto passionale e indicibile, violenze famigliari, sospetti, fragilità sociali, indizi che portano a parziali prove, che coinvolgono probabili e improbabili complici, esaltate da una stampa superficiale e assetata di truculenza, che non riesce mai a dimostrare, anche perché le indagini delle forze dell’ordine e la valutazione dei giudici non giungono alla prova di una testimonianza diretta.

Alessandri ha fatto un lavoro minuzioso da certosino nella raccolta di notizie, dibattimenti e illazioni che portano il lettore ad inseguire una verità che non ha assoluta certezza, ma che ha il fascino di un giallo con protagonisti complessi, resi ancora più esaltanti dall’intreccio con supposta magia e con superstizioni religiose condite con il pietismo di una suora che gli sta vicino e alla quale intesta parte delle centinaia di milioni, che inspiegabilmente gli vengono trovati sui suoi conti senza alcuna documentazione della loro origine, aumentando ancor più ipotesi di mandanti e di complici. Alessandri ha scritto un racconto con i connotati del poliziesco  e persino del noir, ma che è anche una raccolta di documenti giuridici e giornalistici che sarà in futuro una fonte preziosa per chiunque vorrà affrontare le vicissitudini che hanno caratterizzato il mostro di Firenze.

Si legge come un thriller, ha contenuti giornalistici e rispetta la struttura giuridica a cui il caso è stato sottoposto con l’intreccio di fatti, indagini, ripensamenti, da metter in dubbio anche gli accadimenti oggettivi allargandoli e screditandoli in una serie di informazioni e controinformazioni, da lasciare il lettore nel dubbio anche di fronte a fatti tragici e alle prove che portano alla colpevolezza almeno di un protagonista, che riesce ad esser tragico e comico, malvagio e buonista, colpevole e accusatore tanto da giungere a coinvolgere altri personaggi fino al giudice, che viene accusato di vendicarsi su di lui per paventati misfatti di parenti accaduti durante la resistenza.

Affascinate il racconto, quanto amara la conclusione:

 

“…Italia paese di infiniti misteri.. “.

 

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